giovedì 11 febbraio 2016

La herida abierta


Articolo da AMISnet

L’autrice chicana Gloria Anzaldua chiama il confine che divide il Messico dagli Stati Uniti la herida abierta, la ferita aperta dove il terzo mondo si scontra col primo e sanguina.

Ed è su questa frontiera complessa che si trova Ciudad Juárez, una di quelle città in cui si concentrano le tante contraddizioni che caratterizzano la realtà messicana. Una città che è diventata  tristemente famosa per le centinaia di casi di femminicidio che dal ’93 si ripetono mentre lo Stato inscrive i fatti nel registro della normalità. Li hanno definiti “femminicidi sessuali sistemici”. Perchè  nessun crimine dura così a lungo restando impunito e nessun governo parla con tanta leggerezza di ciò che generalmente è il risultato di una lunga ricerca: la ricerca di un movente, di un motivo, della ragione del crimine. Queste verità elementari a Ciudad Juárez diventano impronunciabili. Perchè a Ciudad Juárez tutto sembra essere parte di una grande macchina comunicativa i cui messaggi diventano comprensibili solo per chi si addentra nel suo codice. E come scrive l’antropologa Rita Laura Segato “nella lingua del femminicidio, il corpo femminile significa anche territorio”.

E partiamo da Ciudad Juárez per cercare di tessere quel filo rosso che collega ciò che molto spesso appare soltanto come una semplice successione di notizie. Nel 2006 il presidente Felipe Calderón è salito al potere dichiarando  la cosiddetta guerra ai narcos, per lasciare la carica ad Enrique Peña Nieto nel 2012. Nonostante sia cambiata la strategia del potere, il bilancio della violenza è rimasto lo stesso: in meno di 9 anni sono state registrate in tutto il Paese 100mila morti e 27mila desapareciones.

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Fonte: AMISnet


Autore: redazione AMISnet


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Articolo tratto interamente da AMISnet



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