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mercoledì 12 agosto 2026

Quando la storia bussa e nessuno apre



Articolo da Altrenotizie

Una mutazione strutturale e profonda sta ridisegnando la genetica politica e istituzionale dell’Occidente. Non si tratta di una semplice parentesi reazionaria, ma dell’emergere di una nuova forma di autoritarismo tecno-feudale di stampo sionista, un’architettura di potere che evoca i fantasmi della Germania degli anni ’20, ma con la spaventosa efficienza degli algoritmi moderni e del capitalismo delle piattaforme. Una macchina bellica e burocratica nata per reprimere il dissenso interno e difendere a ogni costo l’egemonia globale dell’Occidente dall’avanzata multipolare dei paesi BRICS.

La spina dorsale di questa metamorfosi è l’offensiva sferrata contro i movimenti di sinistra radicale e la galassia antifascista, trasformati nel perfetto spauracchio per giustificare uno stato d’eccezione permanente. Il cardine giuridico di questa svolta si poggia su due date precise:

Il 22 settembre 2025, giorno in cui Donald Trump firma l’ordine esecutivo che designa formalmente “Antifa” come organizzazione terroristica interna. Tre giorni dopo, l’emanazione del National Security Presidential Memorandum 7 (NSPM-7), intitolato “Countering Domestic Terrorism and Organized Political Violence”. Il pretesto utilizzato è l’omicidio del commentatore conservatore Charlie Kirk. Facendo leva su questo evento infatti, il 4 dicembre 2025 il Dipartimento di Giustizia emana una direttiva vincolante per le agenzie di sicurezza. A dare l’impulso decisivo a questa macchina è l’Attorney General, coadiuvata sul piano operativo dalle dichiarazioni del vicedirettore dell’FBI, Chris Raia, i quali ordinano alle Joint Terrorism Task Forces (JTTF) di considerare la lotta all’ideologia antifascista e anticapitalista una priorità assoluta di sicurezza nazionale.

Il cambio di rotta si concretizza formalmente il 18 marzo 2026. Come rivelato dalle inchieste giornalistiche della CBS News, l’FBI e l’Internal Revenue Service (IRS, il fisco statunitense) siglano un’alleanza operativa istituendo un “mission control command center”. Questo nuovo centro non si limita alle tradizionali indagini sul campo, ma fonde l’intelligence operativa con l’analisi finanziaria. La sua missione ufficiale è condurre indagini patrimoniali e revocare lo status di esenzione fiscale a tutte le ONG, fondazioni e organizzazioni non profit accusate di supportare l’estremismo o di promuovere “sentimenti anti-americani” e visioni radicali su razza e genere.

Il riorientamento politico si riflette in modo inequivocabile nelle cifre e nei documenti finanziari presentati al Congresso. Nell’aprile 2026, l’amministrazione Trump svela la richiesta di bilancio per l’anno fiscale successivo, inserendola all’interno di una colossale manovra da 1,5 trilioni di dollari destinata al Pentagono, il più grande aumento della spesa militare dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi. In parallelo, la richiesta di budget per l’FBI sale a 10,1 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2026 (con proiezioni di crescita fino a 12,5 miliardi per il 2027).

All’interno di questi finanziamenti per “salari e spese”, l’FBI richiede specificamente la copertura finanziaria per il nuovo centro contro il terrorismo domestico. L’apparato giustifica la richiesta sostenendo che i militanti di sinistra “sfruttano piattaforme social e chat criptate” per organizzarsi. Nei fatti, l’approvazione di queste voci di spesa legalizza la sorveglianza di massa e il tracciamento dei flussi di denaro della società civile, come prontamente denunciato dall’ACLU e dal Brennan Center.

Gli evidenti elementi di continuità con la Repubblica di Weimar e la successiva ascesa del nazionalsocialismo non risiedono solo nella progressiva demolizione dello Stato di diritto o negli attacchi sistematici alla magistratura e alla stampa: è la scelta lessicale dei vertici governativi a rivelare la natura del progetto.

Le dichiarazioni di Donald Trump, che ha promesso di “estirpane i marxisti e i fascisti della sinistra radicale che vivono come parassiti all’interno dei confini”, attingono direttamente al serbatoio ideologico dei totalitarismi del Novecento. Così come il riferimento ai flussi migratori che starebbero “avvelenando il sangue del nostro Paese” riflette una retorica biologica e de-umanizzante funzionale alla militarizzazione della società. I piani di rastrellamento gestiti dall’ICE, i centri di detenzione intensiva e l’intenzione di invocare l’antico Alien Enemies Act del 1798, configurano un quadro in cui l’apparato militare è volto contro il “nemico interno”, una categoria che fonde deliberatamente l’attivismo sociale con la criminalità comune per giustificare la violenza di Stato.

Sarebbe tuttavia un errore interpretare questa svolta come un ritorno al fascismo classico. Il fascismo del Novecento si basava sull’iper-centralizzazione statale e sul corporativismo; la deriva attuale risponde invece alle logiche del tecno-feudalesimo. L’obiettivo non è il rafforzamento dello Stato, ma il suo superamento a favore di un’oligarchia tecnologica e privata.

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Fonte: Altrenotizie

Autore: 
Daniel A. Casari

Licenza: Creative Commons (non specificata la versione

Articolo tratto interamente da Altrenotizie.org 

Immagine generata con intelligenza artificiale


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