lunedì 27 marzo 2017

Fukushima sei anni dopo


Articolo da Tlaxcala

Dopo il terremoto del 2011, la centrale nucleare della TEPCO (Tokyio Electric Power Company) a Fukushima, in Giappone è crollata con sei reattori nucleari. Tre si fusero. Quello che è successo dopo è stato il più grande rilascio di radiazioni in acqua nella storia del mondo: i prodotti radioattivi, alcuni in quantità ancora maggiori rispetto a Chernobyl, sono filtrati nell'Oceano Pacifico. Che cosa è successo a partire da quella data finora?

1. Il Pacifico contaminato

Il disastro, la catastrofe nucleare di Fukushima, ha contaminato il più grande oceano del mondo in soli sei anni [1].

Ricordiamo brevemente che cosa è accaduto [2]: nel 2011, un terremoto – si è detto che probabilmente fu una ripetizione del terremoto del 2010 in Cile - genera uno tsunami che causa un crollo nella centrale nucleare della TEPCO (Tokyio Electric Power Company) a Fukushima, in Giappone, con sei reattori nucleari, di cui tre vanno in fusione. Quello che accade dopo è il più grande rilascio di radiazioni in acqua della storia mondiale: il materiale radioattivo, in alcuni casi in quantità ancora maggiore rispetto a Chernobyl, filtra nell'Oceano Pacifico.
La quantità, è ragionevole ipotizzare alla luce di quanto sappiamo oggi, potrebbe essere molto più grande rispetto alle stime ufficiali giapponesi, che per molti scienziati sono alquanto imprecise.


Fukushima continua ancora oggi a rilasciare circa 300 tonnellate di rifiuti radioattivi in mare, nel Pacifico. Quotidianamente. E continuerà a farlo in futuro. Il punto di origine della perdita non può essere sigillato. E' inaccessibile tanto ai lavoratori (disperati o inconsapevoli, in molti casi, del rischio che corrono nello svolgere questo lavoro) che ai robot, a causa delle temperature estremamente elevate.

Fukushima potrebbe diventare il peggior disastro ambientale nella storia dell'umanità, ma viene a mala pena menzionato dalla maggior parte dei politici istituzionali e dai molti scienziati non interessati, oltre ad essere assente dalle notizie dei media mainstream. Una possibile spiegazione: la TEPCO, proprietaria dell'impianto colpito e di molte altre centrali nucleari giapponesi, una grande corporation, può senza dubbio esercitare un controllo forte, diretto o indiretto, sulle società dell'informazione e su molti politici.

Anche se non possiamo sentire direttamente le radiazioni, che non si vedono, né hanno odore, alcune zone della costa occidentale del Nord America conviveranno per anni con i loro effetti. Naturalmente, i funzionari del governo affermano che Fukushima non ha nulla a che vedere con quello che è successo, anche se le radiazioni nei tonni dell'Oregon sono triplicate dopo il disastro. Già nel 2012 fu pubblicata in una delle riviste scientifiche più prestigiose, la PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences), la notizia che i tonni del Pacifico assorbono radionuclidi di Fukushima, rilevando in quelli pescati in California quantità di cesio radioattivo 10.


2. Radiazioni

La stessa TEPCO ha annunciato qualche settimana fa di aver osservato livelli record di radiazioni e un buco in una parte metallica all'interno del sarcofago del reattore 2 [4].
Verso la fine di gennaio, in questa unità è stata inviata una piccola telecamera. L'analisi delle immagini filmate ha permesso di dedurre che in una parte del sarcofago "le radiazioni possono raggiungere i 530 sievert per ora" (un essere umano esposto a una tale radioattività morirebbe quasi all'istante).

Il sievert (Sv), ricordiamolo brevemente, è il nome - in onore del fisico svedese Rolf Sievert, un pioniere della radioprotezione - dell'unità di misura della dose equivalente di radiazione nel Sistema Internazionale. Esso tiene conto delle caratteristiche del tessuto irradiato e della natura della radiazione. Costituisce l'unità paradigmatica nella protezione contro le radiazioni ionizzanti, poiché sebbene con alcune limitazioni, tenta di esprimere il rischio degli effetti stocastici (cioè, casuali) associati all'insieme delle situazioni di possibile esposizione. In pratica, il sievert è la dose di energia assorbita (gray) moltiplicata per un fattore di ponderazione specifico di ogni radiazione e organo o tessuto (equivale a 100 rem, la vecchia unità di misura di dose equivalente; rem: roetgen equivalent man). Il concetto inerente a questa unità di misura è che la stessa quantità di energia assorbita può determinare effetti molto diversi a seconda del tipo di radiazione e dell'organo esposto. Il fattore di ponderazione dei fotoni gamma e degli elettroni è 1, mentre quello dei protoni è 5 e quello delle particelle alfa sale fino a 20. Infatti, il Sv è una grandezza molto elevata e solitamente si utilizzano i sottomultipli millisievert (mSv, 1 Sv = 1000 mSv) e i microsievert (μSv, 1 mSv = 1000 µSv). Conviene tener presente - spesso lo si fraintende o usa erroneamente - che, per definizione, il sievert può essere utilizzato solo per valutare il rischio di effetti stocastici negli esseri umani, ma non su fauna e flora.

Riprendiamo il filo del discorso. C'è un margine di errore nella cifra segnalata (530 Sv/h), cioè il livello potrebbe anche essere inferiore del 30%. "Ma è ancora alto", ammette il portavoce di TEPCO, Tatsuhiro Yamagishi.

L'ultimo valore, registrato nel 2012 in altre parti del reattore 2, era, anche secondo la TEPCO, di 73 sievert. Il livello estremamente alto di radiazioni rilevate in un luogo, se esatto, "può indicare che il combustibile non è lontano e che non è coperto dell'acqua", ha dichiarato all'emittente pubblica NHK Hiroshi Miyano, professore dell'Università di Hosei, che presiede una commissione di studi per lo smantellamento della centrale.

Ha anche trovato un buco, un quadrato di un metro di lato, in una piattaforma metallica situata nel sarcofago, sotto la vasca che contiene il nocciolo del reattore. Ipotesi ragionevole: potrebbe essere stato causato dalla caduta di combustibile, che avrebbe fuso e forato il contenitore.

I reattori 1, 2 e 3, lo ricordiamo, sono stati i più danneggiati nel 2011 e causarono un massiccio rilascio di sostanze radioattive. Non è ancora stato localizzato il combustibile che presumibilmente si è fuso in quelle tre unità delle sei, ricordiamo, che possiede la centrale danneggiata.

3. Salute


A dispetto delle informazioni del complesso politico-industriale elettronucleare che sostengono non esserci rischi per la salute umana e ambientale a causa della radioattività di Fukushima, esistono - sia pure scarsi - studi pubblicati sulle più rigorose riviste scientifiche che mostrano tutto il contrario.

L'impatto sulla salute pubblica, ancora negato da molteplici esigenze di "sicurezza nucleare", continua a crescere inesorabilmente secondo le previsioni che la scienza radiobiologica e l'esperienza degli incidenti precedenti permettono di avanzare.

Così, il primo effetto previsto a causa del rilascio di iodio-131 è l'aumento del cancro alla tiroide nei bambini e nei giovani a partire dal 3°/4° anno dall'incidente. E, in effetti, lo studio epidemiologico pubblicato rileva questa realtà. Tsuda e altri [5] hanno studiato la prevalenza del cancro alla tiroide in 298.577 soggetti sotto i 19 anni dell'area di Fukushima tra il 2011-2014 e trovato un incremento di 30 volte - variabile a seconda della sottoarea – rispetto la prevalenza prevista dagli indici del resto del Giappone in quello stesso periodo.

I 110 casi diagnosticati alla fine del 2014 continuano ad aumentare, perché non tutta la popolazione della zona è stata controllata. Nei prossimi anni sono attesi altri effetti, tutti dannosi.

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Per concessione di El Ciudadano
Fonte: http://www.elciudadano.cl/2017/03/12/365777/fukushima-seis-anos-despues-seis-observaciones-y-una-reflexion-hacia-dentro1/
Data dell'articolo originale: 12/03/2017
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=20125


Fonte: Tlaxcala 

Autore: 
Eduard Rodriguez FarréSalvador López Arnal - tradotto da Centro di Cultura e Documentazione Popolare - editato da Alba Canelli

Licenza: Copyleft 

Articolo tratto interamente da Tlaxcala 



2 commenti:

  1. siamo in bilico da sempre e facciamo finta di niente

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  2. Fukushima: ci vorranno decenni affinché quell'area possa tornare davvero forse abitabile.

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