venerdì 10 febbraio 2017

La stanza



Aprì la porta sul suo mondo. Una grande vetrata a semicerchio l'accolse come un sorriso accogliente. Si apriva ad est, passando per il mezzogiorno e terminava ad ovest aprendo lo sguardo su un panorama riposante. Alla sua destra si assottigliava il bosco di querce che a sud era più fitto, pieno di vita. Lo stormire delle foglie al vento. Il cinguettio continuo degli uccelli. Le corse di daini e lupi in continua lotta. Ad est, il bosco si interrompeva bruscamente. Colline salivano e scendevano morbide e verdi in un saliscendi continuo e dolce. Sullo sfondo, l'azzurro del lago. La vela bianca con la riga rossa del windsurf che si godeva la brezza. Gonfia. La vita e il silenzio. Il bosco e il lago. La pace assoluta.
Sotto alla vetrata tra le centinaia di piante grasse, una sdraio verde scuro. Sopra mezza dozzina di cuscini in svariate tonalità di giallo e oro. Cuscini che avrebbero dovuto stare sul divano ma che erano lì dall'ultima volta in cui era entrata.
La stanza quadrata aveva pareti tinte in oro pallido interamente ricoperte dai suoi disegni, a parte la parete ad ovest dove l'enorme libreria stava lì, silenziosa, carica dei suoi tesori di carta.
Un divano verde scuro, un tavolino con il blocco da disegno e i carboncini, una grande scrivania in faggio e la poltrona girevole completavano l'arredamento. Sulla scrivania, il computer, agende, quaderni, block notes e biro. Tante biro. Quanto le piaceva scrivere a mano!
Lì, si rinchiudeva a disegnare il suo bosco e il suo lago. Le sue nuvole dalle forme più strane. A leggere stesa sulla sdraio nelle ore meno calde, sul divano nelle altre, quando allargava gli enormi e leggeri tendoni bianchi e oro. A tener fuori il sole troppo invadente.
Il suo mondo fuori dal mondo. Un luogo di pace e serenità. Dove si sentiva se stessa. Libera come l'aria. Dove le sue mani erano tutt'uno con il carboncino e riempivano fogli su fogli. Le dita nere quando sfumava il colore. Dove le rime delle sue poesie le nascevano spontanee e i fogli dei quaderni si riempivano di una scrittura incomprensibile. Dove quando ne aveva voglia, dal computer sentiva musica e ballava. Da sola. Senza conoscere i passi. Ma che importava! C'era solo lei. E la vita va vissuta sorridendo.
Un grido la fece sussultare.
"Rajna!".
Si riscosse. Un sospiro profondo, si voltò e posò la pila di biancheria appena stirata che teneva tra le mani. La posò sul letto. Tornò a guardare di fronte a sè. Grucce ed abiti appesi. Chiuse l'anta dell'armadio. Il suo mondo antico era scomparso. Il suo mondo in cui non erano ancora scivolate la fame e la miseria. In cui chi aveva appena pochi soldi in più della maggioranza della gente, viveva bene. Dal quale, lei come tante altre donne, aveva dovuto allontanarsi per poter sopravvivere. In cerca di lavoro. Per sè e per la famiglia rimasta indietro. Poco importava la nostalgia, la solitudine. Le umiliazioni. I lavori che nessuno voleva fare e affidavano agli stranieri.

Un nuovo grido proveniente dal piano inferiore. "Vengo!" rispose e scese dalla donna anziana a cui faceva la badante. Negli occhi, lacrime di rimpianto.

Myrtilla


Autore: 
Patricia Moll

Licenza: concesso su autorizzazione dell'autrice


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7 commenti:

  1. Una ragazza molto profonda, attenta alla vita e capace di coglierne tutti gli aspetti poetici. ;)


    Ispy

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  2. Grazie Benedetta e Ispy. Anzi, a te pure un bacione per la "ragazza" se ti riferivi all'autrice 😊😊😊
    Il racconto è nato ascoltando una signora rumena che faceva l'infermiera in una casa dove sono ricoverati giobvani e meno giovani con forti esaurimenti e/o passato di tossicodipendenze.
    Sì, c'era poesia nelle sue parle d tanta nostslgia nella voce

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  3. Che bello questo racconto, Myrtilla è bravissima!

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  4. Complimenti a Myrtilla per questo bel racconto.

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    1. Grazie Krilù!
      E grazie anche a Vincenzo per la possibilità che ci offre

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