sabato 9 maggio 2026

Ritmi retrò (viaggio nella musica): I Cento Passi dei Modena City Ramblers



Angolo curato e gestito da Mary B.

I cento passi dei Modena City Ramblers è uno di quei brani che non si ascoltano soltanto: si attraversano. Pubblicato nel 2004 all’interno dell’album Viva la vida, muera la muerte!, nasce come omaggio diretto a Peppino Impastato, alla sua storia e a quel coraggio ostinato che continua a risuonare ancora oggi.

Il titolo richiama la distanza reale tra la casa di Peppino e quella del boss mafioso Gaetano Badalamenti: cento passi appena, un paradosso che racconta meglio di qualsiasi discorso la vicinanza soffocante tra vita quotidiana e potere criminale. È un’immagine semplice, quasi banale, ma proprio per questo potentissima. I Modena City Ramblers la trasformano in un racconto musicale che mescola rabbia, memoria e un senso di giustizia che non si spegne.

Una curiosità: il brano riprende e rielabora il tema del film I cento passi di Marco Tullio Giordana, uscito qualche anno prima. Non è una semplice “canzone ispirata”, ma un vero e proprio ponte tra cinema, musica e impegno civile. E infatti, nel tempo, è diventato uno dei pezzi più amati e più cantati dal vivo, quasi un rito collettivo.

Il significato resta limpido: ricordare Peppino non come un martire distante, ma come un ragazzo che ha scelto di non abbassare la testa. La canzone non indulge nella retorica; preferisce un tono diretto, quasi confidenziale, che rende tutto più vicino, più nostro. È un invito a non restare fermi, a non accettare l’inevitabile, a fare almeno metaforicamente quei cento passi che separano il silenzio dalla presa di posizione.

Un brano che continua a camminare, anno dopo anno, insieme a chi non vuole dimenticare.

Ascoltala su YouTube

Questo post, fa parte dell'iniziativa gli angoli. Se anche tu, vuoi avere uno spazio fisso in questo blog, clicca qui.

Immagine generata con intelligenza artificiale


Ricordiamo Peppino!




Nella notte tra l'8 e il 9 maggio del 1978, veniva ucciso dalla mafia Peppino Impastato. Il suo insegnamento deve restare vivo nelle nostre menti e non dobbiamo essere indifferenti al marciume, che dilaga sotto i nostri occhi.


 Voglio ricordare una frase significativa, tratta dal film "I cento passi":


"Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!"


Peppino è vivo e lotta insieme a noi!



9 maggio - Giorno della Vittoria

Il Giorno della Vittoria si celebra ogni anno il 9 maggio in Russia e in diversi Paesi dell'ex Unione Sovietica per commemorare la sconfitta della Germania nazista nella Seconda Guerra Mondiale (1945).

Video credit Диана Анкудинова caricato su YouTube


Come possiamo aspettarci che la giustizia prevalga...


"Come possiamo aspettarci che la giustizia prevalga quando non c'è quasi nessuno disposto a dare se stesso individualmente per una giusta causa? È una giornata di sole così bella, e devo andare, ma che importa la mia morte, se attraverso di noi migliaia di persone sono risvegliate e suscitate all'azione?"

Sophie Scholl


La storia di Sophie Scholl



Articolo da Enciclopedia delle donne

 «Strappate il mantello dell’indifferenza che avvolge il vostro cuore! Decidetevi prima che sia troppo tardi»

(da uno dei volantini della Rosa Bianca)

Sophie Scholl aveva meno di 12 anni quando i nazisti presero il potere; seguendo il fratello Hans, ed insieme alle sorelle Inge ed Elisabeth, entrò a far parte, contro la volontà paterna, della Hitlerjugend (Gioventù Hitleriana). Nel 1933 l’iscrizione era ancora volontaria.

Come tutti i giovani, anche i fratelli Scholl furono contagiati dall’entusiasmo e aderirono al nazionalismo; tuttavia, 4 anni dopo, già disillusi, erano uniti contro il regime nazista, trovando, ora sì, l’approvazione paterna.

Gli ultimi anni di scuola, prima dell’università, erano diventati duri per Sophie; ogni lezione era intrisa di ideologia nazionalsocialista e lei assumeva un atteggiamento “privo di partecipazione ”. Fu avvertita dal direttore della scuola: se non avesse cambiato atteggiamento non avrebbe ottenuto il diploma.

Sophie, però, non cambiò atteggiamento e nel marzo del 1940 prese l’Abitur, a dispetto di tutto.

Dopo il diploma, lo Stato chiedeva a tutte le diplomate di lavorare per il RAD per almeno 6 mesi.

Da Monaco, il fratello Hans cercò di ottenere un’esenzione per Sophie e un posto all’università, senza successo.

Sophie entrò nell’istituto per l’infanzia Fröbel di Ulm, sperando di evitare l’impegno per il RAD, ma nel marzo del 1941 fu assegnata a un castello fatiscente trasformato in un campo di lavoro per giovani donne. Erano 2000 i campi come quello in Germania, vi alloggiavano donne tra i 18 e i 25 anni. Le ragazze indossavano le uniformi e avevano sessioni di addestramento ideologico condotte da insegnanti fanatiche. I pasti consistevano per lo più in patate bollite con tanto di buccia «..viviamo come prigioniere, non solo il lavoro ma anche le pause di piacere sono doveri. Qualche volta vorrei urlare: il mio nome è Sophie Scholl. Non dimenticatelo!». Successivamente venne inviata per altri 6 mesi nei pressi di Blumberg - costretta dal Programma di Assistenza in Guerra - in un asilo a ridosso di una fabbrica di munizioni. Nel Maggio 1942 Sophie si recò a Monaco, dal fratello, per studiare all’università.

Il fratello Hans, nel frattempo, insieme all’amico Alex Schmorell, aveva deciso di impegnarsi in un’aperta opposizione al regime nazista, senza coinvolgere, però, la sorella in cospirazioni o pericoli.

Lui e i suoi amici progettavano di scrivere, stampare e distribuire volantini a Monaco per informare un pubblico selezionato di studenti, professionisti e intellettuali del male che li circondava, profetizzando che Hitler avrebbe perso la guerra. La sera in cui Sophie arrivò a Monaco, Hans e i suoi amici festeggiarono il suo compleanno senza raccontarle niente.

«..Ogni singolo deve coscientemente difendersi con ogni sua forza, opporsi in quest’ultima ora al flagello dell’umanità, al fascismo e a ogni simile sistema di stato assoluto. Fare resistenza passiva, resistenza; ovunque vi troviate; non dimenticate che ogni popolo merita il governo che tollera!...» (dal primo volantino della Rosa Bianca).

I volantini della Rosa Bianca iniziarono ad apparire a Monaco verso la metà di giugno del 1942.

Ne uscirono 4, uno dopo l’altro; vennero spediti come stampe a tutta la cittadinanza.

Alcune centinaia arrivarono anche alla Gestapo. Dopo alcune settimane di indagini, gli autori dell’iniziativa restavano ignoti.

Nel 1942 l’università appariva perfettamente integrata nel sistema nazista. Le classi erano infestate da spie dell’Associazione degli studenti nazionalsocialisti che prendevano nota di quel che si diceva, in cerca di battute inopportune durante le lezioni che i professori tenevano con non poco disagio.

Con quei 4 volantini, all’università cominciavano a circolare voci sulla comparsa di materiale antinazista. Leggere tali volantini senza avere l’autorizzazione della Gestapo era un reato.

Un giorno, durante la lezione, Sophie notò un foglietto sotto il banco, lo raccolse, lo lesse «Per un popolo civile non vi è nulla di più vergognoso che lasciarsi governare senza opporre resistenza, da una cricca di capi privi di scrupoli e dominati da torbidi istinti….»

Sophie comprese che altri, dentro l’università, la pensavano come lei. Si facevano chiamare “la Rosa Bianca” e agivano. Piegò il volantino e andò nella stanza del fratello per mostrarglielo. Hans non c’era. Cominciò a rovistare sulla scrivania e girando le pagine di un libro trovò i passaggi citati nel volantino, parola dopo parola, sottolineati. Quando Hans entrò nella stanza fu il momento della verità per Sophie.

Alla fine del semestre estivo, mentre il fratello e gli altri della Rosa Bianca erano stati chiamati in Russia, Sophie tornò a casa, a Ulm, dove la attendevano due mesi di lavoro in una fabbrica di armamenti. Non molto tempo dopo il suo arrivo, suo padre fu processato e condannato a quattro mesi di reclusione perché, in un momento d’ira, aveva urlato che Hitler era un flagello dell’umanità.

Sophie allora si affrettò a tornare a Monaco, nella stanza sua e del fratello per mettere ordine ed essere certa che la Gestapo non trovasse alcuna prova contro di loro, ora che tutta la famiglia era a rischio di arresto.

Nel mese di agosto, Sophie cominciò ad andare in fabbrica. Talvolta la sera si recava alla prigione, il più possibile vicino alle finestre sbarrate dove sperava di vedere il padre. Si portava dietro il flauto e intonava Die Gedanken sind frei (I tuoi pensieri sono liberi), una canzone rivoluzionaria del 1848, simbolo della Germania liberale e contraria al dispotismo.

In fabbrica Sophie diede inizio a una sorta di sabotaggio improvvisato: svolgeva lentamente le sue attività. Questo le attirava i rimproveri del caporeparto, ma lei rispondeva che non poteva fare diversamente, che era maldestra.

Tornati dalla Russia e reincontratisi a Monaco, i membri della Rosa Bianca sentivano che dovevano unirsi al movimento di resistenza nazionale. A Sophie fu assegnata la responsabilità della cassa: distribuiva il denaro e cercava di tenere una sorta di contabilità.

Nel giro di due mesi, dal novembre del 1942 agli inizi di gennaio del 1943, l’operazione della Rosa Bianca si era trasformata da azione isolata di alcuni studenti idealisti, in una rete in espansione che andava diffondendosi nella Germania sud-occidentale, fino alla Saarland, e fino ad arrivare al nord, verso Amburgo e, soprattutto, verso Berlino.

Le copie dei volantini venivano stampate una alla volta, notte dopo notte, con una macchina che doveva essere azionata a mano con una manovella. Per restare svegli, e lavorare durante il giorno, prendevano degli eccitanti dalle cliniche militari dove lavoravano come medici.

Sophie fece i suoi viaggi nell’area di Augusta, Ulm e Stoccarda, da dove spedì circa 800 volantini. Il 18 febbraio, a Monaco, poco dopo le 10 del mattino, Hans e Sophie lasciano il loro appartamento a Schwabing e si incamminarono verso l’università portando con sé una grossa valigia. Arrivati all’università, mentre le lezioni erano ancora in corso, cominciarono a mettere una grande quantità di volantini davanti alle porte delle aule, sui davanzali e sulle grandi scale che conducevano all’entrata principale. Distribuirono dai 700 ai 1800 volantini. Finito tutto, stavano per lasciare l’edificio quando si accorsero che erano rimasti dei volantini; risalirono le scale fino all’ultimo piano, e dalla balaustra gettarono gli ultimi fogli. Nello stesso istante le porte delle aule si spalancarono e gli studenti cominciarono a uscire. Scoperti, Hans e Sophie furono condotti nell’ufficio del rettore Wüst. Non opposero resistenza.

Arrivò Robert Mohr che comandava la squadra della Gestapo, ordinò agli agenti di raccogliere tutti i volantini; stavano perfettamente nella valigia vuota! Mohr diede ordine di portare i due al quartier generale della Gestapo.

Hans e Sophie ammanettati e condotti al quartier generale, furono interrogati per 17 ore in stanze separate. Così come prevedeva il piano del gruppo in caso di cattura, entrambi sostennero di essere loro, e soltanto loro, i responsabili delle azioni della Rosa Bianca.

I fratelli Scholl erano accusati di alto tradimento e il processo venne fissato per il giorno seguente, lunedì 22 febbraio, al Palazzo di Giustizia di Monaco. Il giudice che presiedeva il processo sarebbe stato Roland Freisler. Lunedi 22, alle 7 del mattino i detenuti furono prelevati nelle celle. Quando Else, la compagna di cella di Sophie, tornò nella cella vuota, trovò sul letto ben rifatto di Sophie un foglio di carta; era l’atto di incriminazione e sul retro Sophie aveva scritto la parola “libertà”.

L’aula del Palazzo di Giustizia era gremita di persone, tutti “invitati”, quasi tutti in uniforme. Non c’era nessun membro della famiglia; non erano stati informati ufficialmente né degli arresti né del processo.

Il giudice, Freisler, apparve con una toga scarlatta, luccicante.

Il processo iniziò alle 10: Freisler cominciò con la sua invettiva, Sophie cercò di contestarlo «qualcuno doveva farlo. Ciò che abbiamo detto e scritto è quello che pensano molte persone; solo non osano dirlo a volte alta!».

Furono condannati a morte e portati alla prigione di Stadelheim. 

Continua la lettura su Enciclopedia delle donne

Fonte: Enciclopedia delle donne


Licenza: Licenza Creative Commons

Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

Articolo tratto interamente da Enciclopedia delle donne 


Mi resta poco tempo...


"Mi resta poco tempo da vivere, una sola morte da affrontare, e morirò combattendo per questa causa. Non ci sarà pace in questa terra finché la schiavitù non sarà abolita." 

John Brown


La condizione dell'uomo

"La condizione dell'uomo è, in verità, stupefacente. Non gli viene data né gli è imposta la forma della sua vita come viene imposta all'astro e all'albero la forma del loro essere. L'uomo deve scegliersi in ogni istante la sua. È, per forza, libero."

José Ortega y Gasset


Citazione del giorno

 



“I sentimenti ci nobilitano, non l'opinione del mondo.” 

Friedrich Schiller


Questo è uno dei motivi per cui mi piace recitare

"Questo è uno dei motivi per cui mi piace recitare. Ogni tanto capita di girare scene con qualcuno di veramente bravo e ti diverti a cercare di far funzionare tutto al meglio."

Alberto Finney



Di tutte le isole meravigliose...


"Di tutte le isole meravigliose, l'Isolachenoncè è la più comoda e la più solida: non è né troppo grande, né troppo articolata, non ha noiosi distacchi tra un'avventura e l'altra, anzi è graziosamente compatta. Quando voi ci giocate, di giorno, dopo averla costruita con le sedie e una tovaglia, non c'è nulla che metta paura ma, nei due minuti prima di addormentarvi, diventa reale davvero. Per questo ci sono i lumini da notte."


Tratto dal romanzo Peter Pan di Sir James Matthew Barrie


Che cos'è lo storicismo?


"Che cos'è lo storicismo? È una visione della vita e del mondo fondata sulla persuasione critica che la realtà si risolve, senza residuo, nella storia, e che la realtà storica umana, nelle sue individuali manifestazioni, è integrale opera dell'uomo ed è conoscibile senza residuo dal pensiero umano."

Ernesto de Martino



Penso che mi vedessero...

"Penso che mi vedessero come una cosa come un liberatore, una via d'uscita. Il mio mezzo di espressione, la mia musica, era un modo in cui molte persone desideravano potersi esprimere e non potevano."

Little Richard

Photo credit Robbie Drexhage, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons




venerdì 8 maggio 2026

Intervista a Marco, 42 anni, operaio metalmeccanico


Oggi intervisto Marco, che ci spiega i vari problemi che tanti operai affrontano.

Marco, com’è una tua giornata tipo?

Una maratona. Ma senza allenamento. La fabbrica apre alle sei e mezza, però io mi alzo alle cinque perché basta arrivare un minuto dopo e ti fanno sentire fuori posto. I ritmi sono diventati folli: una volta c’era almeno un attimo per tirare il fiato, ora no. Devi correre, sempre. È come se non fossimo più persone ma ingranaggi. A fine turno ti senti svuotato, proprio bruciato. Il burnout… non è una parola da psicologi, è quello che ti succede quando ti chiedono di funzionare come una macchina.

E la paga?

La paga è ferma. Da anni. Con lo stesso stipendio, dieci anni fa vivevo meglio. Adesso tra affitto, bollette, spesa… arrivo a fine mese tirando tutto. E se provi a chiedere un aumento ti rispondono che ‘non è il momento’, che ‘il mercato è complicato’. Però i profitti li fanno, eccome se li fanno.

Hai un contratto stabile?

Io sì, ma sono un’eccezione. Metà dei ragazzi è in bilico: contratti a termine, interinali, part‑time che in realtà sono full‑time mascherati. Vivono nell’incertezza totale. E quando sei precario non puoi dire niente, non puoi lamentarti, non puoi scioperare. È così che si abbassano i diritti: non togliendoli apertamente, ma mettendo le persone nella paura.

Quando dici che in Italia ci sono sempre meno diritti, cosa intendi?

Che ogni anno sparisce un pezzetto. Meno sicurezza, meno tutele, meno voce. E intanto ci ripetono che dobbiamo essere ‘flessibili’. Ma la flessibilità la chiedono solo a noi, mai a chi sta sopra. Sembra che il lavoro valga sempre meno. E con lui la dignità.

Secondo te c’è un legame tra condizioni di lavoro e scelte politiche?

Certo che c’è. Il problema è che tanti non lo vedono. Quando voti chi difende i profitti, poi non puoi stupirti se i diritti spariscono. Non sto dicendo a chi votare, ci mancherebbe. Dico solo: guardate chi parla davvero di salari, sicurezza, contratti veri. Perché se continuiamo a scegliere chi ci vuole più deboli, finiremo per non avere più voce.

Cosa vorresti dire ai tuoi colleghi?

Che dobbiamo essere solidali e riprenderci un po’ di dignità. Non rassegnarci. Non pensare che ‘tanto è così’. Non è così per forza. Ma se non ci svegliamo, se non ci informiamo, se non ci organizziamo, allora sì: resterà così. E peggiorerà.

Grazie Marco, per il tempo che hai dedicato.

Se qualcuno è interessato per un'intervista, basta contattarmi via mail, cliccando sul banner "Contatti".

Immagine generata con intelligenza artificiale


Meloni sceglie i profitti: schiaffo in faccia a chi lavora


Articolo da L'Ordine Nuovo

Il Consiglio dei Ministri ha approvato due settimane fa il Decreto Lavoro in vista del Primo Maggio, provvedimento per il quale ha investito circa 934 milioni di euro. Si tratta di una legge che si situa coerentemente nel solco tracciato da questo e degli altri esecutivi: il problema del lavoro “povero” viene utilizzato come pretesto per giustificare una pioggia di regali alle imprese, in un disegno che viene accompagnato da regolazioni dei rapporti tra le parti sociali che, pur non spostando di un centimetro i rapporti di forza tra padroni e salariati, vengono propagandati come un rafforzamento delle tutele dei proletari.

Partiamo con la lista delle nuove elargizioni alle imprese:

– si prevede un bonus assunzione per le donne, con esonero contributivo del 100% fino a 650 euro mensili per 24 mesi per l’assunzione di lavoratrici svantaggiate. In aggiunta, per le assunzioni effettuate nelle regioni della Zona Economica Speciale (ZES) unica per il Mezzogiorno, l’importo mensile può arrivare fino a 800 euro.

– un bonus assunzione per i giovani, ovvero un esonero contributivo del 100% fino a 500 euro mensili per nuove assunzioni di personale sotto i 35 anni. Questo importo può essere elevato a 650 euro nelle regioni del Sud e nelle aree di crisi.

– una ulteriore agevolazione per la stabilizzazione dei giovani, che consiste in un esonero del 100% dei contributi fino a 500 euro mensili per 24 mesi, anche per la stabilizzazione di contratti a termine. Sono inclusi i contratti stipulati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026, della durata massima di 12 mesi, per personale di età inferiore ai 35 anni che non ha mai avuto occupazione stabile in precedenza.

– infine, un bonus assunzioni per la ZES, riservato ai datori di lavoro che occupano fino a un massimo di 10 dipendenti nella ZES unica per il Mezzogiorno, che prevede un esonero contributivo totale fino a 650 euro mensili per l’assunzione di soggetti over 35 disoccupati da almeno 24 mesi.

Si tratta dell’ennesimo stanziamento di soldi pubblici, che dirotta quasi un miliardo di euro nelle casse dei padroni invece di aumentare gli stipendi dei lavoratori o essere investiti per assunzioni in servizi pubblici, giustificato come un’“agevolazione” di assunzioni le quali, come dimostrano diversi studi sui passati incentivi, probabilmente sarebbero comunque avvenute.

L’elemento più subdolo del provvedimento è quello che introduce il criterio per la ricezione dei sussidi: lo potranno ottenere solo le aziende che applicano il “salario giusto”, cioè quello che garantisce ai lavoratori una retribuzione non inferiore ai minimi stabiliti dai contratti collettivi nazionali (CCNL) maggiormente rappresentativi. Questo presenta numerosi problemi e ambiguità, che rendono la norma una certificazione del tasso di sfruttamento esistente, a partire dalla fatto, non affrontato dalla norme, che molti CCNL prevedono paghe orarie estremamente basse: studi recenti indicano che oltre un terzo dei contratti più rappresentativi analizzati (22 su 63) presenta paghe base orarie sotto i 9 euro lordi, includendo anche ratei di 13esima, 14esima e TFR.

In Italia, in ogni caso, la legge stabilisce già che il salario non può essere inferiore ai minimi fissati dai CCNL applicati al settore di appartenenza, che nella stragrande maggioranza dei casi sono quelli di CGIL, CISL e UIL, i sindacati maggiormente rappresentativi – i cui rinnovi peraltro, come vedremo, non sono stati in grado di compensare la perdita di potere d’acquisto dei salari reali negli ultimi 5 anni. Inoltre, la Corte di Cassazione nel 2025 ha già stabilito, nell’ambito degli accordi capestro, che nessun accordo aziendale può legittimare stipendi inferiori a quelli previsti dal contratto collettivo nazionale, né per la retribuzione effettiva né per la base di calcolo dei contributi.

Soprattutto, il provvedimento sembra scritto apposta per renderne l’applicazione quasi impossibile, prendendo in considerazione il trattamento economico complessivo, il quale non deve appunto essere «inferiore al trattamento economico complessivo previsto dal CCNL stipulato dalle organizzazioni più rappresentative». Ma il trattamento economico complessivo è una misura estremamente diversificata da contratto a contratto, poiché comprende i minimi tabellari (il cosiddetto trattamento economico minimo) più tutte le figure accessorie della retribuzione, dalla tredicesima alla quattordicesima, alle più diverse indennità, al welfare aziendale, ai premi di produttività. Questo significa che mettere a confronto il trattamento economico complessivo di due diversi contratti è un’operazione molto complessa che apre la strada a infiniti contenziosi, che possono giustificare se non, addirittura, legittimare i contratti pirata come “equivalenti” a quelli dei CCNL maggiormente rappresentativi. A tutto ciò si aggiunge il fatto che per ottenere i contributi l’azienda ovviamente dev’essere in regola col fisco e con le normative assunzionali e questo esclude un sacco di lavoratori impiegati nell’economia “grigia” dall’avere alcun beneficio.

Continua la lettura su L'Ordine Nuovo

Fonte: L'Ordine Nuovo

Autore:
Domenico Cortese

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.

Articolo tratto interamente da
L'Ordine Nuovo

Immagine generata con intelligenza artificiale


Il Governo ignora il parere dell'Europa per far approvare la nuova legge sulla caccia



Articolo da Lipu 

Proposta in netta e conclamata violazione delle norme europee, presidente Meloni e ministro Pichetto Fratin fermino tutto

Le associazioni ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU-BirdLife Italia e WWF Italia sono venute in possesso di una lettera ufficiale della Commissione europea, inviata già a dicembre 2025 al Governo italiano e finora volutamente ignorata dalla Presidente Meloni e dalla maggioranza di centrodestra, che boccia duramente parti fondamentali del disegno di legge n. 1552 di stravolgimento della legge 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica - bene costituzionalmente protetto - per favorire il mondo venatorio con una serie di concessioni ingiustificabili, dannose e illegittime.  

Il documento evidenzia gravi violazioni delle Direttive Uccelli e Habitat, che riguardano l’ossatura stessa del DDL tra cui: estensione della caccia fuori stagione; indebolimento del parere scientifico di ISPRA; uso di visori ottici; liberalizzazione dei richiami vivi con rischi concreti di bracconaggio e traffici illegali. 

Nonostante questi chiari rilievi dell’Unione europea, il Governo non solo non ha fatto alcun cenno all'esistenza della nota, ma non ne ha tenuto conto in alcun modo, lasciando proseguire l’iter parlamentare, che proprio ieri è giunto di fatto al termine con la prima approvazione nelle Commissioni Ambiente e Agricoltura al Senato  riunite e la mancata divulgazione della notizia da parte del sottosegretario al Ministero dell'Agricoltura La Pietra. Il testo è stato inoltre aggravato da numerosi emendamenti presentati dalla maggioranza, tutti mirati a fare ulteriori concessioni alle lobby venatorie e a quella parte delle associazioni agricole che intendono sfruttare anche la caccia come strumento per ottenere profitti, a scapito dei veri interessi di migliaia di agricoltori e non tenendo conto del sentire comune, mentre sono state respinte tutte le modifiche migliorative presentate dall’opposizione.

Continua la lettura su Lipu

Fonte: Lipu

Autore:
Lipu 

Licenza: This work is licensed under Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International

Articolo tratto interamente da Lipu


Non so cosa significhi vivere...



"Non so cosa significhi vivere in un Paese che da un giorno a un altro vara le leggi razziali, leggi che fanno diventare improvvisamente il tuo vicino, il tuo negoziante che ogni giorno ti vende il pane, il tuo maestro, ma anche i tuoi genitori e te stesso, cittadini diversi. Persone normali a cui la società chiude le porte senza appello. E l’unico modo per evitarlo è conoscere la Storia. La memoria è il più potente vaccino contro gli abissi della Storia, far sì che la tragedia dell’Olocausto venga ricordata in modo che non si ripeta mai più."

Alberto Angela



Registi si diventa

"Registi si diventa, non si nasce e non so se sono una buona regista, so che ho sempre, in modo naturale e spontaneo, avuto un sesto senso per la direzione degli attori. Forse negli ultimi tempi sento molto di più la parte delle riprese, la costruzione delle immagini, i tagli delle inquadrature, ovvero penso al montaggio mentre sto girando."

Cristina Comencini

Photo credit Elena Torre from Viareggio, Italia, CC BY-SA 2.0, da Wikimedia Commons


Il reale vantaggio della verità...


"Il reale vantaggio della verità è che quando un'opinione è vera la si può soffocare una, due, molte volte, ma nel corso del tempo vi saranno in generale persone che la riscopriranno, finché non riapparirà in circostanze che le permetteranno di sfuggire alla persecuzione fino a quando si sarà sufficientemente consolidata da resistere a tutti i successivi sforzi di sopprimerla."

 John Stuart Mill


Amava il mare solo quand'era in tempesta...

"Amava il mare solo quand'era in tempesta e il verde solo quando ricopriva le rovine. Doveva poter ricavare dalle cose una specie di profitto personale; respingeva come inutile quanto non contribuiva immediatamente a saziare la voracità del suo cuore, aveva un temperamento più sentimentale che artistico, voleva emozioni e non paesaggi."

Gustave Flaubert

Tratto da Madame Bovary di Gustave Flaubert


Sono...

"Sono brutto, vendicativo e pieno di pretese, amo le cravatte vistose e i giochi di parole, ho un piccolo cervello da burocrate in una testa da cavallo."

Fernandel



Ho cercato...

 

"Ho cercato di fare per tutta la vita del cinema un’arte utile agli uomini."

Roberto Rossellini


Non puoi staccare il piede dall'acceleratore...


"Non puoi staccare il piede dall'acceleratore mentre stai correndo veloce. L'unica speranza è che l'altro pilota ti stia guardando nello specchietto retrovisore."

Gilles Villeneuve


giovedì 7 maggio 2026

L'ignoranza é una patologia che colpisce delle persone


"L'ignoranza é una patologia che colpisce delle persone. I sintomi sono: chiusura mentale, cattiveria, presunzione di sapere tutto, cattiva educazione e soprattutto soffrono d'invidia. La malattia spesso degenera e il soggetto parla a vanvera."

Totò (Antonio de Curtis)



Sfida alle leggi della gravità: come un oggetto di soli 500 km trattiene un'atmosfera



Articolo da Media Inaf

Sfruttando un’occultazione, un team di astronomi e astrofili giapponesi ha scoperto che l’oggetto transnettuniano (612533) 2002 XV93 è avvolto da un’atmosfera, per quanto rarefatta. Un risultato sorprendente: è un oggetto talmente piccolo che non dovrebbe riuscire a mantenere un'atmosfera stabile, il che solleva interrogativi su quando e come si sia formata. Lo studio è pubblicato su Nature Astronomy

È un piccolo Plutone: appena 500 km di diametro contro i 2377 km dell’ex (per ora) nono pianeta. Infatti gli astronomi lo classificano come plutino: un oggetto transnettuniano in risonanza orbitale 2:3 con Nettuno. Ed è proprio mentre solcava tranquillo la sua orbita che il 10 gennaio 2024 si è trovato a passare – per chi lo stesse osservando dalla Terra – esattamente davanti a una remota stellina, oscurandola per una decina di secondi. È ciò che gli astronomi chiamano occultazione. Un’occasione ghiotta per ottenere informazioni preziose – come dimensioni e orbita esatta – sull’oggetto occultante, in questo caso (612533) 2002 XV93, questo il nome del plutino.

Avendo calcolato con ampio anticipo il momento esatto dell’appuntamento, ad attenderlo al varco, con quattro telescopi puntati in quella direzione, c’era un nutrito team di astronomi e astrofili giapponesi, guidato da Ko Arimatsu dell’Osservatorio astronomico di Ishigakijima dell’Naoj giapponese. Astro e oggetto transnettuniano si sono incontrati all’ora prevista, dando inizio all’occultazione. E i telescopi hanno registrato la cosiddetta curva di luce, vale a dire la variazione nel tempo della luce proveniente dalla stella.

Tutto come previsto, insomma, se non fosse per l’andamento di quella curva di luce. La stella è sì sparita per una decina di secondi, proprio come previsto, ma la transizione è avvenuta non in modo netto, bensì con una sorta di lieve dissolvenza, sia in “uscita” (quando la stella è sparita) che in “ingresso” (quando è riapparsa). Un effetto che gli astronomi conoscono molto bene: è ciò che avviene quando l’oggetto occultante ha un’atmosfera.

Ma 2002 XV93 sembrerebbe troppo piccolo per permettersi un’atmosfera. È vero che intorno a Plutone, l’oggetto transnettuniano più famoso, è stata osservata una sottile atmosfera, però parliamo di un corpo molto più grande. Non a caso, gli studi condotti su altri oggetti transnettuniani hanno dato esiti negativi: la maggior parte di loro è talmente fredda, e la loro gravità superficiale così debole, che non ci si aspetta che possano trattenere atmosfere.

Insomma, la scoperta di questa atmosfera rarefatta – parliamo di una pressione al suolo di appena 100-200 nanobar, rispetto ai 10 microbar di Plutone – attorno a 2002 XV93, riportata ieri su Nature Astronomy dal team giapponese, è stata una vera sorpresa. Rarefatta e probabilmente effimera: i calcoli indicano infatti che potrebbe durare meno di mille anni, a meno che non venga rifornita. Ne consegue che deve essersi formata o essere stata rifornita di recente.

Continua la lettura su Media Inaf

Fonte: Media Inaf

Autore: 
   

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

Articolo tratto interamente da Media Inaf



In questo momento il nostro Paese sta vivendo un impoverimento culturale

"In questo momento il nostro Paese sta vivendo un impoverimento culturale importante e mi dispiace che si debba sempre arrivare a questa metaforica morte per accorgerci di avere qualcosa di bello e importante tra le mani. E mi spiace che si debba arrivare a umiliare un'intera categoria, quella dei lavoratori e delle lavoratrici del cinema e dello spettacolo, per ricordarci che esiste. Non capisco perché la cultura non è al centro del nostro paese, di un paese fondato sull'arte e sulla bellezza."

Matilda De Angelis

Photo credit Harald Krichel / WikiPortraits


La crisi dell'industria tedesca trascina la disoccupazione oltre le stime


Articolo da Berlino Magazine

L’economia tedesca cresce, ma la disoccupazione supera i 3 milioni: il PIL aumenta insieme alla disoccupazione

I dati odierni evidenziano la fragilità dell’economia tedesca. Nonostante il persistere dell’instabilità dei prezzi energetici, legata alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e alle residue scorie del conflitto ucraino, il Prodotto Interno Lordo è cresciuto dello 0,3% nel primo trimestre del 2026. Tuttavia, il mercato del lavoro non riflette questo timido ottimismo: l’Agenzia Federale del Lavoro ha registrato un incremento inaspettato di 20.000 disoccupati su base destagionalizzata. Questo dato porta il totale a 3.006 milioni, confermando per il quarto mese consecutivo il superamento della soglia psicologica dei tre milioni, il valore più alto registrato nell’ultimo quinquennio.

Gli effetti della prolungata stagnazione economica

L’ascesa del tasso di disoccupazione destagionalizzato al 6,4% cristallizza gli effetti di un triennio di stagnazione sul principale mercato del lavoro europeo. Come sottolineato dal capo dell’Agenzia Federale del Lavoro, la consueta ripresa primaverile è soffocata dalle nuove turbolenze geopolitiche, che impediscono quel ‘rimbalzo’ occupazionale necessario alla stabilità sociale. Se questa tendenza dovesse persistere, la Germania rischierebbe di scivolare in una recessione prolungata, aggravata dallo shock sistemico derivante dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, che minaccia di paralizzare le catene di fornitura e far impennare nuovamente i costi energetici per l’industria pesante tedesca.

Continua la lettura su Berlino Magazine


Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.


Articolo tratto interamente da
Berlino Magazine

David di Donatello 2026: ecco la lista dei vincitori


Ieri si è svolta la 71ª edizione dei David di Donatello, i prestigiosi premi del cinema italiano assegnati dall'Accademia del Cinema Italiano. La cerimonia è stata trasmessa in diretta su Rai 1 e condotta per la prima volta da Flavio Insinna e Bianca Balti.

Il film più premiato della cerimonia è stato Le città di pianura di Francesco Sossai, vincitore di otto David. Il film Primavera di Damiano Michieletto ha ottenuto quattro premi, seguito da La città proibita di Gabriele Mainetti con tre riconoscimenti. I film Gioia mia di Margherita Spampinato e Le assaggiatrici di Silvio Soldini hanno ottenuto due David. Il premio miglior film internazionale è stato assegnato al film Una battaglia dopo l'altra di Paul Thomas Anderson.

Ecco la lista di tutti i vincitori, pubblicata su Wikipedia (i vincitori saranno indicati in grassetto, a seguire gli altri candidati).

Miglior film

Miglior regia

Miglior regista esordiente

Migliore sceneggiatura originale

Migliore sceneggiatura non originale

Miglior produttore

Migliore attrice protagonista

Miglior attore protagonista

Migliore attrice non protagonista

Miglior attore non protagonista

Miglior casting

Migliore autore della fotografia

Miglior compositore

Migliore canzone originale

Miglior scenografia

Migliori costumi

Miglior trucco

Migliore acconciatura

Miglior montaggio

Miglior suono

  • Gianluca Scarlata, Davide Favargiotti, Daniele Quadroli e Nadia PaonePrimavera
  • Maricetta Lombardo, Silvia Moraes, Piergiorgio De Luca e Giancarlo Rutigliano – Fuori
  • Angelo Bonanni, Giulio Previ, Mirko Perri e Michele Mazzucco – La città proibita
  • Antoine Vandenriessche, Daniela Bassani, Stefano Grosso e Giancarlo Rutigliano – Le assaggiatrici
  • Marco Zambrano, Francesco Mauro, Sebastian Pablo Poloni e Francesco Tumminello – Le città di pianura

Migliori effetti speciali visivi

Miglior documentario - Premio Cecilia Mangini

Miglior cortometraggio

  • Everyday in Gaza, regia di Omar Rammal
  • Astronauta, regia di Giorgio Zampà
  • Ciao, Varsavia, regia di Diletta Di Nicolantonio
  • Festa in famiglia, regia di Nadir Taji
  • Tempi supplementari, regia di Matteo Memè

Miglior film internazionale

David Giovani

David speciale

David dello spettatore

Fonte: Wikipedia