venerdì 5 gennaio 2018

Cronache quotidiane di precarietà



Articolo da Popoffquotidiano

«Sei ore al giorno per sei giorni alla settimana, tutti di notte. Ma siccome siamo sotto le feste e il carico di lavoro aumenta, almeno per le prime due settimane di dicembre i giorni sono sette su sette e le ore non sono mai meno di sette e mezza. Ovviamente a tempo determinato, per tre mesi, poi “forse” un rinnovo, o due, ma senza prospettive di tempo indeterminato. Eppure lavoro ce n’è». A parlare è Bruno (il nome ovviamente è di fantasia), da pochi giorni assunto presso una grande holding di logistica e servizi, che da tempo utilizza i contratti a termine e i lavoratori interinali per mantenere alti gli utili evitando il carico di costi relativi al personale fisso. «Praticamente ogni notte siamo “cortesemente obbligati” a fare straordinario, la cui necessità o meno ci viene comunicata giorno per giorno, così come eventuali riposi compensativi, quando ce ne sono – continua Bruno, non nascondendo una certa stanchezza: ha mal di schiena, gli fanno male le mani, dorme male, quando ci riesce – Il lavoro è piuttosto duro, pura movimentazione di carichi, sempre in piedi e i ritmi sono serrati, perché a una certa ora il “prodotto” deve essere pronto. Ma per carità, va anche bene, il lavoro duro non mi spaventa; certo che così senza nessuna prospettiva, senza certezza sul futuro, con un’organizzazione del lavoro che naviga a vista, tutto è molto più difficile».

Bruno ha cinquantadue anni e una laurea. Aveva un lavoro “di concetto” in un’altra azienda, ma siccome generava solo utili indiretti un bel giorno è stato deciso che il suo stipendio costava troppo. Cancellato. La scelta di aprire una partita Iva per tirare avanti è stata quasi obbligata, inframezzando l’attività con qualche altro contratto capestro a tempo ultradeterminato. Ma le spese hanno superato i ricavi per troppo tempo, e adesso i risparmi sono quasi finiti. Bruno è preoccupato. «Si, in reparto c’è almeno un’altra dozzina di persone nelle stesse condizioni -mi spiega- ma la loro età media è 25 anni, hanno forze, necessità e aspettative diverse dalle mie. Molti sono studenti, lavorare per pagarsi gli studi è solo un passaggio, in vista di possibilità che sperano diverse».


Lascio l’amico alla sua stanchezza e alle sue preoccupazioni. Rimuginando sul quanto mi ha raccontato vado a fare la spesa in un centro commerciale, dove la GDO (Grande Distribuzione Organizzata) la fa da padrona. Alla cassa trovo una donna sotto i trent’anni: efficiente, professionale, attenta al cliente, cordiale. Indossa una spilla che dice: La nostra organizzazione dice no alla violenza sulle donne. Decido di far chiacchiera e le chiedo se il suo contratto é a tempo determinato o indeterminato. Come temevo mi risponde che le scade a fine mese.

«Possibilità di rinnovo?», le chiedo. «No. Ho già fatto sei mesi e i rinnovi non sono previsti. Prenderanno qualcun altro». Sorride, comunque, perché io sono Il Cliente, e lei è molto professionale.
Le dico: «Ma lei indossa la spilla antiviolenza, lo sa che le stanno facendo violenza? violenza esistenziale?».
La sua risposta è semplice e crudele: «Si, ma che devo fare?».

Continua la lettura su Popoffquotidiano


Fonte: Popoffquotidiano



Autore: 
Maria, o Giuseppe. Uno dei tanti

Licenza: Creative Commons (non specificata la versione


Articolo tratto interamente da Popoffquotidiano


12 commenti:

  1. Quando l'operaio è il più debole caro Vincenzo il padrone approfitta!!!
    Ciao e buon fine settimana con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Purtroppo le nuove leggi hanno fortificato la posizione dei più forti.

      Elimina
  2. Non ho parole... che paese orrendo che è questo.
    Buon fine settimana.

    RispondiElimina
  3. Queste notizia dimostrano a che livelli il liberismo ci ha portati, fai bene a postarli Cavaliere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ci sono molte storie come queste, ma vedo che fa più rumore i 2 cent dei sacchetti, che la precarietà e lo sfruttamento in atto.

      Elimina
  4. Storie che molte famiglie viviamo sulla nostra pelle:storie di ordinario sfruttamento,di inqualificabile disumanizzazione del lavoro,e in mancanza d'altro spesso accettare è giocoforza.E superati i quaranta,cinquanta anni è solo drammatico.Ma come dici,interessano più i due cm.dei sacchetti ecologici...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questi sono problemi più seri dei 2 cent, dove andremo a finire?

      Elimina
  5. E come se si spegnessero tutte le energie, di colpo. Non so se ricordi una vecchia pubblicità, una famiglia "felice" che viveva dentro un supermercato. Paradossalmente era lo specchio del sogno collettivo e la realtà ci è sfuggita di mano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il capitalismo sfrenato non ho portato benefici all'umanità, senza etica non c'è futuro.

      Elimina

I commenti sono in moderazione e sono pubblicati prima possibile. Si prega di non inserire collegamenti attivi, altrimenti saranno eliminati. L'opinione dei lettori è l'anima dei blog e ringrazio tutti per la partecipazione.