Articolo da DinamoPress
Secondo l’indagine Istat-Unar, le persone trans nel nostro paese vivono continue discriminazioni, micro-aggressioni e molestie sul luogo di lavoro a causa della propria identità di genere, nonché salari più bassi. Servono tutele e retribuzioni paritarie
In Italia, oltre il 57% delle persone transgender e non binarie occupate o ex-occupate ritiene che la propria identità di genere abbia costituito uno svantaggio professionale, con oltre 8 su 10 che riportano microaggressioni sul lavoro. Il 37,1% segnala un ambiente ostile e il 70% di chi subisce discriminazioni non denuncia. Questi i dati salienti sulla condizione lavorativa delle persone trans e non binarie in Italia, basati sull’indagini Istat-UNAR uscita nel 2024, con un’elaborazione dati del 2023. E al momento è una delle poche indagini che in Italia ha approfondito il tema del lavoro per le persone trans e non binarie.
Il 57,1% delle persone trans e non binarie intervistate ha subito svantaggi in carriera, retribuzione o riconoscimento professionale. Il 37,1% ha vissuto un ambiente lavorativo ostile o aggressioni legate all’identità di genere.
Oltre 8 persone trans su 10 (80%+) riportano di aver subito almeno una forma di micro aggressione nel contesto lavorativo. Aggressioni, minacce e stalking colpiscono il 19% delle persone trans. Più del 70% delle persone che subiscono discriminazioni o molestie, sia persone trans e non binarie che LGB, non intraprende alcuna azione formale o denuncia, evidenziando una forte sfiducia negli strumenti di tutela.
Molte persone trans per sopravvivere ricorrono al “passing” o al “covering”, cioè non rivelano e celano la propria identità di genere, un’azione che comporta stress, isolamento e perdita di autenticità. E solo una minima parte delle imprese (circa il 3,5% – 5%) adotta misure concrete, e non obbligatorie, per l’inclusione delle persone LGBTQIA+.
Anche fuori l’ambiente di lavoro il 55,2% delle persone intervistate ha subito offese online e 1 su 3 ha subito minacce, mentre il 23% ha subito aggressioni violente.
Questi dati mostrano un sistema in cui la discriminazione lavorativa è ancora strutturale, spingendo le persone trans verso l’invisibilità o condizioni di marginalità.
Esclusione dal mercato del lavoro
Le persone transgender affrontano alti tassi di discriminazione che si riflettono in alti tassi di disoccupazione nel mercato del lavoro, affrontano ostacoli nell’assunzione e mobbing, anche a causa di documenti non allineati con l’identità di genere. L’inclusione lavorativa varia, con grandi aziende internazionali che spesso adottano policy più inclusive, come l’uso del nome di elezione, rispetto a quelle di piccole dimensioni.
Il primo ostacolo è la discriminazione all’accesso: le persone trans e non binarie hanno difficoltà nel trovare il primo lavoro a causa di pregiudizi o documenti non conformi. Spesso si trovano di fronte “coming out forzati” e la necessità di rivelare la propria identità di genere.
Le donne trans subiscono i più alti tassi di discriminazione lavorativa, ostacoli comuni includono l’utilizzo del vecchio nome anagrafico (deadnaming), l’utilizzo del genere sbagliato (misgendering), bullismo e l’aperto rifiuto in fase di selezione. Le donne trans lavorano nei settori del lavoro dequalificato, sottopagato hanno difficoltà ad accedere ai percorsi formativi e sono maggiormente esposte alla violenza – e questa situazione è anche peggiore per le donne trans migranti.
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Fonte: DinamoPress

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