domenica 25 ottobre 2026

25 ottobre 2011 - Alluvione dello Spezzino e della Lunigiana



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L'alluvione dello Spezzino e della Lunigiana del 25 ottobre 2011 si è verificata a seguito di una forte precipitazione che in sei ore ha riversato 542 mm di pioggia[1] sulla provincia della Spezia e di Massa e Carrara[2].

Questo evento meteorologico[3] ha causato la piena dei fiumi Vara e Magra e dei torrenti affluenti nelle zone colpite, con inondazione di diverse entità in tutta la Val di Vara e la Val di Magra.

I centri più colpiti sono stati quelli di Borghetto di Vara, Brugnato, Bonassola, Levanto, Monterosso al Mare, Vernazza in provincia della Spezia e Aulla in provincia di Massa-Carrara[2].

A questo evento è seguita, pochi giorni dopo, l'alluvione di Genova del 4 novembre 2011, anch'essa causata da fortissime precipitazioni (bassa mediterraneo Rolf)[4] che hanno registrato punte superiori ai 500 mm in poche ore in diverse zone di Genova e provincia causando l'esondazione dei torrenti Bisagno e Fereggiano e la piena dei torrenti Sturla, Scrivia e Entella, con 6 morti.

Nella prima mattinata del 25 ottobre 2011 una perturbazione ha iniziato a concentrarsi sulla zona nord delle provincie della Spezia e di Massa e Carrara. Nel giro di poche ore è caduta un'enorme quantità d'acqua piovana. In pochissimo tempo i torrenti affluenti dei principali fiumi sono diventati incontrollabili e sono esondati, portando a valle ogni sorta di detrito. L'effetto onda di piena si è propagata ai maggiori fiumi, Vara e Magra, che sono dilagati rispettivamente nelle pianure intorno ai borghi di Borghetto di Vara, Brugnato, Ameglia e Pontremoli, Villafranca in Lunigiana e Aulla.

La catastrofe ha colpito anche le vicine Cinque Terre in provincia della Spezia: l'acqua ha trasportato enormi quantità di fango e detriti lungo il compluvio naturale nei borghi di Vernazza e di Monterosso e le strade principali si sono trasformate in fiumi in piena portando in mare tutto ciò che trascinavano. Il deposito alluvionale risultante nella via principale di Vernazza misurava alcuni metri di spessore.

Le comunicazioni sono diventate subito difficilissime: ingenti anche i danni alle infrastrutture stradali con smottamenti e frane in diverse strade provinciali (e conseguente isolamento di alcune località dell'entroterra), chiusura del tratto autostradale dell'A12 tra i caselli di Sestri Levante e Deiva Marina per una frana sulla carreggiata sud e disagi sulla linea ferroviaria levantina[2] Sull'A12 la frana ha coinvolto un TIR e i soccorritori sono riusciti ad estrarre il conducente, salvato per miracolo[5]. La strada statale 1 Via Aurelia è stata interrotta da molteplici frane e la ferrovia bloccata da uno smottamento a Vernazza. Decine di paesini della Val di Vara sono diventati irraggiungibili, se non con elicotteri, e le telecomunicazioni interrotte.

Più a sud del bacino idrografico di riferimento, gli effetti della piena si sono verificati nel comune di Ameglia, alla foce del fiume Magra: in tre anni si è registrata la quarta esondazione e questa volta a farne le spese maggiori (oltre alle case totalmente invase dal fango) è stato il ponte della Colombiera, che è crollato per la seconda volta [2]: uno yacht è stato disormeggiato dalla furia del fiume e ha colpito la campata centrale del ponte distruggendola[6].

Ad oltre una settimana dall'evento alluvionale, in previsione di una nuova e massima allerta meteo in tutta la regione (classificata come "Allerta 2" dal centro funzionale meteo-idrologico di Protezione civile della Regione Liguria, prevista dalle ore 22 del 3 novembre alle 18 del 6 novembre nei bacini liguri marittimi di Ponente, Centro, Levante e Padani di Ponente[7]), sono state predisposte dai rispettivi sindaci di Vernazza e Borghetto di Vara ordinanze di evacuazione della popolazione a scopo precauzionale[8]. In Val di Vara i movimenti franosi sono proseguiti per giorni, bloccando le comunicazioni stradali.

Il 5 novembre sono state evacuate Camisano (Ameglia) e Pignone, risultavano essere isolate Corvara e Bracelli (nel comune di Beverino), nuovi sgomberi a Calice al Cornoviglio, dove le strade ormai si spalancavano in spaventose voragini. In dieci giorni sono franati 4 ponti e sono state chiuse 20 strade tra Montemarcello, Rocchetta di Vara, Brugnato, Calice, Pignone, Beverino, Corniglia, Monterosso e Vernazza.[9]

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Photo credit Miriam Rossignoli from not decided yet, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons


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