martedì 28 luglio 2026

Non dimenticare: il massacro alle Officine Reggiane del 28 luglio 1943


Il 28 luglio 1943 è un giorno che Reggio Emilia non potrà mai dimenticare. Alle Officine Meccaniche Reggiane, durante una manifestazione pacifica contro la guerra e la presenza dell’esercito tedesco in Italia, accadde una tragedia: alcuni bersaglieri del Regio Esercito, e forse anche le guardie giurate della fabbrica, aprirono il fuoco su lavoratori disarmati. Nove persone vennero uccise, tra cui una donna incinta, e decine rimasero ferite.

Il clima era teso: il regime fascista era appena caduto, il 25 luglio, e il governo era passato nelle mani del maresciallo Badoglio. Ma la guerra continuava, e gli operai – uomini e donne di una fabbrica che allora contava più di 12.000 dipendenti – avevano scelto di protestare pacificamente. Chiedevano la fine del conflitto e sostenevano il re Vittorio Emanuele III e il nuovo governo. Invece, quella richiesta di pace venne soffocata con una violenza brutale. Il generale Mario Roatta, capo di stato maggiore dell’esercito, aveva dato ordine di sparare a chiunque disturbasse l’ordine pubblico, anche in modo minimo.

Alla fine, nove operai persero la vita: Antonio Artioli, Vincenzo Bellocchi, Eugenio Fava, Nello Ferretti, Armando Grisendi, Gino Menozzi, Osvaldo Notari, Domenica Secchi e Angelo Tanzi. Chi abbia premuto il grilletto per primo non è mai stato chiarito. Ma davanti al dolore e al coraggio di chi ha perso la vita per chiedere la pace, questo conta poco.

Dopo il massacro, la fabbrica fu occupata militarmente. I lavoratori furono scortati fuori sotto la minaccia delle armi, e il giorno successivo tutto lo stabilimento scioperò per lutto e protesta. La notizia dell’eccidio si diffuse rapidamente e provocò gesti di solidarietà in altre fabbriche della zona.

Quel giorno è rimasto impresso nella memoria di Reggio Emilia come uno dei momenti più bui nella lotta per la libertà e la pace. Fu anche una scintilla che spinse molti giovani a unirsi alla resistenza partigiana, determinati a cambiare le cose.

Ancora oggi, una targa all’ingresso delle ex Officine Reggiane ricorda il sacrificio di quegli operai. Un messaggio potente: non dimenticare mai il prezzo pagato da chi ha avuto il coraggio di dire no alla guerra e alla tirannia.

Autore: Spartaco

Licenza: pubblicato e concesso su richiesta dell'autore

Quest’articolo è stato condiviso e segnalato dal suo autore. Se vuoi pubblicare i tuoi post in questo blog, clicca qui


28 luglio 1883 – L'isola d'Ischia è colpita da un terremoto che causa oltre duemila vittime


Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera

Il terremoto di Casamicciola colpì la località dell'isola d'Ischia e i territori circostanti alle ore 21:30 del 28 luglio 1883.

Dati storici

Alle 21.30 circa del 28 luglio 1883 un violento terremoto colpì la località di Casamicciola, oggi Casamicciola Terme, nell'isola d'Ischia, e i comuni limitrofi, soprattutto Lacco Ameno e Forio. La scossa tellurica, di tipo sussultorio e ondulatorio[2], durò 13 secondi e fu valutata, nell'epicentro, del X grado della scala Mercalli[1]; la magnitudo, espressa secondo la scala Richter, è stata successivamente calcolata pari a 5,8.[1][3]

Le vittime furono 2.313, di cui la maggior parte a Casamicciola (1.784), Lacco Ameno (146) e Forio (345); altre vittime a Barano (10) e Serrara Fontana (28). I feriti furono complessivamente 762. A Casamicciola, che all'epoca contava 4.300 abitanti, la maggior parte delle abitazioni crollò (79,9%), le rimanenti furono danneggiate (19,9%), una sola restò illesa. Il terremoto fu avvertito con intensità molto diverse in tutta l'isola e anche nella vicina isola di Procida, inoltre a Pozzuoli e a Napoli (IV grado Mercalli).[4]

Le prime notizie del disastro giunsero a Napoli verso la mezzanotte del giorno stesso, ma la macchina dei soccorsi (anche a causa delle difficoltà nelle comunicazioni, non funzionando più il telegrafo), si mosse con una certa lentezza, riscattata dall'eroismo dei singoli.[5]

Le scosse di assestamento furono parecchie, la più forte fu avvertita il 3 agosto.

Il sisma era stato preceduto da un fenomeno di minore intensità, del IX grado della scala Mercalli, il 4 marzo 1881, che già aveva arrecato rilevanti danni, tanto da spingere a raccolte fondi sin da Genova;[6] le località maggiormente colpite erano state Casamicciola e Lacco Ameno; la scossa, durata sette secondi, aveva provocato 126 morti e un numero imprecisato di feriti.[7]

Tra le vittime del terremoto vi furono anche i genitori e la sorella del filosofo Benedetto Croce, il quale - allora diciassettenne - fu estratto vivo dalle macerie, ma ferito gravemente.

Il meridionalista Giustino Fortunato, presente durante l'evento sismico, scampato al pericolo prestò soccorso ad un villeggiante.

La fotografia di Casamicciola, ripresa dalla parte dei famosi alberghi la Grande Sentinella e la Piccola Sentinella, ante 1868, dal fotografo francese Robert Rive, è una delle tre immagini fotografiche che mostrano il panorama di Casamicciola prima del terremoto del 1883.

Continua la lettura su Wikipedia, l'enciclopedia libera

Questo articolo è pubblicato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Esso utilizza materiale tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Profonda, solitaria, immensa notte di Giosuè Carducci


Profonda, solitaria, immensa notte

Profonda, solitaria, immensa notte;

Visibil sonno del divin creato

Su le montagne già dal fulmin rotte,

Su le terre che l’uomo ha seminato;

Alte da i casti lumi ombre interrotte;

Cielo vasto, pacifico, stellato;

Lucide forme belle, al vostro fato,

Equabilmente, arcanamente, addotte;

Luna, e tu che i sereni e freddi argenti

Antica peregrina a i petti mesti

Ed a’ lieti dispensi indifferenti;

Che misteri, che orror, dite, son questi?

Che siam, povera razza de i viventi?...

Ma tu, bruta quïete, immobil resti.

Giosuè Carducci 


Non insegnate...


"Non insegnate ai vostri figli ad adattarsi alla società, ad arrangiarsi con quel che c’è, a fare compromessi con quel che si trovano davanti; dategli dei valori interiori con i quali possano cambiare la società e resistere al diabolico progetto della globalizzazione di tutti i cervelli. Perché la globalizzazione non è un fenomeno soltanto economico ma anche biologico, in quanto ci impone desideri globali e comportamenti globali che finiranno per indurre modifiche globali nel nostro modo di pensare. Il mondo di oggi ha bisogno di ribelli, ribelli spirituali."

Tiziano Terzani


Citazione del giorno

 


"Io posso scalare forse vette non troppo alte, ma scalerò da solo." 

Savinien Cyrano de Bergerac


La ricerca della verità


"La ricerca della verità è possibile soltanto se parliamo chiaramente e semplicemente ed evitiamo tecnicismi e complicazioni non necessari. Dal mio punto di vista, mirare alla semplicità e alla chiarezza è un dovere morale degli intellettuali: la mancanza di chiarezza è un peccato e la pretenziosità un delitto."

Karl Popper


domenica 26 luglio 2026

Come sono cambiate le vacanze degli italiani


Le vacanze sono un momento di relax, divertimento e scoperta, ma anche di riflessione sulle proprie origini, tradizioni e valori. Ma come sono cambiate le abitudini e le preferenze degli italiani in materia di vacanze nel corso degli anni? Quali sono state le principali trasformazioni sociali, economiche e culturali che hanno influenzato le scelte dei viaggiatori? 

Il dopoguerra: la rinascita del turismo

Nel periodo immediatamente successivo alla fine della seconda guerra mondiale, l'Italia si trovava in una situazione di povertà, distruzione e isolamento. Il turismo era un lusso per pochi privilegiati, che potevano permettersi di viaggiare in treno o in auto verso le località più rinomate, come la Riviera, la Costa Azzurra, la Toscana o il Lago di Garda. La maggior parte degli italiani, invece, si accontentava di trascorrere le vacanze nel proprio paese o nella propria regione, spesso presso i parenti o gli amici. Le mete più frequentate erano le campagne, le montagne o il mare, dove si poteva godere della natura e della semplicità della vita contadina.

Gli anni '50 e '60: il boom economico e la nascita del turismo di massa

Negli anni '50 e '60, l'Italia conobbe un periodo di forte crescita economica, che portò a una maggiore diffusione del benessere, della mobilità e della cultura. Il turismo divenne un fenomeno di massa, che coinvolse milioni di italiani alla ricerca di nuove esperienze e di nuovi orizzonti. Il mezzo di trasporto più usato era l'auto, che consentiva una maggiore libertà e flessibilità negli spostamenti. Le destinazioni più ambite erano le località balneari, come Rimini, Riccione, Viareggio o Forte dei Marmi, dove si poteva godere del sole, del mare e della vita notturna. Ma anche le città d'arte, come Roma, Firenze, Venezia o Napoli, attiravano molti visitatori interessati al patrimonio storico e artistico del paese. Inoltre, si sviluppò il fenomeno del turismo internazionale, che portò molti italiani a scoprire paesi stranieri, come la Francia, la Spagna, la Grecia o l'Egitto.

Gli anni '70 e '80: la crisi economica e la diversificazione del turismo

Negli anni '70 e '80, l'Italia affrontò una fase di crisi economica, sociale e politica, che si rifletté anche sul turismo. Molti italiani ridussero la durata e la frequenza delle vacanze, optando per soluzioni più economiche e vicine. Allo stesso tempo, però, si assistette a una maggiore diversificazione delle tipologie e delle motivazioni del turismo. Si diffuse il turismo culturale, che privilegiava la visita di musei, monumenti e siti archeologici. Si affermò il turismo naturalistico, che puntava alla scoperta di parchi, riserve e aree protette. Si sviluppò il turismo sportivo, che proponeva attività fisiche e avventurose in montagna o al mare. Si consolidò il turismo religioso, che vedeva come meta principale il Vaticano e i luoghi sacri. E si moltiplicarono le forme di turismo alternativo, come il campeggio, l'agriturismo o scambi di ospitalità.

Gli anni '90 e 2000: la globalizzazione e la personalizzazione del turismo

Negli anni '90 e 2000, l'Italia entrò nell'era della globalizzazione e dell'informazione, che portarono a una maggiore apertura e a una maggiore concorrenza nel settore turistico. Il mezzo di trasporto più usato divenne l'aereo, che permetteva di raggiungere destinazioni lontane e esotiche in poco tempo e a prezzi accessibili. Le mete più desiderate erano le capitali europee, come Parigi, Londra, Berlino o Barcellona, ma anche i paesi extraeuropei, come gli Stati Uniti, il Brasile, la Cina o l'Australia. Il turismo divenne sempre più personalizzato, in base ai gusti, alle esigenze e alle aspettative di ogni viaggiatore. Si diffusero le vacanze a tema, come il turismo enogastronomico, il turismo termale, il turismo musicale o il turismo letterario. Si affermarono le vacanze esperienziali, come il turismo solidale, il turismo ecologico, il turismo creativo o il turismo spirituale. E si moltiplicarono le vacanze low cost, grazie all'uso di internet, delle compagnie aeree low cost e delle piattaforme di condivisione.

Gli anni 2010 e 2020: la digitalizzazione e la sostenibilità del turismo

Negli anni 2010 e 2020, l'Italia ha vissuto una profonda trasformazione digitale, che ha cambiato radicalmente il modo di concepire e di organizzare le vacanze. Il mezzo di trasporto più usato è diventato lo smartphone, che consente di prenotare, pagare e recensire i servizi turistici in modo rapido e semplice. Le destinazioni più ricercate sono quelle che offrono esperienze autentiche, originali e coinvolgenti, che si possono condividere sui social media. Il turismo è diventato sempre più sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che sociale. Si è diffusa la sensibilità verso il rispetto della natura, della cultura e delle comunità locali. Si è affermata la tendenza verso il turismo slow, che privilegia la qualità alla quantità, la profondità alla superficialità, il contatto alla distanza. E si sono moltiplicate le iniziative di turismo responsabile, che mirano a creare un impatto positivo sul territorio e sulla società.

Il turismo è passato da essere un fenomeno elitario a essere un fenomeno di massa; vedremo in futuro come si evolverà.

Autore: Mary B.

Licenza: pubblicato e concesso su richiesta dell'autore

Quest’articolo è stato condiviso e segnalato dal suo autore. Se vuoi pubblicare i tuoi post in questo blog, clicca qui

Ideali di felicità


"È curioso osservare quale ideale di felicità amino gli uomini e in quali singolari posti essi cerchino la sua sorgente. Alcuni la cercano nell’ammucchiare ricchezze, alcuni nella superbia del potere, altri nelle conquiste dell’arte e della letteratura. Pochi la cercano nell’esplorazione del loro spirito o nel miglioramento della conoscenza."

Helen Keller


Sotto la vernice dell'ottimismo e dell'intraprendenza...


"Sotto la vernice dell'ottimismo e dell'intraprendenza, l'uomo moderno è sopraffatto da un profondo sentimento di impotenza, che lo porta a guardare le catastrofi incombenti come se fosse paralizzato. Osservate superficialmente, le persone sembrano funzionare abbastanza bene nella vita economica e sociale; tuttavia sarebbe pericoloso trascurare la profonda infelicità che sta dietro questa consolante vernice. Il sentimento di isolamento e di impotenza nell'uomo moderno viene ancor più acuito dal carattere che hanno assunto tutti i suoi rapporti umani. Il concreto rapporto di un individuo con un altro ha perduto il suo carattere diretto e umano, e ha acquistato un carattere di manipolazione e strumentalità. Le leggi del mercato dominano tutti i rapporti sociali e personali."

Erich Fromm



Si parla spesso di diritti umani...

"Si parla spesso di diritti umani, ma è anche necessario parlare dei diritti dell’umanità. Perché alcune persone dovrebbero camminare a piedi nudi, in modo che altri possano viaggiare in auto di lusso? Perché alcuni dovrebbero vivere per trentacinque anni, in modo che altri possano vivere per settant’anni? Perché alcuni dovrebbero essere miseramente poveri, in modo che altri possano essere estremamente ricchi? Parlo a nome dei bambini del mondo che non hanno un pezzo di pane. Parlo a nome dei malati che non hanno medicine, di coloro i cui diritti alla vita e alla dignità umana sono stati negati."

Fidel Castro


Avviso sui post pubblicati da altri siti/blog

Le opinioni espresse negli articoli condivisi, sono di esclusiva responsabilità dell'autore e non riflettono necessariamente quelle di questo blog. L'obiettivo di questo spazio è condividere una varietà di prospettive, anche per un dibattito più ampio. Materiali, dati e informazioni forniti da soggetti terzi, riflettono liberamente le loro opinioni personali.



La vita di Evita Perón


Evita Perón è stata una delle figure politiche e sociali più influenti della storia dell'Argentina, ripercorriamo la sua vita, attraverso un documentario.


Video credit Vanilla Magazine caricato su YouTube


La vita

“La vita non è per me una breve candela. É una specie di splendida torcia che sto trattenendo per il momento, e voglio che splenda il più possibile prima di passarla alle generazioni future.” 

George Bernard Shaw


Paesaggio Estivo di Antonio Machado


Paesaggio Estivo

Lucertola sul muro….Fonte secca.
Cardo bruciato, cenere,
vetro affumato,
rosolaccio sullo stelo lanoso…..
Scorre una stella….
Il grillo canta occulto.
E l’arboreta mormora
una frase, una sola: Poi ritorna
a restarsi in silenzio.
Lucciola o brina?
Arrota la cicala
il silenzio….
Tra i fusti del giardino, percepiamo
verde anch'essa – la vipera.

Antonio Machado


I maggiori trionfi della propaganda


"I maggiori trionfi della propaganda sono stati compiuti non facendo qualcosa, ma astenendosi dal farlo. Importante è la verità, ma ancor più importante, da un punto di vista pratico, è il silenzio sulla verità."

Aldous Huxley


26 luglio 1956 – Naufraga il transatlantico Andrea Doria

Il 25 luglio 1956, la nebbia al largo di Nantucket (USA) fu lo scenario di uno dei disastri marittimi più famosi della storia: il transatlantico italiano Andrea Doria venne speronato dalla nave svedese Stockholm. L'impatto aprì una falla insanabile nella fiancata della nave italiana, che si inabissò l'undici ore dopo, la mattina del 26 luglio


Video credit Tracce della Storia caricato su YouTube



È facile amare qualcun altro

"È facile amare qualcun altro, ma amare ciò che sei, quella cosa che coincide con te, è esattamente come stringere a sé un ferro incandescente: ti brucia dentro, ed è un vero supplizio. Perciò amare in primo luogo qualcun altro è immancabilmente una fuga da tutti noi sperata, e goduta, quando ne siamo capaci. Ma alla fine i nodi verranno al pettine: non puoi fuggire da te stesso per sempre, devi fare ritorno, ripresentarti per quell’esperimento, sapere se sei realmente in grado d’amare. È questa la domanda, sei capace d’amare te stesso?

Carl Gustav Jung


Citazione del giorno

“Gli uomini temono il silenzio perché temono la solitudine, perché entrambi lasciano intravedere il terrore del nulla della vita.” 

André Maurois


Scrivimi

"Scrivimi, servirà a sentirti meno fragile quando nella gente troverai solamente indifferenza, tu non ti dimenticare mai di me." 

Tratto dal brano Scrivimi di Nino Buonocore


Essere autentici in un mondo che punisce la verità...

"Essere autentici in un mondo che punisce la verità è un atto di coraggio. Non c'è niente di più pericoloso di una persona che si rifiuta di tacere, che si rifiuta di fingere, che si rifiuta di inchinarsi davanti a ciò in cui non crede. Essere veri ha un prezzo, ma ha anche una ricompensa: la libertà. E io, sinceramente, preferisco perdere tutto piuttosto che perdere me stessa."

Sinéad O'Connor

Photo credit Man Alive!, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons




Non puoi sempre ottenere ciò che vuoi

 


“Non puoi sempre ottenere ciò che vuoi, ma se ci provi, a volte potresti scoprire di ottenere ciò di cui hai bisogno.”

Mick Jagger 

Photo credit Raph_PH, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons


Ci sono momenti in cui la tentazione...

"Ci sono momenti in cui la tentazione di rispondere con la stessa moneta è forte. Di ricambiare ogni mancanza di rispetto, ogni gesto crudele. Ma poi mi fermo, osservo e vedo le loro vite, le loro battaglie e capisco che il mondo vi ha già dato abbastanza punizioni. Alcune guerre non si combattono con le parole, ma con il silenzio. Alla fine, ognuno dà ciò che ha dentro. Io scelgo di non restituire il danno, ma di andare avanti."

Sandra Bullock

Photo credit Richard Goldschmidt, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons




Non mi piacciono i film...

“Non mi piacciono i film che veicolano un messaggio. Credo che il divertimento sia l'elemento cardine di un film e che le due cose non si escludano a vicenda.”

Blake Edwards


È necessario...

"È necessario che l'uomo possa scegliere tra bene e male e che ci sia il caso in cui egli scelga il male. Privarlo di questa possibilità di scelta, significa renderlo qualcosa di inferiore all'umano – un'arancia meccanica appunto."

Stanley Kubrick

sabato 25 luglio 2026

Ritmi retrò (viaggio nella musica): Rehab di Amy Winehouse



Angolo curato e gestito da Mary B.

“Rehab” è uno di quei brani che, appena parte, ti riporta subito alla voce graffiata e vulnerabile di Amy Winehouse. Uscito il 23 ottobre 2006 come primo singolo di Back to Black, è diventato in poco tempo la sua canzone simbolo: un successo enorme, tre Grammy Awards e un’attenzione mondiale che, nel bene e nel male, non l’avrebbe più lasciata.

La storia della canzone nasce quasi per caso, durante una passeggiata a New York con Mark Ronson. Amy stava parlando di un momento complicato della sua vita, quando suo padre e il suo management avevano provato a convincerla ad andare in riabilitazione. Lei, con quella sincerità disarmante che la caratterizzava, aveva risposto semplicemente: “No, no, no.” Ronson colse subito la forza di quella frase, e da lì nacque l’idea del brano.

“Rehab” è un pezzo autobiografico, diretto, senza filtri. Racconta il rifiuto di Amy di entrare in clinica, non per ribellione fine a sé stessa, ma perché sentiva che nessuno stava davvero ascoltando ciò che provava. È una confessione messa in musica, un modo per trasformare una ferita personale in qualcosa di universale. E forse è proprio questo il motivo per cui la canzone ha colpito così tante persone: parla di fragilità, di pressioni, di scelte difficili, ma lo fa con una sincerità che non cerca scuse.

Col tempo, “Rehab” è diventata molto più di un singolo di successo. È diventata una parte della storia di Amy, un frammento della sua lotta e della sua verità. E ogni volta che la riascolti, quella verità torna a farsi sentire, chiara e potente, come la sua voce.

Ascoltala su YouTube

Questo post, fa parte dell'iniziativa gli angoli. Se anche tu, vuoi avere uno spazio fisso in questo blog, clicca qui.

Immagine generata con intelligenza artificiale


Nulla esiste di più singolare...



"Nulla esiste di più singolare, di più scabroso, che il rapporto fra persone che si conoscano solo attraverso lo sguardo: ogni giorno, ogni ora s’incontrano, si osservano e nello stesso tempo, costrette per civiltà o per bizzarria personale a insistere nella finzione, serbano un contegno indifferente e staccato, non si salutano né scambiano parola. Tra loro si forma un fluido d’inquietudine e di curiosità esacerbata, un isterico bisogno, inappagato o innaturalmente represso, di conoscenza e di scambio, e soprattutto, infine, una sorta di ansioso riguardo: poiché l’uomo ama l’uomo e lo onora finché non è in grado di giudicarlo; e dall’incompleto conoscersi nasce il desiderio."

Thomas Mann


Itaca di Konstantinos Kavafis


Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Konstantinos Kavafis

Le radici del nostro dolore

 


“Le radici del nostro dolore affondano così profondamente nella perdita che la morte è venuta a vivere con noi come un membro della famiglia che ci rende felici evitandoci, ma che è pur sempre uno di noi. La nostra rabbia è una furia che gli occidentali non possono comprendere. La nostra tristezza può far piangere le pietre. E il nostro modo di amare non fa eccezione.”

Susan Abulhawa


25 luglio 1943 - Caduta del fascismo



Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera

Con caduta del fascismo (indicata anche come 25 luglio 1943 o semplicemente 25 luglio) ci si riferisce a una serie di avvenimenti che si susseguirono in Italia dalla primavera del 1943, culminando nella riunione del Gran consiglio del fascismo del 24-25 luglio dopo la quale venne decisa la deposizione di Benito Mussolini.

Gli eventi furono il risultato di manovre politiche parallele avviate dal gerarca Dino Grandi e dal re Vittorio Emanuele III, il cui esito finale fu la caduta del governo fascista dopo quasi ventuno anni, l'arresto di Mussolini e la conseguente nomina da parte del re di un nuovo capo del governo, il maresciallo d'Italia Pietro Badoglio.

La riunione del massimo organo collegiale del fascismo iniziò alle 18:15 del 24 luglio. La votazione sull'ordine del giorno presentato da Dino Grandi, che prevedeva la sfiducia a Mussolini, avvenne alle 2:30 del 25 luglio: 19 votarono a favore, 8 furono contrari, 1 si astenne. Gli ordini del giorno erano a firma di (1) Grandi; (2) Farinacci; (3) Scorza; dopo che il primo fu accolto, Mussolini dispose di non mettere ai voti gli altri due. 

Continua la lettura su Wikipedia, l'enciclopedia libera

Questo articolo è pubblicato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Esso utilizza materiale tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.



Non mi fido...

"Non mi fido di chi ha una vita che riga troppo dritta, di chi non cade, di chi non si perde, di chi ha un percorso lineare e costante. Non mi fido, perché chi è andato dritto non sa curvare, chi non si perde non si è mai cercato, chi non ha mai permesso di essere travolto, non conosce emozione. Chi non ha perso tempo non ha tempo di perdersi."

 Francesco Paolo Ettari


Buongiorno a chi...



"Buongiorno a chi si sveglia con un “pensiero” fisso e lo vorrebbe abbracciare.
A chi ha capito che i sogni più belli si fanno da svegli.
A chi, anche oggi, ce la metterà tutta e se va male, pazienza, si sorride lo stesso!
Buongiorno a chi, anche oggi, è disposto a imparare ma non a farsi insegnare.
Buongiorno a chi s’aspetta molto e rimarrà deluso. A chi non s’aspetta niente e sarà sorpreso.
Buongiorno alla vita che non è mai uguale, finché conservi nel cuore la voglia di amare."

Antonio Curnetta


Una bella persona

"Una bella persona è una persona evoluta. L’apice di un’evoluzione porta necessariamente con sé la bellezza. Quando vedi una persona entrare in una stanza, ti accorgi immediatamente del mondo che porta in giro."

Franco Battiato


Forte scossa di terremoto nella notte in Molise: magnitudo 4.1 con epicentro a Pizzone

Una forte scossa di terremoto ha svegliato il Molise e gran parte del Centro-Sud nel cuore della notte. Il movimento tellurico, registrato dai sismografi dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) alle 00:08 di oggi, ha avuto una magnitudo 4.1.

L'epicentro è stato localizzato a circa 2 chilometri a ovest del comune di Pizzone, in provincia di Isernia, a una profondità di appena 10 chilometri.

Il tremore è stato nitidamente percepito in diverse località vicine all'epicentro, ma segnalazioni sono giunte anche da ampie aree di Abruzzo, Lazio e Campania.

Non si segnalano danni a persone o cose.



Il mito della crescita e la realtà della miseria



Articolo da L’Anatra di Vaucanson

Presentiamo qui il primo capitolo della sezione I de Il libro nero del capitalismo di Robert Kurz, un testo di notevole impatto, uscito in Germania nel 1999, che suscitò sin da subito un grande interesse. L’edizione italiana è in preparazione oramai da più di un decennio, e speriamo che la pubblicazione di questo primo capitolo possa rappresentare un viatico per sbloccare questa faticosa impasse.1

Il libro nasce anche come contraltare all’allora imperante narrazione sulla fine del comunismo,2 dopo che, dall’89 in poi, sembrava che gli ideali di uguaglianza e giustizia sociale propri del pensiero comunista fossero ormai stati sconfitti dalla storia stessa (e, quindi, da riporre in soffitta o, meglio ancora, gettare in un più moderno inceneritore).

Robert Kurz aveva già risposto, da par suo, a questa lettura miope ed univoca, con un altro testo di grande spessore, Il collasso della modernizzazione.3 Qui Kurz metteva in chiaro come il crollo dei socialismi reali dell’est non rappresentasse la sconfitta degli ideali comunisti, e insieme la fine della possibilità non solo di progettare, ma financo pensare una uscita dal sistema del capitale, ma, proprio al contrario, un segnale significativo e quantomai pericoloso di crisi del sistema-mondo capitalistico, di cui i regimi dell’est, presuntamente “alternativi” ad esso, facevano parte a pieno titolo.

La possibilità di un “altro” dal capitalismo, dunque, permane. Anzi oggi, più che possibile, questo “altro” appare essere sempre più necessario, nella misura in cui il capitale, nella sua folle quanto scomposta corsa verso un accumulo di valore sempre più improbabile, devasta letteralmente i continenti, lasciando più che mai dietro di sé morte e distruzione, persino anche negli una volta (apparentemente) sicuri e intoccabili centri capitalistici di un occidente sempre meno benestante.

Sorge, però, spontanea la domanda su come possa prendere forma e materialità questo “altro” sempre più urgente. Sembra in effetti un circolo vizioso, da cui è difficile uscire: si predica la necessità di andare oltre il capitalismo, ma non riusciamo mai ad indicare con un minimo di chiarezza “progettuale” in che direzione possa darsi questo passaggio.

Forse, se non possiamo dirlo in positivo, è possibile provarci “in negativo”, un po’ alla maniera della “teologia negativa”. Proviamo dunque a domandarci cosa l’“oltre-capitalismo” non debba essere.

Lo stesso Kurz, che pure, come suo solito, anche nel presente testo attacca frontalmente – e con giusta ragione – il sistema del capitale, ci dà forse proprio nel capitolo qui tradotto, indirettamente e immagino inconsapevolmente, qualche suggerimento. Per esempio, quando afferma quanto le scienze abbiano enormemente accellerato lo sviluppo delle forze produttive, o come la modernizzazione abbia accresciuto le potenzialità umane, più o meno in ogni campo, oppure come l’economia di mercato abbia scatenato forze che vanno oltre se stessa, e che essa non è in grado di gestire né di controllare. Pare cioè riconoscere – un vecchio vizio marxista – al sistema del capitale un apporto nonostante tutto positivo ma non ancora realizzato in quanto tale, che avrebbe diciamo così solo bisogno di essere capovolto nel suo lato “buono” per dare vita ad un “mondo migliore”. Il capitalismo sarebbe, allora, una sorta di Giano bifronte, o una specie di una lastra fotografica, della quale fino ad oggi abbiamo osservato solo il lato “oscuro”.

La domanda qui è: siamo sicuri che, nonostante tutto, il capitalismo, pur con tutti i suoi orrori e le indicibili sofferenze che ha causato all’umanità e al mondo, abbia comunque portato – o comunque abbia in sé – qualcosa di buono, un “progresso”, per usare una parola tanto cara al capitalismo stesso? Oppure, lo stesso Kurz, nonostante le buone, anzi ottime, intenzioni, rimane invischiato nelle insidiose trappole proprie della narrazione capitalistica? Si tratterebbe così, “dialetticamente”, di un apporto sia pure “indirettamente” benefico, quello che la “modernità capitalistica” (un pleonasmo, probabilmente) ha apportato, un contributo di cui fino ad ora abbiamo visto solo la faccia “oscura”, e che aspetterebbe semplicemente di essere “redento” (dal proletariato?) e così mostrare la sua vera faccia – quella che permetterà (permetterebbe) all’umanità di emanciparsi dai lacci e lacciuoli delle costrizioni legate al rapporto “metabolico” con la natura? Oppure proprio qui si annidano i più letali inganni e la più temibile trappola? È forse proprio questo inganno che il “passaggio oltre” l’epoca del capitale deve evitare, il “non” verso cui fare attenzione?

In altre parole, il post-capitalismo dovrà avere come capisaldi quegli stessi che hanno reso solido il capitalismo, potrà venerare la scienza come gli idola baconiani, potrà ancora poggiare su una fede indiscussa e indiscutibile sulle sorti progressive dell’umanità, o avrà piuttosto sempre più bisogno di uno sguardo critico, anche e soprattutto sui dogmi intoccabili della modernità?

Lo stesso Kurz, alla maniera di Marx, occhieggiando ai “benefici nascosti” del sistema del capitale, non paga piuttosto lo scotto delle credenze illuministe, che peraltro altrove critica aspramente, ma che invece evidentemente lavorano sottotraccia e per le quali il capitalismo rimane comunque un “progresso” che ha portato buoni frutti, sia pure in un contesto bacato (ma tolto il baco…)? Questa fissazione teleologica della sinistra, e comunque della modernità (della quale la sinistra è figlia), per la quale l’umanità dovrebbe “svilupparsi” all’interno di un percorso “progressivo” che porti verso un presunto “meglio”, dove nasce, quando nasce? E, sarebbe un meglio rispetto a quale “peggio”? Quale interpretazione del mondo si cela dietro questo paradigma, che tanti danni ha fatto a qualsiasi ideale di “liberazione”?4

“Come è stato possibile un così drastico declino sociale rispetto a tutti i secoli conosciuti dell’antichità e del Medioevo, nonostante le crescenti conoscenze scientifiche?” chiosa Kurz alla fine di questo capitolo, lamentandosi della caduta in verticale delle condizioni di vita dei popoli durante l’ascesa del capitalismo. La domanda successiva, qui, potrebbe però essere: forse proprio quest’ultime hanno contribuito in modo decisivo a determinare questo declino? Una domanda che, crediamo, meriterebbe una attenta riflessione, possibilmente non preconcettuale né ideologica.5

***

Modernizzazione e povertà di massa

Che l’economia di mercato avrebbe fondamentalmente prodotto un “benessere crescente”, è solo l’ultimo pietoso residuo di una ottusa coscienza storica, una leggenda secondo la quale, prima della modernizzazione capitalistica, l’umanità avrebbe languito nella miseria.
In realtà, per la grande maggioranza della popolazione mondiale è vero esattamente il contrario.
È indubbio che il capitalismo abbia scientificizzato le forze produttive e ne abbia accelerato enormemente lo sviluppo. Tuttavia, curiosamente l’aumento del benessere è stato sempre solo temporaneo, e limitato a determinati segmenti sociali e regioni del mondo. Questo perché il capitalismo è un gioco brutale tra vincitori e vinti, il cui carattere totalitario ha come posta in gioco l’esistenza stessa delle persone, sia sociale che fisica, e fin dall’inizio ha prodotto più perdenti che vincitori.

Continua la lettura su L’Anatra di Vaucanson

Fonte: L’Anatra di Vaucanson

Autore: 
e

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.


Articolo tratto interamente da
L’Anatra di Vaucanson


Questo blog è no profit


Voglio ricordare che questo spazio è no profit. Il sottoscritto non ha nessun tipo di guadagno da questo blog e non mi interessa averli. Invito a lasciar stare le varie proposte di affiliazioni a fonte di guadagno, perché questo spazio deve essere lasciato fuori dalla logica dei profitti e dei suoi derivati. Tra l'altro sono un fermo sostenitore del Copyleft e del libero scambio d'idee.


Grazie per la collaborazione!



Il crisantemo di Matilde Serao


Il crisantemo

Il crisantemo è il fiore della malinconia,
è il fiore della tomba. Esso è azzurrino, è roseo,
è violaceo, ma le sue tinte sono pallide, come se le
lacrime lo avessero fatto scolorire.
Esso ha un odore pungente che sale al cervello
e lo immelanconisce: esso ha odore di cose
morte per sempre.
Il crisantemo è un fiore che sa di dolore.

Matilde Serao

Dipinto del giorno

Le corse dei fratelli Biglin di Thomas Eakins


La sensazione di essere di fretta

“La sensazione di essere di fretta non è solitamente il risultato di una vita piena dove manca il tempo. Nasce al contrario da una vaga paura di stare sprecando la nostra vita. Quando non facciamo l’unica cosa che dovremmo fare, non abbiamo tempo per qualsiasi altra cosa, siamo le persone più indaffarate del mondo.” 

Eric Hoffer


La cecità

“La cecità è un'arma contro il tempo e lo spazio; la nostra esistenza è tutta una mostruosa cecità tranne quel poco che riusciamo a cogliere con i nostri miseri sensi.” 

Elias Canetti


La ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge


La ballata del vecchio marinaio

Com'uno per una deserta via
cammina inquieto d'orridi spaventi,
e una volta guardatosi alle spalle,
prosegue ma non volge più la testa
perché sa che è un terribile nemico
l'incalza da vicino e non s'arresta.

Samuel Taylor Coleridge