Se avete alzato gli occhi al cielo negli ultimi giorni, sappiate che lassù sta succedendo qualcosa di storico. Dopo decenni di attesa, la missione Artemis 2 è finalmente realtà. Il lancio del 1° aprile non era affatto un pesce d'aprile: il colossale razzo SLS ha illuminato il cielo della Florida, portando con sé Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen verso la Luna.
La notizia incredibile di queste ore è che l'equipaggio ha appena infranto un record che durava da oltre cinquant'anni. Superando la distanza raggiunta dalla leggendaria missione Apollo 13, la capsula Orion è diventata il veicolo con equipaggio umano ad essersi spinto più lontano dalla Terra nella storia. Parliamo di oltre 400.000 chilometri da casa.
Proprio ieri, il 6 aprile, gli astronauti hanno vissuto il momento più intenso del viaggio: il flyby lunare. Sono passati a circa 6.400 km dalla superficie del nostro satellite. Immaginate la scena: Christina Koch ha descritto il momento in cui hanno iniziato a "cadere" verso la Luna invece di allontanarsi dalla Terra. È un cambio di prospettiva che mette i brividi.
In questo momento, l'equipaggio sta godendo di una vista che nessun essere umano ha avuto per mezzo secolo, osservando da vicino il lato nascosto della Luna e persino un'eclissi solare vista dallo spazio profondo.
Nonostante l'entusiasmo, non c'è molto tempo per riposare. La traiettoria a "ritorno libero" sta già sfruttando la gravità lunare per fiondare la capsula verso la Terra. Se tutto procede come da tabella di marcia, il tuffo nell'Oceano Pacifico, al largo della California, è previsto per venerdì 10 aprile.
Questa missione non è solo un "giro turistico" ad alta tecnologia. È il test definitivo per i sistemi di supporto vitale della Orion. Se questi dieci giorni confermeranno che tutto funziona alla perfezione, il prossimo passo sarà ancora più grande: riportare gli scarponi degli astronauti sulla polvere lunare con Artemis 3.
Bentornati nello spazio, finalmente!
Autore: Morpheus
Photo credit NASA, Public domain, via Wikimedia Commons








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