giovedì 24 marzo 2016

La corruzione minaccia le foreste dei Mari del Sud




Articolo da Salva le Foreste

Le  foreste pluviali della Papua Nuova Guinea e delle Isole Salomone sono essenziali alla protezione di ecosistemi unici (in molti casi non ancora conosciuti), alla sopravvivenza dei popoli indigeni e al contenimento dei cambiamenti climatici. Il degrado di queste foreste foreste, dovuto principalmente alla crescente industria del legno, in gran parte illegale, rischia di avere impatti su tutto il pianeta.


Papua Nuova Guinea divenuta il primo produttore mondiale di legname tropicale, con circa 3,8 milioni di metri cubi esportati nel 2014. Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (United Nations Office on Drugs and Crime), circa il 90 per cento del legname esportato dalla Papua Nuova Guinea e circa l'85 per cento di quello proveniente dalle Isole Salomone è stimato essere illegale

"Gli alberi vengono abbattuti in aree vietate, le operazioni di taglio non rispetta gli obblighi con le comunità locali, come strade e ponti", dice Samson Kupale dell’associazione locale Eco-forestale Forum.

Le foreste di Papua Nuova Guinea si estendono su oltre 29 milioni di ettari, e circa il 75 per cento della sua superficie totale del paese. Le foreste pluviali delle Isole Salomone coprono “appena" 2,2 milioni di ettari, ma questi è rappresenta l'80 per cento della superficie del paese.
Oltre l'80 per cento della popolazione di entrambi i paesi risiede nelle zone rurali e le foreste sono essenziali fornitori di cibo, acqua potabile e materiali per ripararsi.

Ma il taglio industriale è aumentato con la crescente domanda di legname da parte delle emergenti economie asiatiche. Anche l’espansione dell’agricoltura e delle piantagioni in aree forestali (ad esempio, dell'olio di palma), contribuisce alla crescente produzione di legname.

Le operazioni di taglio sono solitamente state in aree remote, dove il controllo da parte dell’autorità rappresenta una seria sfida.

L’Oakland Institute ha recentemente pubblicato un rapporto che mostra la presenza di forti indicatori di transfer pricing, ossia della massiccia evasione fiscale attraverso la triangolazione delle vendite nei paradisi fiscali. Secondo l’ONG il crescente business del legname non ha contribuito a sostenere il paese, e la tassa del 30 per cento viene allegramente evitata dichiarando zero profitti.


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Fonte: Salva le Foreste


Autore: redazione Salva le Foreste

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Articolo tratto interamente da Salva le Foreste



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