Articolo da Agenzia di Stampa Giovanile
Alcune creme solari rilasciano filtri UV che possono danneggiare coralli ed ecosistemi marini. Cresce l’attenzione verso alternative più sostenibili e pratiche di protezione solare eco-friendly.
Con l’arrivo dell’estate le giornate si allungano, il caldo aumenta e si torna a passare più tempo all’aperto, tra mare, amici e famiglia. E, puntualmente, arriva anche qualche scottatura di troppo.
L’uso delle creme solari rappresenta uno strumento fondamentale per proteggere la pelle dai danni provocati dalle radiazioni ultraviolette. Negli ultimi anni, tuttavia, la ricerca scientifica ha portato alla luce un aspetto meno conosciuto: l’impatto che alcuni filtri UV possono avere sugli ecosistemi marini.
Il tema richiede però una premessa importante: le creme solari non devono essere demonizzate. Insieme ad altre strategie di protezione, come occhiali da sole, cappelli e abbigliamento leggero e traspirante anti-UV, rappresentano oggi gli strumenti più efficaci per ridurre i danni causati dall’esposizione al sole, limitando il rischio di melanoma e contrastando l’invecchiamento cutaneo precoce. Il problema, quindi, non è la protezione solare in sé, ma la necessità di comprendere meglio l’impatto di alcune formulazioni e promuovere scelte più sostenibili.
Gli effetti tangibili delle creme solari sulla biodiversità marina
I filtri UV contenuti nelle creme solari, infatti, non restano confinati sulla pelle. Durante il bagno, una parte di queste sostanze viene rilasciata nell’ambiente. Il fenomeno è particolarmente rilevante nelle aree turistiche ad alta frequentazione, dove la presenza simultanea di migliaia di bagnanti genera un accumulo continuo di queste sostanze nelle acque costiere.
Le stime indicano che ogni anno tra le 6.000 e le 14.000 tonnellate di creme solari raggiungano gli ecosistemi marini, con effetti più significativi nelle aree delle barriere coralline. I coralli sono organismi estremamente delicati che vivono in simbiosi con microalghe chiamate zooxantelle, essenziali per il loro nutrimento e la loro sopravvivenza. Alcuni filtri chimici, come l’ossibenzone e l’octinoxate, possono alterare questo equilibrio biologico inducendo lo sbiancamento dei coralli. In questo processo i coralli espellono le zooxantelle, perdendo così una fonte fondamentale di energia e diventando progressivamente più vulnerabili.
Gli effetti osservati delle creme solari sulla flora marina non si limitano allo sbiancamento. Diversi studi suggeriscono che queste sostanze possano favorire l’attivazione di infezioni virali latenti nelle alghe simbionti, accelerandone la distruzione. Sono stati inoltre rilevati fenomeni di stress ossidativo, alterazioni genetiche e interferenze con processi biologici essenziali come la fotosintesi. Le fasi più vulnerabili del ciclo vitale risultano particolarmente esposte: larve e organismi in sviluppo possono subire deformazioni o avere minori probabilità di sopravvivenza. In ecosistemi già sottoposti a forti pressioni, come l’aumento delle temperature marine legato al cambiamento climatico, questi fattori possono aggravare ulteriormente condizioni già critiche.
Alcuni passi avanti nelle leggi dei Paesi ad alto tasso turistico
La crescente attenzione verso il problema ha portato alcune aree del mondo a intervenire sul piano normativo. Paesi come Hawaii, Palau e Isole Vergini americane hanno introdotto restrizioni sulla vendita di prodotti contenenti ossibenzone e octinoxate, riconoscendo il legame tra la presenza di alcuni filtri UV e il deterioramento degli ecosistemi corallini.
Nel tentativo di individuare alternative più sostenibili, si è assistito a una crescente diffusione di prodotti a base minerale contenenti ossido di zinco o biossido di titanio. Questi filtri vengono spesso presentati come opzioni più rispettose dell’ambiente, ma la questione resta complessa. Alcune formulazioni contenenti nanoparticelle potrebbero infatti risultare problematiche per gli ecosistemi acquatici. Le particelle ultra-fini possono interagire con organismi marini sensibili e, in determinate condizioni, contribuire a fenomeni di tossicità ambientale.
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Fonte: Agenzia di Stampa Giovanile
Autore: Roberta Maria Serra - Mentorship Paulo Lima
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Articolo tratto interamente da Agenzia di Stampa Giovanile
Il rispetto per l' ambiente deve guidare ogni nostra scelta.
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