mercoledì 2 marzo 2016

Quei referendum nell’acqua…


Articolo da Unimondo.org

Quella che beviamo e quella dove ci tuffiamo. Le acque minacciate dal profitto e dal petrolio sono difese a fatica solo dai referendum? A quanto pare sì! In principio fu il referendum sull’acqua da bere. Quella del rubinetto, quella chiamata scherzosamente “del sindaco” o meglio “pubblica”. Era il giugno del 2011 e nonostante la poca rilevanza mediatica (se escludiamo il grande lavoro sui social di attivisti, associazioni e ong) e i tentativi più o meno trasversali di trasformare la campagna referendaria nell’ennesimo scontro esclusivamente politico, gli italiani per la prima volta dal 1995 raggiungevano il quorum. Aveva vinto il Sì: "La gestione dell’acqua è finalmente sottratta al mercato e non si possono fare profitti”  scriveva un entusiasta Forum italiano dei movimenti per l’acqua bene comune commentando il risultato del referendum, che ottenne oltre il 95% per cento dei Sì. Votando sì, si scelse di abrogare la legge del Governo Berlusconi che permetteva ai privati di avere quote nei servizi idrici ed inserire in tariffa i loro profitti. Quattro anni cosa è successo?

L’abrogazione ha lasciato un vuoto normativo e oggi non è ancora chiaro come ci si deve regolare a livello comunale per l’affidamento del servizio idrico e per il calcolo delle tariffe. Diverse amministrazioni hanno deciso, nell’incertezza normativa, di prolungare l’affidamento delle risorse idriche alle aziende che lo gestivano, scatenando una serie di ricorsi e legittime proteste. Ma perché l’esito della consultazione referendaria non è mai stato ratificato da una legge nazionale e l’acqua è ancora affidata al mercato? “Sono passati quattro Governi e l’esito referendario rimane ancora disatteso e anzi si sta andando in direzione ostinata e contraria: un esempio eclatante è il fatto che con la Legge di Stabilità dell’anno scorso si incentivino gli enti locali a cedere le quote di partecipazione alle aziende con cui garantiscono il servizio idrico e i servizi pubblici. L’obiettivo finale è di cedere al mercato i servizi pubblici essenziali” ha spiegato Paolo Corsetti portavoce del Forum.

Insomma a quanto pare la Legge di stabilità al pari del decreto Sblocca Italia incentivano processi di aggregazione, fusione e dismissione delle partecipate comunali e provinciali a vantaggio di grandi aziende come A2A, Iren, Hera e Acea, già quotate in Borsa. Per non parlare del Decreto legge Madia, che, se approvato nell’attuale versione, rappresenta un’ulteriore delega al Governo con indicazioni precise che puntano al rilancio dei processi di privatizzazione. Le conseguenze? Un annullamento degli esiti referendari! “Prendiamo il caso siciliano - ha spiegato Corsetti -  il Governo ha impugnato la legge che la Regione Sicilia aveva fatto per tornare all’acqua pubblica e ora l’acqua è ancora in balia del mercato, e l’isola ha raggiungendo il record della privatizzazione, con 5 gestori privati su 9”. Per questo il Forum “Pur consapevole della necessità di completare il riordino della disciplina dei servizi pubblici locali, che devono diventare sempre più competitivi e di livello economico e garantire i bisogni dei cittadini nella loro comunità locale, non può non contestare l’approvazione di quei punti del testo unico palesemente in contrasto con i risultati del referendum”.

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Fonte: Unimondo.org 

Autore: Alessandro Graziadei 

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Articolo tratto interamente da 
Unimondo.org 



4 commenti:

  1. Caro Vincenzo, ricordo che 6 anni fa, che tutti gli anni venivo nella mia piccola casetta per passare i mesi d'estate, non cerano problemi per l'acqua, oggi pure in quel comune, ci sono stati dei furti aumenti, perché era passata un un consorzio che ha aumentato in un modo massiccio.
    Oggi sono contento di aver venduto le casetta e essere qui definitivamente.
    Ciao e buona serata caro amico.
    Tomaso

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  2. Grazie per l'articolo.
    L'acqua è il nostro bene più prezioso.
    Ed è normale che tutti ci vogliano mettere su le mani.
    Nel silenzio assordante delle istituzioni.

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  3. Se l'acqua correrà verso il profitto, annegheremo tutti.

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  4. Parliamo di acqua e, oggi, soprattutto mi viene in mente il mare, il mare di Toscana che sta per essere ceduto alla Francia dal Governo italiano, senza aver chiesto pareri alla Regione Toscana, in modo del tutto abusivo..perchè ci sarebbe bisogno del parere della cittadinanza... Ma si sa il volere della cittadinanza non conta..! Se si parla del Referendum del 2011 mi sento chiamata in causa, facevo parte di un comitato con pochissimi mezzi ma che comunque è riuscito ha fare molte cose, io inizia la campagna e la preprazione nel 2009 prima di sapere che ci sarebbe effettivamente stato un referendum, mi sono occupata soprattutto del Nucleare, ma ho portato avanti come tutti anche la campagna sull'acqua. Il problema principale è che dopo la bella vittoria del SI, la cittadinanza è tornata divisa e per niente coesa, il popolo italiano è di stampo piccolo borghese, faceilmente impressionabile, collerico verso il piu' debole piutosto che verso il piu' forte, così dove ci voleva l'unione fa la forza, c'è stato una gran confusione e pochi intenti. E questo ha portato alla situazione che tu descrivi.
    Riguardo la politica, ti posso assicurare che abbiamo preteso e mantenuto la distanza dei simboli dei partiti durante quella campagna, ma senza gli uffici del PRC, le loro fotocopiatrici e manodopera non avremmo potuto sostenere i costi di una campagna elettorale, loro sono sati bravissimi a non mettersi in mostra, cosa che per esempio altri partiti (tipo L'Italia dei valori) non seppero fare.

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