giovedì 10 novembre 2016

Un giorno di vittoria per la politica della paura


Articolo da Pressenza

La vittoria di Donald Trump segna la fine di un’era in cui una classe dirigente sicura di sé ha predicato la fine della storia, la fine della passione e la supremazia di una tecnocrazia che lavora per solo per il bene dell’1%. Ma l’epoca che introduce non è nuova. É una nuova variante del 1930, con la deflazione economica, la xenofobia e la regola politica del divide et impera (dividi e comanda).

La passione è tornata in politica, ma non in una maniera che aiuterà l’80% di coloro che sono stati lasciati indietro sin dagli anni settanta. La passione adesso alimenta la misantropia. La passione sta sfruttando la rabbia dell’80% per ridistribuire il potere ai vertici, lasciando l’80% moribondo, tradito e diviso. E il nostro compito è di fermare questo fenomeno. É nostro compito sfruttare la passione per la causa dell’umanesimo.

La follia della classe dirigente sta causando la sua stessa sconfitta. Incapace di fare i conti con la crisi economica che aveva causato, la classe dirigente ha schiacciato la Primavera Greca perché poteva farlo. Ha spinto la maggioranza delle famiglie britanniche verso una disperazione indotta dall’austerità. Ha condannato milioni di tedeschi a dei lavoretti precari conosciuti come mini-jobs. Ha cospirato per tenere a bada Bernie Sanders. E quando tutto ció ha dato vita a Alba Dorata, alla Brexit, a Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland) e a Donald Trump, ha risposto con un misto di condiscendenza, negazione e panico.

La politica sta andando incontro ad uno scossone che non si vedeva dagli anni Trenta. Una Grande Deflazione sta attanagliando entrambe le sponde dell’Atlantico, risvegliando forze politiche che erano dormienti sin dagli anni Trenta. L’uso da parte del presidente Trump di tattiche e retoriche proprie di Mussolini é solo il sintomo del ritorno di quell’epoca tetra.

Cosa dovremmo fare?


Lo spettro di una Internazionale Nazionalista che incombe su di noi (da Trump ai sostenitori del Brexit, ai Governi della Polonia e dell’Ungheria, alla Alternativa per la Germania, al prossimo presidente dell’Austria e a Marine Le Pen) puó essere sconfitto solo dalla Internazionale Progressista che il movimento Democracy in Europe, DiEM25, sta costruendo in Europa.

Continua la lettura su Pressenza


Fonte: Pressenza


Autore: 

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale.


Articolo tratto interamente da Pressenza


3 commenti:

  1. Molto interessante la tua conclusione perché penso che l'elezione di Trump possa in cascata fare dei proseliti. Personalmente spero che tutto quello che ha detto in campagna per prendere i voti dei nazionalisti sia rivisto con la lente d'ingrandimento perché o sono progetti irrealizzabili (come per esempio il muro verso il Messico a spese dello stato messicano) o veramente al di fuori della politica internazionale. Ti posso dire solo una cosa : se Marine Le Pen sarà eletta presidente in Francia, penserò veramente di trasferirmi da qualche altra parte. Buon proseguimento di settimana.

    RispondiElimina
  2. Caro Vincenzo, spero sono che le cose che tutti hanno parlato di questo personaggio si siano sbagliati!!! Ora non resta che aspettare e sperare.
    Ciao e buona serata caro amico.
    Tomaso

    RispondiElimina
  3. L'importante è che non "sfumino"... Ricordo "i forconi", "i disobbedienti"... E che il tutto non venga poi risucchiato dalle poltrone.

    RispondiElimina

I commenti sono in moderazione e sono pubblicati prima possibile. Si prega di non inserire collegamenti attivi, altrimenti saranno eliminati. L'opinione dei lettori è l'anima dei blog e ringrazio tutti per la partecipazione.