venerdì 6 maggio 2016

Quarant'anni fa il terremoto in Friuli



Articolo da Fanpage.it

Il 6 maggio del 1976 è un giorno come un altro. Un giovedì di lavoro passato ad inseguire gli affanni quotidiani. Timidamente il sole ha riscaldato la giornata e la sera, l’aria fresca delle Dolomiti, ricorda che l’estate ancora deve arrivare.

In casa le famiglie hanno già cenato; molti sono davanti al televisore a guardare un film o una trasmissione. I più piccoli stanno per andare a letto mentre le mamme si preoccupano per l’indomani pensando al pranzo da preparare, alla spesa da comprare. Chi fa il turno di notte sta per uscire; gli anziani, molto probabilmente già dormono.

Nei piccoli paesi di Gemona e Artegna, in provincia di Udine, le luci delle abitazioni sono ancora accese quando la terra comincia a tremare scuotendo uomini e cose travolti da una valanga di detriti. Il movimento tellurico raggiunge magnitudo 6.5 pari al nono/decimo grado della scala Mercalli. Non si era mai visto un terremoto del genere nella seconda metà del Novecento. L’area coinvolta interessa 120 comuni e circa 500mila persone.

L’intensità dello sciame è talmente potente da estendersi in un’area vastissima dell’Italia centro-settentrionale, fino a raggiungere Roma e a Torino. Sono colpite inoltre parte dell’Austria, della Svizzera, della Cecoslovacchia, della Germania, della Croazia, della Francia, della Polonia e dell’Ungheria, con danni e crolli in diverse zone dell’Austria meridionale ed in buona parte della Slovenia.

Alla fine si conteranno, in una superficie di 5000 Kmq, 965 morti, 3mila feriti e 17mila abitazioni rase al suolo con 200mila senza tetto. Una catastrofe che si radica, come sempre accade per eventi del genere, nella memoria collettiva della comunità friulana. I primi soccorritori ricordano che gli autotrasportatori, transitanti per le zone di Venzone, Gemona e Osoppo, dicevano: «Qui è tutto un polverone, si sentono grida in lontananza… non capiamo, forse c’è stato un terremoto». Allo schiarire della nuova giornata il sole mostra un quadro desolante: edifici distrutti, un tappeto di detriti e morte ovunque.

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Fonte: Fanpage.it

Autore: 
Marcello Ravveduto

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Articolo tratto interamente da Fanpage.it 



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