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martedì 9 giugno 2026

Oltre lo schermo e la lotta delle donne contro la cyberviolenza



Articolo da InGenere.it

Chiudere i siti non basta. Un gruppo di amministratrici e consigliere lancia Libere anche qui, una campagna sul consenso digitale e sul contrasto alla violenza di genere online supportata da realtà femministe e centri antiviolenza, per portare il tema al centro del dibattito pubblico e dell’agenda politica e avviare un cambiamento a partire da un atlante, un manifesto e un modello di mozione da poter presentare sui territori

Dalle fotografie pubblicate senza consenso agli attacchi sessisti sui social, fino alla delegittimazione dell’impegno politico e civile delle donne, la violenza digitale di genere è un fenomeno reale, sempre più diffuso e normalizzato. Non meno reali sono gli effetti che questo tipo di violenza produce, limitando la libertà di donne e ragazze di prendere parola e partecipare alla vita pubblica, rendendo necessari strumenti adeguati di prevenzione e contrasto. Nasce con questo obiettivo Libere anche qui, campagna nazionale per promuovere la libertà delle donne online e portare il tema della violenza digitale di genere al centro del dibattito pubblico e dell’agenda politica italiana.

La campagna è stata presentata il 5 giugno 2026 a Roma presso il Senato della Repubblica su iniziativa di Cecilia D'Elia, senatrice del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione bicamerale sul femminicidio. Libere anche qui nasce dall'esperienza diretta della violenza digitale online delle sue promotrici, un gruppo di consigliere e amministratrici comunali e regionali provenienti da diverse parti d’Italia: Valeria Campagna, consigliera del Comune di Latina, Anna Frattini, assessora del Comune di Brescia, Lucrezia Iurlaro, presidente dell'associazione Tocca a noi, Giulia Pelucchi, presidente del municipio 8 del Comune di Milano, e Laura Sparavigna, assessora del Comune di Firenze. 

La campagna può inoltre contare sul supporto della rete di amministratrici e amministratori di TiCandido e dell’associazione Tocca a noi, e sul contributo delle realtà femministe D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, Casa internazionale delle donne di Roma e Differenza Donna.

"I recenti casi emersi attorno a piattaforme come Mia Moglie e Phica.eu hanno acceso i riflettori su una realtà che molte donne conoscono da tempo, ma sarebbe un errore pensare che il problema nasca online. La violenza digitale non crea dal nulla sessismo, controllo, prevaricazione e cultura del possesso: li rende più veloci, più visibili e più difficili da contrastare" hanno dichiarato le promotrici della campagna, che hanno vissuto in prima persona episodi di violenza digitale. 

"Per questo non basta chiudere un sito o indignarsi di fronte all’ultimo caso. È dalla rabbia e l’indignazione verso la società patriarcale nella quale viviamo che nasce Libere anche qui. Serve affrontare le radici culturali di questa violenza, promuovere una cultura del consenso e costruire strumenti capaci di garantire libertà e rispetto anche negli spazi digitali" hanno aggiunto. 

Dalle esperienze personali all'impegno collettivo, Libere anche qui si muove su due fronti, uno culturale e uno politico-istituzionale, avvalendosi di diversi strumenti per attivare un cambiamento concreto nel contrasto alla violenza digitale di genere.

Il Manifesto contro la violenza di digitale di genere raccoglie principi e posizioni che guidano la campagna – a partire dall'idea del digitale come "spazio reale e politico" e ribadendo che "la violenza online è violenza reale". Insieme all'Atlante del consenso digitale, un documento in 15 punti pensato come strumento pratico per promuovere una cultura del consenso, la campagna intende affrontare le radici culturali della cyberviolenza di genere.

Parallelamente, Libere anche qui promuove l'impegno delle istituzioni locali, mettendo a disposizione di amministratrici e amministratori un modello di mozione comunale da poter presentare nei territori, per portare questi temi dentro le istituzioni e avviare azioni concrete: dall'educazione al consenso e alla cittadinanza digitale nelle scuole all'alfabetizzazione digitale, dalla prevenzione della violenza online al sostegno alle persone che la subiscono. 

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Fonte: InGenere.it 

Autore: 
InGenere.it 


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Articolo tratto interamente da
InGenere.it 


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