martedì 9 gennaio 2018

9 gennaio 1950 - Eccidio delle Fonderie Riunite di Modena


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L'eccidio delle Fonderie Riunite di Modena fu una strage avvenuta a Modena durante lo sciopero del 9 gennaio 1950 indetto dal sindacato CGIL per protestare contro i licenziamenti di oltre 500 operai metalmeccanici delle Fonderie Riunite.

Per impedire l'occupazione della fabbrica, gli agenti della Polizia di Stato spararono contro i manifestanti, uccidendo sei operai e ferendo circa 200 persone.

Tra gli anni 1947 e 1949, nella sola città di Modena erano stati arrestati 485 partigiani per vicende legate alla lotta di liberazione, mentre circa 3.500 braccianti agricoli erano stati denunciati per l'occupazione delle terre.

Nello stesso periodo, gli industriali di Modena iniziarono una politica di aumento della produzione finalizzata all'esportazione, il che però presupponeva la drastica riduzione del salario degli operai. Al fine di azzerare le resistenze dei lavoratori e dei sindacati, le aziende iniziarono a licenziare gli operai, soprattutto quelli legati al sindacato e ai partiti politici di sinistra, e a compiere numerose serrate; inoltre, al fine di indebolire ulteriormente il potere contrattuale di sindacati e "commissioni interne", introdussero una maggiore disparità salariale, legando massicciamente la retribuzione operaia alla produzione). Infine, iniziarono a chiedere la collaborazione delle forze dell'ordine per impedire forme di protesta come picchetti o altre manifestazioni: in appena due anni la polizia era dovuta intervenire 181 volte per sedare conflittualità sul posto di lavoro.

Il 9 gennaio 1949, esattamente un anno prima della strage, si svolse a Modena una manifestazione sindacale in piazza Roma, durante la quale il segretario generale della Cgil Fernando Santi condannò la condotta antisindacale della fonderia Vandevit e della carrozzeria Padana, che avevano portato a licenziamenti e serrate. Concluso il comizio, iniziò un inesplicabile e violentissimo scontro con la Polizia di Stato.

Fondate nel 1938, le Fonderie Riunite erano un'azienda di proprietà dell'industriale Adolfo Orsi, il quale possedeva anche la Maserati (la cui produzione fu trasferita da Bologna a Modena nel 1940) e una sua fabbrica di candele di accensione e accumulatori.

Subito dopo le elezioni politiche del 18 aprile 1948, Adolfo Orsi decise tre giorni di serrata della fonderia, chiendo l'intervento della polizia per eliminare i picchetti degli operai in protesta.

Alla fine 1949 Adolfo Orsi licenziò tutti i suoi 560 dipendenti, al fine di poter riassumere altri operai non iscritti né al sindacato né ai partiti. Il piano industriale di Alfredo Orsi prevedeva inoltre di diminuire i premi di produzione, abolire il Consiglio di gestione, addebitare il costo della mensa nella busta paga degli operai, rimuovere ogni bacheca sindacale o politica all'interno della fabbrica e discriminare le donne (ad esempio, eliminando la stanza dove le operaie potevano allattare i figli che si portavano in fabbrica).

Dopo aver sottoposto la fonderia ad una lunga serrata di un mese, i sindacati risposero proclamando uno sciopero generale di tutte le categorie e in tutta la provincia per il 9 gennaio 1950, nonostante gli ostacoli posti dalla prefettura e dalla Questura di Modena, che negarono l'uso di qualsiasi piazza per poter tenere la manifestazione sindacale.

Secondo alcuni fonti, il questore arrivò a minacciare esplicitamente (“vi stermineremo tutti”) la delegazione di parlamentari e dirigenti sindacali che avevano richiesto l'uso della piazza. Di fatto, il giorno prima dello sciopero arrivarono a Modena circa 1.500 poliziotti appartenenti ai distaccamenti III° Mobile di Piacenza, VI° Mobile di Bologna e Ferrara e XX° Mobile di Cesena, per presidiare le Fonderie Riunite con camion, autoblindo T17 Staghound e armamento pesante, appostandosi con le armi anche sui tetti della fabbrica.

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