martedì 29 marzo 2016

Inchiostro al piombo per i papiri di Ercolano



Articolo da OggiScienza

SCOPERTE – Pompei ed Ercolano: due città passate alla storia non solo per il tragico destino, ma anche per tutto ciò che ci hanno tramandato, custodendolo per secoli sotto le ceneri vulcaniche. Un patrimonio che da oggi è ancora più ricco, grazie a una scoperta frutto del lavoro di un gruppo di ricerca internazionale.

Uno studio pubblicato su PNAS rivela che i papiri di Ercolano furono vergati non con un inchiostro di natura esclusivamente organica, bensì con uno metallico (un impasto di piombo, gomma arabica e nero fumo). Il che ne retrodata l’uso di circa quattro secoli.

Il risultato è stato raggiunto dal gruppo guidato da Vito Mocella dell’Istituto per la microelettronica e microsistemi del Cnr di Napoli, che ha collaborato con l’Institut National de la Santé et de la Recherche médicale, l’Università di Grenoble – Alpes, il Cnrs francese e l’Università di Gand in Belgio. Le attività di ricerca si sono tenute all’European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) di Grenoble, in Francia.

Combinando diverse tecniche non distruttive di luce di sincrotrone, utilizzate su due frammenti di papiri, è stato possibile dimostrare che nell’inchiostro la concentrazione di piombo era così elevata da non poter dipendere da una contaminazione del metallo (eventualmente spiegabile con la presenza di quest’ultimo negli impianti idrici o con l’uso di calamai di bronzo).

“Finora si pensava che prima del IV-V secolo dopo Cristo il metallo non fosse presente nell’inchiostro dei papiri greco-romani. Infatti la prima miscela ferro-gallica identificata come inchiostro di scrittura di pergamena risale solo al 420 dopo Cristo. In seguito, gli inchiostri metallici sono diventati la norma per i documenti della tarda antichità e per la maggior parte di quelli del Medioevo”, spiega Mocella in un comunicato.


Quella della Villa dei papiri di Ercolano è l’unica libreria dell’antichità pervenuta quasi integralmente, contenente trattati filosofici in greco e alcune commedie in latino. Ben 2000 libri (di cui 600 ancora sigillati) estremamente fragili, che precedenti tentativi di lettura avevano danneggiato in modo grave – se non irreversibile.

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Fonte: OggiScienza


Autore: 
Giovanni De Benedictis 

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Articolo tratto interamente da OggiScienza



2 commenti:

  1. Interessantissimo questo studio

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  2. Incredibile :O Per me questa notizia è interessantissima!

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