martedì 14 giugno 2016

La povertà mondiale


Articolo da Tlaxcala

L'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL-ILO) sforna ogni anno una pubblicazione dal titolo L'occupazione nel mondo e le prospettive sociali. Il rapporto per l'anno in corso, pubblicato il 18 maggio, e sottotitolato "Trasformare il lavoro per sconfiggere la povertà". Fornisce stime sulla soglia di povertà nel mondo e del quantitativo di reddito che sarebbe necessario trasferire ai poveri per metter fine alla povertà mondiale.

Prima di buttarci su queste stime, val la pena di riflettere su come l'OIL definisce la povertà. Vengono utilizzati i parametri della Banca Mondiale per l'anno 2011, per i quali vivere con meno di 1,90 dollari al giorno significa rientrare nella "povertà estrema", mentre vivere con una somma compresa tra 1,90 e 3,10 dollari al giorno significa trovarsi in una "povertà moderata" nei "paesi emergenti ed in via di sviluppo". Queste soglie di povertà sono convertite nelle monete locali di questi paesi usando i tassi di cambio del sistema detto della "parità dei poteri di acquisto" (purchasing power parity, PPP) del 2011, e non i tassi di cambio nominali correnti.

La differenza tra i due tassi di cambio può essere compresa nel modo che segue. Il tasso di cambio nominale tra la rupia (moneta dell'India, n.d.t.) ed il dollaro USA è oggi intorno alle 67 rupie per dollaro; ma se noi prendiamo un determinato paniere di beni e servizi, vale a dire il paniere dei beni e servizi consumati dai redditi più bassi, allora il costo di tale paniere non è 67 volte in rupie quello che costerebbe in dollari, in questo caso il tasso di cambio è 20 rupie per dollaro e non 67. Il tasso della parità dei poteri di acquisto (PPP) utilizzato per convertire le soglie di povertà dalle rupie ai dollari è - come già detto - quello che ha prevalso nel 2011.

Cifre come 1 dollaro e 90 e 3 dollari e 10 sono esse stesse raggiunte prendendo le varie soglie di povertà del 2011, convertendole in dollari al tasso PPP del 2011, e poi facendo la media di questi differenti soglie di povertà. Questa è poi riconvertita nelle valute nazionali con i tassi PPP 2011 per scoprire quante persone vivono al di sotto di queste cifre. Il totale della popolazione che vive al di sotto della povertà viene così stimata sull'anno-base del 2011. Ci si può così esercitare sulle cifre per gli anni successivi, per esempio per gli anni dopo il 2011, aggiornando le soglie di povertà del 2011 con un indice dei prezzi.

L'OIL ha scoperto che, per l'anno 2012, due miliardi di persone, o il 36,2% della popolazione totale dei "paesi emergenti od in via di sviluppo" è afflitta da estrema o moderata povertà. Di questi, un 15% sono afflitti da estrema povertà, il resto da quella moderata. Prendendo la popolazione mondiale intera, che era intorno ai sette miliardi a quel tempo, quelli afflitti da estrema e moderata povertà nei soli paesi emergenti ed in via di sviluppo (la povertà viene definita e stimata per i paesi in via di sviluppo in una maniera del tutto diversa ed è ultimamente in aumento, ma dovremmo per il presente ignorare questa povertà), costituiscono circa il 30 per cento della popolazione mondiale.


L'OIL naturalmente annuncia che questa povertà sta diminuendo, ma finché la soglia di povertà utilizzata dall'OIL (e proveniente dalla Banca Mondiale) è alla fine derivata dalle soglie di povertà nazionali, e finché, sulla base di queste soglie nazionali di povertà, paesi, come l'India, hanno annunciato una diminuzione significativa della povertà, non desta stupore che anche l'OIL faccia da eco a questi annunci. In altre parole nessun maggiore affidamento può esser dato agli annunci dell'OIL sulla diminuzione della povertà nel complesso dei "paesi emergenti ed in via di sviluppo" di quello che uno può dare agli annunci del governo indiano sulla diminuzione della povertà. Finchè gli annunci di quest'ultimo sono completamente insostenibili, e la verità sta dalla parte opposta, esattamente lo stesso può esser detto per gli annunci dell'OIL.

Lasciamo comunque tale questione da parte per il momento. L'OIL stima quello che viene chiamato "gap reddituale" che è la somma, considerando tutti i poveri insieme, della differenza tra la capacità di spesa per il consumo pro capite (o il reddito, se i dati sono disponibili come reddito) e la soglia di povertà. In altre parole è la quantità di moneta che, se trasferita ai poveri, in relazione alla misura in cui il reddito di ogni povero è inferiore alla soglia di povertà, eliminerebbe interamente la povertà. La cifra che è necessaria per eliminare sia la povertà estrema che quella moderata arriva a 600 miliardi di dollari nel 2012, la quale altro non è che lo 0,8 % del PIL mondiale di quell'anno.

Se noi dividiamo 600 miliardi di dollari per il numero dei poveri, che è di due miliardi, allora avremmo 300 dollari all'anno, che risulta 0,82 dollari al giorno. La persona povera media dei paesi emergenti ed in via di sviluppo del mondo aveva in altre parole una capacità di spesa che ogni giorno era inferiore di 82 centesimi alla soglia di povertà dei 3 dollari e 10, o di circa un quarto della soglia di povertà. Se questa quantità di moneta fosse resa disponibile alla persona povera media ogni giorno, sia come reddito immediato o attraverso misure di protezione sociale, allora il povero del mondo verrebbe tolto via dalla povertà.


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Per concessione di Resistenze
Fonte: http://peoplesdemocracy.in/2016/0529_pd/world-poverty
Data dell'articolo originale: 12/06/2016
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=18113 


Fonte: Tlaxcala 

Autore: 
Prabhat Patnaik - tradotto da Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Licenza: Copyleft 


Articolo tratto interamente da Tlaxcala



  

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