venerdì 1 maggio 2026

La strage infinita nei luoghi di lavoro



Articolo da Pressenza

Al 17 aprile 2026, come certifica l’Osservatorio di Bologna sulle morti sul lavoro di Carlo Soricelli, sono già 299 i morti sul lavoro, che arrivano a 384 includendo anche quelli in itinere, con una media di 3,43 morti al giorno. Aperto il 1° gennaio 2008, a seguito della strage all’acciaieriaThyssenkrupp di Torino (dove nella notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2008 morirono sette lavoratori in un incendio), quello di Soricelli è il primo osservatorio nato in Italia (e ancora l’unico) che monitora e registra tutti i morti sul lavoro nel nostro Paese, anche quelli che non dispongono di un’assicurazione (morti in nero) o che ne hanno una diversa da INAIL: https://cadutisullavoro.blogspot.com/.

Siamo di fronte ad un’incredibile strage di lavoratori che non si riesce a fermare. Lavoratori che non di rado sono anziani costretti a dover ancora lavorare e a svolgere un lavoro pericoloso e stranieri: solo il 13% degli occupati è di origine straniera, ma il 25%, cioè un quarto, delle vittime sul lavoro registrate nel 2024 era immigrato.

Una strage che è figlia di un modo di fare impresa malato, che abusa, sfrutta e uccide le persone.

Di fronte a questa tragedia, le misure governative che si tenta di mettere in campo non sembrano andare nella giusta direzione.

E’ il caso del Decreto Sicurezza sul lavoro, approvato definitivamente alla fine dello scorso anno, che – a parere della CGIL – non cambia affatto le condizioni che producono infortuni e morti.

Per le lavoratrici e i lavoratori nulla di nuovo, anzi – aveva sottolineato al momento dell’approvazione del testo la segretaria confederale della CGIL, Francesca Re David – Dal testo è stata cancellata la previsione di allargare le prestazioni per malattie professionali e infortuni, ferme da 25 anni; è stata bloccata l’estensione dei diritti per i superstiti alle coppie di fatto e ai conviventi con figli, una scelta tutta ideologica, ancor più insopportabile di fronte a una tragedia; è stato rimosso l’obbligo, nel settore turistico-alberghiero-ristorazione, alla formazione sulla salute e sicurezza al momento dell’assunzione, dilatandolo a trenta giorni, con il risultato di escludere i lavoratori precari e, comunque, quelli nella fase più delicata di avvio al lavoro. Questi sono solo alcuni dei peggioramenti su cui la maggioranza di Governo si è esercitata. Non si possono più ascoltare dichiarazioni di cordoglio quando si è scelto, ancora una volta, di fare risparmi di cassa e <<semplificazione>> sulla pelle di chi lavora. La salute e la sicurezza sul lavoro sono per il Governo solo un costo”.

Oggi, 28 Aprile, è la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, dedicata quest’anno dall’ILO al benessere psicosociale: https://www.ilo.org/it/aree-tematiche/salute-e-sicurezza-sul-lavoro/giornata-mondiale-la-salute-e-la-sicurezza-sul-lavoro-2026.

Non è fatalità. È il sistema che va cambiato. La vita e la salute, fisica e mentale, delle lavoratrici e dei lavoratori va messa al centro. Basta precarietà, appalti selvaggi e scarsi investimenti. LE PERSONE SONO IL VALORE”. Questo lo slogan scelto dalla CGIL per celebrare questo importante appuntamento, riprendendo, in parte il tema del benessere mentale e organizzativo, assegnato quest’anno a livello mondiale e internazionale dall’ILO, ma rilanciando anche i temi che caratterizzano l’adesione della Cgil a livello nazionale.

Per l’occasione, la Federazione agroalimentare della Cisl ha invece tracciato con un report un bilancio dal 2020 ad oggi proponendo una più attenta tutela dei lavoratori e delle lavoratrici del settore agricolo. Il rapporto completo è stato pubblicato nell’ultimo numero della rivista del sindacato, “Fai Proposte”.

Nel periodo gennaio-febbraio 2026 gli infortuni sul lavoro denunciati sono stati in totale 91.912, contro gli 89.556 di gennaio-febbraio 2025: di questi, 3.245 riguardano l’agricoltura. Mentre nel complesso gli infortuni sono aumentati, dunque, in agricoltura sono leggermente diminuiti, passando da 3.529 a 3.245, di cui 3.099 sul lavoro e 146 in itinere. Gli eventi con esito mortale sono scesi da 138 a 102 in totale, in agricoltura sono passati da 16 a 5.

Tra gli aspetti preoccupanti evidenziati dal sindacato, la crescita delle malattie professionali. L’inizio del 2026 segna un aumento sia per uomini che donne: le denunce sono passate in totale dalle 14.917 del bimestre gennaio-febbraio 2025 alle 17.036 del 2026; significativo l’aumento anche in agricoltura, dove si è passati da 1.667 a 1.902 denunce per gli uomini e da 749 a 797 per le donne, per un totale di 2.699 denunce, contro le 2.416 di inizio 2025. I dati del rapporto fanno emergere una tendenza, sempre con riferimento all’agricoltura, che non ha subito grandi variazioni, a parte una importante diminuzione del 2,1% degli infortuni in occasione di lavoro. Nel 2020 le malattie professionali denunciate sono state 7.520, l’anno seguente 9.151, poi 10.015, successivamente 11.484 fino ai 14.026 casi del 2024. Anche nel 2025, si configura un aumento delle malattie professionali, passate a 15.346 (+9,4%), mentre gli infortuni risultano diminuiti da 24.207 a 23.695, ma sono aumentati da 102 a 106 gli infortuni con esito mortale.

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Fonte: Pressenza
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Articolo tratto interamente da Pressenza 

Immagine generata con intelligenza artificiale


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