giovedì 28 aprile 2016

Ci sarà...


"Ci sarà in una delle prossime generazioni un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro condizione di servi e quindi produrre dittature, come dire, senza lacrime; una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in cui le persone saranno private di fatto delle loro libertà, ma ne saranno piuttosto felici."

Aldous Huxley


Roma, 7 maggio 2016: manifestazione nazionale Stop TTIP


Per maggiori informazioni: Stop TTIP Italia



Video credit Stop TTIP Italia caricato su YouTube



Atene

Athens from Stian Rekdal on Vimeo.

Photo e video credit  caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons


I fiori di ciliegio e il monte Fuji

[4K] Arakurayama Sengen Park Cherry Blossom from Japan from Saha Entertainment on Vimeo.



Photo e video credit Saha Entertainment caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons

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Eldorado di Edgar Allan Poe

Eldorado

Col suo gaio cimiero,
un ardito cavaliere,
sotto il sole e in fitta ombra,
già da tempo andava errando
e cantava una canzone
ricercando l'Eldorado.

Ma diventò vecchio intanto
questo prode cavaliere
e gli calò sul cuore
un'ombra, che non trovava
mai terra o luogo
somigliante all'Eldorado.

E quando le forze
l'abbandonarono infine,
incontrò un'ombra pellegrina
"Ombra", egli chiese,
"dove mai si troverà
questa terra d'Eldorado?"

"Oltre ai Monti
della Luna,
giù nella Valle delle Tenebre,
cavalca, cavalca intrepido",
così l'ombra gli rispose
"se vai in cerca d'Eldorado!".

Edgar Allan Poe


In Italia, l'aspettativa di vita cala per la prima volta


Articolo da InfoAut

Politiche di tagli e di fagocitamento di ingenti risorse pubbliche in strutture e opere non realizzate o fatiscenti fanno sentire il loro peso all'interno delle statistiche nazionali in aggiornamento.
E' così per la demografia del nostro paese in correlazione ad un sistema sanitario sempre più azzoppato.

Alle continue sforbiciate ai finanziamenti pubblici alle strutture socio-sanitarie in corso nell'era post-berlusconiana giunge ora la conseguente inflessione delle aspettative di vita, che paiono destinate a scendere sotto una media di 80 anni nei prossimi anni. A questa inflessione segue l'aumento sempre più marcato del tasso di mortalità.

In questa proiezione, sottolineata da molti giornali quasi come se fosse un dato naturale e non figlio di una politica di austerity che colpisce i meno abbienti, non può essere eluso il peso determinato dalle poche, pochissime risorse destinate alla prevenzione sanitaria in rapporto al budget complessivo utilizzato ogni anno. Un sintomo di una politica ministeriale non solo miope, bensì direttamente all'attacco alle forme di riproduzione sociale e delle stesse possibilità di vita di chi è contribuente del SSN.

Continua la lettura su InfoAut

Fonte: InfoAut


Autore: redazione InfoAut

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 2.5 Italia.


Articolo tratto interamente da InfoAut 


mercoledì 27 aprile 2016

Clima: l'esistenza umana dell'Africa è a grave rischio


Articolo da ZNET Italy

Baher Kamal
23 aprile 2016

“L’esistenza umana e lo sviluppo dell’Africa sono minacciate da impatti avversi di cambiamento del clima – la sua popolazione, i suoi ecosistemi e la sua biodiversità unica saranno tutte vittime rilevanti del cambiamento globale del clima.”

Così chiaramente si esprime l’ufficio africano dell’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) di base a Nairobi, quando si tratta di valutare l’impatto negativo del cambiamento del clima su questo continente di 54 nazioni con una popolazione totale di 1 miliardo e 200 milioni di abitanti. “Nessun continente sarà colpito così gravemente dagli impatti del cambiamento del clima, quanto l’Africa.”

Altre organizzazioni nazionali sono ugualmente esplicite. Per esempio, la Banca Mondiale, basandosi sui rapporti del Comitato sul Cambiamento del Clima (IPCC), conferma che l’Africa sta diventando la regione più esposta del mondo agli impatti del cambiamento del clima.

Nell’ Africa sub-sahariana il tempo estremo farà sì che le zone aride diventino più aride e quelle piovose più piovose;  la resa in agricoltura  soffrirà di perdita di raccolti, e le malattie si diffonderanno a nuovi alti livelli, dicono gli esperti della Banca Mondiale, avvertendo, contemporaneamente, che nel 2030 si ipotizza che altri 90 milioni di persone in Africa saranno esposte alla malaria, che è “già la più grossa causa di morte nell’ Africa sub-sahariana.”

Queste e altre drammatiche conclusioni non sono una novità per gli specialisti della Banca Mondiale. Infatti 5 anni fa hanno avvertito che il continente africano si era riscaldato di circa mezzo grado nel secolo scorso e che la temperatura media annuale è probabile che aumenti in media di 1.5-4° C nel 2099, in base alle stime più recenti avute dall’IPCC.

Nel frattempo, gli esperti dell’UNEP spiegano che, data la sua posizione geografica, il continente sarà particolarmente vulnerabile a causa della sua “capacità di adattamento notevolmente limitata ed esacerbata dalla diffusa povertà e dagli esistenti bassi livelli di sviluppo.”

Che cosa c’è in gioco?

I fatti sono impressionanti, come si dice  nel sommario dell’UNEP sui previsti impatti
del cambiamento del clima in Africa. Guardate la scheda informativa “Il cambiamento climatico in Africa –Che cosa c’è in gioco?”, che si basa su brani presi dai rapporti dell’IPCC.

Si prevede che nel 2020, in Africa,  un numero di persone compreso tra i 75 e i 250 milioni di persone, saranno esposte a un accresciuto water stress* dovuto al cambiamento di clima.

Nel 2020, in alcune nazioni, i raccolti dell’agricoltura  si potrebbero ridurre fino al 50%.

La produzione agricola, compreso l’accesso al cibo, si prevede che sarà gravemente compromessa in molte nazioni africane e questo influenzerà ancora più sfavorevolmente la sicurezza del cibo e aggraverà la malnutrizione.

Verso la fine del 21° secolo, il previsto innalzamento del livello del mare colpirà le zone costiere basse con grande popolazione.

Nel 2080, si prevede che un aumento del 5-8% di terra arida e semi-arida in Africa sarà parte di una varietà di scenari climatici.

Il costo dell’adattamento potrebbe ammontare come minimo del 5-10% del PIL.

Inoltre, il capitolo sull’Africa del rapporto dell’IPCC sulle Proiezioni regionali del clima, fornisce alcuni fattori chiave:

Temperature:

Nel 2050, le temperature medie in Africa si ipotizza che aumenteranno di 1,5- 3°, e continueranno ad alzarsi ulteriormente oltre questo periodo. E’ molto probabile che il riscaldamento sarà maggiore del riscaldamento annuale medio globale in tutto il continente e in tutte le stagioni; le regioni subtropicali più aride si scalderanno  più dei  tropici che sono più umidi.

Ecosistemi: 

Si stima che, nel 2080 la proporzione delle terre aride e semi-aride in
Africa, è probabile aumenti del 5-8%. Gli ecosistemi sono fondamentali in Africa, dato che contribuiscono in maniera significativa alla biodiversità e al benessere umano.
Tra il 25 e il 40%  delle specie di mammiferi nei parchi nazionali nell’Africa sub-sahariana, saranno in via di estinzione. Ci sono le prove che il clima sta modificando gli ecosistemi di montagna tramite interazioni e feedback complesse.

Precipitazioni: 

Ci saranno anche importanti cambiamenti nelle precipitazioni in termini di tendenze annuali e stagionali, ed eventi estremi di allagamenti e siccità.
E’ probabile che le precipitazioni annuali diminuiranno in gran parte dell’ Africa
Mediterranea e del Sahara settentrionale, con una maggiore  probabilità di precipitazioni che diminuiscono quando ci si avvicina alla costa mediterranea.

Siccità:

Nel 2080 un aumento compreso tra il 5% e l’8% di terra arida e semi-arida in Africa è prevista in una varietà di scenari climatici. Le siccità sono diventate più comuni, specialmente nei tropici e nei sub-tropici, fin dagli anni ’70.
La salute umana, già compromessa da una varietà di fattori, potrebbe essere ulteriormente influenzata negativamente dal cambiamento di clima e dalla sua variabilità, per esempio la malaria nell’ Africa meridionale e sugli altopiani dell’Africa nord orientale.

Acqua: 

Nel 2020, una popolazione tra i 75 e i 250 milioni e tra i 350 e i 600 milioni nel 2050, si prevede che verrà esposta al water stress causato dal cambiamento di clima. E’ probabile che il cambiamento di clima e la sua variabilità imporranno ulteriori pressioni alla disponibilità dell’acqua, all’accessibilità all’acqua e alla richiesta di acqua in Africa.

Agricoltura: 

Nel 2020, in alcuni paesi, i raccolti dell’agricoltura alimentati dalla pioggia, potrebbero ridursi del 50%.

La produzione agricola, compreso l’accesso al cibo,  in molti paesi africani, si prevede che sarà gravemente compromessa. Previste riduzioni di raccolto in alcuni paesi potrebbero arrivare al 50% nel 2020 e le entrate nette del raccolto potrebbero diminuire del 90% nel 2100, e gli agricoltori su piccola scala sarebbero i più colpiti.

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Fonte: ZNET Italy


Autore: 
Baher Kamal - traduzione di Maria Chiara Starace

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.



Articolo tratto interamente da ZNET Italy



Solo io...


"Solo io posso giudicarmi. Io so il mio passato, io so il motivo delle mie scelte, io so quello che ho dentro. Io so quanto ho sofferto, io so quanto posso essere forte e fragile, io e nessun altro."


Oscar Wilde


martedì 26 aprile 2016

Chernobyl oggi: per non dimenticare

Postcards from Pripyat, Chernobyl from OCP on Vimeo.

Photo e video credit OCP caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons


Pripyat and Chernobyl

CHERNOBYL & PRIPYAT SNEAK PEEK from Christiaan Welzel on Vimeo.

Photo e video credit Christiaan Welzel caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons 


A 30 anni dal disastro di Chernobyl


Articolo da Unimondo.org

Chernobyl, un nome che si associa inevitabilmente a un altro termine: disastro. Era l’1.23 del 26 aprile 1986 quando una nube di materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore numero 4 della centrale nucleare situata in Ucraina settentrionale, allora Urss. Fu il più grave incidente nucleare sino ad oggi mai avvenuto. L’errore umano unito agli sbagli progettuali della struttura causò la catastrofe: le barre di uranio del nocciolo del reattore si surriscaldarono fino provocarne la fusione, con le conseguenti esplosioni che ruppero la copertura della centrale e fecero disperdere nell’atmosfera le particelle radioattive; non furono deflagrazioni nucleari, tuttavia gli effetti della contaminazione risultarono 100 volte superiori a Hiroshima e Nagasaki messe insieme. Ai “soli” 31 morti collegati immediatamente all’incidente si unirono i decessi dei centinaia di tecnici inviati a tamponare il disastro (i cosiddetti “liquidatori”, per di più vigili del fuoco, militari, medici) che morirono a causa dell’esposizione alle radiazioni, 336mila persone furono evacuate nei giorni successivi all’incidente, almeno 500 villaggi vicini alla centrale furono distrutti e interrati insieme al bestiame e agli animali da compagnia. Circa 5 milioni di persone furono esposte alla contaminazione radioattiva, non solo nei territori vicini alla centrale ma, irregolarmente, a seconda delle condizioni atmosferiche, soprattutto in vaste aree delle odierne Bielorussia, Ucraina e Russia, anche in tutta l’Europa occidentale e perfino in porzioni della costa orientale dell’America settentrionale.

Oggi sappiamo molto, anche se non tutto, di quanto accadde 30 anni fa. Tutto il contrario dell’incertezza di informazioni sull’incidente che caratterizzò i media italiani su un accadimento avvenuto al di là della cortina di ferro. Riascoltando le parole di Pierluigi Camilli, mezzobusto del TG1, è un continuo rimando a un “si dice”, “probabilmente”, “non si hanno informazioni”, in un resoconto in cui “fonti sovietiche” e “fonti statunitensi” si confrontarono nell’ennesima tribuna mediatica fornita dalla guerra fredda nel tentativo di ricostruire a proprio vantaggio la realtà dei fatti. Una cosa è certa: non si aveva idea della catastrofe che si aveva innanzi né tantomeno esistevano strumenti per farvi fronte. Alcuni esempi sono lampanti: dopo aver tentato inutilmente di ripulire l’area attorno al noto reattore 4 della centrale nucleare con l’aiuto di robot, messi fuori gioco dall’eccessivo livello di radiazioni, le autorità decisero di impiegare operai umani. Le conseguenze furono analoghe ma di certo ben più tragiche: è stato calcolato che il livello di radiazioni nella zona era così alto che, dopo appena 40 secondi, gli spalatori ne avevano assorbite più di quelle che sarebbe lecito in una vita intera. Fu probabilmente nel tentativo di insabbiare l’accaduto e non generare panico che, ben 36 ore dopo l’incidente e solo dopo l’intervento del governo della Svezia, investita dalla nube radioattiva a causa del vento, i sovietici dichiararono pubblicamente lo stato di emergenza, decisero di evacuare le città limitrofe alla centrale e crearono un cordone di sicurezza (la cosiddetta “zona di alienazione”) per un raggio di 30 Km attorno alla centrale. Furono necessari 15 giorni per spegnere l’incendio divampato nell’edificio e avviare rapidamente la costruzione di una struttura di contenimento in acciaio e cemento atta a ricoprire il reattore distrutto: un vero e proprio “sarcofago” che, a distanza di 30 anni, è stato logorato dalle radiazioni e necessita della sostituzione con una nuova struttura (che dovrebbe essere posta nel 2017).

Continua la lettura su Unimondo


Fonte: Unimondo.org 

Autore: Miriam Rossi

Licenza: Licenza Creative Commons
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Articolo tratto interamente da 
Unimondo.org 



Proverbio del giorno


Ognuno vuol tirar l'acqua al suo mulino, e lasciar secco quello del vicino.


lunedì 25 aprile 2016

Ora e sempre Resistenza!



“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.”

Pietro Calamandrei


domenica 24 aprile 2016

Post di Patricia sul 25 aprile

Articolo da Myrtilla's house

Mi unisco a Web sul Blog nella ricorrenza del 25 Aprile.
Anch'io come lui sono antifascista.
Anch'io come lui considero ogni dittatura, ogni forma di potere che priva della libertà di pensiero, parola, espressione;
che discrimina in base al colore della fede politica,
alla razza e alla religione

fascismo.

Non mi importa se questa dittatura è rossa, nera, verde o viola.
Non mi interessa se è potere politico o religioso.

Il semplice fatto di privare della libertà individuale
le persone

è

fascismo.

I lager nazisti, le prigioni fasciste, i gulag russi...
solo simboli di tirannia
solo desiderio di annientamento di chi la pensa in maniera diversa e vorrebbe dirlo.

Da nipote di nonno Alpino deportato nel campo di concentramento di Norimberga
da nipote di due zii partigiani
da nipote di nonna che proprio a causa di questi due suoi fratelli fu tenuta prigioniera dalle camicie nere per 48 ore

IO NON CI STO!
Patricia


Onore ai Combattenti!

E' diventata dura la vita
non si riesce a trovare 
neanche un Cristo
chi crocifiggeremo?

Sono nato senza che sapessi il perché
piangendo ho affrontato il mondo
ora muoio sapendo il perché
senza piangere

Quartine d'autunno di
Alekos Panagulis (1972)
Tratto da http://alekospanagulis.altervista.org/

Fonte: Myrtilla's house  

Autore: Patricia

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale


Articolo tratto interamente da Myrtilla's house  


Quest’articolo è stato condiviso e segnalato dal suo autore. Se vuoi pubblicare i tuoi post sulla resistenza in questo blog, clicca qui. 


Se voi volete...



"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione."

Piero Calamandrei


sabato 23 aprile 2016

Comunicazione per tutti



In vista del 25 aprile, rendo disponibile un po' di spazio del mio blog,  pubblicando i vostri post sulla resistenza e la liberazione.

Se qualcuno è interessato alla pubblicazione, basta andare su contatti e inviarmi un e-mail.




Gino Sivori - Gli Ultimi Testimoni (1943-1945)


Questo documentario fa parte della raccolta di testimonianze di ex deportati della provincia della Spezia.
A cura di A.N.E.D. (Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi Nazisti) – sezione della Spezia.


Gino Sivori
Nato a Velva (Castiglione Chiavarese) il 20.11.1925
saldatore elettrico V elementare

Partigiano della brigata “Giustizia e Libertà”, viene rastrellato dai tedeschi l’8.10.1944 a Rocchetta Vara; costretto a seguire la colonna tedesca che lo carica delle munizioni durante tutta l’azione. Trasferito al forte di Visseggi al passo della Foce (SP), quindi a Pontremoli nell’edificio del convento “Cabrini” adibito a caserma delle BB.NN.; trasferito a Fossoli viene mandato alla riparazione dei binari ferroviari colpiti dai bombardamenti alleati. Il 24 ottobre trasferito al carcere militare di Peschiera, poi Verona quindi Auschwitz 2 – Birkenau, da dove ogni mattina dopo l’appello viene inviato al lavoro di saldatore presso fabbriche esterne, diverse a sexconda delle necessità, quindi alla sera rientrava al campo nella stessa baracca.

All’arrivo dei russi viene trasferito in un ex campo di prigionia di donne russe a Katovice, trasformato in ospedale da campo. Con mezzi di fortuna raggiunge la sua casa il 22 luglio 1945.


info: isrlaspezia.it/strumenti/gli-ultimi-testimoni/

Gino Sivori - Gli Ultimi Testimoni (1943-1945) from ISR La Spezia on Vimeo.

Video credit ISR La Spezia caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons


Alcune stime della partecipazione femminile alla Resistenza



Voglio ricordare tutte le donne che hanno partecipato attivamente nei gruppi partigiani e spesso dimenticate.

Ecco alcune stime:



Fonte dati: Wikipedia

La madre del partigiano - Banda POPolare dell'Emilia Rossa

In vista del 25 aprile, oggi voglio farvi ascoltare un brano del gruppo Banda POPolare dell'Emilia Rossa.

Il brano scelto è rilasciato con licenza Creative Commons.

Credits:

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/BandaPoPolareDellEmiliaRossa/



Video credit BandaPopRossa caricato su YouTube - licenza: Creative Commons  


Questo blog sostiene il Copyleft e quindi anche la musica libera, se sei un artista e vuoi pubblicare il tuo video, basta contattarmi via e-mail.


Questo blog è antifascista



Io non amo il fascismo e le dittature, se volete inserire un banner, vi ricordo questa iniziativa.


William Shakespeare e la sua vita


Articolo da Wired

Stradford-Upon-Avon è il luogo che il 23 aprile 1564 diede i natali a William Shakespeare e dove, esattamente 52 anni dopo, il 23 aprile 1616, venne sepolto al termine di una vita artisticamente proficua e intensa.

Quest’anno si celebra il quattrocentesimo anniversario dalla sua morte, ed è l’occasione per ricordare la figura di un intellettuale rivoluzionario e multiforme, che ci ha lasciato 37 testi teatrali, tra commedie e tragedie, 147 sonetti e una serie di altri poemi.

Terzo di otto figli, non frequentò mai l’università e si sposò a 18 anni con Anne Hathaway, di 8 anni più grande, che tra il 1583 e il 1585 gli diede 3 figli.

Da quel momento, fino al suo arrivo a Londra nel 1592, non sappiamo più nulla, tanto che gli studiosi definiscono questo periodo come Lost years.

Nella city raggiunge i primi successi sia come attore che in qualità di drammaturgo, e negli anni contribuì a fondare la celebre Compagnia dei servi di Lord Ciamberlano. Qui, vennero rappresentati i più grandi successi che lo hanno reso celebre: dall’Amleto all’Otello, passando per Sogno di una notte di mezza estate fino a La tempesta.

Qualsiasi riflessione intorno alla figura di Shakespeare, tanto più oggi che celebriamo i 400 anni dalla morte, non può prescindere da una domanda sulla sua reale identità. Perché, se è vero che nella storia della letteratura esiste una questione omerica, è altrettanto vero che ve ne sia anche una shakespeariana.

Il tema ha radici profonde: i primi a dubitare della sua identità furono i contemporanei, scettici riguardo l’idea che un semplice attore di teatro, più volte definito negli scritti dei collaboratori un ignorante, possa aver prodotto opere tanto rivoluzionarie per la cultura europea.

Oggi spiccano due correnti: la cosiddetta scuola Stratfordiana, che fa propria la tradizione trasmessa da qualsiasi antologia scolastica, ovvero quella di un attore di umile famiglia che, grazie al proprio talento, è riuscito a diventare drammaturgo e poeta, e la seconda, definita Anti-Stradfordiana. 


Quest’ultima suggerisce che qualcuno si sia celato sotto lo pseudonimo William Shakespeare, o lavorò in collaborazione con Will, il quale da solo non avrebbe mai potuto fare ciò che ha fatto. John Florio, Francis Bacon, Christopher Marlowe, negli anni sono stati fatti – anche a sproposito e con evidenti incongruenze cronologiche – i nomi più svariati.

Continua la lettura su Wired

Fonte: Wired

Autore: 
Daniele Biaggi

Licenza: 
Licenza Creative Commons
This opera is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License. 

Articolo tratto interamente da Wired 



Sonetto 24 di William Shakespeare


Sonetto 24

Il mio occhio s'è fatto pittore ed ha tracciato
L'immagine tua bella sul quadro del mio cuore;
il mio corpo è cornice in cui è racchiusa,
Prospettica, eccellente arte pittorica,
Ché attraverso il pittore devi vederne l'arte
Per trovar dove sia la tua autentica immagine dipinta,
Custodita nella bottega del mio seno,
Che ha gli occhi tuoi per vetri alle finestre.

Vedi ora come gli occhi si aiutino a vicenda:
I miei hanno tracciato la tua figura e i tuoi
Son finestre al mio seno, per cui il Sole
Gode affacciarsi ad ammirare te.

Però all'arte dell'occhio manca la miglior grazia:
Ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore.


William Shakespeare


Citazione del giorno


"Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni."

William Shakespeare


venerdì 22 aprile 2016

Rispetto per la Terra



“Insegnate ai vostri figli tutto ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri: che la Terra è la madre di tutti. Tutto ciò che capita alla Terra capita anche ai suoi figli. Sputare a Terra è sputare su sé stessi. La Terra non appartiene all'uomo, è l’uomo che appartiene alla Terra. Tutto è collegato, come il sangue che unisce una famiglia. Ciò che capita alla Terra, capita anche ai figli della Terra”.

David Servan-Schreiber


Tutta la vita davanti


Articolo da GlobalProject

«In quel momento Marta sentì dentro di sè come il rumore di qualcosa che si rompeva, come il crollo di una diga, lo schianto di un pezzo di ghiacciaio che precipita in mare e si scioglie. E sfogò così finalmente tra le braccia di quella sconosciuta tutto il dolore e la frustrazione, la fatica e la solitudine accumulati in quei mesi strani e complicati». La voce narrante è quella della grande Laura Morante. Le lacrime sono di Marta, alias Isabella Ragonese, una giovane laureata con lode in Filosofia che per sbarcare il lunario inizia a lavorare presso il call center della Multiple Italia, una ditta che commercializza un elettrodomestico polifunzionale. Il film è “Tutta la vita davanti”, diretto da Paolo Virzì ormai otto anni or sono, che rappresenta uno degli spaccati più realistici della società contemporanea. Una società non ancora pienamente investita dalla crisi, ma che già stava maturando il dramma sociale di una generazione, la cui maggior età è stata salutata con il Pacchetto Treu, cresciuta in quell’intercapedine temporale che sanciva la fine della cosiddetta “società industriale” e la piena affermazione di un modello socio-economico egemonizzato dalla produzione immateriale e biopolitica.

Un ultima annotazione: il film in questione è liberamente tratto da “Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria”, romanzo auto-biografico di Michela Murgia. La stessa scrittrice che alcuni giorni fa ha commentato su Repubblica con arguzia ed irriverenza la dichiarazione del presidente dell’Inps Tito Boeri rispetto al fatto che un’intera classe di età, quella dei nati nel 1980, rischia di accedere all’età pensionabile più o meno a 75 anni. Parafrasando l’autrice sarda, concordiamo pienamente sul fatto che sia assolutamente sbagliato intendere in maniera neutra il concetto di “generazione perduta”, citata da Boeri, ma bisognerebbe parlare di “generazione depredata” da una classe politica (e sindacale) che ha sacrificato milioni di intelligenze, idee e potenzialità all’avidità ed agli interessi delle élite economiche.

C’è sempre stata una linea di demarcazione, sottile ma netta, che ha sempre separato i concetti di flessibilità e precarietà. Una linea che si irrobustisce se allude al campo delle responsabilità politiche tra chi ha condotto il nostro Paese nella “modernità”, riformando a più riprese il mercato del lavoro, e chi invece ha dovuto subire le scelte dei politici, ed in generale della governance neoliberale, che hanno imposto a milioni di persone condizioni di lavoro e di vita decisamente peggiori di quelle dei loro genitori. Affetti, amori, relazioni, saperi, tempo libero. Da una parte della linea la precarietà si è mangiata tutto, inghiottendo sogni ed ambizioni di tanti e tante che hanno visto nel tempo ridursi sempre di più diritti, tutele, servizi e, soprattutto, i soldi nel portafogli.
Suona un po’ come una beffa il fatto che un problema che vive e si articola nella quotidianità diventi “questione sociale” solo in seguito ad esternazioni eclatanti. Una questione che non ha mai superato lo steccato dell’opinionismo “a chiamata” o “di facciata” e che non è mai riuscita a trasformarsi in tema di dibattito ed intervento politico.

Rispetto alla questione previdenziale il problema non è solamente statistico. Già le simulazioni Inps fatte alla fine dello scorso anno avevano registrato che chi è nato nel 1980, qualora dovesse andare in pensione nel 2050, riscuoterebbe mediamente 1.593 euro di pensione, a fronte dei 1.703 euro percepiti oggi da chi è nato nel 1945. Al di là del mero calcolo fatto da Boeri, che andrebbe inquadrato quantomeno in una prospettiva generazionale ed esteso ai nati tra la fine degli anni ’70 e gli inizi del decennio successivo, la logica nuda dei fatti rende evidente che tante di queste persone hanno biografie che non consentiranno loro neppure di accedervi alle tutele previdenziali. Bisogna uscire inoltre dalla logica del “buco nero” e della generazione anomala. I nati tra la fine degli anni ‘70 e gli inizi degli ’80 sono i primi, ma non gli unici a toccare con mano la precarietà come vera e propria forma di vita, che agisce nella complessità del tessuto esistenziale di una persona. Le ultime riforme del lavoro, in Italia come nel resto d’Europa, oltre ad istituzionalizzare la precarietà, l’hanno estesa a tutto il corpo sociale. La conseguenza è che, a qualsiasi età e status professionale ci si trova imbrigliati in una morsa in cui sfruttamento e ricatto, diminuzioni salariali, lavoro intermittente, sottrazione di diritti ed assenza di tutele e garanzie economiche si combinano in un cocktail sociale che travolge lo stesso sistema previdenziale.

Continua la lettura su GlobalProject


Fonte: GlobalProject


Autore: 
Antonio Pio Lancellotti

Licenza: Creative Commons (non specificata la versione


Articolo tratto interamente da GlobalProject   


Ecco la black list dei cibi più contaminati secondo Coldiretti


Articolo da StartupItalia!

C’è il basilico che viene dall’India, i pomodori cinesi, il prezzemolo del Vietnam, le cagliate lituane usate per produrre mozzarella che poi diventa “made in Italy”. Tutto non in regola, spesso dannoso per la salute per la presenza di additivi chimici, pesticidi, coloranti vietati. Insomma, un disastro. Una vera black list dei cibi più contaminati, quella presentata dalla Coldiretti durante la manifestazione di oggi a Napoli Una black list stilata sulla base delle analisi condotte dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare nel “Rapporto 2015″ sui Residui dei Fitosanitari in Europa. L’ennesima protesta per difendere il made in Italy vero e chiedere l’etichetta di origine, la salvaguardia di prodotti come il pomodoro San Marzano e la mozzarella, due tra i cibi più copiati e contaminati. Basta un dato su tutto, e riguarda proprio la Cina: su un totale di 2967 allarmi per irregolarità segnalate in Europa, ben 386 (15%) hanno riguardato il gigante asiatico.

Additivi, i broccoli cinesi nella black list

Quasi tutti (92%) i campioni sono risultati irregolari per la presenza di residui chimici: i peggiori sono i broccoli cinesi (presenza in eccesso di Acetamiprid, Chlorfenapyr, Carbendazim, Flusilazole e Pyridaben) così come il prezzemolo del Vietnam con il 78% di irregolarità (per presenza di Chlorpyrifos, Profenofos, Hexaconazole, Phentoate, Flubendiamide) e il basilico dall’India, fuori norma in 6 casi su 10 per Carbendazim, vietato in Italia perché ritenuto cancerogeno. Dalla Cina arriva una quantità spropositata di prodotti contaminati da micotossine, additivi e coloranti fuori legge. Per Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti, “non c’è più tempo da perdere e occorre rendere finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per far conoscere anche ai consumatori i nomi delle aziende che usano ingredienti stranieri”.

Melagrana e fragole egiziane, peperoncino thai

Le melagrane egiziane superano i limiti in un caso su tre (33%), e fuori norma sono anche l’11% delle fragole e il 5% delle arance, che arrivano peraltro in Italia grazie alle agevolazioni all’importazione concesse dall’Unione Europea. Con una presenza di residui chimici irregolari del 21% i pericoli – continua la Coldiretti – vengono anche dal peperoncino della Thailandia e dai piselli del Kenya, ma sono sotto accusa anche i meloni e i cocomeri dalla Repubblica Dominicana che sono fuori norma nel 14% dei casi per l’impiego di Spinosad e Cypermethrin e il 15% della menta del Marocco, altro Paese a cui sono state concesse agevolazioni dall’Unione Europea per l’esportazione di arance, clementine, fragole, cetrioli, zucchine, aglio, olio di oliva e pomodori da mensa che hanno messo in ginocchio le produzioni nazionali. L’accordo con il Marocco è fortemente contestato dai produttori agricoli proprio perché nel Paese africano è permesso l’uso di pesticidi pericolosi per la salute che sono vietati in Europa. 

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Giu’ le mani dall'acqua!



Non sono passati più di tre giorni dalla rivendicazione da parte di Renzi dell’astensionismo nel referendum sulle trivellazioni (“referendum inutile”, come certamente hanno capito gli abitanti di Genova), che il governo e il Pd compiono l’ulteriore atto di disprezzo della volontà popolare. Il tema questa volta è l’acqua e la legge d’iniziativa popolare, presentata dai movimenti nove anni fa, dopo aver raccolto oltre 400.000 firme. La legge è stata approvata ieri alla Camera, fra le contestazioni degli attivisti del Forum Italiano per i Movimenti per l'Acqua e dei deputati di M5S e SI che in aula non hanno fatto mancare di far sentire la loro voce di fronte a questo scippo.

Il testo approvato infatti è radicalmente diverso, nella forma e nei principi, di quello proposto dal Forum e sottoscritto dai cittadini. Nonostante il ministro Madia insista a dire che "finché c'è questo governo nessuno sentirà parlare di privatizzazione dell'acqua", il suo partito, il PD, e la sua maggioranza hanno stravolto il testo a partire dall’articolo 6 che disciplinava i processi di ripubblicizzazione. E la discussione di ieri ha fatto cadere anche l'ultima foglia di fico dietro la quale il PD aveva provato a nascondersi. Infatti, la Commissione Bilancio ha cancellato la via prioritaria assegnata all'affidamento diretto in favore di società interamente pubbliche.

Non solo, mentre la legge va in discussione al Senato procede a passo spedito l’iter del decreto Madia (Testo unico sui servizi pubblici locali) che prevede l’obbligo di gestione dei servizi a rete (acqua compresa) tramite società per azioni e reintroduce in tariffa l’”adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, ovvero i profitti, nell’esatta dicitura abrogata dal voto referendario. Inoltre, tale decreto dice esplicitamente che prevarrà su tutte le norme di settore, comprese quelle sul servizio idrico. 

Questi sono i fatti, che smentiscono da soli il Ministro Madia quando afferma impunemente che "il dlgs rispetta l'esito del referendum”.

A tutto questo occorre rispondere con una vera e propria sollevazione dal basso, con iniziative di contrasto in tutti i territori e l’inondazione di firme in calce alla petizione popolare per il ritiro del decreto Madia, promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua all’interno della stagione appena aperta dei referendum sociali.


Roma, 22 Aprile 2016.


Proverbio del giorno

  
Mille passi cominciano sempre da uno. 

Proverbio africano


Addio a Prince, icona pop

Prince by jimieye

Articolo da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto

Venerdì 22 aprile 2016

Lutto nel mondo della musica: a soli 57 anni scompare infatti il cantante e musicista statunitense Prince, icona pop soprattutto negli anni ottanta. L'artista è stato trovato morto ieri mattina nella sua casa di Minneapolis: i motivi del decesso non sono ancora stati chiariti.

A diffondere per primo la notizia della morte della popstar è stato il sito TMZ intorno alle 19.00 italiane, ma la notizia inizialmente non era stata confermata dall'entourage del cantante.

Il corpo esanime di Prince è stato rinvenuto intorno alle 9:43 del mattino (le 16:43 in Italia) nell'ascensore della sua residenza: i soccorsi, scattati immediatamente, si sono però purtroppo rivelati inutili, in quanto già alle 10.07 è stato dichiarato il decesso del cantante.


Non si è certi se la morte prematura di Prince sia da ricollegare al malore accusato dal cantante solamente sei giorni prima, malore che ha costretto l'elicottero che lo trasportava ad un brusco atterraggio per permettere l'immediato ricovero.

Prince, al secolo Prince Rogers Nelson, era nato a Minneapolis il 7 giugno 1958.

Nel corso della sua carriera, negli anni ottanta, vendette oltre 100 milioni di dischi.


Tra i suoi brani più famosi, si ricorda Purple Rain, brano che ha fatto da colonna sonora al film omonimo.

La notizia della prematura scomparsa di Prince ha destato profonda commozione nel mondo dello spettacolo.

Tra i messaggi di cordoglio, si segnalano quelli dei colleghi Katy Perry, che ha twittato: "E così... Il mondo ha perso un sacco di magia. Riposa in pace, e grazie per averci donato così tanto", e di Robbie Williams, che ha scritto: Ora anche Prince. No, no, no... Riposa in pace genio".


La cantante Madonna, assieme alla quale Prince aveva inciso il brano Love Song, si è definita "devastata" dalla notizia.

Fonte: Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto 

Autori: vari

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Articolo tratto interamente da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto 


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