Manila Esposito è stata attaccata per il suo corpo da persone che, con ogni probabilità, non hanno la minima idea di cosa significhi fare ginnastica ad alto livello. Non sanno nulla di preparazione atletica, di allenamenti infiniti, di rinunce. Eppure si sono sentiti autorizzati a dirle che avrebbe dovuto perdere dieci chili. Dieci.
Perché? Perché sui social chiunque, anche il più ignorante, si convince di avere il diritto di umiliare qualcun altro.
Questa non è libertà di parola. È arroganza, pura e semplice. È il solito meccanismo per cui il pregiudizio personale viene spacciato per verità. È quella cultura stanca che pretende di decidere come deve essere il corpo di una donna, quanto deve pesare, quale forma è “accettabile”.
Manila ha risposto dove conta davvero: sulla pedana. Tre medaglie agli Europei di Zagabria. Una prova di forza, certo, ma non nel senso che molti vorrebbero raccontare. Non ha “zittito gli haters” perché ha vinto. Manila non doveva dimostrare niente a nessuno. Il suo corpo non aveva bisogno di una medaglia per meritare rispetto.
Il problema è più grande. Riguarda tutti noi. Riguarda una società che trasforma i corpi in oggetti da giudicare e le persone in bersagli da colpire. Riguarda l’ignoranza, il sessismo, e quella cattiveria quotidiana che tanti italiani difendono con il solito ritornello: “non si può più dire niente”.
E invece sì, qualcosa non si può dire.
Non si può umiliare una ragazza e chiamarlo “parere”.
Non si può attaccare il corpo di un’atleta e fingere che sia “critica”.
Non si può usare uno schermo come scudo per scaricare la propria frustrazione sugli altri.
Il corpo di Manila è forte. È allenato. È libero. Non appartiene agli hater, ai commentatori da tastiera, né a chi pretende di imporre un modello estetico valido per tutte e tutti.
A chi ha scritto quegli insulti si può dire una cosa molto semplice: il problema non è il corpo di Manila. Il problema è la vostra ignoranza.
E una società più giusta comincia anche da qui: dal rifiuto netto di ogni forma di body shaming, sessismo e umiliazione.
Autore: Partigiana Cyber







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Qui nel web, è lo "sport" preferito di tanti blogger, che sono convinti che protetti da uno schermo possono fare quello che vogliono.
RispondiEliminaL.
Purtroppo il rispetto verso gli altri è diventato un optional.
EliminaI social hanno dato a tutti il diritto di dire la propria, quando è chiaro che la maggior parte di noi (mi includo anche io, ci mancherebbe) non abbia nulla di buono o di interessante da dire.
RispondiEliminaOgnuno può dire la sua, ma il rispetto verso il prossimo non deve mai mancare.
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