sabato 16 giugno 2018

16 giugno 1976 – Apartheid: rivolte studentesche a Soweto, Sudafrica


Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Gli scontri di Soweto (o rivolta di Soweto) furono una serie di scontri che avvennero nella township di Soweto (Johannesburg, Sudafrica) nel giugno del 1976.

Gli scontri coinvolsero studenti neri che protestavano contro la politica segregazionista del National Party, il partito degli afrikaner nazionalisti che a quell'epoca era al governo del paese. La polizia soffocò le manifestazioni studentesche con la forza; diverse centinaia di persone furono uccise nell'arco di dieci giorni di contestazione. Questo evento, che colpì l'opinione pubblica mondiale, diede inizio a una catena di conseguenze che sfociarono, quindici anni dopo, nella caduta del regime dell'apartheid, grazie alle altre rivolte che ci furono in America ed altri paesi.

Dopo la repressione dell'African National Congress negli anni sessanta, la protesta nera contro l'apartheid tacque per diversi anni. Alla metà del decennio successivo, tuttavia, il successo di altre organizzazioni rivoluzionarie nei paesi vicini (quali la Frelimo) alimentò nuove speranze per i neri che intendevano rovesciare il governo afrikaner. L'ANC giunse a formare una propria ala armata (chiamata Umkhonto we Sizwe) e incitò la popolazione africana a "rendere il paese ingovernabile".

Il motivo specifico della protesta studentesca di Soweto fu un decreto governativo (l'Afrikaans Medium Decree) che imponeva a tutte le scuole per neri di utilizzare l'afrikaans come lingua paritetica all'inglese. Il 1º gennaio 1975 tutti i presidi delle scuole nere ricevettero ordine di usare l'afrikaans nelle lezioni di alcune materie; l'annuncio fu dato da J. G. Erasmus, Direttore Regionale dell'"Istruzione Bantu" ("bantu" era il termine usato dalle autorità sudafricane per riferirsi alla popolazione nera).

Questa misura era l'ultimo episodio di una lunga serie di imposizioni da parte degli afrikaner, e fu percepita come direttamente associata alla logica generale dell'apartheid; l'inglese era infatti di gran lunga più diffuso presso la popolazione nera, ed era stato scelto come lingua ufficiale da molti bantustan. Al contrario, come ebbe a dire Desmond Tutu, l'afrikaans era "la lingua degli oppressori". Il Ministro per l'Istruzione Bantu, Punt Janson, ebbe a dire:

« Non ho consultato gli africani sulla questione della lingua e non intendo farlo. Un africano potrebbe trovarsi di fronte a un "capo" che parla afrikaans o che parla inglese. È nel suo interesse conoscere entrambe le lingue. » 

Il decreto suscitò numerose proteste da parte del corpo docenti e degli studenti della maggior parte delle scuole per neri. Il 30 aprile 1976, i bambini della Orlando West Junior School (nel sobborgo di Orlando a Soweto) diedero inizio a uno sciopero, rifiutandosi di andare a scuola. Gli studenti di Soweto formarono un comitato d'azione, il Soweto Students' Representative Council, per organizzare la protesta, indicendo una manifestazione di massa per il 16 giugno.

Il 16 giugno, migliaia di studenti e docenti neri uscirono dalle scuole e si diressero verso lo stadio di Orlando. La manifestazione era stata pianificata in modo accurato in modo tale che fosse chiaro che si trattava di una protesta pacifica; nelle prime file del corteo erano esposti cartelli con scritte come "Non sparateci - non siamo armati".

Il corteo incontrò la polizia, che aveva preparato delle vere e proprie barricate. Il leader del corteo chiese ai dimostranti di non provocare la polizia e fece deviare la folla su un percorso alternativo; anziché andare allo stadio, giunsero presso la Orlando High School. Nel frattempo, la polizia aveva chiamato rinforzi.

La polizia cercò inizialmente di disperdere la folla con i gas lacrimogeni. La folla recedette ma continuò a cantare slogan come "se noi dobbiamo imparare l'afrikaans, Vorster deve imparare lo zulu".

Sono state fornite diverse versioni circa l'evento specifico che diede inizio al massacro. I dimostranti erano certamente disarmati, ma alcune fonti riportarono che i bambini avevano iniziato a tirare pietre alla polizia. Altri resoconti confermano invece che i manifestanti mantennero un comportamento nonviolento. In ogni caso, la polizia aprì il fuoco, uccidendo quattro bambini, fra cui il tredicenne Hector Pieterson. La fotografia del corpo di Pieterson divenne un simbolo della violenza della polizia sudafricana. Negli scontri che seguirono durante la giornata morirono altre 23 persone. Il pronto soccorso degli ospedali fu presto invaso da feriti che richiedevano assistenza. A sera, gli scontri erano cessati; automobili e autoblindo della polizia pattugliavano Soweto.

Continua la lettura su Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Questo articolo è pubblicato nei termini della GNU Free Documentation License. Esso utilizza materiale tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.



4 commenti:

  1. Per non dimenticare... se non sbaglio ho visto un film sull'argomento.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ci sono molti film, tra questi, Un'arida stagione bianca.

      Elimina
  2. La rivolta di Soweto, non è che una delle tante vicende di imposizione razziale; oggi, grazie ai media e alla storia, possiamo risalire ad origini, fonti, studi e vicissitudini, ma nulla può essere certo e nulla può restituirci ciò che è andato perduto insieme al disonore di uno stato che piega, sentendosi superiore ... (di cosa poi non si sa), un altro stato! Mi dicono che oggi parole come disonore/onore ecc. sono passate di moda e allora come dovrebbero essere chiamate? non credo, (sinonimi a parte) che ci sia un corrispettivo della stessa parola! atti come questo, si verificano in maniera ancora più grave oggi, se consideriamo la cultura e l'attuale tecnologia. Ciò significa che come civiltà abbiamo fallito e, peggio, non ci siamo affatto evoluti.

    RispondiElimina

I commenti sono in moderazione e sono pubblicati prima possibile. Si prega di non inserire collegamenti attivi, altrimenti saranno eliminati. L'opinione dei lettori è l'anima dei blog e ringrazio tutti per la partecipazione. Vi ricordo, prima di lasciare qualche commento, di leggere attentamente la privacy policy. Ricordatevi che lasciando un commento nel modulo, il vostro username resterà inserito nella pagina web e sarà cliccabile, inoltre potrà portare al vostro profilo a seconda della impostazione che si è scelta.