martedì 22 novembre 2016

Referendum, le ragioni del No


Articolo da Sbilanciamoci.info 

Il risultato della riforma costituzionale, in caso di vittoria del Sì al referendum del 4 dicembre, è lo squilibrio totale tra il potere esecutivo e quello legislativo a favore del primo.

La revisione costituzionale operata dalla legge Renzi Boschi non è una invenzione dell’ultimo momento. Il che è un’aggravante non certo un’attenuante. Infatti essa traduce nel nostro paese una tendenza delle classi dominanti a restringere il collo della bottiglia della democrazia fin dall’immediato dopoguerra. Nel 1947 sorge la cd. Mont Pelerin Society, che tutt’ora si riunisce periodicamente, fondata da economisti e filosofi di chiara fama, come Ludwig Von Mises, Friedrich Von Hayek, Milton Friedman, Walter Lippmann, Karl Popper, per citare solo i più celebri.
Seguiranno poi il gruppo Bilderberg; la più nota Trilateral Commission fondata da Rockfeller nel 1973, non a caso alla vigilia del colpo di stato in Cile; la Loggia P2 e altri ancora. Tutte queste società più o meno segrete si prefiggevano di trovare il modo per ridurre la complessità della domanda sociale o perlomeno impedire che essa potesse intralciare l’azione del governo e soprattutto diventare un vincolo per i mercati e implementare le dottrine neoliberiste. L’elaborazione di Niklas Luhmann cercò di dare dignità culturale a questo filone di pensiero, coerente con la trasformazione del capitalismo tradizionale in quel finanzcapitalismo, per usare la felice espressione di Luciano Gallino, che ha in odio i meccanismi della democrazia e sogna una governance – parola non a caso importata dal linguaggio delle imprese – sostanzialmente a-democratica nella quale chi comanda possa prendere decisioni rapide e incontrastate.

Da ultimo è stato proprio il famoso documento della JP Morgan, del 28 maggio del 2013, a indicare la necessità di cambiare le costituzioni del sud dell’Europa, viziate da “idee socialiste” e nate dall’antifascismo. Il giorno dopo, il 29 maggio, le nostre Camere votavano una mozione a larghissima maggioranza che impegnava il governo a presentare un disegno di legge costituzionale in deroga alla prassi prevista dall’art. 138 Cost. Allora era presidente del consiglio Enrico Letta, poco dopo messo da parte da Renzi, proprio perché poco decisionista. Ha inizio così l’invasione di campo del governo in una materia che non è la sua, come la revisione della Costituzione, uno strappo che contraddice il comportamento dell’Esecutivo ai tempi della Costituente nel 1947.


Non solo, il parlamento che poi ha votato la Renzi-Boschi è illegittimo costituzionalmente. Tale è stato giudicato dalla Consulta con la sentenza 1/2014 che giudicava incostituzionale il Porcellum. Anziché gestire l’ordinaria amministrazione e fare una nuova legge elettorale nel senso indicato dalla stessa Corte, questo parlamento, su spinta esplicita di Giorgio Napolitano, allo scopo rieletto una seconda volta Presidente della Repubblica, ha messo mano alla più grande revisione della Costituzione mai operata: 47 articoli, quasi tutta la seconda parte, che trattando delle istituzioni che dovrebbero mettere in pratica i principi della prima parte influisce negativamente anche su questa.

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Articolo tratto interamente da Sbilanciamoci.info

1 commento:

  1. Concordo su tutto, e dico, che è una vergogna che a farlo sia un partito che si vuole dire democratico e di sinistra (manco pallidamene somigliante al PCI).

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