sabato 30 maggio 2026

Come la Cina sta trasformando i suoi deserti in foreste gigantesche



Articolo da Il Bosone

Quando si pensa alla Cina, l’immagine della Grande Muraglia in pietra emerge immediatamente come simbolo di difesa e potere. Eppure, nel nord del Paese, esiste un’altra muraglia, molto meno visibile e infinitamente più silenziosa, che da oltre quarant’anni combatte una battaglia decisiva. Non respinge eserciti né segna confini politici, ma avanza lentamente contro il deserto, cercando di restituire vita a territori che sembravano perduti. Stiamo parlando della Grande Muraglia Verde della Cina, uno dei più vasti progetti ambientali mai realizzati dall’essere umano.

Cos’è la Grande Muraglia Verde cinese?

Conosciuto ufficialmente come Three-North Shelterbelt Program, il progetto nasce nel 1978 come risposta a un problema sempre più urgente: l’avanzata inarrestabile della desertificazione. Le regioni settentrionali, nord-occidentali e nord-orientali della Cina erano minacciate dall’espansione dei deserti del Gobi e del Taklimakan, con conseguenze dirette sull’agricoltura, sulla salute delle persone e sulla stabilità economica delle comunità locali.

L’idea era tanto semplice quanto ambiziosa: creare una gigantesca cintura verde composta da foreste, arbusti ed erbe capaci di bloccare il vento, stabilizzare il suolo e fermare le tempeste di sabbia. Il programma coinvolge oggi tredici province e si estende per migliaia di chilometri. La sua conclusione è prevista intorno alla metà del secolo, ma i suoi effetti sono già visibili.

Una crisi ambientale che minacciava milioni di persone

La desertificazione in Cina non è mai stata una questione astratta. Oltre un quarto del territorio nazionale è stato colpito dal degrado del suolo, con un impatto diretto su centinaia di milioni di persone. I terreni agricoli venivano lentamente inghiottiti dalla sabbia, i raccolti diminuivano e le tempeste di polvere diventavano sempre più frequenti.

Questi fenomeni non restavano confinati alle aree rurali. Le nubi di sabbia raggiungevano grandi città come Pechino, peggiorando la qualità dell’aria e mettendo a rischio la salute pubblica. Di fronte a questa emergenza, la Cina ha scelto di intervenire su una scala mai vista prima.

Trasformare il deserto con alberi, scienza e pazienza

Nei primi anni, l’approccio della Grande Muraglia Verde era fortemente orientato alla quantità. Milioni di alberi venivano piantati rapidamente, spesso in condizioni climatiche estreme, grazie a campagne di riforestazione che coinvolgevano contadini, studenti, soldati e funzionari pubblici. L’obiettivo era fermare il deserto il prima possibile.

Con il tempo, però, il progetto si è evoluto. Accanto alla piantumazione su larga scala, sono state introdotte tecniche più raffinate. Una delle più efficaci è la stabilizzazione delle dune attraverso barriere di paglia disposte a griglia. Queste strutture riducono l’erosione, trattengono l’umidità e creano un microambiente favorevole alla crescita delle piante.

La ricerca scientifica ha avuto un ruolo fondamentale. Sono state selezionate specie più resistenti alla siccità e, in alcune aree, sono state sperimentate paste a base di cellulosa vegetale capaci di trasformare la sabbia in un substrato in grado di trattenere acqua e nutrienti. Un’innovazione che ha permesso di rendere coltivabili terreni considerati inutilizzabili.

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Fonte: Il Bosone

Autore: 
Giuls

Licenza: Licenza Creative Commons
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Articolo tratto interamente da 
Il Bosone


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