martedì 29 novembre 2016

In Cina si torna a scioperare



Articolo da China Files

Coca Cola, Danone, Sony: tre grandi aziende straniere al centro di una nuova ondata di proteste da parte dei lavoratori cinesi. Gli stranieri vendono alle aziende cinesi rami aziendali. E i lavoratori temono che i propri diritti guadagnati in anni di proteste «sostenute» dal governo, possano improvvisamente perdersi.

Negli ultimi tempi di lavoratori cinesi si è parlato meno, ma non sono certamente finiti scioperi e proteste che hanno contrassegnato questa ultima decade. Solitamente gli scioperi o le proteste sono causati da mancati pagamenti di straordinari o di indennizzi in caso di infortunio sul lavoro o per migliorare le condizioni lavorative all'interno delle fabbriche.

Sicuramente in Cina sono aumentate – in meglio - le condizioni generali dei lavoratori, specie rispetto ai primi anni dell'apertura. La fabbrica del mondo ha aumentato salari e consentito ai lavoratori cinesi di accedere a una qualità di vita superiore a quella dei padri che per primi si spostarono dalle campagne per andare nelle grandi città a offrire spalle e sudore per costruire l'attuale miracolo cinese.

Questo non toglie però che le nuove generazioni di lavoratori non abbiano diritti da rivendicare e lotte da fare per migliorare le proprie condizioni di lavoro.

Gli smottamenti economici del paese e la crescita di alcune aziende locali, negli ultimi anni ha portato molte aziende straniere ad abbandonare le attività produttive nelle mani di altre aziende, talvolta locali e asiatiche, senza preoccuparsi troppo del destino dei propri lavoratori.

In alcuni casi questi passaggi di proprietà hanno lasciato molti lavoratori a casa; altri sono stati costretti a spostamenti geografici, altri ancora non hanno ottenuto indennizzi.

Negli ultimi tempi - in particolare – è finita nel mirino di scontri sociali la Coca Cola. In particolare a Chongqing e Chengdu, dove alcuni stabilimenti di packaging della Coca Cola sono stati venduti al conglomerato di Hong Kong Swire Pacific e la cinese Cofco Corporation (per un miliardo di dollari circa, stando a fonti del Guardian). I lavoratori hanno protestato chiedendo soldi e compensazioni a causa del passaggio, temendo che il loro destino possa essere in bilico, tra licenziamenti o paghe meno decenti.

Anche perché le ragioni della Coca Cola sono le seguenti: mollare la produzione di bottiglie, togliendosi un costo da dedicare poi alle attività di marketing. La Cina non è più un paradiso per tutti: le quote di mercato vanno conquistate giorno dopo giorno.

Scioperi simultanei hanno avuto luogo a Chengdu e nella provincia di Jilin, nel nord-est del paese. Almeno 600 persone sarebbero in sciopero in queste ore: rivendicano il fatto di non essere stati minimamente coinvolti nella decisione e temono di perdere il posto di lavoro ora che il loro datore sarà lo stato cinese.


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Fonte: China Files

Autore: 
Simone Pieranni

Licenza: Licenza Creative Commons

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Articolo tratto interamente da China Files 



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