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sabato 31 gennaio 2026

La deriva fascista è qui: o la fermiamo ora o sarà troppo tardi


La deriva fascista nel mondo non è un fantasma del passato: è qui, adesso, che bussa alla porta. E se facciamo finta di niente, un giorno ci sveglieremo troppo tardi, chiedendoci “come è potuto succedere di nuovo?”.

In tanti paesi vediamo gli stessi segnali: leader che insultano minoranze, governi che attaccano la stampa libera, politici che chiamano “traditori” quelli che non la pensano come loro.

Il meccanismo è sempre lo stesso: paura, nemico, semplificazione. Ti dicono che è colpa dei migranti, degli omosessuali, delle donne che vogliono diritti, degli “intellettuali”, dei poveri che “pesano sulla società”. Ti convincono che serva “l’uomo forte”, che “la democrazia è lenta”, che “i diritti sono un lusso”. Così, piano piano, accetti leggi più dure, meno libertà, più controllo, meno umanità.

Questa deriva non è solo politica, è morale. Quando accettiamo insulti verso chi è diverso, quando ridiamo di fronte alla violenza verbale, quando ci voltiamo dall’altra parte davanti alle ingiustizie, stiamo collaborando, anche in silenzio, alla distruzione dei valori che diciamo di difendere: dignità, uguaglianza, solidarietà, libertà. Senza questi, non resta che la legge del più forte.

Per questo oggi serve un blocco antifascista globale, non solo di partiti, ma di persone. Non è una parola vecchia, è una necessità attuale. Vuol dire: non normalizzare l’odio, non votare chi predica disprezzo e violenza, difendere la stampa libera, sostenere chi lotta per i diritti umani, parlare chiaro con amici, familiari, colleghi quando ripetono slogan razzisti e sessisti.

Essere antifascisti oggi significa scegliere da che parte stare: o con chi costruisce muri e gerarchie tra esseri umani, o con chi difende l’idea che nessuno vale meno di un altro. Non esiste neutralità: il silenzio di fronte alla barbarie è complicità.

Se non vogliamo il collasso totale dei valori che rendono una società degna di essere vissuta, dobbiamo agire adesso. Informiamoci, organizziamoci, votiamo con coscienza, scendiamo in piazza quando serve, sosteniamo chi viene preso di mira. La storia ci ha già mostrato cosa succede quando il fascismo dilaga. L’unica vera domanda è: abbiamo imparato qualcosa, oppure no?

Autore: Spartaco

Licenza: pubblicato e concesso su richiesta dell'autore

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Immagine generata con intelligenza artificiale


Una profezia sulla scuola...


"Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito.
Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.
"

Piero Calamandrei

Discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950 da Piero Calamandrei.

Guantanamera di José Martí


Guantanamera

Sono un uomo sincero

Di dove cresce la palma

e prima di morire voglio

far uscire i versi dalla mia anima.

Il mio verso è di un verde chiaro

e di un color rosso acceso,

il mio verso è un cervo ferito,

che sul monte cerca riparo.

Coltivo la rosa bianca

in giugno come in gennaio

per l’amico sincero

che mi dà la sua mano franca.

E per il crudele che mi strappa

il cuore con cui vivo

non coltivo né cardi né ortiche:

coltivo la rosa bianca.

Io conosco un dispiacere profondo

tra le pene senza nome:

la schiavitù degli uomini

è la grande pena del mondo.

Con i poveri della terra

voglio dividere la mia sorte,

il ruscello della montagna

mi seduce più del mare.

José Martí


Sai di cosa sono fatti i sogni?


"Sai di cosa sono fatti i sogni? Fatti? Sono solo sogni. No, non lo sono. La gente pensa che non siano reali perché non sono materia, particelle. Sono reali. Sono fatti di punti di vista, immagini, ricordi, giochi di parole e speranze perse".

Neil Gaiman



La tua nostalgia di Edith Irene Södergran


La tua nostalgia

La tua nostalgia è un mare che puoi navigare,
la tua nostalgia è un terreno su cui puoi camminare,
perchè te ne stai allora inerte e scorata
fissando il vuoto?

Verrà un mattino con un orizzonte più rosso
di tutti gli altri,
verrà un vento a porgerti la mano:
mettiti in cammino!

Edith Irene Södergran

 

Schedare i docenti: il ritorno del tarlo autoritario nella scuola italiana



Articolo da Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

Ha fatto, e giustamente, scalpore l’iniziativa di Azione studentesca di Pordenone che ha proposto una schedatura (nelle loro intenzioni su base nazionale, cosa che pare stia avvenendo considerato il clamore generato) dei/delle docenti di sinistra; in pratica si invitano gli studenti e le studentesse a segnalare i docenti di sinistra che fanno propaganda e a indicare qualche esempio particolarmente eclatante.

Siamo riusciti a visionare direttamente il questionario, accedendo dal QRcode del volantino diffuso dalla stessa organizzazione (clicca qui per il volantino e il QRcode) e, tuttavia, anche quanto apparso sui quotidiani nazionali è sufficiente per inquadrare questa iniziativa di uno dei bracci giovanili di Fratelli d’Italia, il partito che è al governo del nostro Paese. La stessa organizzazione che ritiene che durante le lezioni di educazione civica non si debba parlare di Antifascismo, come risulta dalla locandina allegata in basso.

La questione dei “docenti di sinistra” da attenzionare non è cosa solo degli ultimi mesi; già Salvini alcuni anni fa aveva tuonato contro i/le docenti e i libri scolastici di sinistra e negli ultimi mesi direttamente il Ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara è intervenuto a più riprese, con atti anche molto gravi come quello delle ispezioni sul caso di Francesca Albanese.

Si tratta di attacchi pesanti alla libertà di insegnamento e al pluralismo che la stessa Costituzione (memore della fascistizzazione della scuola anche attraverso il “Testo unico di Stato”) assegna alla scuola pubblica italiana.

Le destre, in tutte le sue articolazioni, dal ministro giù giù fino alle sue organizzazioni giovanili, hanno dichiarato da tempo guerra a quelli che chiamano i “cattivi maestri” che avrebbero indebolito l’autorevolezza e la disciplina della scuola. Si tratta di un attacco che fa il paio con quello agli organi collegiali democratici che guidano (o dovrebbero guidare) la scuola, è lo stesso attacco che porta a fare della scuola insieme formazione del capitale umano e bacino di reclutamento anche ideologico verso la militarizzazione della società. L’intento, esplicito ed esplicitato, è farla finita con la scuola uscita dalla grande stagione del ’68, una stagione che ha democraticizzato la scuola e ha cercato di assegnarle pienamente il ruolo stabilito dalla Costituzione.

Quella che è sotto attacco complessivo (e non da oggi) è la scuola come luogo di formazione del sapere critico, la scuola concepita come formazione di cittadini consapevoli perché sì, lo confessiamo, nelle scuole si continua a parlare di accoglienza e si lavora per decostruire la paura del diverso e il razzismo.

Nelle scuole si parla di pace tra i popoli e non di patrie e di interessi nazionali da difendere con le armi; a scuola si parla delle guerre in corso e persino delle responsabilità delle multinazionali nel disastro climatico; nelle scuole, mentre la Lega e altre forze politiche cercano il consenso urlando contro le moschee e la loro costruzione, si continua a parlare di dialogo tra le diverse culture e le diverse religioni.

E informiamo il ministro e Azione studentesca che per raggiungere il loro scopo dovrebbero modificare in profondità tutte le antologie scolastiche, che sono invece tutte impostate su un taglio di vera educazione alla cittadinanza; dovrebbero poi intervenire ancora più pesantemente di quanto fatto fino ad oggi sui libri di storia, magari edulcorando il ventennio (come già hanno pesantemente semplificato e distorto altri passaggi storici).

E questo ovviamente non lo possono fare. Che fanno allora? Usano l’arma dell’intimidazione e della schedatura. Dopo le ispezioni di Valditara molti e molte più docenti italiani/e avranno timore di affrontare la questione del genocidio a Gaza e lo stesso può dirsi della schedatura di Azione studentesca, che spingerà i/le docenti più timorosi/e ad astenersi dall’affrontare temi di attualità, così necessari invece per fornire agli studenti e alle studentesse strumenti di comprensione del mondo.

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Fonte: Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

Autore:
Serena Tusini

Licenza: This work is licensed under Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0 International

Articolo tratto interamente da Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università


I bei ricordi


“I bei ricordi non scompaiono mai. Nel peggiore dei casi si addormentano nei sotterranei dell'anima, salvo, poi, risvegliarsi all'improvviso quando sentono il motivo di una vecchia canzone.”

Luciano De Crescenzo


Non intendo essere messaggero di nessuno...


"Non intendo essere messaggero di nessuno, né profeta; non ho messaggi da lanciare, assolutamente. Dico solo che la nostra maniera di vivere è sbagliata, che il mondo che stiamo vivendo è fatto per consumare e che il consumo consuma anche la natura. Consumando la natura, noi consumiamo l'uomo: consumiamo l'umanità. Vede, una volta la gente, mi riferisco alla gente di montagna, perché io sono un montanaro e vivo in montagna, era diversa; io certe realtà cittadine non le posso conoscere, ma dico questo: cinquant'anni fa si sentiva la gente cantare. Cantavano loro, non avevano le macchine per farli cantare o per ascoltare. Adesso la gente non canta più. La gente comune: il falegname, il contadino, l'operaio, quello che va in bicicletta, il panettiere ha smesso di cantare. Adesso cantano le immagini, cantano gli apparecchi radio, la televisione, i dischi, ma la gente non canta."

Mario Rigoni Stern


È morta l'attrice Catherine O'Hara, che interpretava "la madre" nel film Mamma, ho perso l'aereo

Catherine O'Hara at SCTV Day Toronto 1995 (f200 s1281 fl2251)


Articolo da Wikinotícias

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su Wikinotícias 

L'attrice canadese Catherine O'Hara è morta all'età di 71 anni nella sua casa di Los Angeles, California. La causa del decesso non è stata rivelata, ma è noto che era malata da diversi mesi.

Catherine è diventata famosa in tutto il mondo per il ruolo di Kate McCallister, la madre di Kevin nella serie Mamma, ho perso l'aereo, ma ha interpretato molti altri ruoli in film e serie TV e ha lavorato anche come doppiatrice.

Ha vinto numerosi premi, tra cui un Emmy come migliore attrice in una serie comica nel 2020 per la sua interpretazione dell'eccentrica Moira Rose nella serie Schitt's Creek.

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Fonte: Wikinotícias

Autori: vari

Licenza: Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution 2.5 Generic License.

Articolo tratto interamente da 
Wikinotícias

Photo credit City of Toronto Archives, Fonds 200, Series 1281, File 2251, Attribution, da Wikimedia Commons


Vi chiedo anche di ricordare la vostra umanità...

 

"Vi chiedo anche di ricordare la vostra umanità, perché è ciò che deciderà cosa farete quando girerete queste ultime pagine e chiuderete questo libro. Sarete solidali con la causa palestinese e la aiuterete in qualsiasi modo possibile, sia diffondendo consapevolezza tra gli altri, facendo pressione sul vostro governo o informandovi ulteriormente su ciò che sta accadendo? Oppure ignorerete ciò che avete imparato, metterete giù questo libro e continuerete la vostra vita come al solito? La scelta è vostra."

Ahed Tamimi


Dovremmo tutte imparare...

Malika Ayane 2

“Dovremmo tutte imparare che possiamo essere libere e forti senza dover dimostrare di essere supersoniche.” 

Malika Ayane

Photo credit Iogu, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons


Un male

 


"Un male disperato richiede un rimedio pericoloso."

Guy Fawkes



Citazione del giorno


"Chi mente, se anche non scoperto, ha la punizione in sé medesimo; egli sente che tradisce un dovere e si degrada."

Silvio Pellico



venerdì 30 gennaio 2026

Non pensare mai di aver sprecato la tua vita


"Non pensare mai di aver sprecato la tua vita. Non potrai mai sapere le vite che hai toccato, le porte che hai aperto, il conforto che hai donato. Una gentilezza fatta soprappensiero. Una parola, un sorriso possono aver cambiato per sempre una vita. Il bene non va mai perduto."

Charlotte Gray


La storia di Roza Shanina

Roza Shanina è stata una leggendaria cecchina sovietica durante la seconda guerra mondiale, accreditata di 59 uccisioni confermate prima di morire in azione all'età di 20 anni.


Video credit PixelProject caricato su YouTube




L'odio è fuori dai giochi: oggi ha vinto la Costituzione


 Alla fine è arrivato il "no". La conferenza stampa dal titolo "Remigrazione: un’opportunità per l’Europa e l’Italia", inizialmente prevista presso la Sala Stampa di Montecitorio, è stata ufficialmente annullata.

Stamattina, decine di parlamentari delle opposizioni hanno fatto irruzione nella sala stampa occupandola fisicamente. I deputati hanno intonato Bella Ciao e sventolato copie della Costituzione Italiana, dichiarando che non avrebbero permesso lo svolgimento di un evento basato su tesi "razziste e neofasciste" all'interno delle istituzioni repubblicane.

Oggi ha vinto l'Italia che ricorda, l'Italia che non si volta dall'altra parte. Difendere i palazzi delle istituzioni da narrazioni tossiche e xenofobe significa difendere il futuro di tutti noi.

La libertà di parola non è libertà di seminare odio.

Immagine generata con intelligenza artificiale


Ritmi retrò (viaggio nella musica): Sunday Bloody Sunday degli U2



Angolo curato e gestito da Mary B.

Sunday Bloody Sunday è una di quelle canzoni che non puoi ascoltare “di sottofondo”. Ti prende, ti scuote, ti costringe a guardare in faccia una verità scomoda: la violenza non è mai solo un fatto di cronaca, è una ferita che resta nella storia e nelle persone.

Gli U2 l’hanno scritta pensando al Bloody Sunday del 1972, quando a Derry, in Irlanda del Nord, una manifestazione pacifica finì in tragedia. Ma il punto della canzone non è raccontare un evento: è ricordarci quanto sia assurdo e disumano che la politica, l’odio e le divisioni portino sempre allo stesso risultato, ovunque nel mondo.

La forza del brano sta proprio nella sua semplicità. Non fa retorica, non cerca eroi. Dice solo: “Com’è possibile che siamo ancora qui, a contare morti?”. È una domanda che vale ieri come oggi.

E forse è per questo che Sunday Bloody Sunday continua a parlare a tutti. Perché non è solo una canzone di protesta: è un grido di umanità. Un invito a non abituarci mai alla violenza, a non considerarla “normale”, a non voltare lo sguardo.

A volte basta una canzone per ricordarci che possiamo e dobbiamo: essere migliori.

Ascoltala su YouTube

Questo post, fa parte dell'iniziativa gli angoli. Se anche tu, vuoi avere uno spazio fisso in questo blog, clicca qui.


Una persona realizzata irradia qualcosa


"Una persona realizzata irradia qualcosa. Questo è il mio concetto di felicità: essere in sintonia con qualcosa di grande, anche con la sofferenza e con la morte. Ciò dona un profondo raccoglimento, da peso e pacatezza. È qualcosa di molto silenzioso. Questa è una felicità conquistata, non è quella dimenticanza di sé. Ha a che fare con la forza."

Bert Hellinger


Le persone


"Le persone perdono il senso della vita perché sono incapaci di fermarsi, di disfarsi di se stessi, di sciogliersi, di smettere di vedere, di disimparare, di mettersi in salvo."

 Charles Bukowski

La nostra società sta vivendo un periodo di forte abbassamento...



"Dobbiamo difenderci dalla prepotenza dei potenti e dai media che amplificano le loro azioni in maniera esagerata e servile. C'è poco da stare allegri di questi tempi. Io sono sereno e felice, ma ciò non mi toglie dal disappunto che provo per come sta andando il mondo. La nostra società sta vivendo un periodo di forte abbassamento. Proprio perché alla gente piace la superficialità"

Franco Battiato



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85 secondi alla fine


Il 27 gennaio 2026, il Bulletin of the Atomic Scientists ha aggiornato l'Orologio dell'Apocalisse (Doomsday Clock), portando le lancette a 85 secondi alla mezzanotte.

Si tratta del punto più vicino all'autodistruzione mai raggiunto dall'umanità dalla creazione dell'orologio nel 1947, superando il precedente record negativo di 89 secondi stabilito nel 2025.

Lo spostamento delle lancette suggerisce che per invertire la rotta nel 2026 sarà necessaria una ripresa immediata del dialogo.



La posta in gioco è la democrazia: perché votare NO



Articolo da Transform! Italia

Il grande successo della due giorni di Bologna, non solo per la nutrita  presenza ma per la  qualità degli interventi, allarga lo spiraglio di luce che si era avvertito nelle grandi manifestazioni in sostegno del popolo palestinese. Di fatto – e su questo punto sarà bene ritornare in modo più ampio –  siamo di fronte ad una ripresa di un largo e inclusivo movimento di massa, capace di muoversi al di là o addirittura in assenza di un input proveniente da organizzazioni partitiche o sociali, e in grado di affrontare la sfida che il finanzcapitalismo mondiale sta ponendo, come il suo sistema di guerra, la distruzione dell’ambiente, l’aperta contraddizione con qualunque tipo d sistema democratico, compreso quelli puramente liberali. Tenere insieme non livello accademico, ma a quello dei movimenti sociali e reali queste tematiche che spesso nel dibattito politico culturale sono tenute distinte, mi pare il migliore successo di quel processo di convergenza di cui si è parlato in questi ultimi mesi e che è stato il filo conduttore dell’incontro bolognese.

L’altro aspetto enormemente positivo che balza subito agli occhi, pur in una analisi approssimativa quale quella che qui viene accennata, è la dimensione internazionale che il convegno di Bologna ha saputo darsi. E all’interno di questa una capacità di collegamento e di interlocuzione con movimenti e lotte che si stanno costruendo e manifestando a livello europeo. In questi ultimi mesi diverse sono state le città europee che sono state attraversate da imponenti manifestazioni, precedute e seguite da  appuntamenti pubblici di riflessione e di continuo aggiornamento di piattaforme di lotta. Sì può dire che l’Europa della società civile abbia sottolineato la propria distanza, non passiva ma attiva e propositiva, dalla Europa delle istituzioni, da una Unione europea totalmente incapace – anzi del tutto contraria – ad assumere nel panorama mondiale attuale un ruolo di forza autonoma dal punto di vista politico ed economico, che sia fattore concreto di pace e di solidarietà verso i popoli vittime di guerre, del neocolonialismo, dello sfruttamento delle risorse dei loro territori. In un quadro nel quale i pericoli del precipitare verso un nuovo conflitto mondiale, che l’utilizzo delle armi nucleari renderebbe devastante per il pianeta e per il vivente umano e non umano, si avvertono con sempre maggiore insistenza e incombenza, si sta sviluppando una nuova dimensione dell’internazionalismo che riesce ad unire movimenti ed esperienze provenienti da diversi settori sociali, con un protagonismo femminile e giovanile rilevante. Ciò che era stato seminato ai tempi della globalizzazione montante, si pensi alle giornate di Genova del 2001, alle straordinarie manifestazioni contro la guerra in Iraq del 2003 sta ora sbocciando in forme nuove a fronte di un rinculo della globalizzazione capitalistica, al tentativo di dividere il mondo in aree di influenza e di dominio imperiali l’un contro l’altra armate, a proporre la guerra non come prolungamento della politica con altri mezzi, ma alla sostituzione tout court della politica stessa.

Ciò che accade a livello internazionale si ripercuote nei singoli paesi del capitalismo maturo che pur tra mille differenze conoscono un attacco a fondo ai più elementari principi democratici. Mentre la foga di Trump manda all’aria le istituzioni internazionali nate dopo la seconda guerra mondiale, già inefficienti di loro, per costituirle con aggregazioni aggressive di governi di paesi a lui fedeli – si pensi all’obbrobrio del cd. Board of Peace – all’interno di quei singoli paesi sono in corso non solo processi di svuotamento delle Costituzioni democratiche, attraverso la  disapplicazione delle loro norme – il che non sarebbe di per sé una novità – ma di stravolgimento e cambiamento dello stesso testo scritto, attraverso processi di revisione attuati a colpi di maggioranze parlamentari spesso non corrispondenti alle volontà politiche dei cittadini, ma costruite con leggi elettorali di comodo.

E’ il caso italiano, ove l’aggressione alla Costituzione ha un significato particolare. La nostra Carta costituzionale infatti non è ascrivibile al campo delle Costituzioni liberali, non si occupa solo dei diritti, delle libertà della cittadinanza ma unisce questi alla grande questione dell’uguaglianza come è evidente fin nei primi citatissimi articoli che costituiscono i “principi fondamentali” della nostra Costituzione. Stravolgerla, cambiarla nella sua applicazione e nel testo significa aggredire tanto il campo dei diritti quanto quello dei bisogni. La posta in gioco è quindi enorme. Il voto sul referendum cd. affermativo sulla legge  Meloni-Nordio assume una valenza particolare, anche perché il governo, al di là delle dichiarazioni della Presidente del Consiglio, è inevitabilmente chiamato a misurare l’esistenza o meno di un consenso reale e non falsato da meccanismi elettorali truffaldini.

Nel referendum – la cui data è stata messa in discussione dal ricorso giustamente presentato da 15 cittadini e su cui si attende la sentenza del Tar – non prevede, come si sa, quorum. Quindi le forze della destra non potranno usare a loro vantaggio l’arma dell’astensione per fingere un’approvazione del loro operato. I sondaggi, di cui però non bisogna innamorarsi, indicano che la forchetta tra il Sì e il No si sta restringendo. L’ultimo in nostro possesso indica uno scarto minimo, tra il Sì e il No, pari allo 0,2%. Solo qualche settimana fa, gli stessi sondaggi evidenziavano una differenza a favore del Sì superiore a dieci punti. Il tempo quindi gioca a favore della possibilità di raggiungere e convincere i cittadini ad andare a votare e ad aumentare la percentuale del NO. Insomma l’esito del referendum è contendibile. Fare vincere il NO è possibile, a condizione che si possano raggiungere quella massa consistente di cittadini che, anche nei sondaggi, mostrano di non conoscere l’argomento o di essere indifferenti.

Ciò che è in discussione non è tanto la separazione delle carriere, cavallo di battaglia di Berlusconi, perché essa di fatto è già stata attuata con le limitazioni poste dalla precedente legislazione ordinaria (vedi la legge Cartabia), ma l’indipendenza e l’autonomia della magistratura dal governo. Quindi l’equilibrio fondamentale dei poteri – il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario –  su cui si regge uno Stato democratico. Del resto lo stesso ministro Nordio lo ha affermato, in più di una delle sue numerose esternazioni, quando ha affermato ad esempio che la Schlein, in quanto capo del principale partito di opposizione, dovrebbe ringraziarlo per avere fatto una simile legge, perché le potrebbe essere assai utile qualora dovesse andare al governo. Una manifestazione più chiara delle reali finalità di questa legge – l’assoggettamento della magistratura al potere esecutivo – era persino difficile da immaginarsi. Questo risultato la legge Nordio lo otterrebbe con la duplicazione dei Consigli superiori della Magistratura e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. In essi l’elezione della parte togata avviene per puro sorteggio, con la scusa di eliminare le correnti, mentre per la parte laica il sorteggio avverrebbe all’interno di una platea precedentemente definita in sede parlamentare, dove però la maggioranza potrebbe indicare figure ad essa fedeli. In questo modo il controllo sulla figura del Pubblico ministero da parte del governo sarebbe assicurata.

Non è difficile immaginare che fine farebbero persone arrestate sulla base del decreto sicurezza, ora diventato legge, e di altre norme restrittive – si pensi al ddl sull’antisemitismo in preparazione – nel corso di manifestazioni o di esercizio in qualunque forma di un dissenso. Esse si troverebbero di fronte a un Pubblico ministero il cui unico scopo non è più quello di accertare la verità dei fatti ma di punire il presunto colpevole. Alla repressione poliziesca si aggiungerebbe la punizione per via giudiziaria. Una tenaglia che strangolerebbe i diritti e la giustizia.

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Fonte: 
Transform! Italia

Autore: 
Alfonso Gianni



Articolo tratto interamente da Transform! Italia


Una patrimoniale per la democrazia: perché serve ora



Articolo da Valori

Tassare i grandi patrimoni non è uno slogan: serve una proposta chiara e condivisa per ridurre le disuguaglianze e ricostruire il patto sociale

La tassazione dei grandi patrimoni divide perché riguarda una scelta politica fondamentale: chi deve finanziare il welfare e la transizione, e chi oggi ne è in larga parte escluso. Patrimoniali e tasse di successione mettono in discussione rendite e privilegi consolidati.

Guardare a come funzionano in Europa e ai loro effetti sulle disuguaglianze serve a una cosa sola: riportare la ricchezza dentro un patto sociale che renda la società più giusta, solidale e democratica.

Gli articoli che compongono il dossier:

È ora che tutti i soggetti che discutono di una maggiore progressività fiscale e dell’introduzione di una patrimoniale sulle grandi ricchezze (e quindi anche di una imposta di successione che in Italia praticamente non esiste) si confrontino per predisporre un piano, una strategia e una proposta condivisa da sottoporre al mondo della politica e ai legislatori di oggi e di domani. Per dare il via a una campagna che sia finalmente comprensibile da parte dei cittadini in generale. 

Sulle tasse, oltre al fastidio che da sempre le accompagna, si sono attivati meccanismi autolesionistici, come se una grave forma di falsa coscienza quando non proprio una radicale espressione della servitù volontaria, avessero preso definitivamente il sopravvento. Persone che non hanno alcun patrimonio che si dicono spaventate da interventi che riguarderebbero solo i plurimilionari. Contribuenti che hanno redditi molto bassi che si dichiarano contrari all’introduzione di aliquote più alte per chi guadagna dieci volte più di loro e che nel frattempo si sentono ripetere che non si possono aumentare le retribuzioni e, figuriamoci, introdurre un salario minimo, giammai!

Più tasse a pochi per dare di più a tutti: una verità semplice

Dopo anni in cui le questioni fiscali sono state vissute più o meno da tutti all’insegna del berlusconiano «meno tasse per tutti» – nonostante la presenza di forze progressiste in quasi tutti i governi degli anni Dieci – in Italia finalmente si è tornati a parlare della leva fiscale come strumento fondamentale per ridurre le disuguaglianze sociali. Anche se puntualmente i passi in avanti sono frustrati dai distinguo e dalla mancanza di chiarezza. Eppure non sarebbe poi così difficile spiegare che ci vorrebbero più tasse per qualcuno, i pochi fortunati, per disporre di un dividendo sociale di cui tutti gli altri potrebbero finalmente giovarsi.

In questo contesto, va detto che anche tra i favorevoli c’è parecchia confusione. Ognuno ha la sua proposta con numeri e proporzioni diverse e invece di proposta ce ne vorrebbe una, sostenuta da tutti quanti – con la propria sensibilità e i propri argomenti, come è ovvio che sia – per togliere di mezzo equivoci, imprecisioni, contraddizioni che spesso caratterizzano, nel nostro Paese, le proposte politiche di carattere economico.

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Fonte: Valori

Autore: 
Giuseppe Civati


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Articolo tratto interamente da 
Valori


30 gennaio 1972 – Bloody Sunday; parà britannici uccidono tredici dimostranti nordirlandesi nel corso di una manifestazione



Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera

La strage del Bogside, popolarmente nota come Bloody Sunday ("Domenica di sangue" o "Domenica maledetta")[1][2] è avvenuta il 30 gennaio 1972 nel quartiere di Bogside a Derry, in Irlanda del Nord, durante una marcia di protesta organizzata dalla Northern Ireland Civil Rights Association (NICRA) contro la cosiddetta Operazione Demetrius, che aveva visto l'internamento senza processo di cittadini irlandesi sospettati di terrorismo[3].

I soldati del primo battaglione del Reggimento Paracadutisti dell'Esercito britannico, lo stesso implicato nel massacro di Ballymurphy avvenuto alcuni mesi prima[4], spararono contro una folla di manifestanti disarmati, colpendo 26 civili. La strage causò 14 vittime: 13 di loro morirono sul colpo, la quattordicesima invece quattro mesi più tardi a seguito delle gravi ferite riportate[5][6]. Molte vittime furono raggiunte da colpi di arma da fuoco durante la fuga, altre durante le procedure di soccorso ai feriti. Alcuni manifestanti furono anche colpiti da schegge di proiettile, proiettili di gomma o colpi di manganello, mentre due di loro rimasero feriti in seguito all'investimento da parte di veicoli militari[7]. Tutte le vittime e i feriti erano di religione cattolica.

Due inchieste distinte promosse dal Governo del Regno Unito si tennero a distanza di 25 anni una dall'altra. La prima, presieduta dal giudice Widgery, si svolse a ridosso dei fatti e assolse l'Esercito britannico. La decisione di sparare sulla folla fu descritta come «al limite dell'imprudenza» ma comunque accettabile, e le rivendicazioni dei soldati, che affermavano di aver sparato solo su manifestanti provvisti di armi da fuoco e bombe, furono pienamente accolte. L'inchiesta fu soggetta ad ampie critiche da parte dell'opinione pubblica, che la considerò come un chiaro tentativo di insabbiamento[8][9][10].

La seconda inchiesta, nota come Inchiesta Saville dal nome del giudice che la diresse, riaprì il caso nel 1998 per approfondirne le responsabilità. I risultati sono stati resi pubblici dopo dodici anni di indagini, nel 2010, e hanno completamente ribaltato la sentenza precedente considerando l'operato omicida dei militari britannici come «ingiustificato e ingiustificabile». Dall'inchiesta emerse che tutte le vittime erano disarmate, che nessun manifestante rappresentava una seria minaccia all'ordine pubblico, che nessuno aveva fatto uso di bombe e che i soldati avevano «volontariamente avanzato false accuse» al solo fine di giustificare l'impiego di armi da fuoco[11][12]. In risposta a quest'inchiesta, i militari hanno negato tanto di aver scientemente sparato alle vittime della strage, quanto di aver sparato deliberatamente ai feriti, neanche solo per sbaglio[13]; nonostante ciò, alla pubblicazione degli esiti dell'inchiesta David Cameron, l'allora Primo ministro del Regno Unito, ha presentato a tutti i manifestanti coinvolti le scuse formali del Regno Unito[14]. Conseguentemente ai risultati dell'inchiesta, anche la polizia ha avviato un'indagine che ha visto accusato di omicidio uno degli ex militari coinvolti; il caso è stato però archiviato due anni dopo per inammissibilità delle prove[15].

Bloody Sunday è considerato uno tra i più significativi eventi del conflitto nordirlandese[2]: l'episodio rinfocolò il nazionalismo filoirlandese dei cattolici dell'Ulster spingendoli all'arruolamento in massa nel corpo clandestino paramilitare noto come Provisional Irish Republican Army e ha ispirato da allora numerose opere letterarie, musicali e cinematografiche di condanna alla violenza. 

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