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venerdì 24 aprile 2015

Aneddoto di Patricia sulla liberazione

 
Articolo da Myrtilla's house

1945. Asti.
Un ragazzino di circa 13 anni, lungo e patito come troppi italiani del periodo, era in Campo del Palio ad applaudire e osannare i liberatori che stavano entrando in città sporgendosi dai carri armati finalmente silenziosi.
Anche lui correva a fianco di quei soldati e di quei mostri di ferro.
"Americano.... fame...."
Come era riuscito a farsi capire non so. Tra le parole e i gesti, forse. Fatto è che l'americano aveva parlato con un commilitone e poco dopo gli aveva tirato una pagnotta di pane borbottando qualche parola strana.
Quel ragazzino l'aveva preso al volo e nascosta nella  maglia. A casa l'avrebbero divisa in quattro.
Finalmente si mangiava!
Si chiamava Luciano. Era mio padre.


Patricia

Fonte: Myrtilla's house 

Autore: Patricia
 
 
 
Articolo tratto interamente da Myrtilla's house 


Quest’articolo è stato condiviso e segnalato dal suo autore. Se vuoi pubblicare i tuoi post sulla resistenza in questo blog, clicca qui.

 

domenica 21 ottobre 2012

La favola del colibrì



Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario con una goccia d’acqua nel becco. “Cosa credi di fare?” gli chiese il leone. “Vado a spegnere l’incendio!” rispose il piccolo volatile. “Con una goccia d’acqua?” disse il leone con un sogghigno di derisione. Ed il colibrì, proseguendo il volo, rispose: “Io faccio la mia parte!”

Favola africana


Ognuno di noi può far qualcosa per cambiare il mondo e dire basta all'ipocrisia di quello attuale.

martedì 10 gennaio 2012

La fujtina


Oggi ospito sul mio blog un racconto scritto da Nina; pubblico la prima parte del racconto e per il restante vi invito a leggerlo nel blog dell'autrice.

La fujtina

Quella mattina Mela si era alzata ancora più presto del solito. Era sempre la prima, in casa, a venir giù dal letto al mattino, sia in estate, quando era bello godersi il fresco da sola mentre gli altri dormivano, che durante l’inverno, quando veniva giù dal letto a piedi nudi e tutta intirizzita correva ad accendere il fuoco. Si scaldava un po’ di caffè d’orzo avanzato dalla sera prima, addolcito col miele e poi fuori… A volte usciva di casa che non ci si vedeva nemmeno, a inventarsi i lavori più strani senza rendersi conto dei pericoli, come quella volta che si era inerpicata a raccogliere fichi d’india, guidata dal bagliore dei frutti rossi che rilucevano come lumini nell’oscurità. Quando infine sopraggiunse l’alba, si rese conto di essere stata per tutto quel tempo in bilico su un burrone. Quella mattina era estate e c’era già luce e il sole non avrebbe tardato a infuocare la campagna. Rimase a casa e fece toletta con più cura del solito: si lavò la faccia, si insaponò il collo e poi bene dietro le orecchie, pettinò a lungo le trecce. Voleva finire di cucirsi la gonna che si stava preparando per la festa di S. Anna. Trovò ago e filo e si mise seduta sull’uscio di casa, un asciugamano steso sulle gambe a preservare il lavoro e i piedi appoggiati a un’altra sedia. Doveva fare l’orlo, una serie di punti minutissimi e invisibili, e poi aveva in mente di aggiungere qualche abbellimento: dei piccoli fiocchetti di nastro rosa proprio dove si aprivano i due piegoncini sul davanti che davano ampiezza alla gonna. Pensò con eccitazione che poteva anche indossarla, con la scusa degli ultimi ritocchi, e magari pavoneggiarsi un po’, come se ci fosse “qualcuno” ad ammirarla. Se “qualcuno” fosse passato davanti alla sua porta aperta, magari con la scusa di chiedere un bicchiere d’acqua, ecco che l’avrebbe vista tutta elegante! Chi potesse essere questo “qualcuno” non lo pensava con le parole ma lo aspettava con i suoi sensi di diciassettenne allertati e in subbuglio… Il padre di Mela aveva ingaggiato due giovani di S. Pasquale per fare gli innesti alle viti. La sua era una famiglia di piccoli coltivatori diretti piuttosto agiata: a Marucumbu i terreni erano buoni e rendevano bene. I suoi avevano perfino un servo. Di quando in quando Don Saverio chiamava gente esperta per i lavori più delicati, come questa volta: non si trattava di braccianti, ma di lavoratori capaci e tenuti in una certa considerazione. Mela li aveva visti due giorni prima, quando era andata a portare la colazione a suo padre come faceva spesso. Una pagnotta di grano duro, che loro stessi cuocevano nel forno di pietra, un pezzo di soppressata e fave fresche, che erano di stagione e suo padre ne andava matto. Andando, sapeva che c’erano altri contadini, e sua madre le aveva dato anche un’anforetta di vino, la tipica bumbuledda di terracotta. Quella che, oltre alla solita imboccatura, ha un forellino nella parte alta da cui i veri uomini, appoggiata la brocca alla spalla e inclinatala elegantemente a mano rovesciata, bevono a gargarozzo. Quando arrivò e vide quei due giovani che lavoravano curvi a petto nudo, rimase come imbalsamata a fissare le goccioline di sudore che imperlavano le larghe schiene, finché non arrivò suo padre che le strappò brusco il fagotto dalle mani e la rimandò indietro con un cenno del capo. Non una parola era stata detta, ma uno dei due si girò e le fece un cenno di saluto al quale lei non rispose.

Continua la lettura su Paroleintrecciate

Fonte: Paroleintrecciate

Autore: Nina

Licenza: concessa su autorizzazione dell'autrice.

Se siete interessati alla pubblicazione di una vostra opera su questo blog, inviatemi la vostra richiesta via e-mail.


domenica 8 gennaio 2012

Le lenzuola sporche



Una giovane coppia di sposi novelli andò ad abitare in una zona molto tranquilla della città.
Una mattina, mentre bevevano il caffè, la moglie si accorse, guardando attraverso la finestra,
che una vicina stendeva il bucato sullo stendibiancheria.
"Guarda che sporche le lenzuola di quella vicina!
Forse ha bisogno di un altro tipo di detersivo...
Magari un giorno le farò vedere come si lavano le lenzuola!"
Il marito guardò e rimase zitto.
La stessa scena e lo stesso commento si ripeterono varie volte, mentre la vicina stendeva il suo bucato al sole e al vento.
Dopo un mese, la donna si meravigliò nel vedere che la vicina stendeva le sue lenzuola pulitissime, e disse al marito:
"Guarda, la nostra vicina ha imparato a fare il bucato!
Chi le avrà fatto vedere come si fa?"
Il marito le rispose:
"Nessuno le ha fatto vedere; semplicemente questa mattina, io mi sono alzato più presto e, mentre tu ti truccavi, ho pulito i vetri della nostra finestra!"
Così è nella vita.
Tutto dipende dalla pulizia della finestra attraverso cui osserviamo i fatti.
Prima di criticare, probabilmente sarà necessario osservare se abbiamo pulito a fondo il nostro cuore per poter vedere meglio...

Testo trovato sul web da varie fonti e senza segnalazioni sull'autore.


lunedì 21 novembre 2011

Fiaba di Bellezza e Apparenza di Sibilla

sisters

Oggi ospito sul mio blog una favola scritta da Sibilla. Voglio invitare tutti voi  a visitare il blog dell'autrice; una vera scrittrice di racconti e di storie fantastiche.

Fiaba di Bellezza e Apparenza

C’erano una volta due sorelle gemelle che nonostante si amassero molto non riuscivano a stare nello stesso posto insieme per più di qualche minuto. Erano per alcuni aspetti troppo diverse ma per alcuni altri identiche.. per questo spesso litigavano ma si volevano bene e i rispettavano.
Si chiamavano Bellezza e Apparenza.
L’apparenza amava trascorrere il tempo in luoghi affollati e farsi notare.. si sentiva sempre sicura di se, amava le esagerazioni in tutto e per tutto .era un po’ frivola, non le piaceva impegnarsi troppo in questioni serie. sentiva perennemente il bisogno di conferme e non sempre si faceva vedere per quel che era veramente.
Adorava accomodarsi tra i sedili lussuosi di un’auto elegante, giaceva spesso tra i luccichii pregiati delle feste mondane o negli abiti eccessivamente vistosi. La bellezza invece non credeva di essere
molto attraente come tutte le cose semplici non immaginava e non sapeva di esserlo,era molto timida,schiva si concedeva poco all’occhio umano e preferiva nascondersi nel luccichio dell’erba, nei fondali inesplorati del mare, nell’abbraccio di un tramonto o un fiore appena sbocciato.
Preferiva visitare luoghi solitari accarezzati dal vento e sonnecchiare tra il vibrare delle foglie al sole, scivolare tra dolci versi poetici. Per quanto ci provassero le due non riuscivano a frequentare gli stessi posti. Non stavano bene perché alla bellezza non piaceva essere troppo osservata e all’apparenza non piaceva stare in un posto dove non fosse ammirata.
Così erano costrette sfiorarsi a sorridersi da lontano ma non a stare insieme veramente.. a lungo andare cominciavano ad avvertire un senso di incompletezza e solitudine l’una senza l’altra ma non riuscivano a trovare una soluzione al loro problema.
I loro genitori il tempo e la vecchiaia erano molto dispiaciuti per le loro figliole e così pensarono di attribuire una parte della loro anima ad un posto adatto ad entrambe.
Decisero che le due sorelle potevano avere qualche momento per stare insieme senza litigare o stare male così All’apparenza assegnarono il sole così che potesse essere ammirata e osservata da tutti gli esseri umani, poteva brillare e riscaldare la terra.. poteva sentirsi come le era sempre piaciuto.. adorata e al centro del’attenzione.
Alla bellezza destinarono invece la luna era un posto perfetto per lei.. un disco d’argento disperso nella notte scura per poter accudire i dormienti della terra e gli amanti insonni. Vegliare su tutte le creature notturne.. essere osservata dai pochi che ne meritavano la visione.
I genitori fecero ciò per dare loro la possibilità di vedersi qualche volta durante gli anni per poter stare insieme senza che nessuna delle due si sentisse a disagio .Fu così che le due sorelle si unirono in un immenso abbraccio qualvolta era loro concesso.
Anche se durante le loro attività preferite non potevano frequentarsi non sentivano più tristezza nei loro cuori perché erano custodi di un segreto che le rendeva più unite di prima.. erano unite dal conforto che una parte della loro anima era destinata ad incontrarsi in qualche dove in quello spazio blu scuro.. a stringersi lassù nell’infinto etere stellato..
                                                                                Sibilla

Fonte: I racconti di Sibilla

Autore: Sibilla

Licenza: concessa su autorizzazione dell'autrice.

Se siete interessati alla pubblicazione di una vostra opera su questo blog, inviatemi la vostra richiesta via e-mail.

Photo credit Eddi van W. caricata su Flickr - licenza foto: Creative Commons


sabato 19 novembre 2011

Abele e Caino s'incontrarono...


Abele e Caino s'incontrarono dopo la morte di Abele.
Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano, perché erano ambedue molto alti. I fratelli sedettero in terra, accesero un fuoco e mangiarono.
Tacevano, come fa la gente stanca quando declina il giorno. Nel cielo spuntava qualche stella, che non aveva ancora ricevuto il suo nome.
Alla luce delle fiamme, Caino notò sulla fronte di Abele il segno della pietra e lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca chiese che gli fosse perdonato il suo delitto.
Abele rispose:
-Tu hai ucciso me, o io ho ucciso te? Non ricordo più: stiamo qui insieme come prima.
-Ora so che mi hai perdonato davvero, -disse Caino, -perché dimenticare è perdonare. Anch'io cercherò di scordare.
Abele disse lentamente:
-È così. Finchè dura il rimorso dura la colpa.

Tratto da  Elogio dell'ombra di Jorge Luis Borges

giovedì 6 ottobre 2011

La crisi degli asini



Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. I contadini erano effettivamente un po' sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una Pasqua. L'uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio. Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio. Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l'ordine di vendere le bestie 400 € l'una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca.
Come era prevedibile, i due uomini d'affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il corso dell'asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere. Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune.
Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore). Eppure quest'ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio nè quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti. Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l'aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.
Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità ... Venne innalzata l'età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate.
Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini.
Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato.
Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente.

Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio. E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete? Se questa storia vi ricorda qualcosa, ritroviamoci tutti nelle strade delle nostre città e dei nostri villaggi sabato 15 ottobre 2011 (Giornata internazionale degli indignati).

Per informazioni Coordinamento 15 ottobre


Fonte: testo trovato sul web da varie fonti e senza segnalazioni sull'autore.

venerdì 16 settembre 2011

L'uomo deve capire...


L'uomo deve capire e ricordare che la verità non può mai venire scoperta tutta, ma si rivela piano piano alla gente e si rivela soltanto a coloro che la cercano e non credono a tutto ciò che gli dicono intermediari falsamente "santi" i quali pensano di possederla, perciò l'uomo non deve considerare nessuno come un maestro che non può mai sbagliare, ma deve cercare la verità dovunque in tutte le tradizioni umane e controllare poi con la sua ragione.

Tratto da: La vera Vita di Lev Tolstoj

venerdì 26 agosto 2011

Perle di saggezza: Ricordati uomo....



"L'uomo talvolta crede di essere stato creato per dominare, per dirigere.
Ma si sbaglia. Egli è solamente parte del tutto.
La sua funzione non è quella di sfruttare, bensì è quella di sorvegliare, di essere un amministratore.
L'uomo non ha né potere, né privilegi.
Ha solamente responsabilità."

Oren Lyons, Onondaga (nativi americani)


Testo trovato sul web da varie fonti e senza segnalazioni sull'autore

venerdì 19 agosto 2011

Rispetta la Terra


Ciò che accade alla terra accade anche ai figli della terra.
Se l’uomo sputa sul suolo, sputa su se stesso.
Questo sappiamo…
Non è la terra che appartiene all’uomo, ma l’uomo alla terra.
Tutte le cose sono unite tra loro come il sangue che lega una famiglia.
Ciò che accade alla terra accade anche ai figli della terra.
Non è l’uomo che ha tessuto la ragnatela della vita; lui ne è solo un figlio.
Ciò che fa alla ragnatela lo fa a se stesso.

Cavallo zoppo (nativi americani)

Tratto da: testo trovato sul web da varie fonti e senza segnalazioni sull'autore

domenica 24 luglio 2011

Perle di saggezza: Il diritto di vivere


La terra fu creata con l’aiuto del sole e tale dovrebbe restare...La terra fu fatta senza linee di demarcazione, e non spetta all’uomo dividerla... Vedo che i bianchi in tutto il paese accumulano ricchezze, e vede il loro desiderio di darci terre senza valore... La terra ed io siamo dello stesso parere. Le dimensioni della terra e le dimensioni dei nostri corpi sono le stesse. Diteci, se potete dirlo, che siete mandati da una Potenza Creatrice a parlare con noi. Forse voi pensate che il Creatore vi ha mandati qui a disporre di noi come meglio vi pare. Se io pensassi che voi siete inviati dal Creatore, potrei essere indotto a pensare che avete il diritto di disporre di me. Non fraintendetemi, ma capitemi pienamente tenendo conto del mio amore per la terra. Io non ho mai detto che la terra è mia per farne ciò che mi pare. L’unico che ha diritto di disporne è chi l’ha creata. Io chiedo il diritto di vivere sulla mia terra e di accordare a voi il privilegio di vivere sulla vostra.

Capo Giuseppe della tribù dei Nasi Forati(nativi americani)

Tratto da: Testo trovato sul web da varie fonti e senza segnalazioni sull'autore

giovedì 7 luglio 2011

La mietitura di Lev Tolstoj

La raccolta del grano era nel suo massimo ardore. Il campo sconfinato d'un giallo luccicante era limitato, solo da una parte, dall'alta, azzurreggiante foresta.
Tutto il campo era coperto di covoni e di gente.
Nell'alto, folto grano si vedeva qua e là, sul campo mietuto, la schiena curva di una mietitrice, lo sbatter delle spighe, quando essa le prendeva fra le dita; una donna all'ombra e i covoni dispersi qua e là per la seminagione.
Dall'altra parte contadini ritti' sui carri affastellavano i covoni e sollevavano polvere sul campo arso, rovente.

 Lev Tolstoj

lunedì 4 luglio 2011

Perle di saggezza: Il sogno rivoluzionario di Mario Monicelli

MarioMonicelli
"Come finisce questo film? Non lo so. Io spero che finisca con quello che in Italia non c’è mai stato: una bella botta, una bella rivoluzione. C’è stata in Inghilterra, in Francia, in Russia, in Germania, dappertutto meno che in Italia. Quindi ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto, che è trecent’anni che è schiavo di tutti. Se vuole riscattarsi, il riscatto non è una cosa semplice. E’ doloroso, esige anche dei sacrifici. Se no, vada alla malora – che è dove sta andando, ormai da tre generazioni. "

Mario Monicelli

Tratto da: Un intervista rilasciata da Mario Monicelli alla trasmissione Rai per una notte

Photo credit Gianmaria Zanotti Melancholyblues at it.wikipedia [CC-BY-SA-2.0], da Wikimedia Commons

giovedì 23 giugno 2011

Perle di saggezza: 'Il vero bene è la virtù'

Se uno vuole essere felice, si convinca che l'unico bene è la virtù; se pensa che ce ne sia qualche altro, prima di tutto giudica male la provvidenza, perché agli uomini onesti capitano molte disgrazie e perché tutti i beni che essa ci ha concesso sono insignificanti e di breve durata se paragonati all'età dell'universo. Conseguenza di questi lamenti è che non manifestiamo gratitudine per i benefici divini: deploriamo che non ci capitino sempre, che siano scarsi, incerti e caduchi. Ne deriva che non vogliamo vivere, né morire: odiamo la vita, temiamo la morte. Ogni nostro disegno è incerto e non siamo mai pienamente felici. Il motivo? Non siamo arrivati a quel bene immenso e insuperabile dove la nostra volontà necessariamente si arresta: oltre la vetta non c'è niente. Chiedi perché la virtù non provi nessun bisogno? Gode di quello che ha, non desidera quello che le manca; per essa è grande quanto le basta. Abbandona questo criterio e verranno a cadere il sentimento religioso, la lealtà: chi vuole mantenere l'uno e l'altra deve sopportare molti dei cosiddetti mali, rinunciare a molte cose di cui si compiace come se fossero beni. Scompare la forza d'animo, che deve mettere se stessa alla prova; scompare la magnanimità, che non può emergere se non disprezza come cose di poco conto tutti quei beni che la massa desidera e tiene nella massima considerazione; scompaiono la gratitudine e i rapporti di gratitudine, se temiamo la fatica, se pensiamo che ci sia qualcosa di più prezioso della lealtà, se non miriamo al meglio.

Tratto da: Lettere a Lucilio di Seneca

domenica 5 giugno 2011

Perle di saggezza: Una vita senza amore

L’intelligenza priva di amore, ti rende perverso.

La giustizia senza amore, ti rende spietato.

La diplomazia senza amore, ti rende ipocrita.

Il successo senza amore, ti rende arrogante.

La ricchezza senza amore, ti rende avaro.

La docilità senza amore, ti rende sottomesso.

La povertà senza amore, ti rende orgoglioso.

La bellezza senza amore, ti rende ridicolo.

L’autorità senza amore, ti rende tiranno.

Il lavoro senza amore, ti rende schiavo.

La semplicità senza amore, ti toglie valore.

La preghiera senza amore, ti rende introverso.

La legge senza amore, ti schiavizza.

La politica senza amore, ti rende egoista.

La fede senza amore, ti rende fanatico.

La croce senza amore diventa tortura.

LA VITA SENZA AMORE... NON HA SENSO.

Autore: Testo trovato sul web da varie fonti e senza segnalazioni sull'autore

venerdì 20 maggio 2011

Perle di saggezza: Un mondo senza razza...

Gaia - EARTH DAY


Sono venuto al mondo con la pelle color bronzo. Molti miei amici sono nati con la pelle gialla, nera o bianca. Ci sono fiori dai colori diversi ed ognuno di essi é bello. Io spero che i miei figli vivano in un mondo in cui tutti gli uomini, di ogni colore, vadano d'accordo e lavorino insieme, senza che la maggioranza cerchi di uniformare gli altri al proprio volere.


Tatanga Mani (nativi americani)


Autore: Testo trovato sul web da varie fonti e senza segnalazioni sull'autore

Photo credit  AlicePopkorn   caricata su Flickr Licenza foto:Creative Commons

lunedì 2 maggio 2011

Perle di saggezza: La vita è troppo bella

Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch'io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l'eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d'amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e... ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)... ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca... E anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perché il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante...!

Charlie Chaplin

martedì 26 aprile 2011

Perle di saggezza: Vi è molto di folle nella vostra cosiddetta civiltà...


Vi è molto di folle nella vostra cosiddetta civiltà.
Come pazzi voi uomini bianchi correte dietro al denaro,
fino a che ne avete così tanto, che non potete vivere
potete vivere abbastanza a lungo per spenderlo.
Voi saccheggiate i boschi e la terra,
sprecate i combustibili naturali.
Come se dopo di voi non venisse più alcuna generazione,
che ha altrettanto bisogno di tutto questo.
Voi parlate sempre di un mondo migliore
mentre costruite bombe sempre più potenti
per distruggere quel mondo che ora avete.
Bufalo che Cammina, Stoney(Nativi americani)

lunedì 11 aprile 2011

Quando comincia il giorno?


Un rabbino istruiva, una volta, i suoi discepoli. Nel corso dei suoi insegnamenti, domandò loro: "Quando comincia il giorno?". Uno tra loro rispose: "Quando si alza il sole ed i suoi dolci raggi abbracciano la terra e la rivestono d'oro. Allora, un nuovo giorno comincia". Ma il rabbino non fu soddisfatto da tale risposta. Così, un altro discepolo s'arrischiò ad aggiungere: "Quando gli uccelli cominciano a cantare in coro le loro lodi e la natura stessa riprende vita dopo il sonno della notte. Allora, un nuovo giorno comincia". Anche questa risposta non accontentò il rabbino. Uno dopo l'altro, tutti i discepoli tentarono di rispondere. Ma nessuno riuscì a soddisfare il rabbino. Infine, i discepoli si arresero e con agitazione domandarono loro stessi: "Allora, dacci tu la risposta giusta! Quando comincia il giorno?".
Ed ecco il rabbino rispondere con estrema calma: "Quando vedete uno straniero nell'oscurità ed in lui riconoscete vostro fratello, in quel momento il giorno è nato! Se non riconoscete nello straniero vostro fratello o vostra sorella, il sole può essere sorto, gli uccelli possono cantare, la natura può ben riprendere vita. Ma fa ancora notte, e le tenebre sono nel tuo cuore!".
Autore:Testo trovato sul web da varie fonti e senza segnalazioni sull'autore

giovedì 7 aprile 2011

Lo steccato dell'amicizia


C'era una volta un ragazzo con un brutto carattere.
Suo padre gli diede un sacchetto di chiodi e gli disse di piantarne uno nello steccato del giardino ogni volta che avesse perso la pazienza e litigato con qualcuno.
Il primo giorno il ragazzo piantò 27 chiodi nello steccato.
Nelle settimane seguenti, imparò a controllarsi e il numero di chiodi piantati nello steccato diminuì giorno per giorno: aveva scoperto che era più facile controllarsi che piantare chiodi. Finalmente arrivò un giorno in cui il ragazzo non piantò alcun chiodo nello steccato. Allora andò dal padre e gli disse che per quel giorno non aveva piantato alcun chiodo.
Il padre allora gli disse: leva un chiodo nello steccato del giardino per ogni giorno che non perderai la pazienza e non litigherai con qualcuno. I giorni passarono e finalmente il ragazzo poté dire al padre che aveva levato tutti i chiodi dallo steccato.
Il padre portò il ragazzo davanti allo steccato e gli disse: "Figlio mio, ti sei comportato bene ma guarda quanti buchi ci sono nello steccato. Lo steccato non sarà mai più come prima. Quando litighi con qualcuno e gli dici qualcosa di brutto, gli lasci una ferita come queste. Puoi piantare un coltello in un uomo, e poi levarlo, ma rimarrà sempre una ferita, non importa quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà."

Una ferita verbale fa male quanto una fisica. Gli amici sono gioielli rari, ti fanno sorridere e ti incoraggiano. Sono pronti ad ascoltarti quando ne hai bisogno, ti sostengono e ti aprono il cuore .

Autore:Testo trovato sul web da varie fonti e senza segnalazioni sull'autore