domenica 26 aprile 2026

26 aprile 1937 – Guernica viene bombardata nell'ambito della guerra civile spagnola



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Il bombardamento di Guernica (nome in codice Operazione Rügen) fu un'incursione aerea compiuta dalla Legione Condor con la partecipazione dell'Aviazione Legionaria italiana contro la suddetta città basca il 26 aprile 1937, durante la guerra civile spagnola.

Le forze aeree italo-tedesche dichiararono di aver avuto come obiettivo dell'attacco il ponte Rentería, sul fiume Mundakako Itsasadarra, corso d'acqua situato nella regione di Busturia, nei Paesi Baschi, per appoggiare gli sforzi bellici dei nazionalisti franchisti nell'offensiva in corso nella provincia basca della Biscaglia per rovesciare le forze fedeli al governo della Repubblica spagnola, bombe che il forte vento deviò sulla città. In realtà si trattò di un bombardamento terroristico contro la popolazione civile e contro la città, come risulta da fonti e testimonianze sia contemporanee all'evento sia del dopoguerra[1].

Nel marzo 1937 il generale franchista Emilio Mola impartì gli ordini preliminari per una campagna terrestre nella regione della Biscaglia, con lo scopo di eliminare la presenza delle forze repubblicane formate dai nazionalisti baschi dell'Euzko Gudarostea, da battaglioni delle Asturie e di Santander, e da formazioni comuniste e repubblicane dell'Unión General de Trabajadores (UGT) e del Confederación Nacional del Trabajo (CNT). Queste formazioni controllavano i monti Maroto, Albertía e Jarinto, occupati dai baschi durante l'offensiva contro Villareal dell'anno precedente, dalle cui cime poteva controllare il fronte tenuto dalle forze nazionaliste che nell'autunno del 1936 avevano conquistato San Sebastián e ora - dopo quattro inutili attacchi verso Madrid - intendevano conquistare le regioni accerchiate del nord e occupare i porti di Bilbao, Santander e Gijón da cui i repubblicani ricevevano rifornimenti e cibo per la popolazione[2].

Le forze nazionaliste erano basate sulla divisione “Navarra” di Alfonso Vega, formata da quattro brigate carliste, e sulla brigata mista “Frecce Nere” formata da 8 000 spagnoli comandati da ufficiali italiani e dotata di carri leggeri L3 FIAT-Ansaldo, supportate dalle forze aeree della Legione Condor della Luftwaffe concentrate a Vitoria in cui erano di stanza i caccia, e Burgos, dove erano presenti i gruppi di bombardamento. I baschi di contro avevano una piccolissima aviazione da caccia per la difesa, per cui la Legione Condor fu in grado di mettere a rischio gli antiquati Heinkel He 51 come cacciabombardieri per l'appoggio ravvicinato al suolo in attesa dei moderni Messerschmitt[3]. Il generale tedesco Hugo Sperrle, comandante della Legione, in quel periodo era con Francisco Franco a Salamanca, per cui le forze d'attacco che avrebbero cooperato con le forze del generale Mola furono lasciate al comando operativo del colonnello Wolfram von Richthofen, che poteva contare su tre gruppi di bombardieri Junkers Ju 52, un gruppo sperimentale di Heinkel He 111, tre gruppi caccia di He 51 e mezzo gruppo caccia di Messerschmitt Bf 109 non completamente operativi. L'Aviazione Legionaria italiana contribuì con l'appoggio di bombardieri Savoia-Marchetti S.M.81 e S.M.79 oltre che con i caccia Fiat C.R.32[4].

Dopo l'ultimatum lanciato alle forze repubblicane «[...] se non vi sottometterete subito raderò al suolo la Biscaglia», Mola ordinò un'avanzata da sud-est, che ebbe inizio il 31 marzo 1936 con un attacco terrestre contro le tre montagne. I nazionalisti mostrarono subito la propria schiacciante superiorità aerea: le cittadine di Elorrio e di Durango, nelle retrovie del fronte, vennero sottoposte a violenti incursioni a ondate successive di bombardieri Ju 52 e S.M.81 partiti da Soria. Durango, senza difese antiaeree e senza alcuna presenza militare, venne bombardata deliberatamente per colpire i civili, e mentre i civili scappavano lasciando la città, un'ondata di He 51 fatta alzare appositamente in volo andò a caccia delle colonne di civili in fuga. In totale 250 persone persero la vita durante l'azione[5].

Successivamente da Radio Siviglia il generale Queipo del Llano dichiarò che «[...] i nostri aerei hanno bombardato obiettivi militari a Durango» e dato che nel bombardamento venne colpita una chiesa, causando la morte di 14 suore e del sacerdote che stavano officiando la messa, per far ricadere la colpa di questo sugli avversari, dichiarò anche che «in seguito i comunisti e socialisti hanno rinchiuso preti e suore, uccidendoli senza pietà e incendiando le chiese»[5]. Sul fronte di terra le tre montagne furono colpite da un concentramento di artiglieria e da bombardamenti aerei della Legione Condor, che tagliarono tutte le vie di comunicazione e le linee telefoniche dei repubblicani come le linee avanzate. Il giorno seguente una serie di attacchi aerei contro la città di Ochandiano e i suoi dintorni provocò una breccia nel fronte, mentre i difensori sprovvisti di armi per contrastare le forze aeree italo-tedesche, venivano inevitabilmente colpiti dall'alto. Le forze basche continuarono però a resistere e riuscirono a trincerarsi e a battersi con efficacia[6].

Il 4 aprile Mola ordinò una sospensione dell'offensiva terrestre, ma gli attacchi aerei continuarono e i nazionalisti annunciarono il blocco dei porti repubblicani della costa Cantabrica nel tentativo di costringere alla resa i baschi per fame. Questo allarmò il governo britannico guidato da Stanley Baldwin, che temeva che il commercio anglo-basco costringesse la Gran Bretagna a prendere posizione in Spagna; il leader conservatore non intendeva riconoscere nessuna delle due parti, anche se alla luce dei fatti successivi è difficile considerare il Gabinetto britannico imparziale. L'ammiraglio Lord Chatfield, Primo lord del mare, era un ammiratore di Franco, così a tutte le navi britanniche venne ordinato di riparare a Saint-Jean-de-Luz, e per mascherare questo implicito appoggio ai nazionalisti, il governo inglese inviò l'incrociatore da battaglia Hood nelle acque basche[7]. Tutto ciò portò il fronte repubblicani vicino al crollo, per fortuna loro però la troppo cauta avanzata di Mola non riuscì a sfruttare appieno il vantaggio; questo esasperò von Richthofen che nel frattempo, nonostante la lenta avanzata dei nazionalisti, continuava a martellare le postazioni «dei rossi» senza risparmiare ulteriori bombardamenti alle città, compresa Bilbao che venne colpita varie volte[8].

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