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martedì 3 febbraio 2026

Il governo Meloni e l'odio per il dissenso: un deja-vu del Ventennio che solo i ciechi non vedono


Questo governo Meloni non sopporta nemmeno una mosca che ronza contro. Ogni critica è un nemico da schiacciare, ogni voce fuori dal coro è un pericolo per la "patria". E no, non sto esagerando: guardate le leggi che hanno sfornato una dietro l'altra, tutte mirate a tappare la bocca a chi dissente. È un copione che puzza di muffa fascista, quel Ventennio che i leghisti e i meloniani fingono di odiare ma copiano alla lettera. Solo chi ha i paraocchi non lo vede!

Partiamo dalle basi, la riforma del CSM? vogliono blindare i magistrati fedeli al potere, riducendo l'indipendenza della giustizia. Mussolini fece lo stesso: magistratura al guinzaglio del regime. Similitudine? Totale. Chi indaga sui potenti ora deve inchinarsi.

Poi c'è la legge sul carcere per chi critica Israele (il cosiddetto "decreto sicurezza bis" del 2024): offendi il governo di Tel Aviv sui social? Puoi rischiare anche il carcere. Libera espressione? Macché, è "odio". Ricorda le leggi fasciste del 1931 contro la "stampa sovversiva": guai a criticare l'alleato del Duce, o finivi al confino. 

Non dimentichiamo la legge bavaglio sulle intercettazioni, approvata a furor di popolo (loro): niente più scoop giornalistici che disturbano i VIP al potere. Giornali ammaestrati, come durante il Ventennio con la Carta della Stampa del 1938, che impose il giuramento di fedeltà al Fascismo. Oggi è "riforma per la privacy", ma è lo stesso: chi parla troppo finisce zittito.

E la riforma della Rai? Trasformata in megafono del governo, con nomine dirette da Meloni e Tajani. Critichi il premier in TV? Via subito, come i giornalisti antifascisti epurati nel 1925. O pensate al decreto contro le ONG e le proteste in mare: blocca chi salva migranti, accusandoli di "traffico". Mussolini chiudeva i porti e sparava ai "clandestini" d'Africa. Stessa musica.

Aggiungete la legge anti-rave del 2022, estesa ora a qualsiasi assembramento "non autorizzato": festival, picchetti, manifestazioni spontanee? Repressione dura, con arresti preventivi. Ricorda le squadracce fasciste che scioglievano scioperi a manganellate. E non scordiamo il divieto di scritte murali politiche nelle città: basta uno striscione contro la guerra o per i diritti LGBTQ+, e scatta la multa salata. Fascismo 1926: proibite le affissioni "antipatriottiche".

Persino la riforma costituzionale sul premierato forte puzza di dittatura light: poteri concentrati in una persona; proprio Mussolini si fece dare i pieni poteri con una legge ad hoc. 

Solo gente con i paraocchi fa finta di non vedere. Questo non è un normale governo di destra: è un sistema che prova a normalizzare il silenzio, a convincerci che chi protesta è esagerato, che chi critica “odia l’Italia”.

Il punto è questo: se ci abituiamo a tutto, se ci limitiamo a brontolare al bar o sui social, il passo successivo sarà sempre un po’ peggiore del precedente. Non serve essere eroi, ma serve esserci: informarsi, discutere, scendere in piazza quando serve, difendere chi viene zittito, non voltarsi dall’altra parte perché “tanto non cambia niente”.

La democrazia non muore in un colpo solo, muore di indifferenza, di rassegnazione, di “non mi riguarda”. E invece ci riguarda eccome. Sta a noi decidere se farci mettere il bavaglio piano piano o tenere la testa alta e la voce ferma, finché possiamo ancora usarla.


Autore: Spartaco

Licenza: pubblicato e concesso su richiesta dell'autore

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Immagine generata con intelligenza artificiale



Oggi, dopo le tristi esperienze subite


"Oggi, dopo le tristi esperienze subite, noi tutti sappiamo che la società contemporanea rimane sempre esposta al virus totalitario: l'arco dei mezzi di persuasione e di dominio del consenso a disposizione del potere è amplissimo, le possibilità di corruzione delle libere coscienze sono infinite, la tecnologia più raffinata consente ora l'uso della violenza dolce e silenziosa, laddove nell'evo antico e nell'età più prossima funzionava la violenza bruta e l'annientamento fisico del dissidente."

Sandro Pertini


Agli estorsori di consensi...

"Agli estorsori di consensi convengono i disagi sociali degli uomini: gli uomini disagiati, senza lavoro, senza soldi, sono facilmente orientabili, sono facilissime fonti di consensi (anche elettorali)."

Fabrizio De André


Cos'è il ridicolo?


"Cos'è il ridicolo? Rinunciare volontariamente alla propria libertà: ecco la definizione del ridicolo. Se la libertà ti viene strappata con la forza, superfluo dire che non sei ridicolo, se non per colui che con la forza te l'ha tolta. Ma chi regala la propria libertà, chi muore dalla voglia di regalarla, entra nel regno del ridicolo. Chi è libero può essere pazzo, stupido, ripugnante, infelice proprio perché è libero, ma non è ridicolo. Ha lo spessore di un essere umano."

Philip Roth


Le folle non hanno mai avuto sete di verità


"Le folle non hanno mai avuto sete di verità. Dinanzi alle evidenze che a loro dispiacciono, si voltano da un’altra parte, preferendo deificare l’errore, se questo le seduce. Chi sa fornire loro illusioni, può facilmente diventare il loro padrone, chi tenta di disilluderle è sempre la loro vittima."

Gustave Le Bon


Uno Stato totalitario


"Il governo dei manganelli e dei plotoni di esecuzione, della carestia artificiale, dell'imprigionamento in massa e della deportazione di massa, non solo è inumano (nessuno se ne preoccupa più di tanto ai giorni nostri), ma è palesemente inefficiente, e in un'epoca di tecnologia avanzata l'inefficienza è un peccato mortale. Uno Stato totalitario davvero efficiente sarebbe quello in cui l'onnipotente potere esecutivo dei capi politici e il loro corpo manageriale controllano una popolazione di schiavi che non devono essere costretti ad esserlo con la forza perché amano la loro schiavitù."

Aldous Huxley


3 febbraio 1998, la strage del Cermis

L'incidente della funivia del Cermis del 3 febbraio 1998 (noto anche come "strage del Cermis") è avvenuto quando un aereo militare statunitense, un Grumman EA-6B Prowler, ha tranciato i cavi dell'impianto a fune in Val di Fiemme.


Video credit Incredibili Eventi caricato su YouTube


Deindustrializzazione e nostalgia patriarcale



Articolo da CTXT

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su CTXT

Il crollo della classe operaia e della società da essa plasmata può essere politicamente articolato in modo reazionario. Questa trasformazione è accompagnata da rivendicazioni di genere.

L'ascesa dell'antifemminismo viene spesso spiegata come una reazione a una "perdita di privilegi". Tuttavia, il fenomeno è meglio compreso quando si parla di status, ovvero la posizione che un individuo o un gruppo occupa nella gerarchia sociale, che si riferisce a questioni come il riconoscimento e il valore che gli altri attribuiscono loro. Sebbene la mancanza di riconoscimento sociale influisca sulle condizioni di lavoro e di vita, non riguarda solo le risorse materiali, ma anche la dignità sociale percepita. Stiamo parlando della sensazione di essere presi in considerazione, del fatto che la propria esistenza e il proprio contributo siano apprezzati dalla comunità. Ad esempio, alcuni operai industriali negli anni '70 potevano guadagnare quanto guadagnano oggi, ma godevano di un maggiore riconoscimento sociale; un riconoscimento che si erano guadagnati con il duro lavoro, l'organizzazione e la lotta. Avevano anche una forte identità collettiva e un senso di dignità e appartenenza che permetteva loro di far parte di un movimento operaio potente e socialmente influente.

I processi di perdita di status sono legati al sostegno alla destra radicale, sebbene non sia l'unico fattore rilevante. E questa perdita non richiede un effettivo impoverimento; la percezione che gli altri stiano guadagnando terreno mentre tu ristagni, o che le regole del gioco stiano cambiando e la società abbia smesso di darti valore, è sufficiente. La politologa Arlie Hochschild ha documentato questo fenomeno nel suo studio sugli elettori di Trump, Strangers in Their Own Land, dove ha dimostrato che la sensazione che alcune minoranze, donne o immigrati stessero "interrompendo" generava forti sentimenti di rabbia e risentimento, anche in assenza di una perdita economica oggettiva. Se c'è, questi sentimenti si intensificano. Queste lamentele, questo senso di espropriazione simbolica, sono il principale carburante politico per l'estrema destra, che cerca di colmare questo vuoto, sia attraverso la compensazione identitaria: sei sfruttato, o non conti, ma sei spagnolo o americano – e questo è qualcosa di "prezioso ed esclusivo" – sia trasformando rabbia e impotenza in odio o risentimento. Qui il razzismo gioca un ruolo centrale, ma lo fa anche l'antifemminismo.

In effetti, il genere è un elemento centrale nella costruzione delle gerarchie sociali. Stabilisce scale di valore nei sistemi patriarcali, dividendo, ad esempio, il lavoro in retribuito e non retribuito, spazio pubblico e privato, e assegnando ciascuno di questi elementi a un genere. Pertanto, le attuali crisi di status, alimentate per decenni dalla spinta verso la posizione sociale delle donne, hanno un'inevitabile dimensione di genere. Come spiega la sociologa Alice Evans, numerosi casi indicano che quando gli uomini si trovano ad affrontare condizioni di lavoro peggiori, salari più bassi, minore riconoscimento o periodi prolungati di disoccupazione, spesso reagiscono con un acuirsi del sessismo. Questo può essere espresso come una questione discorsiva, culturale o basata sui valori, una questione di autoaffermazione, ma può persino assumere la forma di violenza maschile quando aggravata da dipendenza o problemi di salute mentale, che sono spesso il risultato di questi processi sociali di impoverimento. Pertanto, il fenomeno della reazione maschile alla perdita di status economico è un modello osservato in molte società. Questo è anche un veicolo per uno spostamento verso destra, il che spiega in parte perché in molti paesi occidentali gli uomini sono più favorevoli alle opzioni reazionarie rispetto alle donne, che tendono a sostenere opzioni più progressiste, il cosiddetto "divario politico di genere".

Deindustrializzazione e sessismo

Sebbene la classe operaia non sia necessariamente la principale base elettorale per i partiti di destra radicale, alcuni ex distretti operai in declino mostrano un notevole sostegno a queste opzioni. In Francia, le regioni industriali del nord, un tempo potenti, che votavano per il Partito Comunista, ora votano in gran parte per Marine Le Pen. Possiamo osservare fenomeni simili nelle comunità minerarie, dove l'automazione ha eliminato lavori tradizionalmente maschili, o nelle aree rurali, dove l'agricoltura industrializzata ha ridotto la domanda di lavoro manuale.

Il processo di deindustrializzazione ha eliminato milioni di posti di lavoro nel settore manifatturiero; molti uomini hanno perso il lavoro e non sono riusciti a trovarne uno nuovo. Di conseguenza, problemi di salute mentale, suicidi e uso di droghe sono aumentati drasticamente. È emersa anche una retorica superficiale che collega l'immigrazione e il femminismo a queste perdite di posti di lavoro; ed è sempre meglio essere arrabbiati con qualcuno che tristi. È qui che è fiorito gran parte del risentimento e della solidarietà negativa ("se sono infelice, penso che anche gli altri dovrebbero esserlo") – emozioni associate all'ascesa della destra radicale e all'attuale panorama politico. E l'antifemminismo è una piattaforma comoda per questo.

La ricerca mostra una forte correlazione tra la disoccupazione maschile e un aumento di espressioni e persino comportamenti sessisti. Ad esempio, gli uomini americani che perdono il lavoro mostrano tassi più elevati di opposizione all'aborto, acquistano più armi ed esprimono un maggiore rifiuto delle donne in politica. Questi uomini, che si sentono ingiustamente svantaggiati, tendono ad abbracciare forme palesi di sessismo, afferma Evans.

Anche in Europa troviamo prove di questa relazione tra disoccupazione maschile e sessismo. In Inghilterra, gli studi indicano che le persone nate in aree con un alto tasso di disoccupazione sono più propense a sostenere l'idea del capofamiglia maschio e mostrano un maggiore rifiuto del femminismo e del progressismo. Sebbene questa correlazione possa non essere causale – ovvero, anche se questi due fattori sono presenti, non sono necessariamente correlati – sembrano esserci prove sufficienti a supportarla. Ad esempio, in diversi paesi europei, è stato confermato che i giovani uomini nelle aree con un aumento della disoccupazione di lunga durata tendono a credere che l'avanzamento delle donne sia avvenuto a loro spese e quindi rifiutano più apertamente le rivendicazioni femministe. Questo non si osserva solo in Europa; in Brasile, le regioni con un tasso di disoccupazione maschile più elevato tendevano a mostrare un maggiore sostegno a Bolsonaro. In questo caso, il fenomeno era anche correlato al fatto che la disoccupazione ha aumentato la frequenza alle chiese evangeliche conservatrici che sostenevano il presidente di estrema destra.

Nostalgia patriarcale della classe operaia

Alcuni dei fattori che spiegano questa reazione sono legati all'impoverimento e alla perdita di potere subiti dai lavoratori a seguito del neoliberismo e del declino dei sindacati. Da un lato, il ruolo degli uomini nella società e nella struttura familiare è stato profondamente trasformato, così come quello delle donne: ad esempio, le donne sono entrate in massa nel mondo del lavoro, il divario retributivo di genere si è ridotto o si è ridotto considerevolmente e il tasso di matrimonio è crollato, anche per vari motivi. D'altro canto, i "buoni lavori" per posizioni che richiedono meno istruzione o formazione tecnica sono diminuiti con la scomparsa dell'occupazione industriale, il che, secondo Evans, ha portato molti uomini a una sorta di "nostalgia patriarcale". Tuttavia, non necessariamente desiderano "ruoli tradizionali", ma piuttosto il fatto che il loro lavoro fosse apprezzato e rispettato. Rimpiangono l'età d'oro del keynesismo-fordismo. Non è insignificante che il discorso di Trump e di altri leader dell'estrema destra mostri una sorta di idealizzazione di quell'epoca. Nei loro discorsi, la nostalgia è espressa sia per un periodo in cui i lavori erano migliori e conferivano un prestigio sociale, sia per un ordine di genere più definito, con ruoli più chiari, in cui l'operaio di fabbrica poteva anche avere una donna subordinata a casa. Dopotutto, il contratto sociale che diede origine al pieno stato sociale di quel tempo si basava su un ordine di genere profondamente patriarcale: quello del salario familiare e del capofamiglia come datore di lavoro.

A questo punto sono necessarie alcune precisazioni. Ad esempio, queste reazioni colpirebbero principalmente gli uomini con esperienza o una tradizione familiare in lavori manuali, senza avere alcun impatto su altri segmenti della classe operaia, che è sempre stata, ma soprattutto oggi, molto più diversificata. Né socialmente né politicamente, i lavoratori qualificati mostrano nulla che assomigli all'unità. Inoltre, in generale, gli elettori dei partiti di destra radicale non sono esattamente emarginati; si tratta piuttosto di individui di classe medio-bassa e piccolo-borghesi, proprietari o dirigenti di piccole imprese che non hanno difficoltà a soddisfare i propri bisogni primari, ma hanno accumulato risorse materiali che conferiscono loro uno status che ora percepiscono come minacciato, come spiega il politologo Tarik Abou-Chadi. Inoltre, questa nostalgia patriarcale si concentra in luoghi molto specifici e non è applicabile a tutti i contesti. Ad esempio, le Asturie sono una delle regioni spagnole che ha registrato il più netto calo di posti di lavoro legato al ciclo industriale; tuttavia, è anche una delle regioni in cui Vox registra i risultati peggiori. La deindustrializzazione da sola non spiega meccanicamente l'ascesa dell'estrema destra. Il contesto politico e culturale è importante. La storia sindacale, la coesione sociale e la capacità di trovare modi alternativi per ottenere rispetto possono essere strumenti per contenere questo malcontento. Un altro ostacolo fondamentale è il benessere materiale: nelle Asturie, i lavoratori delle fabbriche chiuse venivano retribuiti, a differenza di molti altri luoghi di cui abbiamo parlato. Uno dei fattori chiave, quindi, è come viene vissuta la precarietà materiale ed esistenziale, e se sia o meno influenzata dal genere.

Le disuguaglianze sono vissute in modo profondamente di genere . L'insicurezza lavorativa, il dover vivere con i genitori a trent'anni, la mancanza di prospettive di vita: tutto questo è vissuto come un fallimento personale, ma specificamente come un fallimento come uomo. Le aspettative sono cambiate considerevolmente, ma sebbene il modello del capofamiglia non sia più l'ideale, non è stato sostituito da un'alternativa, al di là dell'immagine di successo associata al denaro, irraggiungibile per la maggior parte. Le vie per ottenere rispetto sociale non si sono ampliate. Piuttosto, si sono ristrette con l'aumento dell'individualismo, la disintegrazione della classe operaia e della cultura da essa plasmata, l'indebolimento della lotta politica e, di conseguenza, l'aumento dello sfruttamento e della povertà, mentre lo stato sociale, che era stato una conseguenza di quella forza accumulata, è stato smantellato. Pertanto, in contesti di crescente impoverimento, alcuni di questi uomini potrebbero scegliere di rafforzare i ruoli più esplicitamente sessisti della mascolinità per ripristinare il proprio status. Ma quel dolore potrebbe avere altri significati e altri sbocchi: potrebbe trasformarsi in una lotta collettiva contro coloro che stanno davvero distruggendo le loro vite. La lotta sul significato di questo malcontento è il terreno politico centrale del nostro tempo. Perché la rabbia c'è; deve solo essere indirizzata verso coloro che traggono profitto dallo sfruttamento e i loro compari politici.

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Fonte: CTXT

Autore: Nuria Alabao

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Articolo tratto interamente da CTXT



Il ritorno della "Dottrina Monroe": l'offensiva totale di Trump contro il governo cubano



Articolo da World Politics Blog

Gli Stati Uniti rilanciano l’assedio contro Cuba puntando a tagliare anche le già scarse forniture energetiche, con misure coercitive extraterritoriali e una retorica securitaria costruita ad arte. L’obiettivo resta sempre lo stesso: seminare caos, piegare la società e imporre un cambio di regime.

L’idea che un piccolo Paese insulare, sottoposto da oltre sei decenni a un blocco economico, commerciale e finanziario, possa costituire una “minaccia inusuale e straordinaria” per la principale potenza militare ed economica del pianeta è, sul piano logico, una contraddizione evidente. Eppure, proprio questa formula viene brandita come grimaldello politico e giuridico per giustificare un’ulteriore escalation di misure coercitive unilaterali, oggi concentrate su un nodo vitale: l’energia. Insomma, ci troviamo davanti a un tentativo deliberato di strangolamento materiale, progettato per colpire la vita quotidiana di milioni di persone e creare le condizioni sociali per un collasso interno.

Donald Trump parla esplicitamente di un inasprimento che mira a “bloccare completamente il flusso di petrolio a Cuba”, presentandolo come risposta a una presunta emergenza di sicurezza nazionale statunitense, mentre l’intento reale è quello di intensificare gli effetti destabilizzanti del blocco allo scopo di rovesciare il governo socialista dell’Isola. È un linguaggio rivelatore, perché ammette la finalità politica dell’operazione: non “correggere” una condotta, non negoziare interessi, ma produrre sofferenza per ottenere obbedienza.

In questa cornice, la dichiarazione rilasciata dal Ministero delle Relazioni Estere cubano sul terrorismo e sulla cooperazione in materia di sicurezza assume un valore politico preciso. L’Avana ribadisce una posizione chiara: condanna “in modo inequivocabile” il terrorismo “in tutte le sue forme e manifestazioni” e afferma di non ospitare, sostenere, finanziare o permettere organizzazioni terroristiche o estremiste, adottando una politica di “tolleranza zero” verso finanziamento del terrorismo e riciclaggio. È un passaggio che smonta la caricatura costruita da Washington e, al tempo stesso, mette in evidenza l’assurdità della narrativa: Cuba dichiara perfino la disponibilità a “riattivare e ampliare” la cooperazione bilaterale su minacce transnazionali condivise, dal narcotraffico alla tratta, dalla cybersicurezza ai reati finanziari, senza rinunciare alla propria sovranità. Se davvero l’obiettivo fosse la sicurezza regionale, questo sarebbe il terreno naturale della cooperazione. Il fatto che l’amministrazione statunitense scelga invece la strada dell’asfissia energetica chiarisce che il movente è politico, non securitario.

Attraverso le misure extraterritoriali, poi, Washington non colpisce soltanto Cuba, ma mira a intimidire e punire i terzi che commerciano con Cuba, alzando i costi, sabotando contratti, bloccando navi, assicurazioni e transazioni bancarie. A tal proposito, l’ordine esecutivo del 29 gennaio dichiara una “emergenza nazionale” e prevede “tariffe coercitive unilaterali” contro i Paesi che vendano o forniscano “direttamente o indirettamente” petrolio all’Isola. Questo passaggio è decisivo perché riporta alla luce il meccanismo tipico della guerra economica contemporanea: non basta punire la vittima, bisogna dissuadere chiunque dal rapportarsi con la vittima, portando ad un isolamento della stessa per paura di rappresaglie economiche. È un dispositivo di disciplina globale che trasforma la sovranità in merce negoziabile e la legalità in atto di forza.

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Licenza: Copyleft 

Articolo tratto interamente da World Politics Blog


Dipinto del giorno

 


Il golfo di Napoli di Ivan Konstantinovič Ajvazovskij



Mi sono resa conto...


"Mi sono resa conto che non c'è la possibilità di metterle insieme e parole senza senso. È impossibile metterle insieme senza senso. Ho fatto innumerevoli sforzi perché le parole si scrivessero senza senso e l'ho scoperto impossibile. Ogni essere umano che scriva delle parole deve trarne un senso."

Gertrude Stein



Il dono di Ada Negri


Il dono

Il dono eccelso che di giorno in giorno
e d’anno in anno da te attesi, o vita
(e per esso, lo sai, mi fu dolcezza
anche il pianto), non venne: ancor non venne.
Ad ogni alba che spunta io dico: «È oggi»:
ad ogni giorno che tramonta io dico:
«Sarà domani». Scorre intanto il fiume
del mio sangue vermiglio alla sua foce:
e forse il dono che puoi darmi, il solo
che valga, o vita, è questo sangue: questo
fluir segreto nelle vene, e battere
dei polsi, e luce aver dagli occhi; e amarti
unicamente perché sei la vita.

Ada Negri


La scrittura inizia nel corpo


"La scrittura inizia nel corpo, è la musica del corpo, e sebbene le parole abbiano un significato, se a volte ne possono avere uno, è nella musica delle parole che inizia il significato. Ti siedi alla tua scrivania annotando le parole, ma nella tua testa stai ancora camminando, camminando ancora, e tutto quello che senti è il battito del tuo cuore, il battito del tuo cuore. Scrivere come una forma di danza interiore."

Paul Auster




Morta Maria Rita Parsi



Articolo da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto

Lunedì 2 febbraio 2026

È morta questa mattina a 78 anni, Maria Rita Parsi, la nota psicologa e psicoterapeuta, ricordata per il suo impegno per i bambini: era membro del comitato ONU sui diritti del fanciullo.

Nel 1992 ha dato vita all'Associazione Onlus "Movimento per, con e dei bambini", divenuta dal 2005 Fondazione Movimento Bambino Onlus, che opera per la diffusione della cultura dell'infanzia e dell'adolescenza e si batte contro gli abusi e i maltrattamenti dei bambini e dei ragazzi, e per la loro tutela giuridica e sociale.

Verrà ricordata per la sua sensibilità e il suo grande impegno lavorativo per la tutela dell'incolumità dei bambini. 

Fonte: Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto

Autori: vari

Licenza: 
This work is licensed under a Creative Commons Attribution 2.5 Generic License.


Articolo tratto interamente da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto


Prima ancora di metterci in ascolto...


"Prima ancora di metterci in ascolto dobbiamo saper fare silenzio dentro di noi, far tacere le tante parole che giudicano, che stigmatizzano, che interpretano, che a tutti i costi vogliono trovare soluzioni veloci. Le parole che presumono di aver già capito senza prima aver affiancato, condiviso, amato. Solo da questo silenzio può nascere l’ascolto, un silenzio che è spazio, apertura all’altro. Un silenzio che ci permette di cogliere verità che altrimenti resterebbero celate per sempre. Solo allora capiremo che ascoltare non è solo porgere l’orecchio ma aprirci al mondo che ci circonda."

Simone Weil

Guarda che luna, guarda che mare


"Guarda che luna, guarda che mare, da questa notte senza te dovrò restare, folle d'amore vorrei morire, mentre la luna da lassù mi sta a guardare, resta soltanto tutto il rimpianto perché ho peccato nel desiderarti tanto, ora son solo a ricordare."

Fred Buscaglione

Tratto dal brano Guarda che luna di Fred Buscaglione




Noi attori...


"Noi attori non viaggiamo come turisti con una macchina fotografica, entriamo davvero nella vita di un posto e lo conosciamo."

Ben Gazzara



I film



"I film sono uno specchio della società e io ne sono solo un'interprete. E amo i film perché sono il ricordo del nostro tempo."

Maria Schneider


Cosa sono le fate ignoranti?


"Cosa sono le fate ignoranti? Le fate ignoranti sono quelle che incontriamo e non riconosciamo, ma che ci cambiano la vita. Non sono quelle delle fiabe, perché loro qualche bugia la dicono. Sono ignoranti, esplicite, anche pesanti a volte. Ma non mentono sui sentimenti. Le fate ignoranti sono tutti quelli che vivono allo scoperto, che vivono i propri sentimenti, e non hanno paura di manifestarli. Sono le persone che parlano senza peli sulla lingua, che vivono le proprie contraddizioni e che ignorano le strategie. Spesso passano per ignoranti, perché sembrano cafone, e invadenti per la loro mancanza di buone maniere. Ma sono anche molto spesso delle fate, perché capaci di compiere il miracolo di travolgerci. Costringendoci a dare una svolta alla nostra vita."

Ferzan Özpetek


domenica 1 febbraio 2026

Ritmi retrò (viaggio nella musica): Alexander Platz di Franco Battiato



Angolo curato e gestito da Mary B.

Ci sono brani che sembrano arrivare da un altro tempo, ma quando li ascolti ti parlano come se fossero stati scritti ieri. Alexander Platz è così: una canzone che non ha fretta, che si muove lenta, come un pensiero che torna quando meno te lo aspetti.

Battiato racconta una storia fatta di distanze, di desideri trattenuti, di vite che cercano un punto da cui ripartire. Berlino diventa lo sfondo perfetto: una città che ha conosciuto muri, divisioni, ricostruzioni. Una città che assomiglia alle nostre fragilità, ai nostri tentativi di rimettere insieme i pezzi.

La voce di Battiato non giudica, non spinge, non pretende. È una voce che osserva. Sembra quasi che cammini accanto a te, mentre attraversi la tua personale “piazza” piena di domande. Ti accompagna senza invadere, come fanno le persone che sanno ascoltare davvero.

In questa canzone c’è un senso di attesa che non pesa. Un’attesa che non è immobilità, ma possibilità. Come se ogni passo, anche il più incerto, fosse comunque un modo per avvicinarsi a qualcosa di nuovo.

Forse è per questo che Alexander Platz continua a emozionare: perché parla di cambiamenti che fanno paura, ma anche di quella forza silenziosa che ci spinge avanti. Parla di noi quando ci sentiamo lontani da tutto, e di noi quando troviamo il coraggio di ricominciare.

È una canzone che non si limita a essere ascoltata: si vive. E ogni volta che la rimetti, ti ritrovi un po’ diverso, un po’ più consapevole, un po’ più vicino a te stesso.

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    Mi permetto di sperare...


    "Mi permetto di sperare che il mondo uscirà dai suoi attuali problemi, che un giorno imparerà a dare la direzione dei suoi affari non a crudeli truffatori e furfanti, ma a uomini dotati di saggezza e coraggio. Vedo davanti a me una visione luminosa: un mondo dove nessuno ha fame, dove pochi sono malati, dove il lavoro è piacevole e non eccessivo, dove i sentimenti gentili sono comuni, e dove le menti liberate dalla paura creano gioia per gli occhi, le orecchie e il cuore. Non dite che questo è impossibile. Non è impossibile. Non dico che si possa fare domani, ma dico che si potrebbe fare entro mille anni, se solo gli uomini piegassero le loro menti al raggiungimento del tipo di felicità che dovrebbe essere distintivo dell'uomo."

    Bertrand Russell


    Sono abituata a vivere con poco...


    "Sono abituata a vivere con poco, non guido la macchina, non amo i gioielli, porto un paio di scarpe sinché non cade a pezzi, mi vesto così come viene."

    Monica Vitti


    Va', cerca di lei di James Joyce



    Va', cerca di lei 

    Va', cerca di lei cortesemente
    e dille che sto per venire,
    vento di aromi che sempre canti
    l'epitalamio.
    Oh, va' in fretta sulle buie terre
    e valica il mare
    ché mari e terre non ci separino
    Il mio amore e me.

    James Joyce


    Lo scopo della guerra



    "Lo scopo della guerra è l'omicidio; i mezzi della guerra sono lo spionaggio, il tradimento ei tentativi di fomentarla, la rovina delle popolazioni civili, le depredazioni a loro danno, il latrocinio per sostenere le truppe, l'inganno e la menzogna chiamati col nome di astuzie belliche; le caratteristiche morali della condizione militare sono la mancanza di libertà, l'oziosità, l'ignoranza, la crudeltà, la dissolutezza, l'inclinazione al bere. E, a onta di tutto, vediamo che questa è la categoria sociale più elevata, quella che riceve onori da tutte le parti. Tutti i sovrani portano la divisa militare: ea chi ha ammazzato più gente degli altri, verranno date ricompense maggiori. presupposto che quanta più gente è rimasta uccisa, tanto più grande è il merito loro."

    Lev Tolstoj


    La violenza è iniziata da coloro che opprimono...


    "Con l’instaurarsi di un rapporto di oppressione, la violenza è già iniziata. Mai nella storia la violenza è stata provocata dagli oppressi. La violenza è iniziata da coloro che opprimono, che sfruttano e non riconoscono gli altri come persone, mai dagli oppressi, da quelli sfruttati e non riconosciuti."

    Paulo Freire


    Ecco perché do tanto valore a questa breve frase...



    "Ecco perché do tanto valore a questa breve frase: “Non lo so”. È solo una frasetta, ma vola su ali possenti. Espande le nostre vite, abbracciando gli spazi dentro di noi e le distese esteriori in cui il nostro piccolo pianeta fluttua sospeso. I poeti, se sono genuini, devono a loro volta continuare a ripetersi “Non lo so”."

    Wisława Szymborska


    Le persone che hanno attraversato il panico...


    "Le persone che hanno attraversato il panico, le riconosci subito. C’è gratitudine e delicatezza nei loro occhi, nei loro gesti. Sono quelle che praticano gentilezza anche se il mondo gli restituisce rabbia. Che non hanno vergogna di piangere, di restare in silenzio, di mostrare un’emozione. Che si sono ritrovate un giorno a dover giustificare la loro sensibilità, la loro dolcezza. La loro fragilità. Sono quelle che sorridono e contagiano, che parlano a voce bassa e soprattutto ascoltano. Le persone che hanno attraversato il panico, sono esseri speciali che hanno avuto il coraggio di attraversare il loro buio. Perché certe battaglie si vincono in silenzio. Lontano da tutti e lontano da tutto. Un passo alla volta, che vuol dire Amore. Così, come ci si abbraccia dopo un lungo viaggio. Come si rinasce una seconda volta, tornando alla vita. Senza aver paura. Senza far rumore."

    Andrew Faber


    Osservate più spesso le stelle...


    "Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso sull'animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all'aria aperta e intrattenetevi, da soli, col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete."

    Pavel Florenskij


    Cosa siamo noi, abitanti di questo globo...


    "Cosa siamo noi, abitanti di questo globo, il più piccolo tra i molti che popolano lo spazio infinito? La nostra mente abbraccia l'infinito, ma il meccanismo visibile del nostro essere è in balia del più piccolo accidente. Giorno dopo giorno siamo forzati a prestar fede a questo. Chi è stato distrutto da un graffio, chi scompare dalla vita visibile sotto l'influenza delle forze ostili che si muovono intorno a noi, aveva le mie stesse facoltà: anch'io sono soggetto alle stesse leggi. A dispetto di tutto questo, noi ci chiamiamo signori della creazione, dominatori degli elementi, padroni della vita e della morte, e adduciamo a scusa di questa arroganza l'argomento che, se pure l'individuo viene distrutto, l'uomo continua per sempre. Così, perdendo la nostra identità, che è quello di cui siamo maggiormente coscienti, ci gloriamo della continuità della specie, e impariamo a guardare alla morte senza terrore. Ma quando un'intera nazione, qualunque essa sia, diventa la vittima delle forze distruttrici degli agenti esterni, allora l'uomo si fa davvero piccolo fino a diventare insignificante; sente che la sua permanenza in vita è incerta, il suo diritto all'eredità della terra negato."

    Mary Shelley

    Tratto da L'ultimo uomo di Mary Shelley


    Lealtà e volontà di ferro

     

    "Lealtà e volontà di ferro. Non mi piace il mio crepuscolo perché sono siciliana, fatalista e melanconica».  La dietrologia che ci porta sempre a chiederci il perché delle cose, di un sorriso improvviso, di una telefonata, il non credere alle coincidenze."

    Anna Kanakis

    Siamo fatti della stessa materia di cui s'intessono i sogni


    "Siamo fatti della stessa materia di cui s'intessono i sogni, e i sogni sollevano le palpebre come i piccoli bambini sotto i ciliegi, dalla cui corona il suo cammino oro pallido la luna piena inizia attraverso la grande notte. E tre cose sono una: un uomo, un oggetto, un sogno."

    Hugo von Hofmannsthal


    Ho sempre fatto inchieste...


    "Ho sempre fatto inchieste o scritto sceneggiature. Nelle inchieste parlano i fatti, nelle sceneggiature i dialoghi e le espressioni dell'attore. Questa volta volevo portare il lettore nella mente dei personaggi e puoi farlo solo con la scrittura di un romanzo."

    Andrea Purgatori


    La prima cosa che ho fatto...


    "La prima cosa che ho fatto in studio è stata voler fare a pezzi quella telecamera. Ho dovuto sapere come quel film è entrato nella sala da taglio, cosa hai fatto lì dentro, come l'hai proiettata, come hai finalmente messo insieme la foto, come hai fatto corrispondere le cose. La parte tecnica delle immagini è ciò che mi ha interessato. Il materiale era l'ultima cosa al mondo a cui pensavo. Dovevi solo liberarmi sul set e avrei avuto materiale in due minuti, perché lo facevo per tutta la vita."

    Buster Keaton


    Proverbio del giorno


    Febbraio corto e amaro.


     

    O Febbraio di Renzo Pezzani




    O Febbraio


    Se ridi, o febbraio piccino,
    col sole sia pure di un dì,
    è un riso che dura pochino,
    pochino, pochino così.
    Appena quel tanto che basta
    a far cantare le gronde
    dell'acqua mutevole e casta
    che lascia la neve che fonde.
    Ma basta quel primo turchino,
    quel pò d'intravista speranza
    a dare una nuova fragranza
    al cuore ed al nostro destino.

    Renzo Pezzani 


    Buon mese di febbraio a tutti

     

    "Nel febbraio più freddo, come in ogni altro mese di ogni altro anno, la cosa migliore cui aggrapparsi in questo mondo è l'uno con l'altro."

    Linda Ellerbee

      Buon mese di febbraio a tutti!