domenica 25 settembre 2016

Ci sono prospettive per la pace e la stabilità nel Sud Sudan?


Articolo da Global Voices

La situazione politica nel Sud Sudan sta diventando sempre più instabile.

All'inizio di luglio, negli scontri tra le forze del governo e i soldati fedeli a Riek Machar, l'ex Vice Presidente, sono morte centinaia di persone e migliaia hanno dovuto spostarsi dalla capitale Juba. Si sospetta che gli scontri siano stati causati da un colpo di Stato fallito orchestrato da Machar per estromettere dal potere il Presidente Salva Kiir e, sulla scia della violenza e confusione recente, l'intrigo politico che ha infestato le stanze del potere si è manifestato pienamente.

Machar ha lasciato la capitale e ha rifiutato di ritornare a Juba, a meno che non fosse presente una forza militare esterna per alleviare le tensioni tra le fazioni rivali. Mentre alle Nazioni Unite e all’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo (IGAD) [it] si discuteva del dispiegamento di questa forza militare, il Presidente Kiir ha fatto la sua mossa. Ha proposto un ultimatum a Machar, dichiarando che, se non fosse tornato nella capitale entro 48 ore, ci sarebbero state delle conseguenze. Machar ha fatto scadere il termine e, mantenendo il suo impegno, il Presidente Kiir ha sostituito [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] Machar con l'ex Ministro per le attività estrattive, Taban Deng Gai.


Questo ulteriore evento ha richiamato la scintilla iniziale che ha portato alla guerra civile nel 2013. Quell'anno, la nazione più giovane del mondo era sprofondata in una guerra civile quando, il 15 dicembre, Kiir ha rimosso il Primo Vice Presidente Riek Machar, dopo averlo accusato di pianificare un colpo di Stato. Il conflitto è stato aggravato da connotazioni etniche, dato che entrambi i leader potevano godere del sostegno delle loro rispettive tribù. Il Presidente Salva Kiir [it] è un Dinka [it], mentre Riek Machar [it]  è un Nuer [it]. (I Dinka sono il più grande gruppo etnico del Sud Sudan, e i Nuer sono la seconda tribù.).

A febbraio 2016, Kiir ha nuovamente nominato Machar come suo Primo Vice Presidente. Tuttavia, il 7 luglio, sono scoppiati gli scontri nella capitale, con le forze fedeli a Kiir che combattevano contro le truppe fedeli a Machar. Gli scontri sono stati il primo atto di violenza dopo la firma dell'accordo di pace dello scorso anno.

Machar, temendo per la sua vita, ha lasciato Juba e cercato rifugio nella vicina Repubblica Democratica del Congo, e poi in Sudan dove ha ricevuto un “trattamento medico di emergenza” a Khartum. Alcuni osservatori hanno affermato che Machar sta cercando di raccogliere alleati che lo sostengano nel suo ritorno nella capitale per tornare ad essere Vice Presidente.

Ma lo stato di degrado degli affari del paese, però, ha posto forti dubbi intorno alla possibilità per Machar di tornare al suo incarico. Dopo molte resistenze, il governo ha permesso il dispiegamento di ulteriori 4000 truppe di pace dell'ONU con base nella capitale, in base ad alcuni accordi. Il Ministro dell'Informazione Michael Makuei Lueth ha dichiarato in un comunicato stampa che “4000 è il limite massimo, ma non una cifra vincolante. Possiamo accordarci anche su 10 truppe”.

Ha anche detto che il suo governo ha “permesso” ma non “accettato” il dispiegamento di queste forze. La sfida sull'accordo riflette la resistenza persistente dei sud sudanesi all'intervento straniero.


Inoltre, il Presidente Kiir ha affermato che il ritorno di Machar alla politica non avrebbe portato la pace e che dovrebbe astenersi dall'entrare in politica. Questa è l'opinione degli Stati Uniti, la super potenza che ha aiutato il Sud Sudan a raggiungere l'indipendenza dal Sudan nel 2011 e che è stata molto coinvolta nel cercare di salvaguardare gli accordi di pace sin dagli scontri di luglio. Come il Presidente Kiir, l'inviato speciale per il Sud Sudan, Donald Booth, ha dichiarato che Machar non dovrebbe cercare di insediarsi nel suo vecchio incarico. Ha affermato: “Dato tutto quello che è successo, non crediamo che sia responsabile da parte di Machar ritornare al suo precedente incarico a Juba”.

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Fonte: Global Voices


Autore: scritto da 
Ayo Awokoya tradotto da Filomena Pelosi

Licenza: Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution 3.0 Unported License.


Articolo tratto interamente da 
Global Voices 



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