sabato 22 agosto 2026

La risposta al blocco reazionario attraverso la mobilitazione dal basso



Articolo da La Città Futura

Sul piano internazionale cresce la resistenza popolare alle aggressioni imperialiste. D’altra parte aumenta il razzismo, che permette di conservare popolarità alle politiche reazionarie dei paesi imperialisti. In Italia ago della bilancia sono l’estrema destra e gli ultraliberisti a causa della debolezza della sinistra e dei sindacati. Per uscirne in parte ci vorrebbe una convergenza fra liberali di sinistra e sinistra radicale. Una soluzione più radicale potrebbe venire solo da una ripresa dei movimenti.

L’andamento dei vari fronti delle guerre imperialiste presentano una novità storica importante, i popoli e i paesi più piccoli e deboli sotto aggressione riescono a difendersi in modo molto più efficace grazie soprattutto all’utilizzo di droni, spesso prodotti in modo semi artigianale. Un po’ come l’introduzione delle armi da fuoco aveva messo in discussione il predominio militare assoluto dell’aristocrazia che controllava la cavalleria, oggi in primis i droni mettono in discussione il predominio assoluto del grande capitale finanziario tendenzialmente transnazionale con le sue potentissime, ma estremamente care, armi di distruzione di massa. Così gli Usa, che sembravano dopo la guerra fredda l’unica grande potenza militare internazionale, sono stati costretti, prima a fare un accordo di pace con i ribelli sciiti del nord dello Yemen, il paese più povero del mondo, e oggi sono costretti ad accogliere in buona parte le pretese degli iraniani in quanto hanno esaurito i costosissimi missili intercettori, mentre gli iraniani sono ancora pronti a lanciare soprattutto droni in una dimensione mai vista prima. Gli stessi potentissimi bombardamenti a tradimento di Usa e Israele non sono riusciti a bloccare la capacità di risposta di piccole unità da combattimento iraniane.

Se la guerra tende a favorire i settori militari più oltranzisti, che appaiono in grado di condizionare in modo sempre più pesante le decisioni dei politici, come abbiamo visto, in particolare, in Ucraina, Israele e Iran, negli Stati Uniti cresce in maniera significativa il movimento che si oppone alla guerra imperialista. In particolare colpisce la crescita inaudita negli Usa di forze che si richiamano espressamente al socialismo.

Anche in Palestina ci sono delle novità significative. Finalmente fra i palestinesi vittima dello squadrismo dei coloni, con la consueta copertura dell’esercito, vi è anche un cittadino degli Stati Uniti. Quest’ultimo, nonostante palestinese, è stato riconosciuto come un essere umano persino dall’ambasciatore statunitense in Israele. Quando questo ultrasionista reazionario evangelico ha denunciato come terroriste le consuete azioni dei coloni, che seguono la stessa dinamica delle camicie nere, già riprese dalla camice brune, persino la stampa mainstream italiana ha dovuto denunciare, con toni naturalmente molto più edulcorati, le violenze israeliane. Come mai la destra estrema al governo degli Stati Uniti ha denunciato le consuete azioni terroriste dei coloni, quando in passato non ha fiatato nemmeno quando sono stati assassinati dall’esercito israeliano persino affermati giornalisti palestinese con cittadinanza Usa? È evidente che Israele sta, al solito, facendo di tutto per impedire il disimpegno degli Stati Uniti dal fronte mediorientale, per concentrare l’aggressione imperialista sui più strategici scenari dell’America latina, a partire da Cuba, e del Pacifico, a cominciare dalla Cina. Così facendo Israele sta trascinando i suoi migliori alleati statunitensi ai livelli più bassi in termini di capacità di egemonia sul piano internazionale. Tanto che, per seguire Israele nella sua politica di guerra a oltranza alla maggioranza dei paesi dell’Asia sudoccidentale, gli Stati Uniti hanno sempre maggiore difficoltà a mantenere buoni rapporti anche con le petromonarchie tiranniche e integraliste del Golfo, i loro secondi più degni alleati dopo i sionisti.

Naturalmente mentre la Francia ne ha approfittato per prendere le distanze dai coloni estremisti, rei di lesa maestà verso l’uomo bianco, grazie al passaporto statunitense di un perseguitato, il governo italiano non ha avuto niente da ridire. Mentre si è schierato nuovamente in prima linea, assieme, non a caso, all’ultimo governo socialdemocratico dell’Unione europea, il governo danese, nel contrasto razzista ai richiedenti asilo extracomunitari da deportare in stati canaglia come la dittatura ultrafilosionista e ultra omofoba ugandese. Il tutto finalizzato a continuare a inseguire l’estrema destra di Futuro nazionale, mediante l’attacco al governo spagnolo. Il governo Sanchez è la presunta dimostrazione che ci si può distinguere facendo politiche di sinistra, senza perciò rinunciare al riformismo di destra. In realtà questo governo è una coalizione, tra una forza catalana apertamente di destra e una grande maggioranza di nominalmente socialisti, ma in realtà socialiberisti, come tutti i riformisti di destra europei, guidata da Sanchez. Vi è, Infine, una componente di sinistra minoritaria rispetto al centro socialiberista che, proprio perché divisa, riesce ad avere una influenza inaudita sul governo, dal momento che si regge su un solo voto in più delle minoranza di destra. Per questo motivo, per la prima volta, le forze di sinistra per quanto minoritarie al governo di un paese imperialista riescono a condizionarlo in maniera significativa. Intendiamoci, significativa rispetto all’altro governo di centro-sinistra europeo, il governo danese, che procede in totale consonanza con i principali eredi del fascismo al governo in Italia nello sviluppare ideologie razziste. Queste ultime non hanno nessuna influenza sui flussi migratori, di cui paesi come Danimarca e Italia hanno assoluto bisogno per il costante invecchiamento della posizione autoctona, e dovrebbero servire ad arginare l’estrema destra. Anche questa pseudo giustificazione è palesemente assurda, in quanto imponendo la propria ideologia dall’opposizione al governo in carica, l’estrema destra non può che rafforzarsi sempre di più.

Non a caso in Italia l’unica forza politica in costante e sensibile crescita elettorale è l’estrema destra, che conquista voti nell’elettorato della destra radicale egemonica nel governo. La politica dell’opposizione di sinistra di attendere che il cadavere del proprio avversario gli scorra davanti non paga. Bene che va la sinistra moderata rappresentata in parlamento resta stabile, mentre la sinistra radicale non è nemmeno presa in considerazione dai sondaggi. Potere al popolo è data allo 0,5, mentre Agorà non è nemmeno presa in considerazione.

Attualmente tutto sembra dipendere dal possibile accordo fra la destra di governo e l’estrema destra. In caso di apparentamento conserverebbero un lieve vantaggio sul campo larghissimo, tanto che a fare da arbitro potrebbe essere Calenda con poco più del 3% dei voti. Mentre senza accordo a destra il campo larghissimo prevarrebbe di circa il 2,5%. In entrambi i casi, visti i limitati scarti, molto importanti rischiano di essere la modifica della legge elettorale che, quasi certamente, sarà portata a termine, in quanto con l’attuale sistema vincerebbe certamente l’opposizione. In ogni caso avrebbero una grandissima influenza le forze sedicenti di centro, in realtà ultra liberiste e guerrafondaie, all’interno del campo larghissimo e all’interno dei due poli.

In assenza di una significativa ripresa dei movimenti sociali l’unica novità significativa potrebbe essere la candidatura di Di Battista, quotata intorno al 3,5%. Se con essa facessero blocco le forze della sinistra radicale, oggi disperse, si potrebbe raggiungere un 5% in grado di riequilibrare, almeno in parte, il ruolo determinante di aghi della bilancia che hanno oggi l’estrema destra e il centro ordoliberista e atlantista.

Un tale scenario penalizzerebbe principalmente il Movimento 5 Stelle. Se questa possibile forza decidesse di fare politica mettendo, come fa Futuro Nazionale, dei chiari paletti a un possibile accordo elettorale potrebbe creare dei sommovimenti non indifferenti fra le forze di opposizione progressiste. Lo stesso campo larghissimo, dato oggi quasi per scontato, rischierebbe seriamente di saltare. Già oggi l’allargamento del campo largo inciderebbe pochissimo, perché i voti guadagnati dal campo larghissimo sarebbero pochi di più di quelli persi da elettori di sinistra che non sosterrebbero questo ulteriore spostamento su posizioni centriste.

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Articolo tratto interamente da La Città Futura 

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