venerdì 18 novembre 2016

100 donne contro gli stereotipi


Articolo da OggiScienza

IPAZIA – Quando si parla di innovazioni tecnologiche o di problemi ambientali, subito dopo un terremoto o per commentare una scoperta scientifica, per dare un parere medico o fare un’analisi economica. Non importa quale sia l’argomento, per i media l’esperto da contattare è quasi sempre un uomo.

Secondo i dati del quinto Global Media Monitoring Project, progetto di ricerca internazionale sulla visibilità femminile nei mezzi d’informazione, i media si rivolgono alle donne in quanto fonti autorevoli solo nel 19% dei casi. Il 18% in Italia. E la percentuale è ancora più bassa, il 10%, se si restringe il campo alle esperte che operano in ambito STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Eppure le donne che lavorano ad alti livelli in questi settori sono tante, tantissime. Per dar loro voce è nato 100 donne contro gli stereotipi, un portale in cui sono raccolti i profili delle più importanti scienziate italiane, pronte a mettere a disposizione dei mezzi d’informazione il loro bagaglio di conoscenze e competenze.

Presentata in occasione dell’ultimo Festival della Scienza di Genova, la banca dati è online dal 3 novembre ed è stata lanciata con l’hashtag #100esperte.  Il sito è stato realizzato dall’Osservatorio di Pavia, istituto di ricerca e di analisi della comunicazione, e dall’associazione di giornaliste Gi.U.Li.A., con la partnership tecnica del Centro di ricerca GENDERS  e di Wikimedia Italia, in collaborazione con la Fondazione Bracco e con il sostegno della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Abbiamo contattato una delle ideatrici, Monia Azzalini, responsabile del settore Media e Gender dell’Osservatorio di Pavia, e le abbiamo rivolto alcune domande sul progetto.

Com’è nata l’idea di 100 donne contro gli stereotipi?

L’idea è nata qualche anno fa da una riflessione condivisa tra me, Luisella Seveso e Giovanna Pezzuoli, giornaliste di Gi.U.Li.A. e co-ideatrici del progetto. La riflessione è scaturita dalla lettura di una serie di dati che dimostrano la scarsa presenza delle donne nei mezzi di informazione, in particolar modo in qualità di esperte. In Italia la critica si è sempre concentrata su un’eccessiva esibizione dei corpi femminili, soprattutto in chiave di mercificazione del corpo della donna negli spazi mediatici. Non si è mai lavorato, invece, su una lettura più approfondita delle ricerche, da cui emerge che uno dei problemi principali è la mancanza sui media di voci di donne professioniste. Si tratta di una questione che affonda le sue radici nel passato. Fino a mezzo secolo fa, alcune professioni – soprattutto quelle utilizzate dai media per spiegare gli eventi e interpretare il mondo e la società – erano appannaggio esclusivo degli uomini. Ora il mondo è cambiato. Ci sono molte donne che si occupano di economia, diritto, psicologia o ingegneria, eppure nei media se ne vedono pochissime. Quando si tratta di interpellare le fonti, i mezzi di informazione continuano a rivolgersi agli uomini, come se l’esperto fosse maschio di default. Ci siamo dette che doveva essere tolta di mezzo la scusa che le donne professioniste non esistono o sono difficili da contattare. Così, per eliminare questo alibi e svecchiare le agende in mano alle generazioni più anziane di giornalisti, abbiamo pensato di creare una banca dati contenente i nomi di professioniste valide, disponibili a essere intervistate.

Perché avete deciso di cominciare con esperte dell’area STEM?


Perché il settore scientifico-tecnologico è strategico per lo sviluppo del Paese. In Italia si investe troppo poco nella ricerca scientifica, i cosiddetti “cervelli in fuga” provengono soprattutto da quest’ambito. Alcune delle scienziate che compongono la nostra banca dati lavorano all’estero. E poi c’è il pregiudizio sociale, ancora oggi piuttosto forte e diffuso: sono in molti a pensare che le donne non siano portate per le materie scientifiche. Questo pregiudizio va combattuto. Infine, abbiamo deciso di avviare la nostra banca dati con esperte STEM perché selezionare chi inserire è stato più semplice. In questo settore si fa carriera in modo chiaro, per titoli e meriti. È veramente difficile che entrino in gioco logiche diverse, per esempio quella della cooptazione. L’obiettivo per il 2017, comunque, è quello di ampliare la banca dati e includere esperte di altri settori, come quello economico-finanziario e storico-artistico.

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Fonte: OggiScienza


Autore: 
Simone Petralia 

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non opere derivate 2.5 Italia.


Articolo tratto interamente da
 OggiScienza



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