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venerdì 24 aprile 2026

Figlia del "popolo della terra"


Articolo da Al-Akhbar

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su Al-Akhbar


Premessa: articolo scritto da una collega della giornalista uccisa in Libano.


Ho scritto un lungo articolo su di te dopo che un video in cui salvavi un gatto intrappolato sotto le macerie è diventato virale. Quel semplice momento, una boccata d'aria fresca in mezzo al peso della guerra, quando il tuo volto spontaneo e umano è emerso, lontano dai titoli di giornale che incombevano. Volevo pubblicare quell'articolo allora, su quella tua straordinaria capacità di mantenere la leggerezza nella vita, nonostante tutta la morte che ti circonda.

Ma ho rimandato la scrittura. Mi dicevo: scriverò di lei quando la guerra sarà finita, quando le cose si saranno calmate e quando sarà possibile celebrare quel coraggio esemplare. Non sapevo che quel rinvio era una piccola trappola per la memoria, e che la guerra a volte non aspetta che nessuno parli.
sette ore

Sette ore. Solo sette ore sono bastate a racchiudere la storia di un'intera nazione e a imprimere indelebilmente il nome di Amal Khalil nella memoria del Libano. Sette ore in cui l'attesa è rimasta sospesa tra cielo e terra, tra una piccola speranza che si rifiutava di spegnersi e una paura che cresceva silenziosamente. Aspettavamo una sola notizia: che saresti tornata. Che saresti emersa dalle macerie, che avresti riso come hai sempre fatto e che avresti deriso la morte come l'avevi derisa tante volte prima.

In quelle ore, il Sud non era semplicemente un luogo sotto attacco, ma un cuore messo a nudo nel suo dolore. Amal non era solo una corrispondente del quotidiano Al-Akhbar, né un nome comparso in una fugace notizia; era l'occhio del Sud, la sua voce, il suo battito vitale. Sapeva che il giornalismo non è un ufficio né si limita ai confini, quindi fece della terra il suo ufficio, delle persone i suoi documenti e della verità la sua bussola.

Una scena di dolore ricorrente

In questa scena di dolore straziante, la memoria si è spostata oltre, verso la brutalità di questo nemico e la ripetizione dello stesso scenario... come quello che accadde alla ragazza palestinese Hind Rajab nel 2024, quando un'ambulanza accorse in suo aiuto, solo per scoprire in seguito che Hind Rajab era stata uccisa, insieme all'equipaggio che aveva cercato di raggiungerla. Ed è quello che è successo a te, Amal, rivelando un quadro ancora più crudele della guerra stessa. Un quadro che mostra un nemico che non si accontenta di uccidere i martiri, ma perseguita anche coloro che cercano di salvarli.

Quello che è successo al bambino Hind Rajab si è ripetuto anche con te, Amal.

Poi mi è venuto in mente Shireen Abu Akleh. Non era solo un nome; era una ferita aperta nella memoria di chiunque credesse che la macchina fotografica non dovesse essere il bersaglio. Alcune immagini sono indimenticabili perché racchiudono tutta la verità in un singolo istante. E oggi, tu sei al suo fianco, nello stesso spazio del cuore: dove la verità paga con la propria vita.

Non ha lasciato il sud


Hai visto ciò che non doveva essere visto. Hai scritto ciò che non doveva essere detto e ti sei avvicinato a dettagli destinati a rimanere segreti. Perciò, il cammino verso di te non è stato facile: dall'inseguimento al bombardamento, dalla strada al rifugio, persino al luogo che credevi fosse un momento di sicurezza. Come se la verità stessa fosse diventata un bersaglio, come se la luce fosse punita per essere apparsa.

Ma la tua storia non è iniziata qui.

Dalla guerra del 2006, la tua risposta è stata semplice come la fede: vado a sud. E da quel giorno non te ne sei più andato. Non avevi un ufficio in redazione, perché il sud era il tuo ufficio. Conoscevi i villaggi per nome, le persone dai loro volti e le storie nei loro piccoli dettagli che nessun altro vedeva. E col tempo, la tua presenza lì è diventata parte integrante del luogo, inseparabile da esso.

Nel settembre del 2024, quando il nemico ti ha minacciato, non ti sei tirato indietro. Sei rimasto sul campo, camminando sul filo del rasoio tra la vita e la morte, ma hai sempre scelto la verità. Sapevi che il giornalismo in tempo di guerra non è una professione, ma una scelta costante: schierarsi dalla parte che fa più male, ma che dice la verità.

Voce del Sud

Il programma "Gente della terra" che hai presentato non è stato semplicemente un'impresa giornalistica, ma una naturale estensione di te stesso. Sei entrato nei villaggi come se stessi entrando nel cuore della verità, sedendoti con la gente come se fossi uno di loro, non solo un semplice reporter. In "Gente della terra", il Sud non era solo un campo di battaglia, ma uno spazio di vita: olive raccolte nonostante la paura, terra coltivata nonostante i bombardamenti e persone aggrappate a quel poco di significato che restava.

Sono tornato a casa tua ad Al-Bisariya, ma non è un ritorno ordinario. È come se tutto il Sud fosse tornato con te, o come se tu fossi diventato il Sud stesso: la sua voce che non si spezza e il suo ricordo che non muore.

"Che parole d'addio, Amal." Ti ricorderemo come ricordiamo i nomi dei nostri villaggi. E un giorno diremo che questa terra, nonostante tutto, è stata bagnata dal sangue di colei che è diventata notizia. Addio, o occhio del Sud, o corrispondente e figlia di "Al-Akhbar", come hai sempre voluto che ti vedessimo: testimone fino alla fine.

Continua la lettura su Al-Akhbar

Fonte: Al-Akhbar

Autore: Yara Abboud

Licenza: This work is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International

Articolo tratto interamente da Al-Akhbar

Video credit @megaphonenews caricato su YouTube


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