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venerdì 20 marzo 2015

Citazione del giorno


"La bellezza è mescolare in giuste proporzioni il finito e l'infinito."

Platone
 
 

martedì 17 marzo 2015

Grandi opere: quattro arresti e cinquanta indagati




Articolo da Radio Città Fujiko 

Quattro arresti e cinquanta indagati. È l'inchiesta "Sistema", che ha svelato una fitta rete di corruzione che si sta mangiando il Paese. Per Leonardo Ferrante della campagna "Riparte il Futuro", in Italia le Grandi Opere non vengono decise per la loro reale utilità ma per l'opportunità corruttiva.

Quattro arresti, tra cui l'ex capo Struttura tecnica di missione al ministero delle Infrastrutture, Ettore Incalza, e cinquanta indagati tra politici, imprenditori e affaristi. Sono i numeri dell'inchiesta "Sistema" con la quale ieri la Procura di Firenze ha svelato, appunto, un vero e proprio sistema di tangenti sulla gestione degli appalti per le Grandi Opere in Italia, tra cui spiccano l'Alta Velocità ed Expo.
Un'inchiesta dal nome emblematico, secondo Leonardo Ferrante, referente della campagna contro la corruzione "Riparte il Futuro" di Libera e Gruppo Abele: "C'è una fitta rete corruttiva che si sta mangiando il Paese ed emerge che in Italia le Grandi Opere non vengono decise in base all'utilità e all'efficacia, ma in base all'opportunità corruttiva". Cose che i No Tav, tanto per fare un esempio, dicono da tempo.

Centrale nell'inchiesta è appunto la figura di Ettore Incalza, conosciuto come "Ercolino sempre in piedi" per la sua capacità di schivare le azioni giudiziarie nei suoi confronti. Un uomo che ha attraversato sette governi di diverso colore e affrontato 14 inchieste, dalle quali è sempre uscito grazie alla prescrizione.

"Da tempo ribadiamo l'urgenza di una riforma della prescrizione - osserva Ferrante - ma i tempi si sono sempre dilungati. Voglio ricordare che, a tal proposito, il senatore Carlo Giovanardi disse che il problema è sovrastimato, sostenendo così che non ci fosse la necessità di intervenire".
Tempi che si allungano quasi sistematicamente, basti pensare che il ddl Grasso, che dovrebbe approdare oggi in Senato, è stato fermo in commissione per ben due anni.

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Fonte: Radio Città Fujiko


Autore: Alessandro Canella

Licenza: Licenza Creative Commons
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Articolo tratto interamente da Radio Città Fujiko

La vita è bella: recensione del film

 
La vita è bella è un film del 1997 diretto e interpretato da Roberto Benigni.

Trama

Italia,1938. Guido Orefice è un uomo ebreo che, trasferitosi dalla campagna toscana, si reca dallo zio ad Arezzo con l'amico Ferruccio che durante il tragitto, dove viene scambiato per il re Vittorio Emanuele III, incontra una giovane maestra elementare di nome Dora, a cui subito dà il soprannome di principessa, innamorandosene. Arrivato in città, viene ospitato da suo zio Eliseo, maître del Grand Hotel, dove Guido si mette a lavorare come cameriere. Quello stesso giorno, in municipio, avviene un litigio con Rodolfo, arrogante burocrate fascista, in seguito al quale entrambi si danno il nome di "scemo delle uova", perché Guido appoggia alcune uova nel cappello di Rodolfo che, quando lo indossa, gli si rompono sulla testa.

Un giorno Guido, incontrando nuovamente Dora, scopre che è fidanzata con Rodolfo. Intanto, all'hotel, il cameriere fa anche amicizia con il dottor Lessing, un medico tedesco appassionato, come lui, di indovinelli. Saputo che un ispettore scolastico ospite dell'hotel è convocato il giorno dopo in una scuola elementare per una lezione antropologica a favore della razza ariana, trova uno stratagemma per sostituirsi a costui, pur di incontrare Dora che insegna nella stessa scuola.

Il vero ispettore arriva quando la lezione ha già ormai ridicolizzato l'obiettivo iniziale e Guido, fuggito poi da una finestra, ha raggiunto il suo scopo. Una sera Dora, con i suoi amici, va a teatro, Guido la segue e, con un altro stratagemma, la porta via a Rodolfo. I due quella sera parlano a lungo e Guido le confessa infine il proprio amore per lei. Qualche sera dopo, proprio al Grand Hotel, Rodolfo è in procinto di festeggiare il fidanzamento ufficiale con Dora, la quale non è mai stata veramente innamorata di lui, ma costretta al connubio dalla madre: la donna quindi decide di contraccambiare i sentimenti di Guido e, al termine della serata, va via con lui, che entra nel ristorante sul cavallo bianco dello zio Eliseo, incurante che sul dorso dell'animale ignoti avessero scritto "cavallo ebreo" (è già iniziata infatti la discriminazione razziale). A Rodolfo non rimane che incappare nell'ennesimo uovo, stavolta un grande uovo di struzzo etiope coloniale che rovina sulla sua testa.

Guido e Dora si sposano e dal loro amore nasce Giosuè. Sei anni dopo, nonostante l'invasione nazista, la famiglia è ancora felice: Guido ha finalmente aperto una libreria ma, proprio il giorno del compleanno di suo figlio, i due, insieme allo zio Eliseo, vengono catturati dai nazisti e caricati su un treno insieme ad altri ebrei per la deportazione in un lager. Dora, giunta a casa con la madre (che non aveva mai conosciuto Giosuè) e trovati i segni della colluttazione, arriva in tempo alla stazione per chiedere ai soldati di guardia di salire anche lei sul treno, pur non essendo ebrea, per seguire il marito ed il figlio: rivedrà di sfuggita suo marito soltanto in una occasione, all'arrivo al lager. Lo zio Eliseo, in quanto troppo anziano per lavorare, viene destinato subito alla camera a gas. Negli spogliatoi mostra un'ultima volta il suo contegno signorile, aiutando una donna delle SS a rialzarsi dopo che questa è scivolata, ricevendo in cambio un'occhiata di odio e rimprovero.

Pur di proteggere Giosuè dagli orrori della realtà, Guido sin dall'inizio del tragico viaggio in treno, racconta a Giosuè che stanno partecipando a un gioco a premi, in cui si dovranno affrontare numerose prove per vincere un carro armato vero. Si spaccia anche come interprete del comandante tedesco, per "tradurre" le regole del lager, imposte ai prigionieri, in un emozionante gioco. Col passare dei giorni Giosuè entra attivamente nel vivo del "gioco", tra le cui "regole" c'era quella di rimanere nascosti nella camera riservata a suo padre e ad altri prigionieri, in realtà per evitare che, una volta trovato, fosse destinato alla camera a gas.

Durante una visita medica prima della camera a gas, Guido incontra nuovamente Lessing, il medico tedesco del Grand Hotel, che sei anni prima era rientrato a Berlino proprio per prendere parte alla soluzione finale nei confronti degli ebrei. Lessing, ora membro del Partito Nazista, lo stesso lo risparmia dalla camera a gas, e gli offre il lavoro di cameriere ai tavoli di una cena degli ufficiali tedeschi. Guido si illude che il medico voglia mettere una buona parola per lui e per sua moglie, e riesce anche a far partecipare suo figlio, per sfamarlo dignitosamente, confuso tra gli altri figli di ufficiali nel tavolo a loro riservato. Grande sarà la sua delusione quando, quella stessa sera, il dottore lo chiamerà a sé soltanto per sottoporgli un assurdo indovinello a cui non trovava soluzione e per il quale era disperatissimo, facendo soltanto scoprire che era diventato pazzo per gli indovinelli. Padre e figlio, passando per il fumo del forno crematorio per non farsi scorgere, tornano al campo, dopo aver visto (solo Guido) una montagna di cadaveri ebrei scheletriti.

Link Party degli Elfi

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