Articolo da Sbilanciamoci.info
Le crisi e le guerre fanno riscoprire l’importanza dell’industria, ma da decenni i paesi occidentali perdono capacità produttive in tutti i settori, ora concentrate in Asia e in Cina. E le politiche di Stati Uniti ed Europa per reindustrializzare l’economia non stanno funzionando.
Con la guerra all’Iran, la questione dei processi di deindustrializzazione è tornata a essere rilevante, in particolare per l’economia dei paesi che fanno parte della UE e per gli Stati Uniti.
Le cifre. Quanto è stato veramente rilevante il processo di deindustrializzazione dei paesi occidentali?
Un recente articolo comparso su Il Sole 24 Ore (Fotina, 2026) ci fornisce una prima valutazione. Secondo tale fonte tra il 2000 e il 2025 il peso del settore industriale sul totale del Pil dei vari paesi è sceso dal 20,3% al 17,6% in Germania, dal 17,7% al 15,0% in Italia, dal 14,4% al 9,5% in Francia, dal 16,3% al 10,5% in Spagna, dal 16,0% al 10% negli Stati Uniti. Tutti ne hanno dunque sofferto, anche se in misura differente. Forse non a caso chi ha avuto più problemi, come la Francia, la Spagna e gli Stati Uniti, sono anche quelli che hanno cercato di varare successivamente con maggiore determinazione dei processi di reindustrializzazione. La Germania solo molto di recente sta cercando di fare qualcosa, mentre l’Italia appare forse la più smarrita e la più inerte di tutte.
Ma il processo di deindustrializzazione dei paesi occidentali appare in maggiore risalto se guardiamo a quello che è avvenuto nel frattempo in Asia. Prendendo spunto da alcune osservazioni di Emmanuel Todd, lo storico, demografo e antropologo francese, possiamo segnalare il peso delle produzioni anche solo dei paesi dell’area culturale confuciana (Cina, Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Taiwan) sul totale mondiale per alcuni prodotti. In tale area, in particolare in Cina, Corea del Sud, Giappone si produce il 95% del naviglio mondiale, circa l’80% dei chip, circa il 60% delle vetture, includendo in questo caso tutti i paesi asiatici, il 94% dei telefonini includendo l’India (l’82% senza), sempre l’85-90% dei televisori, mentre per quanto riguarda l’installazione dei robot industriali Cina, Giappone e Corea del Sud pesano per il 75-80% del totale mondiale.
La Cina da sola, poi, produce l’80% dei pannelli solari, l’80% dei robot umanoidi, il 75% di poliestere e nylon, il 70% delle batterie agli ioni di litio (includendo Giappone e Corea del Sud siamo forse intorno al 95% del totale mondiale), il 70% dei computer laptop e tra il 50% e il 60% di alcune produzioni di base quali acciaio, alluminio e cemento, infine intorno al 45% della chimica. Più in generale il paese asiatico controlla circa il 40% dell’industria mondiale e secondo le previsioni dell’ILO dovrebbe collocarsi entro pochi anni vicino al 50%. Un’ultima cifra poi per quanto riguarda l’Italia: fatto cento il livello della produzione industriale del paese nel 2021, nel gennaio 2026 si era scesi a 89. Se tornassimo a 30-40 anni fa, tali valori sarebbero molto diversi, con i paesi occidentali che avevano quote molto più alte della produzione industriale.
A partire dagli anni ottanta, le imprese occidentali hanno sistematicamente sottovalutato il ruolo della produzione e si sono concentrate sulla progettazione, il marketing e la finanza, che apparivano produrre un alto valore aggiunto, mentre la produzione – considerata a basso valore aggiunto – veniva spostata all’estero. Ma la Cina e gli altri paesi asiatici hanno imparato presto le regole del business e come si potevano scalare le filiere globali.
Ad esempio oggi la Apple produce un quinto di tutti i telefonini venduti nel mondo, ma non è in grado di farlo senza la Cina; oggi il paese asiatico ha il 50% di quote di mercato nel settore, e controlla attività strategiche come le batterie agli ioni di litio, le terre rare, i circuiti stampati. La Cina non è più soltanto un assemblatore a basso valore aggiunto, ma sta anche emergendo come il centro mondiale dell’innovazione (McGee, 2026).
Autore: Vincenzo Comito

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Articolo tratto interamente da Sbilanciamoci.info
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