lunedì 25 settembre 2017

All'Autunno di John Keats


All'Autunno

Stagione di nebbie e morbida abbondanza,
Tu, intima amica del sole al suo culmine,
Che con lui cospiri per far grevi e benedette d'uva
Le viti appese alle gronde di paglia dei tetti,
Tu che fai piegare sotto le mele gli alberi muscosi del casolare,
E colmi di maturità fino al torsolo ogni frutto;
Tu che gonfi la zucca e arrotondi con un dolce seme
I gusci di nòcciola e ancora fai sbocciare
Fiori tardivi per le api, illudendole
Che i giorni del caldo non finiranno mai
Perché l'estate ha colmato le loro celle viscose:
Chi non ti ha mai vista, immersa nella tua ricchezza?
Può trovarti, a volte, chi ti cerca,
Seduta senza pensieri sull'aia
Coi capelli sollevati dal vaglio del vento,
O sprofondata nel sonno in un solco solo in parte mietuto,
Intontita dalle esalazioni dei papaveri, mentre il tuo falcetto
Risparmia il fascio vicino coi suoi fiori intrecciati.
A volte, come una spigolatrice, tieni ferma
La testa sotto un pesante fardello attraversando un torrente,
O, vicina a un torchio da sidro, con uno sguardo paziente,
Sorvegli per ore lo stillicidio delle ultime gocce.
E i canti di primavera? Dove sono?
Non pensarci, tu, che una tua musica ce l'hai -
Nubi striate fioriscono il giorno che dolcemente muore,
E toccano con rosea tinta le pianure di stoppia:
Allora i moscerini in coro lamentoso, in alto sollevati
Dal vento lieve, o giù lasciati cadere,
Piangono tra i salici del fiume,
E agnelli già adulti belano forte dal baluardo dei colli,
Le cavallette cantano, e con dolci acuti
Il pettirosso zufola dal chiuso del suo giardino:
Si raccolgono le rondini, trillando nei cieli.

John Keats

domenica 24 settembre 2017

Il progresso



"Il terreno su cui poggiano le nostre prospettive di vita è notoriamente instabile, come sono instabili i nostri posti di lavoro e le società che li offrono, i nostri partner e le nostre reti di amicizie, la posizione di cui godiamo nella società in generale e l'autostima e la fiducia in noi stessi che ne conseguono. Il "progresso", un tempo la manifestazione più estrema dell'ottimismo radicale e promessa di felicità universalmente condivisa e duratura, si è spostato all'altra estremità dell'asse delle aspettative, connotata da distopia e fatalismo: adesso "progresso" sta ad indicare la minaccia di un cambiamento inesorabile e ineludibile che invece di promettere pace e sollievo non preannuncia altro che crisi e affanni continui, senza un attimo di tregua. Il progresso è diventato una sorta di "gioco delle sedie" senza fine e senza sosta, in cui un momento di distrazione si traduce in sconfitta irreversibile ed esclusione irrevocabile. Invece di grandi aspettative di sogni d'oro, il "progresso" evoca un'insonnia piena di incubi di "essere lasciati indietro", di perdere il treno, o di cadere dal finestrino di un veicolo che accelera in fretta."

Zygmunt Bauman

Tratto da Modus vivendi, Laterza, 2008


24 settembre 1991 – Esce il disco Nevermind dei Nirvana



Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Nevermind è il secondo album in studio del gruppo musicale statunitense Nirvana, pubblicato il 24 settembre 1991 dalla Geffen Records.

Nevermind è ritenuto uno degli album fondamentali degli anni novanta e della storia del rock in generale. Venne classificato alla posizione 17 della lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone e alla terza posizione nella classifica dei 100 migliori album di sempre stilata dalla rivista inglese Q. Nevermind fa parte delle registrazioni preservate nella United States National Recording Registry.


A dispetto delle basse aspettative commerciali del gruppo e della casa discografica (obiettivo dichiarato della Geffen era quello di raggiungere le 250.000 copie vendute, per poter eguagliare Goo, l'album dei Sonic Youth pubblicato l'anno precedente), Nevermind divenne un enorme successo alla fine del 1991, soprattutto grazie alla popolarità acquisita dal primo singolo estratto da esso, Smells Like Teen Spirit. Nel gennaio 1992, il disco riuscì a spodestare Dangerous di Michael Jackson dalla vetta della classifica statunitense Billboard 200. L'album produsse inoltre altri tre singoli di successo: Come as You Are, Lithium, e In Bloom. La Recording Industry Association of America ha certificato l'album disco di diamante (più di 10 milioni di copie vendute), e si stima che abbia venduto nel complesso circa più di 24 milioni di copie nel mondo (dati aggiornati al 2008). Con cifre come queste, Nevermind divenne il disco di maggior successo commerciale del gruppo di Seattle. Unanimemente considerato l'apice della produzione artistica del gruppo e di tutto il genere grunge, è annoverato tra i migliori album discografici di ogni epoca ed ebbe tra i suoi meriti quello di aumentare la popolarità dell'alternative rock. Ha totalizzato 266 settimane nella classifica album di Billboard.

Nevermind fu il primo album registrato dai Nirvana per la Geffen Records e con Dave Grohl alla batteria. La tecnica compositiva alla base di questo lavoro è estremamente omogenea: l'utilizzo di melodie pop, di immediato appeal, ma affiancate da sonorità e linee vocali aggressive, quasi punk; l'utilizzo della forma canzone "classica" (strofa-ritornello-strofa ritornello); un lavoro di produzione musicale apparentemente molto semplice, ma in realtà molto ricercata, e non ultima la poderosa campagna promozionale e la produzione di videoclip promozionali estremamente azzeccati sono alcuni fra i fattori che contribuirono al successo planetario di questo lavoro. In realtà gli elementi citati non possono essere considerati del tutto originali: altri gruppi come gli Hüsker Dü e, soprattutto, i Pixies avevano esplorato questi territori musicali diversi anni prima, senza tuttavia nemmeno avvicinarsi al successo di pubblico del secondo album dei Nirvana. Lo stesso Cobain dichiarò spesso di essere ben consapevole di non potersi definire il primo autore ad aver fatto ricorso al pop per rendere maggiormente brillanti le sonorità punk: citò infatti proprio Surfer Rosa dei Pixies come fonte di ispirazione. Punto di svolta fu il singolo Sliver, pubblicato su etichetta Sub Pop nel 1990 (prima che Grohl si unisse al gruppo), del quale Cobain disse:

« Era come una specie di dichiarazione d'intenti, in qualche modo. Avevo dovuto scrivere un brano pop e pubblicarlo su singolo per preparare il pubblico alle sonorità del nostro prossimo album. Volevo comporre altri brani come questo. »

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Questo articolo è pubblicato nei termini della GNU Free Documentation License. Esso utilizza materiale tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.



venerdì 22 settembre 2017

L'Angolo del Rockpoeta®: "Working Class Hero"


Angolo curato e gestito da  Daniele Verzetti il Rockpoeta®

Questa "poesia - dialogo" tra padre e figlio mi è stata ispirata da questo post sul blog di Cavaliere Oscuro. il titolo è volutamente una citazione del celeberrimo brano di Lennon il cui testo ancora oggi è di grande forza ed attualità.

WORKING CLASS HERO

Sai, figliolo, una volta era diverso
Non meno duro, differente.

Turni insostenibili
Sicurezza sul lavoro inesistente
Ma erano altri tempi.

Potevi lottare
Innalzare voci e pensieri
Levare mani al cielo.

E riempivi le piazze
Credendoci
Ottenendo 
Poco, forse,
Ma ottenendo.

Sai
Oggi per noi giovani è diverso
Siamo una classe operaia 2.0
Anzi forse non esiste neanche più questo termine
E quindi neanche il concetto di operaio.

Lavoriamo sui computer
A testa bassa
In completa solitudine
E feroce concorrenza.

Oggi le lotte le lasciamo agli altri
A chi ancora ci crede
E non vede l'illusione di quello che avete creduto di ottenere.

Figlio
Non sono d'accordo
Voi non siete schiavi moderni per assenza di diritti
Ma per una loro costante sottrazione
E per una vostra incapacità di difenderli.

Forse hai ragione,
Ma intanto io e Silvia non possiamo sposarci
Avere una famiglia
E questo nonostante tu mi abbia fatto laureare
Con sacrifici economici che ben conosco.

Ed allora siamo due falliti
Io forse pa' più di te perché non so neanche dove lottare
Cosa combattere
E con quale grimaldello fare breccia 
In questa società di anime superficiali.

Sono un perfetto ingranaggio
Di questa macchina diabolica
E non so come diventare granello di sabbia
Non so se basterà riuscire  a diventarlo
Se altri mi seguiranno, mi seguirebbero.

Oggi molti di noi non sono altro che una moltitudine frustrata
Con occhi bassi su display luminosi e tristi
All'affannosa ricerca dell'oblio

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA® 

L'articolo originale è pubblicato su L'Agorà

Questo post, fa parte dell'iniziativa gli angoli. Se anche tu, vuoi avere uno spazio fisso in questo blog, clicca qui.


Pollice su e giù della settimana


Salute: con 150 minuti di attività fisica a settimana si evitano l'8% dei decessi tratto da Meteo Web





Terremoto in Messico: vittime e crolli tratto da Web sul blog








giovedì 21 settembre 2017

Un abbraccio



"Quanti significati sono celati dietro un abbraccio? Che cos'è un abbraccio se non comunicare, condividere e infondere qualcosa di sé ad un'altra persona? Un abbraccio è esprimere la propria esistenza a chi ci sta accanto, qualsiasi cosa accada, nella gioia che nel dolore. Esistono molti tipi di abbracci, ma i più veri ed i più profondi sono quelli che trasmettono i nostri sentimenti. A volte un abbraccio, quando il respiro e il battito del cuore diventano tutt'uno, fissa quell'istante magico nell'eterno. Altre volte ancora un abbraccio, se silenzioso, fa vibrare l'anima e rivela ciò che ancora non si sa o si ha paura di sapere. Ma il più delle volte un abbraccio è staccare un pezzettino di sé per donarlo all'altro affinché possa continuare il proprio cammino meno solo."

Pablo Neruda



Comunicazione di servizio: ripartono le interviste





Voglio informare gli amici e lettori di questo blog, che presto tornerò a pubblicare interviste su diversi temi.

Se vuoi essere intervistato, basta contattarmi via mail, cliccando sul banner "Contatti".

Canzone d'Autunno di Paul Verlaine


Canzone d'Autunno

I lunghi singulti
dei violini
d'autunno
mi lacerano il cuore
d'un languore
monotono.

Pieno d'affanno
e stanco, quando
l'ora batte
io mi rammento
remoti giorni
e piango.

E mi abbandono
al triste vento
che mi trasporta
di qua e di là
simile ad una
foglia morta.

Paul Verlaine



mercoledì 20 settembre 2017

Dal 21 Settembre in tutta Europa entra in vigore il Ceta



Comunicato da Stop TTIP Italia

Il 21 Settembre il CETA, salvo problemi dell’ultim’ora, l’accordo di liberalizzazione tra Canada e Europa, entrerà in vigore in modalità provvisoria, abbattendo quindi dazi e dogane tra Canada e Europa, e mettendo in piedi le commissioni bilaterali in cui cercheranno di mettere mano, per puro amore di commercio, agli standard in vigore sulla sicurezza alimentare, sull’ambiente, sulla sicurezza dei prodotti, sul lavoro, solo per citare alcuni temi scottanti.

Possiamo ancora fermarlo insieme, però, e riaprire in Europa una discussione più seria su che cosa vuol dire affidare agli interessi dei pochi che guadagnano con un trattato commerciale come questo, il destino e i diritti di tutti noi. Basta che un solo Paese ne blocchi la ratifica. Con l’impegno di tutti noi l’Italia può essere quel Paese. 

Il Belgio ha ufficialmente chiesto alla Corte Europea di Giustizia di verificare se il CETA violi o no i principi costitutivi dell’Unione Europea, e la Francia ha istituito una Commissione nazionale per valutarne gli impatti prima di esaminarlo, e la commissione ha segnalato i gravi rischi per la salute e l’ambiente che ne potrebbero derivare.


In Italia, invece, dal 26 settembre il Senato potrebbe votare la ratifica del CETA. Come la scorsa estate dobbiamo spingere i senatori italiani a portare il CETA fuori dall’agenda e consegnarne la ratifica. Spiegando loro, proprio sotto elezioni e con tutti gli strumenti possibili, che se dicono si al CETA non li votiamo più.

Continua la lettura su Stop TTIP Italia


Le proprietà benefiche dei pistacchi


Articolo da TuttoGreen

Il pistacchio è una frutta secca davvero particolare: non solo è buonissimo, ma possiede anche diverse proprietà benefiche per la nostra salute, che ne fanno un alimento davvero consigliato nell’ambito di una dieta equilibrata. Scopriamo meglio come mai…

Piccoli ma preziosi, i pistacchi sono i semi contenuti nei frutti dell’albero (pistacia vera) della famiglia delle anacardiaceae. La pianta è originaria del Medio Oriente, cresce favorevolmente in climi caldi e secchi e si adatta alla siccità. Il pistacchio ha trovato in Sicilia, dove è stata portata dagli Arabi, uno dei suoi migliori habitat. Tanto che i pistacchio di Bronte è una delle specialità alimentari più famose e ricercate.

L’albero di pistacchio, che può vivere più di 300 anni e superare i 10 metri di altezza, è coltivato diffusamente nei paesi del Medio Oriente. Iran, Turchia e Siria sono i maggiori produttori mondiali. Ma anche in California, in Cina, nei paesi europei affacciati al Mediterraneo oltre all’Italia, Spagna e Grecia in particolar modo, viene coltivato.

Le proprietà del pistacchio

Recenti studi hanno rivisto in parte un aspetto un po’ demonizzato di questo ingrediente della cucina naturale, cioè il valore calorico del pistacchio. In realtà è inferiore rispetto a quanto si creda comunemente.

Se ne consiglia comunque sempre un consumo ragionevole, ad esempio non più di una manciata al giorno. Prediligete sempre il prodotto in versione non salata, specie se soffrite di ipertensione, diabete e obesità.

Ma cosa contiene il pistacchio?

Ecco cosa contiene. Abbonda in sali minerali, in fosforo, calcio, potassio, manganese e ferro.

Inoltre contiene le sostanze tipicamente antiossidanti, il betacarotene e il gamma-tocoferoleo, cioé le vitamine A ed E. Queste sostanze contribuiscono alla protezione della pelle e degli occhi, all’azione antinvecchiamento contro i radicali liberi, rafforzata dalla luteina particolarmente importante per mantenere in salute la vista.

Il pistacchio contiene infine le vitamine B1 e B6 indispensabili per lo svolgimento delle principali funzioni vitali. Inserire i pistacchi nella dieta serve a ridurre il colesterolo LDL.

Viene infatti ridotto l’assorbimento di colesterolo e, contemporaneamente, ne viene combattuta l’ossidazione che comporta danni ai vasi sanguigni. Viene quindi contenuto il conseguente pericolo di malattie cardiovascolari.


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Fonte: TuttoGreen

Autore: 
Maura Lugano

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest' opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Unported


Articolo tratto interamente da 
TuttoGreen



Proverbio del giorno



La falsità, l'invidia e l'arroganza, sono tre sorelle, figlie dell'ignoranza.


Terremoto Messico: video


Ecco alcune immagini che provengono dalla rete, sul sisma che ha colpito il Messico.

 

Video credit Crazy Boom caricato su YouTube



Video credit Felipe Lavanderos caricato su YouTube


Terremoto in Messico: vittime e crolli

Earthquake 5 km ENE of Raboso, Mexico, 2017
Torna a tremare di nuovo la terra in Messico nella giornata di ieri. La scossa di 7.1 è avvenuta quando in Italia erano da poco passate le venti, devastando il Paese nel trentaduesimo anniversario del sisma del 1985 e a dodici giorni dal terremoto di 8.2, avvenuto il 7 settembre scorso. L'epicentro è stato localizzato a dodici chilometri a sudest di Axochiapan, nello stato di Morelos, circa 160 chilometri dalla capitale messicana.

Si segnalano numerosi crolli di edifici in varie parti delle zone colpite e con gravi danni ovunque.

Si fa di ora in ora più drammatico il bilancio delle vittime (al momento oltre duecento) soprattutto a Città del Messico, dove è crollata una scuola nella zona di Coyoacan: qui i soccorsi hanno già recuperato trenta corpi, ventisei dei quali sono bambini.


In queste ore i soccorritori sperano tuttavia di riuscire a salvare ancora delle persone sotto le macerie.


Photo credit United States Geological Survey USGS [Public domain], via Wikimedia Commons


martedì 19 settembre 2017

Le nuove scritture working class


Articolo da Giap - Il blog di Wu Ming
di Alberto Prunetti *


Primo antefatto. Respira e intona il mantra: «Class is not cool»


Un libro racconta la storia di un educatore precario, figlio di un operaio di una fonderia. Padre e figlio si incontrano a parlare il sabato pomeriggio allo stadio. Come viene descritto quel romanzo inglese in Italia? Come un libro sul calcio. Ma in realtà quel romanzo è un racconto sulla classe operaia. Sulla working class inglese, che notoriamente attorno alla birra, al pub e al football aveva costruito elementi di convivialità e socialità. Dopo la fabbrica, ovviamente, ma quella era già stata smantellata. Così in Italia si adotta come un libro sul calcio quello che invece è un romanzo che racconta una classe sociale. La working class inglese.
Guai infatti a parlare di classe operaia. Ripetere tre volte il mantra ad alta voce: la classe operaia non esiste – la classe operaia non esiste – la classe operaia non esiste. Poi comprare su una piattaforma on line una penna usb assemblata in una fabbrica cinese e chiedersi quante decine di mani operaie toccano quel singolo oggetto da Shanghai a Piacenza.

Secondo antefatto. La servitù sta al piano basso, reparto «Sociologia»



Un’amica mi racconta un episodio curioso: entrata in una grande libreria di catena di Firenze, chiede una copia del mio libro Amianto, una storia operaia. La indirizzano al piano di sotto, nel reparto sociologia. Lei domanda perché non sia in narrativa. E il commesso risponde: perché c’è scritto «una storia operaia». Aggiungerei: perché gli operai possono solo essere oggetti dello sguardo sociologico di terzi, meglio se colti e borghesi, mai protagonisti di storie raccontate con le proprie parole.

Un fatto dopo gli antefatti. Le scritture working class esistono


Appunto. Quando vuoi umiliare o attaccare un gruppo sociale, gli togli il diritto di parlare con le proprie parole. Lasci che qualcun altro lo interpreti, parli per lui o per lei. A lungo è stato così per gli indigeni, per le donne, di sicuro è ancora così per gli immigrati. Ed è così anche per gli operai. I racconti degli operai devono essere fatti da intellettuali, magari progressisti, appartenenti comunque alla classe media. Mai che gli operai possano raccontarsi da soli. Al massimo le loro storie possono essere pagine di diario o memoriali, tracce di esperienze che poi altri, intellettuali, borghesi e possibilmente maschi, interpreteranno. E invece no.

Negli ultimi anni sono stati pubblicati alcuni titoli in lingua italiana scritti da operai o da figli di operai, libri che raccontavano il mondo operaio dall’interno. Queste scritture working class non sono (solo) narrativa del lavoro. Non sono la narrativa del precariato o la nuova letteratura industriale. Sono la narrativa della classe operaia, fatta da operai o da lavoratori subalterni e sfruttati. Della vecchia classe operaia e della nuova classe lavoratrice, precaria e sfruttata.


Si può raccontare il lavoro senza fare narrativa working class. Ad esempio, raccontandolo da un punto di vista che esprime lo sguardo dell’oppressore e non dell’oppresso. Si può raccontare il lavoro senza sentirsi parte di una classe subalterna, senza raccontare il conflitto sociale. Fare scrittura working class significa soffiare sul fuoco, raccontare il conflitto, alimentarlo con le parole scritte. Storicizzare. Ritrovare fili rossi, brandelli di memorie che legano la vecchia e la nuova classe operaia.


Davvero è la nuova letteratura industriale? O un’altra corrente letteraria?


Alcune delle opere che di recente hanno trattato il tema della fabbrica o del lavoro sfruttato sono state inquadrate in un revival della letteratura industriale italiana. Io credo invece che quella stagione (legata al boom economico) sia esaurita, anche se alcuni autori forse non disdegnano quell’etichetta o ne sentono vicina l’eredità. Personalmente, la trovo problematica. Forse è solo una mia difficoltà, ma lego la letteratura industriale più allo sguardo esterno (quello dell’intellettuale progressista dell’industria olivettiana) che a quello interno (penso ad autori come Guerazzi, Di Ruscio o Di Ciala). E preferisco alla letteratura industriale italiana la narrativa working class inglese. Perché non è fatta solo di fabbrica e alienazione la vita della classe lavoratrice. Dove sono il calcio, le bevute, le risate, l’umorismo greve, le risse per futili motivi, le prese di culo? Chiedetelo agli inglesi.

Prendete Anthony Cartwright. Pensiamo a Iron Towns. Titolo da letteratura industriale italiana. Ma i protagonisti non sono operai alla catena: i personaggi umani (spesso calciatori falliti figli di fonditori) sembrano solo catalizzatori di uno sfondo, di un paesaggio industriale dove la ciminiera e il campo di calcio, quasi dismessi, rappresentano la bussola della classe operaia dell’Inghilterra del Nord. Un programma di scrittura ben condensato dall’esergo che apre il libro di Cartwright:
«Attraversiamo i nostri labirinti neri, ombre ammassate. I fuochi sono ormai tutti spenti. Noi siamo il fumo che segna il mattone. Siamo il ruggito di ferro che credevate d’aver messo a tacere. Cantiamo al metallo contorto e lungo tunnel allagati, sopra distese vuote d’acqua e campi di detriti. Cantiamo di giorni migliori.»
Senza rimpiangere il passato della letteratura industriale, scriviamo adesso l’epopea stracciona della classe lavoratrice del nostri giorni.

No, sono solo scritture operaie (but I like ’em)


Parlo di scritture operaie, pertanto, limitandomi al dato materiale dell’estrazione sociale degli autori e dei temi trattati. Parlo di scritture, al massimo di narrativa working class e non di letteratura operaia. E neanche di letteratura industriale, ossia di una corrente letteraria legata agli anni Sessanta, al boom economico, all’industrializzazione del paese, a intellettuali che descrivevano, guardando da fuori, la classe operaia. Roba lontana. Parlo di scritture operaie o scritture working class per non evocare lo spettro di una nuova wave letteraria. Non si tratta di stare dentro o fuori una scuola, di una congrega o di un gruppo di lavoro. Si tratta di stare dentro o fuori la nuova classe lavoratrice. Pertanto parlo di scritture working class per riferirmi a scritture sul mondo del lavoro con un punto di vista interno, in anni di deindustrializzazione, fatte 1) da operai o 2) da figli di operai, cresciuti e socializzati nella vecchia classe operaia, o 3) da membri della nuova classe lavoratrice precaria dei servizi, delle pulizie, della ristorazione: dalla nuova working class a cui appartengono anche i working poor e i disoccupati con o senza laurea, i cottimari dei lavori, anche cognitivi, mal pagati e i precari dei lavori a chiamata.

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Articolo tratto interamente da Giap - Il blog di Wu Ming



CCleaner è stato infettato da un malware, aggiornate subito alla nuova versione

CCleaner è sicuramente uno dei programmi più usati al mondo per ottimizzare e ripulire i computer. Purtroppo la versione  CCleaner 5.33.6162 e la CCleaner Cloud 1.07.3191, distribuite nel mese di agosto, sono state compromesse da un sofisticato attacco hacker. L'azienda invita subito a scaricare la nuova versione CCleaner 5.34, resa disponibile sul sito ufficiale.

Per maggiori informazioni v'invito a leggere l'articolo qui sotto.

Link diretto: https://www.ilsoftware.it/articoli.asp?tag=CCleaner-vittima-di-un-attacco-l-installazione-caricava-un-malware_16133

 


San Francisco in timelapse

San Francisco timelapse - made by Ghently from Tim Dierickx on Vimeo.

Photo e video credit Tim Dierickx caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons


Dubai in timelapse

Dubai in Time Lapse from Debashis Talukdar on Vimeo.

Photo e video credit Debashis Talukdar caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons 


L’estate è finita di Emily Dickinson


L’estate è finita

Più miti sono ora le mattine,
le noci si colorano di scuro;
più rotonda è la guancia delle bacche,
la rosa ha lasciato la città.

L’acero sfoggia sciarpe più festose,
ed il prato si veste di scarlatto -
Per paura di essere fuori moda,
voglio mettermi un ciondolo.

Emily Dickinson

Citazione del giorno


"Siamo tutti apprendisti in un mestiere dove non si diventa mai maestri. La vita." 

Ernest Hemingway


sabato 16 settembre 2017

La stupidità...



"La stupidità ha fatto progressi enormi. È un sole che non si può più guardare fissamente. Grazie ai mezzi di comunicazione, non è più nemmeno la stessa, si nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso, spande il terrore intorno a sé".

Ennio Flaiano


Voglio ricordare i profili sociali di questo blog

Queste sono le pagine sociali del blog in diversi servizi web. Trovate Web sul blog ai seguenti link (cliccate su per accedere):
















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Zurigo

Drone Series: Zürich, Switzerland (4K) from Iris Films on Vimeo.


Photo e video credit 
Iris Films caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons


Norvegia timelapse

Norway Timelapse 2015 - 4K from Andrew Wright on Vimeo.

Photo e video credit Andrew Wright caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons 


venerdì 15 settembre 2017

Rapporto ONU: di nuovo in aumento la fame nel mondo



Articolo da Pressenza

Dopo una costante diminuzione da oltre un decennio, la fame nel mondo è di nuovo in aumento, colpendo nel 2016 circa 815 milioni di persone, vale a dire l’11% della popolazione mondiale, afferma la nuova edizione del rapporto annuale delle Nazioni Unite sulla sicurezza alimentare e la nutrizione nel mondo pubblicato oggi.  Inoltre molteplici forme di malnutrizione minacciano la salute di milioni di persone in tutto il mondo.

L’aumento – 38 milioni di persone in più rispetto all’anno scorso – è dovuto in gran parte alla proliferazione di conflitti violenti e agli shock legati al clima, secondo The State of Food Security and Nutrition in the World 2017 (Lo Stato della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione nel Mondo).
Circa 155 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni sono sotto sviluppati (troppo bassi per la loro età), mentre 52 milioni soffrono di deperimento cronico, che significa che il loro peso non è adeguato rispetto alla loro altezza. Circa 41 milioni di bambini sono invece in sovrappeso.

Preoccupano inoltre, secondo il rapporto, l’anemia delle donne e l’obesità degli adulti. Queste tendenze sono una conseguenza non solo dei conflitti e del cambiamento climatico, ma anche dei grandi mutamenti nelle abitudini alimentari e dei rallentamenti economici.

Il rapporto è la prima valutazione globale dell’ONU sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione rilasciata dopo l’adozione dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030, che mira a porre fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030 come priorità politica a livello internazionale.

Esso identifica i conflitti – sempre più aggravati dal cambiamento climatico – come uno dei fattori chiave dietro il riacutizzarsi della fame e di molte forme di malnutrizione.

“Nel corso degli ultimi dieci anni i conflitti sono aumentati drasticamente e sono diventati più complessi e di difficile risoluzione”, hanno dichiarato nella loro prefazione comune al rapporto i responsabili delle agenzie ONU che lo hanno curato (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), il Programma Alimentare Mondiale (WFP) e ‘l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). E hanno fatto notare come alcune delle più alte percentuali di bambini che soffrono la fame e la malnutrizione sono concentrate in zone di conflitto.

“Questo è un campanello d’allarme che non possiamo permetterci di ignorare: non porremo fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030 se non affrontiamo tutti i fattori che minano la sicurezza alimentare e la nutrizione”, hanno affermato. “A tal fine assicurare società pacifiche e inclusive è una condizione necessaria”.

Agli inizi del 2017, per diversi mesi, la carestia ha colpito alcune parti del Sud Sudan e c’è il rischio concreto che possa riapparire nel paese e in altre zone colpite da conflitti, soprattutto nel nordest della Nigeria, in Somalia e nello Yemen, hanno fatto notare.

Anche regioni più pacifiche, ma colpite da siccità o da inondazioni legate in parte al fenomeno meteorologico di El Niño, così come dal rallentamento economico globale, hanno visto deteriorarsi la sicurezza alimentare e la nutrizione.

Dati chiave

La fame e la sicurezza alimentare
  • Numero complessivo di persone che soffrono la fame nel mondo: 815 milioni, di cui:
    • 520 milioni in Asia
    • 243 milioni in Africa
    • 42 milioni in America Latina e Caraibi
  • Quota della popolazione mondiale che soffre la fame: 11%
    • In Asia: 11,7%
    • In Africa: 20% (nell’Africa orientale, 33,9%)
    • In America Latina e Caraibi: 6,6%
Continua la lettura su Pressenza


Fonte: Pressenza

Licenza: Licenza Creative Commons
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Articolo tratto interamente da Pressenza


Ho giurato...



"Ho giurato di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. Dobbiamo sempre schierarci. La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato."

Elie Wiesel


Pollice su e giù della settimana


Da 300 grammi a 2 kg: torna a casa la neonata prematura salvata ai Riuniti di Foggia tratto da Foggia Today






La rabbia dei parenti di Noemi Durini: "Lo sapevano tutti e nessuno ha fatto nulla" tratto da L'Huffington Post








giovedì 14 settembre 2017

Online il sito Stop femminicidio



In questi giorni è nato il sito Stop femminicidio realizzato da Sara Porco in collaborazione con la Casa delle donne di Bologna.

Visionando i dati reali e non le bufale che circolano attraverso i social network, vi renderete conto della drammatica situazione in Italia.

La banca dati su http://www.stopfemminicidio.it/.

Link diretto: https://femicidiocasadonne.wordpress.com/2017/09/12/stop-femminicidio-il-sito-di-sara-porco-1377-femminicidi-censiti/




La vita solitaria di Giacomo Leopardi


La vita solitaria

La mattutina pioggia, allor che l’ale
Battendo esulta nella chiusa stanza
La gallinella, ed al balcon s’affaccia
L’abitator de’ campi, e il Sol che nasce
I suoi tremuli rai fra le cadenti
Stille saetta, alla capanna mia
Dolcemente picchiando, mi risveglia;
E sorgo, e i lievi nugoletti, e il primo
Degli augelli susurro, e l’aura fresca,
E le ridenti piagge benedico:
Poiché voi, cittadine infauste mura,
Vidi e conobbi assai, là dove segue
Odio al dolor compagno; e doloroso
Io vivo, e tal morrò, deh tosto! Alcuna
Benchè scarsa pietà pur mi dimostra
Natura in questi lochi, un giorno oh quanto
Verso me più cortese! E tu pur volgi
Dai miseri lo sguardo; e tu, sdegnando
Le sciagure e gli affanni, alla reina
Felicità servi, o natura. In cielo,
In terra amico agl’infelici alcuno
E rifugio non resta altro che il ferro.
Talor m’assido in solitaria parte,
Sovra un rialto, al margine d’un lago
Di taciturne piante incoronato.
Ivi, quando il meriggio in ciel si volve,
La sua tranquilla imago il Sol dipinge,
Ed erba o foglia non si crolla al vento,
E non onda incresparsi, e non cicala
Strider, nè batter penna augello in ramo,
Nè farfalla ronzar, nè voce o moto
Da presso nè da lunge odi nè vedi.
Tien quelle rive altissima quiete;
Ond’io quasi me stesso e il mondo obblio
Sedendo immoto; e già mi par che sciolte
Giaccian le membra mie, nè spirto o senso
Più le commova, e lor quiete antica
Co’ silenzi del loco si confonda.
Amore, amore, assai lungi volasti
Dal petto mio, che fu sì caldo un giorno,
Anzi rovente. Con sua fredda mano
Lo strinse la sciaura, e in ghiaccio è volto
Nel fior degli anni. Mi sovvien del tempo
Che mi scendesti in seno. Era quel dolce
E irrevocabil tempo, allor che s’apre
Al guardo giovanil questa infelice
Scena del mondo, e gli sorride in vista
Di paradiso. Al garzoncello il core
Di vergine speranza e di desio
Balza nel petto; e già s’accinge all’opra
Di questa vita come a danza o gioco
Il misero mortal. Ma non sì tosto,
Amor, di te m’accorsi, e il viver mio
Fortuna avea già rotto, ed a questi occhi
Non altro convenia che il pianger sempre.
Pur se talvolta per le piagge apriche,
Su la tacita aurora o quando al sole
Brillano i tetti e i poggi e le campagne,
Scontro di vaga donzelletta il viso;
O qualor nella placida quiete
D’estiva notte, il vagabondo passo
Di rincontro alle ville soffermando,
L’erma terra contemplo, e di fanciulla
Che all’opre di sua man la notte aggiunge
Odo sonar nelle romite stanze
L’arguto canto; a palpitar si move
Questo mio cor di sasso: ahi, ma ritorna
Tosto al ferreo sopor; ch’è fatto estrano
Ogni moto soave al petto mio.

O cara luna, al cui tranquillo raggio
Danzan le lepri nelle selve; e duolsi
Alla mattina il cacciator, che trova
L’orme intricate e false, e dai covili
Error vario lo svia; salve, o benigna
Delle notti reina. Infesto scende
Il raggio tuo fra macchie e balze o dentro
A deserti edifici, in su l’acciaro
Del pallido ladron ch’a teso orecchio
Il fragor delle rote e de’ cavalli
Da lungi osserva o il calpestio de’ piedi
Su la tacita via; poscia improvviso
Col suon dell’armi e con la rauca voce
E col funereo ceffo il core agghiaccia
Al passegger, cui semivivo e nudo
Lascia in breve tra’ sassi. Infesto occorre
Per le contrade cittadine il bianco
Tuo lume al drudo vil, che degli alberghi
Va radendo le mura e la secreta
Ombra seguendo, e resta, e si spaura
Delle ardenti lucerne e degli aperti
Balconi. Infesto alle malvage menti,
A me sempre benigno il tuo cospetto
Sarà per queste piagge, ove non altro
Che lieti colli e spaziosi campi
M’apri alla vista. Ed ancor io soleva,
Bench’innocente io fossi, il tuo vezzoso
Raggio accusar negli abitati lochi,
Quand’ei m’offriva al guardo umano, e quando
Scopriva umani aspetti al guardo mio.
Or sempre loderollo, o ch’io ti miri
Veleggiar tra le nubi, o che serena
Dominatrice dell’etereo campo,
Questa flebil riguardi umana sede.
Me spesso rivedrai solingo e muto
Errar pe’ boschi e per le verdi rive,
O seder sovra l’erbe, assai contento
Se core e lena a sospirar m’avanza.

Giacomo Leopardi


Il dissesto idreogeologico e l'inizio della stagione delle piogge


Articolo da Comune-info 
di Giorgio Nebbia


Piove. Dopo la più calda estate degli almeno ultimi cento anni è cominciata la stagione delle piogge, improvvise e violentissime, decine di centimetri di acqua caduta in un solo giorno, in zone spesso relativamente ristrette. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti; paesi allagati, case distrutte, fabbriche ferme, campi che hanno perduto i raccolti, prima per la siccità e ora per gli allagamenti.  Miliardi di euro di soldi, pubblici per ricostruire strade e per risarcire i danni, privati, ma soprattutto beni materiali spazzati via e dolori, spesso morti.

Le cause sono due, su entrambe si potrebbe intervenire, se si volesse. Le bizzarrie di siccità e piogge sono dovute ad un ormai innegabile mutamento del clima rispetto ai decenni e secoli precedenti: mari più caldi a livello planetario, fusione dei ghiacciai permanenti, modificazioni irreversibili del grande ciclo dell’acqua planetario.

La rivoluzione industriale del carbone dell’Ottocento, ma soprattutto nell’ultimo mezzo secolo l’età del petrolio con l’aumento del consumo dei combustibili fossili, l’irrinunciabile alimento della società dei consumi — nei paesi industriali, in quelli di recente industrializzazione e in quelli poveri che aspirano ai modelli di vita europei ed americani — hanno provocato un crescente flusso di gas (anidride carbonica, metano e altri) che, immessi nell’atmosfera, ne alterano la composizione chimica. Questo fenomeno fa lentamente aumentare la quantità di calore solare che resta “intrappolato” nell’atmosfera e che riscalda, di conseguenza, continenti ed oceani.

Da decenni gli scienziati chiedono ai governanti della Terra di rallentare il flusso nell’atmosfera dei gas che alterano il clima, modificando la produzione e il consumo di merci e di servizi, ”limitando” le attività che comportano un crescente consumo di combustibili fossili.
Nonostante le dichiarazioni di buona volontà nessun governante vuole scontentare i venditori di carbone, di automobili, di petrolio, di gas, di elettricità, eccetera. Tutto questo per dire che la situazione continuerà per anni come la conosciamo adesso, con tutti i suoi danni d’estate e d’inverno.

Ciò premesso, i danni dei mutamenti climatici sulle attività umane derivano soprattutto dal fatto che l’acqua piovana, per quanto intensa, non trova più le strade per raggiungere il mare da dove si è originata, quelle strade, rigagnoli e poi torrenti e poi fiumi, che la natura nei millenni aveva predisposto per agevolarne il moto lungo le valli e nelle pianure.

In Italia, nel dissennato uso del territorio di tanti decenni sono stati costruiti, autorizzati ed abusivi, edifici, strade, ponti, ferrovie, senza alcuna attenzione al moto delle acque, anzi alcuni interventi rappresentano veri ostacoli al moto delle acque; per alcune opere sono stati sbancati i fianchi delle valli e sono così stati accelerati i fenomeni erosivi che lasciano un suolo nudo su cui più facilmente e violentemente scorrono le acque.

Spesso dove è arrivata la presenza umana la copertura vegetale è stata considerata inutile; dove si pensa che siano d’intralcio alle opere “economiche”, alberi e macchia vengono estirpati o bruciati.

Per attenuare i dolori e i costi delle alluvioni ci sono (ci sarebbero) alcune cose da fare: prima di tutto opere di rimboschimento e incentivi per riportare l’agricoltura nelle zone collinari perché la cura del bosco e il paziente e rispettoso lavoro degli agricoltori sono i principali rimedi per regolare il flusso delle acque nel loro cammino dalle valli al mare. Se il suolo è coperto di vegetazione la forza di caduta delle gocce d’acqua si “scarica” sulle foglie e sui rami, che sono elastici e flessibili, e l’acqua scivola dolcemente verso il suolo e scorre sul terreno con molto minore forza erosiva e distruttiva.

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Fonte: Comune-info  


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Articolo tratto interamente da 
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