Non è violenza rifiutare di morire di stenti mentre i profitti battono record.
Non è violenza pretendere salari dignitosi, una casa, cure accessibili e pensioni che permettano di vivere.
Non è violenza affermare che la vita non è una merce e che il lavoro non deve essere sfruttamento.
Non è violenza scioperare contro chi ci fa lavorare senza garantire un futuro.
Non è violenza riempire strade e piazze contro affitti insostenibili, sfratti e speculazione.
Non è violenza ostacolare chi trae profitto dalla casa, dal cibo, dall'energia e dalla sopravvivenza delle persone.
Non è violenza chiamare il capitalismo con il suo nome: un sistema che genera povertà, precarietà, guerre e devastazione ambientale in nome del profitto.
Non è violenza sostenere che la ricchezza prodotta da tutti non possa essere concentrata nelle mani di pochi.
Non è violenza difendere braccianti, migranti, operai, disoccupati, studenti e precari.
Non è violenza abbattere i muri dell'esclusione e affermare che nessun essere umano è illegale.
Non è violenza dire che il Mediterraneo non deve essere un cimitero e che le frontiere possono trasformarsi in strumenti di morte.
Non è violenza opporsi al genocidio, all'occupazione, alle guerre e a chi le finanzia.
Non è violenza rifiutare il riarmo mentre ospedali, scuole e case popolari vengono abbandonati.
Non è violenza scegliere la pace, una pace fondata sulla giustizia e non sulla resa.
Non è violenza diffidare di chi predica calma mentre smantella welfare, salari, diritti e futuro.
Non è violenza rifiutare la criminalizzazione del dissenso e la delegittimazione della rabbia sociale.
Non è violenza rispondere all'ingiustizia con organizzazione, solidarietà e lotta collettiva.
La vera violenza è il lavoro che uccide.
È l'affitto che consuma lo stipendio.
È l'ospedale che non cura.
È la precarietà elevata a normalità.
È la guerra che chiede sempre nuovi sacrifici.
Non chiediamo elemosina.
Non chiediamo permesso.
Esigiamo dignità, diritti e giustizia sociale.
E finché esisterà chi accumula ricchezza sulla miseria altrui, la lotta per cambiare le cose non sarà violenza.
Sarà resistenza.
Autore: Partigiana Cyber








Devastare una città, aggredire dei passanti, è resistenza? Io azzarderei pura violenza fine a se stessa, che non ha nulla a che vedere con la dignità, diritti e la giustizia sociale.
RispondiEliminaL.
Durante manifestazioni come queste, ci possono stare anche persone, che non c'entrano nulla con la massa. Il carovita è sotto gli occhi tutti, l'elenco sopra, evidenzia una minima parte di questi. Voglio ricordare anche i blocchi stradali al Sud, ignorati dai mass media nazionali.
EliminaBisognerebbe sentire cosa ne pensano quei commercianti che si sono visti devastare e depredare i loro locali...
RispondiEliminaCiao
La devastazione non va bene sicuramente, perché fa perdere il senso della protesta.
EliminaIl carovita, il caroaffitti e le altre disiguaglianze sociali non giustificano gli atti di violenza e le devastazioni commesse da chi "protesta" per i propri diritti ma non rispetta quelli degli altri. Imparate ma non rispetta quelli degli altri. Martin Luther King e il Mahatma Gandhi hanno combattuto per i diritti civili senza ricorrere alla violenza. Imparate da loro e riuscirete a smuovere anche le montagne. Ho ottantanti e o visto il mondo cambiare, ma il cambiamento di adesso è solo violenza.
RispondiEliminaL.
Io non sono per la violenza contro altri, mi auguro che si manifesta diversamente, ma fidati che ho visto manifestanti in alcuni filmati, che si sono opposte a forme di vandalismo e devastazione.
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