giovedì 17 dicembre 2015

C’era una volta la Grecia…


Articolo da Unimondo.org

C’era una volta la Grecia. C’era quando preoccupava l’Europa per questioni di bilancio, cliente poco affidabile di quell’istituto di credito che è (per fortuna tra le altre cose, forse non tutte negative) l’Unione europea. Adesso non c’è più o se c’è, quando è evocata al Parlamento europeo, è per ricordare che “i confini greci sono come il formaggio svizzero”. “Ma che cosa vorrebbero facesse la Grecia? - ha spiegato la scorsa settimana Alexis Tsipras alla TV di stato - Respingere queste barchette con stivate centinaia di persone: profughi e bambini? Chiedono cioè di fare annegare persone nell’Egeo?
 Questo chiedono alla Grecia!
 Se avessimo seguito questa politica avremmo avuto la dura protesta internazionale.
 La Grecia salva vite umane.
 Noi abbiamo questo dovere, sancito dal diritto internazionale”.

A quanto pare l’Europa soffre di un pregiudizio: diffida del Sud, del suo stesso Sud, figuriamoci di quello “portato” dai migranti. L’importante è non leggere e vedere troppe storie come quelle di Aylan. Accogliere i flussi migratori va bene, ma quando si riesce e senza una strategia comune precisa, lamentandosi però per le permeabili frontiere greche non prima di aver ricordato i propri doveri ai creditori ellenici ai quali sono stati elargiti “oculatissimi” prestiti fin dal 2010, dopo che l’allora primo ministro George Papandreou rivelò che i bilanci economici inviati dai precedenti governi greci all’Unione europea erano stati falsificati con l'obiettivo di garantire l’ingresso della Grecia nella Zona Euro. Ecco, se non fosse per i migranti, dalla conclusione della “trattativa” attorno alla ristrutturazione del debito (nella notte fra il 12 e il 13 luglio 2015 quando Tsipras e i creditori europei raggiunsero finalmente un accordo) della Grecia non si sentirebbe più parlare.

Ma cosa sta succedendo in Grecia? Nonostante a settembre il tasso di disoccupazione greco sia sceso al 24,6%, ai minimi da giugno del 2012, lo scorso 12 novembre il centro di Atene è stato teatro di duri scontri tra polizia e manifestanti durante uno sciopero generale di 24 ore contro le misure di austerità imposte ed accettate dal Governo greco. È stata la prima mobilitazione dei sindacati (quello pubblico Adedy e quello privato Gsee) dalla nascita, a settembre, del Governo Tsipras bis. Secondo i rappresentanti dei lavoratori dei servizi pubblici e delle piccole imprese il Governo, firmatario la scorsa estate dell’accordo con la troika per il terzo piano di salvataggio del Paese, sta portando avanti “politiche di impoverimento e di privazioni insostenibili”.  Un protesta che non ha impedito al Parlamento ellenico di approvare la legge di Stabilità per il 2016, scritta per rispettare gli impegni presi con i creditori. Il Parlamento di Atene l’ha approvata nella notte tra sabato 5 e domenica 6 dicembre con una maggioranza risicata, 153 voti a favore e 145 contrari. A fronte del conto di 86 miliardi di aiuti “concessi” alla Grecia dai creditori la scorsa estate il Governo Tsipras ha dovuto ridurre di 1,8 miliardi gli stanziamenti per le pensioni e (finalmente) di 500 milioni quelli per la difesa.

Nel discorso pronunciato poco prima del voto, Tsipras ha sostenuto che per la prima volta in cinque anni la spesa per ospedali, welfare e la creazione di posti di lavoro è stata aumentata, seppure “in modo modesto”. Un passo importante, ma insufficiente per le organizzazioni impegnate nel sostenere povertà e marginalità, che rivelano come ormai “il 90% delle famiglie nei quartieri più poveri deve affidarsi alla banca del cibo e alle mense dei poveri per la sopravvivenza”. Per il Club della Solidarietà di Veikou street (una via centrale di Atene a pochi passi dall’Acropoli) un’organizzazione simile a molti altri gruppi creati dai cittadini per difendersi dell’austerità, la popolazione “è ai limiti della fame”. Gestito, ma non finanziato, dalla sezione locale del partito di opposizione alla sinistra radicale di Syriza, per il Club “il disagio emerge in modi che pochi avrebbero mai potuto prevedere. Fame e malnutrizione sono parte del quadro”.  “Non avevo idea, e sono rimasto scioccato nel saperlo, che la gente di questo quartiere, in queste strade, in tutti gli edifici a cui passo davanti ogni giorno, stesse soffrendo in questa maniera,” ha detto Panaghiota Mourtidou, 54 anni, co-fondatore dell’organizzazione che da anni fa la sua parte in città.

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Fonte: Unimondo.org 

Autore: Alessandro Graziadei 

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Articolo tratto interamente da 
Unimondo.org 



3 commenti:

  1. L'Europa, o meglio Francia, Germania e Inghilterra non hanno nessun motivo a sostenere scelte politiche e sociali delle nazioni del Sud (ovviamente al sud ci stiamo anche noi italiani, anche se molti si comportano come fossero nordici, invece ci farebbe un gran bene ricordare che siamo i terroni d'Europa, pregi&difetti..). E dato che ha loro volta queste tre nazioni sono serve di poteri più grandi e potenti... le speranze sono davvero poche, per noi e per questi popoli che fuggono da guerre, persecuzioni e altre anomalie (quasi tutte made in USA, anche se ben travestite..)... e un giorno i nemici diventeremo noi e allora sarà davvero triste...

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  2. Caro Vincenzo, trovo molto interessante ciò che ai scritto, la chiarezza che spieghi è per tutti chiarissima.
    Grazie che sei sempre in prima linea per noi.
    Tomaso

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    1. L'articolo non è mio, ma di Alessandro Graziadei di Unimondo.

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