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martedì 28 luglio 2026

Profonda, solitaria, immensa notte di Giosuè Carducci


Profonda, solitaria, immensa notte

Profonda, solitaria, immensa notte;

Visibil sonno del divin creato

Su le montagne già dal fulmin rotte,

Su le terre che l’uomo ha seminato;

Alte da i casti lumi ombre interrotte;

Cielo vasto, pacifico, stellato;

Lucide forme belle, al vostro fato,

Equabilmente, arcanamente, addotte;

Luna, e tu che i sereni e freddi argenti

Antica peregrina a i petti mesti

Ed a’ lieti dispensi indifferenti;

Che misteri, che orror, dite, son questi?

Che siam, povera razza de i viventi?...

Ma tu, bruta quïete, immobil resti.

Giosuè Carducci 


domenica 26 luglio 2026

Paesaggio Estivo di Antonio Machado


Paesaggio Estivo

Lucertola sul muro….Fonte secca.
Cardo bruciato, cenere,
vetro affumato,
rosolaccio sullo stelo lanoso…..
Scorre una stella….
Il grillo canta occulto.
E l’arboreta mormora
una frase, una sola: Poi ritorna
a restarsi in silenzio.
Lucciola o brina?
Arrota la cicala
il silenzio….
Tra i fusti del giardino, percepiamo
verde anch'essa – la vipera.

Antonio Machado


sabato 25 luglio 2026

Itaca di Konstantinos Kavafis


Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Konstantinos Kavafis

Il crisantemo di Matilde Serao


Il crisantemo

Il crisantemo è il fiore della malinconia,
è il fiore della tomba. Esso è azzurrino, è roseo,
è violaceo, ma le sue tinte sono pallide, come se le
lacrime lo avessero fatto scolorire.
Esso ha un odore pungente che sale al cervello
e lo immelanconisce: esso ha odore di cose
morte per sempre.
Il crisantemo è un fiore che sa di dolore.

Matilde Serao

La ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge


La ballata del vecchio marinaio

Com'uno per una deserta via
cammina inquieto d'orridi spaventi,
e una volta guardatosi alle spalle,
prosegue ma non volge più la testa
perché sa che è un terribile nemico
l'incalza da vicino e non s'arresta.

Samuel Taylor Coleridge


domenica 19 luglio 2026

Frammenti di Vladimir Vladimirovič Majakovskij



Frammenti 

Io non conosco le forze delle parole
conosco della parole il suono a stormo.
Non di quelle
che i palchi applaudiscono.
A tali parole
le bare si slanciano
per camminare
sui propri
quattro piedini di quercia.
Sovente
le buttano via,
senza strapparle, senza pubblicarle.
Ma la parola galoppa
con le cinghie tese,
tintinna per secoli
e i treni strisciando s’apprestano
a leccare
le mani callose della poesia.
Io conosco la forza delle parole.
Parrebbe un’inezia.
Un petalo caduto
sotto i tacchi d’una danza.
Ma l’uomo con l’anima,
con l’anima, con le labbra, con lo scheletro…

Mi ama – non mi ama.
Io mi torco le mani
e sparpaglio le dita spezzate.
Così si colgono,
esprimendo un voto,
così si gettano in maggio
corolle di margherite sui sentieri.
La rasatura
e il taglio dei capelli
svelino le canizie.
Tintinni a profusione
l’argento degli anni!
Spero,
ho fiducia
che non verrà mai da me
l’ignominioso bonsenso.

Sono già le due.
Forse ti sei coricata.
Nella notte la Via Lattea
è come un’Oka d’argento.
Io non m’affretto
e non ho ragione
di svegliarti e turbarti
coi lampi dei telegrammi.
Come suol dirsi,
l’incidente è chiuso.
La barca dell’amore
s’è infranta contro la vita.
Tu ed io siamo pari
A che scopo riandare
afflizioni,
sventure
ed offese reciproche.
Guarda
che pace nel cosmo.
La notte
ha imposto al cielo
un tributo di stelle.
In ore come questa
ci si leva e si parla
ai secoli,
alla storia
e all’universo…

Vladimir Vladimirovič Majakovskij


Chiare fresche e dolci acque di Francesco Petrarca



Chiare fresche e dolci acque

Chiare fresche e dolci acque
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo ove piacque,
con sospir' mi rimembra,
a lei di fare al bel fianco colonna;
erba e fior che la gonna
leggiadra ricoverse
co l'angelico seno;
aere sacro, sereno
ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse:
date udienza insieme
a le dolenti mie parole estreme.

S'egli è pur mio destino,
e 'l cielo in ciò s'adopra,
ch'Amor quest'occhi lagrimando chiuda,
qualche grazia il meschino
corpo fra voi ricopra
e torni l'alma al proprio albergo ignuda;
la morte fia men cruda
se questa spene porto
a quel dubbioso passo,
ché lo spirito lasso
non poria mai in piú riposato porto
né in piú tranquilla fossa
fuggir la carne travagliata e l'ossa.

Tempo verrà ancor forse
ch'a l'usato soggiorno
torni la fera bella e mansueta,
e là 'v'ella mi scorse
nel benedetto giorno
volga la vista disiosa e lieta,
cercandomi; ed o pietà!
già terra infra le pietre
vedendo, Amor l'inspiri
in guisa che sospiri
sí dolcemente che mercé m'impetre,
e faccia forza al cielo
asciugandosi gli occhi col bel velo.

Da' be' rami scendea,
dolce ne la memoria,
una pioggia di fior sovra 'l suo grembo,
ed ella si sedea
umile in tanta gloria,
coverta già de l'amoroso nembo;
qual fior cadea sul lembo,
qual su le treccie bionde,
ch'oro forbito e perle
eran quel dí a vederle;
qual si posava in terra e qual su l'onde,
qual con un vago errore
girando parea dir: "Qui regna Amore".

Quante volte diss'io
allor pien di spavento:
"Costei per fermo nacque in paradiso!"
Cosí carco d'oblio
il divin portamento
e 'l volto e le parole e 'l dolce riso
m'aveano, e sí diviso
da l'imagine vera,
ch'i' dicea sospirando:
"Qui come venn'io o quando?"
credendo esser in ciel, non là dov'era.
Da indi in qua mi piace
questa erba sí ch'altrove non ò pace.

Se tu avessi ornamenti quant'ài voglia,
poresti arditamente
uscir del bosco e gir infra la gente.

Francesco Petrarca


venerdì 17 luglio 2026

Estate di Cesare Pavese



Estate

È riapparsa la donna dagli occhi socchiusi
e dal corpo raccolto, camminando per strada.
Ha guardato diritto tendendo la mano,
nell’immobile strada. Ogni cosa è riemersa.

Nell’immobile luce dei giorno lontano
s’è spezzato il ricordo. La donna ha rialzato
la sua semplice fronte, e lo sguardo d’allora
è riapparso. La mano si è tesa alla mano
e la stretta angosciosa era quella d’allora.
Ogni cosa ha ripreso i colori e la vita
allo sguardo raccolto, alla bocca socchiusa.

È tornata l’angoscia dei giorni lontani
quando tutta un’immobile estate improvvisa
di colori e tepori emergeva, agli sguardi
di quegli occhi sommessi. È tornata l’angoscia
che nessuna dolcezza di labbra dischiuse
può lenire. Un immobile cielo s’accoglie
freddamente, in quegli occhi.
Fra calmo il ricordo
alla luce sommessa dei tempo, era un docile
moribondo cui già la finestra s’annebbia e scompare.
Si è spezzato il ricordo. La stretta angosciosa
della mano leggera ha riacceso i colori
e l’estate e i tepori sotto il viviclo cielo.
Ma la bocca socchiusa e gli sguardi sommessi
non dan vita che a un duro inumano silenzio.

Cesare Pavese


giovedì 16 luglio 2026

Onda che, avvolta, torni di Fernando Pessoa

Onde sulla scogliera

Onda che, avvolta, torni

Onda che, avvolta, torni,
breve, al mare che ti portò,
e al recedere ti frastorni
come se il mare non fosse,

perché porti con te
solo la tua cessazione,
e, nel tornare al mare antico,
non porti il mio cuore?

E’ tanto tempo che l’ho
che mi pesa di sentirlo.
Portalo nel suono senza misura
con cui ti odo fuggire!

Fernando Pessoa

mercoledì 15 luglio 2026

Il tempo non passa di Gottfried Keller


Il tempo non passa

Il tempo non passa, esso resta immobile,
siamo noi che lo attraversiamo;
esso è un caravanserraglio,
e noi siamo i pellegrini al suo interno.

Un qualcosa, privo di forma e colore,
prende corpo soltanto in noi,
e là da dove sei venuto,
tutto ritorna freddo.

Brilla una goccia di rugiada mattutina
calda nel raggio del sole;
il tempo è un pergamente, così bianco,
e noi lo descriviamo
con il nostro stesso sangue rosso,
finché il vento non ci spazza via.

Gottfried Keller


Canto di vita di Hugo Von Hofmannsthal



Canto di vita 

Era torbido e greve il cielo,
noi tanto solitari eravamo,
e l'un l'altro distaccati!
Ma ora non più così:
in qua e in là circola l'aria;
e in mezzo il mondo intero
risplende come se fosse di vetro.
Stelle vennero a dischiudersi,
luccicano le guance mie e tue,
e ne sono anche consce:
più forte e più forte si fa il loro fulgore;
e noi respiriamo con desiderio,
distesi coattamente come prigionieri,
Avvertiamo l'un dell'altro il respiro.

Hugo Von Hofmannsthal


martedì 14 luglio 2026

A Firenze di Edmondo De Amicis


A Firenze

Arno gentil, fiorenti

Prati de le Cascine,

Leggiadre palazzine,

Superbi monumenti,


Bianche ville ridenti

Sparse per le colline,

Vezzose fiorentine

Dai musicali accenti,


Bella città dei fiori

Piena di glorie sante,

Cinta d’eterni allori;


Culla immortal di Dante

Che l’universo onori,

T’amo come un amante. 

Edmondo De Amicis


lunedì 13 luglio 2026

Lucciole di Romana Rompato


Lucciole 

Sopra ogni stelo, di sera,
scintilla una verde perlina;
è una lucciola ballerina
che tremola nell'ombra nera.
Trema, si accende, si appanna,
dispare, poi luccica ancora;
sembra il lumino d'una capanna
che veglia innanzi all'aurora.
Lucciole, azzurre faville,
 semi di luce perduti dal sole,
la terra schiude le sue fresche aiuole
pei vostri, nidi, a cento, a mille;
e tutte insieme voi filate in aria
lunghe matasse di raggi d'oro,
mentre la luna guarda solitaria,
le vostre danze di messidoro.

 Romana Rompato



sabato 11 luglio 2026

Spuma di mare di Marina Ivanovna Cvetaeva



Spuma di mare

Chi è fatto di pietra, chi è fatto d’argilla –
Io invece sono fatta d’argento e brillo!
La mia occupazione – è il tradimento, il mio nome – Marina,
io – sono l’effimera spuma del mare.

Chi è fatto d’argilla, chi è fatto di carne –
a costoro la bara e le lastre tombali …
-battezzata nella fonte marina – e nel mio
volo continuamente infranta!

Attraverso ogni cuore, attraverso ogni rete
batte il mio arbitrio.
Io – vedi questi ricci scomposti? –
non sono fatta del sale della terra.

Mi frango sulle vostre granitiche ginocchia
e da ogni onda – risuscito!
Evviva la schiuma – l’allegra schiuma –
l’alta schiuma del mare!

Marina Ivanovna Cvetaeva


mercoledì 8 luglio 2026

Frammenti di Percy Bysshe Shelley


Frammenti

È forse che in qualche più lucente sfera
ci separiamo dagli amici che qui troviamo?
O noi vediamo passare il Futuro
oltre il vetro affumicato del Presente?
O che cosa è che ci porta a comporre
uno con l'altro i frammenti di un sogno,
parte dei quali diventa vera, e parte
batte e ci trema in cuore?


Percy Bysshe Shelley


martedì 7 luglio 2026

Ascoltate di Vladimir Vladimirovic Majakovskij


Ascoltate

Ascoltate!
Se accendono le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che qualcuno vuole che esse siano?
Vuol dire che qualcuno chiama perle questi piccoli sputi?
E tutto trafelato,
fra le burrasche di polvere meridiana,
si precipita verso Dio,
teme d’essere in ritardo,
piange,
gli bacia la mano nodosa,
supplica
che ci sia assolutamente una stella,
giura
che non può sopportare questa tortura senza stelle!
E poi
cammina inquieto,
fingendosi calmo.
Dice ad un altro:
«Ora va meglio, è vero?
Non hai più paura?
Sì?!».
Ascoltate!
Se accendono
le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che è indispensabile
che ogni sera
al di sopra dei tetti
risplenda almeno una stella?

 Vladimir Vladimirovic Majakovskij


lunedì 6 luglio 2026

Ieri ti ho baciato sulle labbra di Pedro Salinas




Ieri ti ho baciato sulle labbra

Ieri ti ho baciato sulle labbra.

Ti ho baciato sulle labbra. Intense, rosse.

Un bacio così corto

durato più di un lampo,

di un miracolo, più ancora.

Il tempo

dopo averti baciato

non valeva più a nulla

ormai, a nulla

era valso prima.

Nel bacio il suo inizio e la sua fine.


Oggi sto baciando un bacio;

non solo con le mie labbra.

Le poso

non sulla bocca, no, non più

– dov’è fuggita? –

Le poso

sul bacio che ieri ti ho dato

sulle bocche unite

dal bacio che hanno baciato.

E dura questo bacio

più del silenzio, della luce.

Perché io non bacio ora

né una carne né una bocca

che scappa, che mi sfugge.

No.

Ti sto baciando più lontano.


Pedro Salinas


Gentil città, che con felici auguri di Ludovico Ariosto




Gentil città, che con felici auguri

GENTIL città, che, con felici auguri,
Dal monte altier che forse per disdegno
Ti mira sì, qua giù ponesti i muri;
Come del meglio di Toscana hai regno,
Così del tutto avessi! che ’l tuo merto
Fôra di questo e di più imperio degno.
Qual stile è sì facondo e sì diserto,
Che delle laudi tue corresse tutto
Un così lungo campo e così aperto?
Del tuo Mugnon potrei, quando è più asciutto,
Meglio i sassi contar, che dire a pieno
Quel che ad amarti e riverir m’ha indutto:
Più tosto che narrar quanto sia ameno
E fecondo il tuo pian, che si distende
Tra verdi poggi infin al mar Tirreno:
O come lieto Arno lo riga e fende,
E quinci e quindi quanti freschi e molli
Rivi tra via sotto sua scorta prende.
A veder pien di tante ville i colli,
Par che ’l terren ve le germogli, come
Vermene germogliar suole e rampolli.
Sc dentro un mur, sotto un medesmo nome,
Fosser raccolti i tuoi palazzi sparsi,
Non ti sarían da pareggiar due Rome.
Una so ben, che mal ti può uguagliarsi,
E mal forse anco avría potuto prima
Che gli edifici suoi le fossero arsi
Da quel furor ch’uscì dal freddo clima
Or di Vandali, or d’Eruli, or di Goti,
All’italica ruggine aspra lima.
Dove son, se non qui, tanti devoti,
Dentro e di fuor, d’arte e d’ampiezza egregi
Tempî, e di ricche oblazïon non vôti?
Chi potrà a pien lodar li tetti regî
De’ tuoi primati, i portici e le corti
De’ magistrati, e pubblici collegi?
Non ha il verno poter ch’in te mai porti
Di sua immondizia: sì ben questi monti
T’han lastricata sino agli angiporti.
Piazze, mercati, vie marmoree e ponti,
Tali bell’opre di pittori industri,
Vive sculture, intagli, getti, impronti;
Il popol grande, e di tant’anni e lustri
Le antiche e chiare stirpi; le ricchezze,
L’arti, gli studi e li costumi illustri;
Le leggiadre maniere e le bellezze
Di donne e di donzelle, a cortesi atti,
Senza alcun danno d’onestade avvezze;
E tanti altri ornamenti che ritratti
Porto nel côr, meglio è tacer, che al suono
Di tant’umile avena se ne tratti.
Ma che larghe ti sian d’ogni suo dono
Fortuna a gara con natura, ahi lasso!
A me che val se in te misero sono?
Se sempre ho il viso mesto e il ciglio basso,
Se di lagrime ho gli occhi umidi spesso,
Se mai senza sospir non muto il passo?
Da penitenza e da dolore oppresso,
Di vedermi lontan dalla mia luce,
Trovomi sì, ch’odio talor me stesso.
L’ira, il furor, la rabbia mi conduce
A bestemmiar chi fu cagion ch’io venni,
E chi a venir mi fu compagno e duce:
E me che, senza me, di me sostenni
Lasciar, oimè! la miglior parte, il còre;
E più all’altrui che al mio desir m’attenni.
Che di ricchezza, di beltà, d’onore
Sopra ogni altra città d’Etruria sali,
Che fa questo, Fiorenza, al mio dolore?
I tuoi Medici, ancor che siano tali,
Che t’abbian salda ogni tua antica piaga,
Non han però rimedio alli miei mali.
Oltre quei monti, in ripa l’onda vaga
Del re de’ fiumi, in bianca e pura stola,
Cantando ferma il Sol la bella maga,
Che con sua vista può sanarmi sola.

Ludovico Ariosto


domenica 5 luglio 2026

Conchiglie di Katherine Mansfield


Conchiglie

Eternamente giace e splende piano
sotto l'enormi tempestose ondate
e sotto le minute onde beate
che il Greco antico un tempo ha nominato
crespe di risa.
Ascolta: la conchiglia iridescente
canta nel mare, al più profondo.
Eternamente giace e canta silenziosa.

Katherine Mansfield

sabato 4 luglio 2026

Ora che domina luglio di Rocco Scotellaro


Ora che domina luglio

Ancora non mi palpita una fede:

per questo mi viene la luce

e non me la sento il mattino

e so il mio giorno rapito

in un vortice inane.

Se fossi zolla! M'avrebbe

rimossa la vanga, darei erbe

e frutti a questa stagiona che sorvola.

E sono sorgente seccata

che mi scansano le greggi

ora che domina luglio.

Rocco Scotellaro