venerdì 15 giugno 2018

Africa, i baobab stanno scomparendo


Articolo da Greenreport.it 

Negli ultimi 10 anni, alcuni dei più antichi e grandi baobab africani –  che esistevano già al tempo degli antichi greci – sono improvvisamente morti. Una scomparsa « di un’ampiezza senza precedenti», dicono i ricercatori rumeni, sudafricani e statunitensi che hanno appena pubblicato su Nature Plants   lo studio “The demise of the largest and oldest African baobabs” che individua il cambiamento climatico come possibile causa di questa scomparsa.
Il principale autore dello studio, Adrian Patrut dell’Universitatea Babeş-Bolyai, ha spiegato all’AFP: «E’ scioccante e spettacolare assistere nel corso della nostra vita alla scomparsa di così tanti alberi millenari. Nel corso della seconda metà del XIX secolo, i grandi baobab dell’Africa australe hanno cominciato a morire, ma da 10/15 anni le loro scomparsa è aumentata rapidamente a causa delle temperature molto elevate e della siccità».
Negli ultimi 12 anni 9 dei 13 baobab più vecchi sono parzialmente o totalmente mortie tra le vittime ci sono 3 baobab così simbolicamente legati alla storia delle comunità locali da avere un nome: Panke, nello Zimbabwe, il baobab più vecchio con i suoi 2.450 anni; l’albero di Platland, in Sudafrica, uno dei più grossi del mondo con un tronco di più di 10 metri di diametro; il celebre  baobab Chapman, in Botswana, sul quale  Livingstone incise le sue iniziali e che è un monumento nazionale del Paese africano.

Il baobab è l’albero che fa fiori più grande e più longevo del mondo, vive nella savana africana e al di fuori del continente africano in aree tropicali dove  è stato introdotto. E’  una pianta dall’aspetto strano, con rami simili a radici nodose che si protendono verso il cielo, dandogli un aspetto “capovolto”. Secondo i ricercatori del Kruger National Park in Sud Africa, uno dei principali habitat dei baobab, questi alberi possono vivere fino a 3000 anni e «Nello Zimbabwe, un antico albero di baobab vuoto è così grande che può ospitare fino a 40 persone all’interno del suo tronco», alcuni baobab sono stati utilizzati come negozio, prigione, case, deposito e pensilina.

Il baobab è anche un’enorme riserva d’acqua e produce frutti (ratti morti, come li chiamano gli africani) che nutrono animali e esseri umani e sono importanti siti di nidificazione per gli uccelli. Le foglie del baobab vengono bollite e mangiate come contorno, o usate per preparare le medicine tradizionali, mentre la corteccia viene  intrecciata per farne  corde, ceste, vestiti e cappelli impermeabili.


Il team internazionale di ricercatori ha scoperto la moria dei patriarchi dei baobab per caso: stavano cercando di capire come i baobab riescono a raggiungere le loro enormi dimensioni. Per questo, tra il 2005 e il 2017, Patrut e i suoi colleghi hanno studiato i più grandi (e quindi di solito i più vecchi) baobab africani, più di una sessantina, raccogliendo campioni delle diverse parti degli alberi in Zimbabwe, Sudafrica, Namibia, Mozambico,  Botswana e  Zambia. Sono così riusciti a definire l’età di ogni baobab grazie alla datazione al radiocarbonio e hanno scoperto che il tronco del baobab cresce non da uno solo ma da più “polloni”  centrali.

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Fonte: Greenreport.it


Autore: redazione Greenreport


Licenza: Copyleft 



Articolo tratto interamente da Greenreport.it 



8 commenti:

  1. Un'altra vittima dei terribili cambiamenti climatici su cui ha influito anche l'uomo..

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  2. Caro Vincenzo, leggendo questi servizi è tragico dover ammettere che la terra sta cambiando ma sempre in peggio!!!
    Ciao e buona giornata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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  3. E poi c'è chi leggendo queste cose ti direbbe che sono temi triti e ritriti (giuro potrei fare nome e cognome). Ma tu continua a parlare d'ambiente perché salvare l'ambiente è l'unico modo per salvare l'umanità, compreso anche purtroppo quel coglione di cui sopra...

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    1. Senza proteggere il nostro pianeta, non c'è futuro.

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  4. Purtroppo anche questa è una nota dolente dell'attuale sistema ... il cambiamento radicale del clima terrestre sta portando un po' ad un'autodistruzione e se, come dice Daniele V. in molti si lamentano del fatto che sono temi già sentiti, c'è da dire che per come vanno le cose questi temi dovrebbero nauseare propro quelli che parlano così, perchè nonostante tutto, fatti per risolvere, sono ancora del tutto inesistenti.

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    1. Fino ad adesso, si è fatto veramente troppo poco.

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