Articolo da Valigia Blu
A Berlino, nel giorno del terzo anniversario della guerra, António Guterres ha rimesso il Sudan davanti a una realtà che la diplomazia continua a rincorrere senza riuscire a cambiarla. Nel videomessaggio inviato alla Conferenza internazionale umanitaria per il Sudan, il segretario generale delle Nazioni Unite ha definito il conflitto una tragedia che ha devastato un paese “di immense promesse”, ha chiesto un cessate il fuoco immediato, la fine delle interferenze esterne e un percorso politico civile e inclusivo. "Sono profondamente preoccupato dal fatto che armi e combattenti continuino ad affluire in Sudan, consentendo al conflitto di protrarsi e di estendersi in tutto il paese", ha detto Guterres.
Tre anni dopo l’inizio della guerra, il Sudan entra così nel suo
quarto anno senza una via d’uscita e con un costo umano sempre più
pesante. In vaste aree del paese lo Stato non protegge, non cura, non
garantisce più nemmeno l’accesso regolare a cibo, acqua, servizi
essenziali e sicurezza. Fame, persecuzioni e violenza sessuale fanno
parte del modo in cui questa guerra viene combattuta.
Lo
scontro tra il capo delle Forze armate sudanesi Abdel Fattah al-Burhan e
il leader delle Forze di Supporto Rapido Mohamed Hamdan Dagalo, detto
Hemedti, è esploso apertamente nell’aprile 2023, dopo mesi di tensioni. I
due avevano già guidato insieme il colpo di Stato del 2021 che aveva
travolto il governo di transizione nato dopo la rimozione di Omar
al-Bashir. Da allora il paese è precipitato in una guerra che non ha
prodotto né una vittoria né uno sbocco politico, ma solo una
devastazione sempre più profonda .L’esercito controlla gran parte
dell’est del Sudan, mentre le RSF mantengono il Darfur e parti del
sud-est; nel frattempo la guerra con i droni ha aperto un’ulteriore fase di escalation, con almeno 700 civili uccisi nel solo 2026 secondo le Nazioni Unite.
Il Darfur resta il luogo in cui questa devastazione mostra il suo volto più feroce. A febbraio, la missione indipendente istituita dal Consiglio ONU per i diritti umani ha parlato di “segni distintivi del genocidio” per quanto accaduto a El Fasher, capitale del Darfur Settentrionale, e ha scritto che l’intento genocidario è l’unica conclusione possibile" da trarre dal modello di uccisioni etnicamente mirate, violenza sessuale e distruzione sistematica contro le comunità non arabe, in particolare Zaghawa e Fur. Nell’ottobre 2025, durante la presa della città da parte delle RSF, almeno 6 mila persone sarebbero state uccise in tre giorni.
In questo contesto, donne e ragazze continuano a pagare un prezzo altissimo. 12 milioni di persone
sono a rischio di violenza sessuale e di genere, secondo Medici Senza
Frontiere. Per l’ONG questi attacchi sono aumentati di oltre il 350 per
cento dall’inizio della guerra. Tra gennaio 2024 e novembre 2025, nelle
strutture sostenute dall’organizzazione in Darfur, sono state curate
almeno 3.396 sopravvissute e sopravvissuti a violenze sessuali; nel 97
per cento dei casi si trattava di donne e ragazze. Già nel 2024 Human Rights Watch aveva documentato il ricorso alla schiavitù sessuale da parte di combattenti delle Forze di Supporto Rapido.
Quasi
il 75 per cento della popolazione ha bisogno di aiuti, mentre milioni
di persone sopravvivono con un solo pasto al giorno, secondo un rapporto
pubblicato nei giorni scorsi da un gruppo di ONG. In Sudan 33,7 milioni
di persone necessitano di assistenza umanitaria e 14 milioni sono state
costrette a lasciare la propria casa. Il piano umanitario per il 2026
stima che 28,9 milioni di persone si trovino in condizioni di
insicurezza alimentare acuta. In alcune aree del Darfur Settentrionale e
del Kordofan la carestia è già stata segnalata, mentre le
organizzazioni umanitarie raccontano di persone costrette a nutrirsi di
foglie o mangimi per animali.
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Fonte: Valigia Blu
Autore: Valigia Blu
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Articolo tratto interamente da Valigia Blu







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