lunedì 1 giugno 2026

Il mondo capovolto della politica globale



Articolo da CRS - Centro per la Riforma dello Stato

Redistribuzione della ricchezza a favore dei ricchi, risarcimenti per i golpisti, atti di guerra giustificati come misure di difesa. Alcuni elementi della politica che domina e affligge il mondo, sovvertendo le ragioni del senso comune e della pacifica convivenza.  

Come Charlot nel “Grande Dittatore”, il ragazzaccio che occupa la Casa Bianca si diverte a giocherellare con il mappamondo. Sceglie un punto del globo su cui trastullarsi – un giorno la Groenlandia o il Michigan, un altro giorno il Venezuela, un altro ancora l’Iran – ma dopo un po’ si stufa e passa ad altro, lasciando dietro a sé disordine e vite spezzate (in Michigan 2 vite, in Venezuela 80, in Iran 3000). Eppure, agli elettori aveva promesso “Mai più guerre!” e una nuova dottrina Monroe (anzi, Donroe in onore di Donald). Ricordiamogli intanto quella di Monroe (1821): «Dovunque sventolerà la bandiera della libertà, là saranno il cuore e le benedizioni dell’America. Ma essa non intende travalicare le sue frontiere a caccia di mostri da debellare». Davvero?

Come ogni monello sfacciato Trump dice bugie: giura di sfogliare sempre la Bibbia, mentre in realtà non legge mai nulla. Sono i precettori e le badanti che lo hanno in cura a indicargli con l’aiuto di un segnalibro quale pagina leggere. Proprio come faceva Rumsfeld, il mellifluo ministro della Guerra, per eccitare l’ingenuo Bush ad attaccare l’Iraq; gli inseriva tra le carte qualche versetto biblico del tipo: «Rivestiti dell’armatura di Dio, sicché tu sia pronto a resistere quando spunterà il giorno del male». Adesso sarebbe bene che a Trump aprissero la Bibbia alla pagina dove l’Ecclesiaste ammonisce: «Chi scava la fossa agli altri finirà per caderci dentro lui stesso». Perché la prossima fossa potrebbe essere Cuba. Impoverita da decenni di sanzioni, l’isola non avrebbe la forza di resistergli militarmente; ma i cubani farebbero ricorso, nel nome di José Martì, alle loro riserve di patria dignità; e sarebbe dura per entrambi i contendenti.

Alla ricerca di un pretesto, Washington ha rispolverato dagli archivi l’abbattimento nel 1996 di due Cessna anti-castristi in volo non autorizzato nei pressi dell’isola (4 morti). Al che l’Avana controbatte che – oltre alle innumerevoli aggressioni subite dal ‘59 in poi – nel 1976 le avevano proditoriamente abbattuto un volo regolare della Cubana Airlines (73 morti). Ora, per scaldare i motori, il Segretario di Stato Rubio dichiara: «Cuba è una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti». Davvero gli USA sono così malmessi da aver paura di un’isola allo stremo? Se Trump fosse un presidente sensato, seguirebbe la politica intrapresa da Carter nel 1978 e perfezionata da Obama nel 2015 con la riapertura di relazioni diplomatiche e una visita a L’Avana. Basterebbe poco per risollevare l’economia dell’isola e farsela amica, senza dilapidare altri miliardi come in Iran. Quale altra nazione, infatti, ha raggiunto in America Latina gli stessi livelli di Cuba nei settori medico e scolastico, i due pilastri per lo sviluppo di qualsiasi Paese?

Trump, invece, preferisce far ruotare il mondo al contrario. Geloso come un bimbo dei successi di Obama e succube dello scaltro Netanyahu, ha stracciato l’accordo sul nucleare faticosamente raggiunto con l’Iran nel 2015, per poi finire impelagato in una crisi energetica devastante per l’intero mondo. Per il mondo intero, ma non per lui. Dopo aver fatto bancarotta cinque volte da imprenditore, ora che sta alla Casa Bianca gli è agevole accumulare qualche miliardo per sé e famiglia, in barba ai conflitti d’interesse e alla Costituzione. A ogni buon fine, si è fatto perdonare preventivamente dal suo Attorney General. Si riesumerà per lui la battuta di Woody Allen su Nixon: «Quando ha lasciato la Casa Bianca i domestici hanno dovuto contare l’argenteria».  

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Fonte: CRS - Centro per la Riforma dello Stato

Autore: Giuseppe Cassini 

Licenza: Licenza Creative Commons
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Articolo tratto interamente da CRS - Centro per la Riforma dello Stato        

Immagine generata con intelligenza artificiale


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