C’è un punto esatto in cui la musica smette di essere intrattenimento e torna a fare il suo mestiere: mettere a disagio chi preferisce non vedere. Roger Waters lo conosce da una vita, e la nuova versione di Comfortably Numb con la cantante palestinese Mona Miari è esattamente questo: un pugno sul tavolo, un atto d’accusa travestito da classico.
Nel 1979 parlava di alienazione personale. Oggi, con la voce di Miari che taglia l’aria come una ferita aperta, quel “piacevole intorpidimento” diventa la fotografia dell’intorpidimento morale del mondo davanti all’occupazione e alla sofferenza del popolo palestinese. Non è una cover: è una denuncia.
Funziona perché non cerca di piacere. Non è nostalgia, non è marketing, non è un’operazione da playlist. È arte che sceglie da che parte stare, che rifiuta la neutralità come alibi, che restituisce voce a chi viene sistematicamente silenziato. È un gesto politico, e sì: è scomodo. Ma è proprio questo il punto.
Waters non ha mai inseguito l’applauso facile, e questa collaborazione lo ribadisce. Restare immobili, oggi, significa essere complici. Questa versione ci dice una cosa semplice e brutale: il torpore non è più un’opzione.
L’avete ascoltata? Vi parla? Vi disturba? Perché se l’arte non disturba, allora a cosa serve.
Immagine generata con intelligenza artificiale







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