venerdì 5 febbraio 2016

Benvenuti in una nuova era geologica, determinata dagli uomini in meglio o in peggio: l’Antropocene



Articolo da Basta!

La civiltà industriale ha raggiunto un nuovo traguardo. Secondo numerosi scienziati, è arrivata a un livello di forza geologica in grado di decidere il futuro della Terra. La nostra impronta sull’ambiente è tale che il suo impatto si fa già sentire: aumento della temperatura globale, "sesta estinzione" delle specie, acidificazione degli oceani… entreremo così nell’Antropocene, "la nuova era degli uomini". Lungi dall’essere ineluttabili, questi impatti sono determinati dalle scelte politiche, economiche ed ideologiche fatte da una piccola parte della specie umana. Come può l’umanità collettivamente prendere in mano il suo destino? Analisi.

Originariamente pubblicato da Basta in francese (articolo con data 3 febbraio 2014)

«Non siamo più nell’ Olocene ma nell’Antropocene!», dice il premio Nobel per la chimica Paul Crutzen davanti ad un gruppo di scienziati [1]. Sono passati 14 anni. Da allora, sono sempre più numerosi gli scienziati che cominciano a pensare che abbiamo cambiato era geologica. Di cosa si tratta? La storia della Terra è suddivisa in epoche geologiche da alcune migliaia ad alcuni milioni di anni [2], ciascuna contrassegnata da un evento biologico, climatico o sismico il cui suolo, e gli strati sedimentari, manterranno la traccia indelebile. Il Giurassico superiore ha visto così l’apparizione dei primi uccelli, quando, 70 milioni di anni dopo, la fine del Cretaceo determinava la scomparsa dei dinosauri. Attualmente viviamo nell’ Olocène, cominciato 11.500 anni fa con la nascita dell’agricoltura e la sedentarizzazione dell’essere umano.

Ora, questi stessi uomini, noi, che sono diventati oggi una forza geologica, influiscono sulla fauna, la flora o il clima cosi come possono fare le correnti telluriche con la deriva dei continenti. «L’impronta umana sull’ambiente è diventata così vasta ed intensa che rivaleggia, in termini di impatto sul sistema Terra,con alcune delle grandi forze della Natura», spiega Paul Crutzen [3]. L’avvento di questa potente impronta segnerebbe dunque la fine dell’ Olocene e l’inizio dell’Antropocene. Un nome generato dall’antico greco anthropos che significa «essere umano», e kainos «recente, nuovo». Un gruppo di lavoro dell’Unione Internazionale delle Scienze Geologiche sta preparando una relazione per sapere se questa nuova era geologica deve essere formalizzata nella tabella della scala dei tempi geologici. Uscirà nel 2016.

In cosa gli esseri umani sono diventati una forza geologica?

Intorno a voi, zone industriali, autostrade, città, suddivisioni, così come prati e boschi impiantati. Questo modello artificiale di ambienti naturali ora copre quasi un terzo della superficie terrestre, contro il solo 5% del 1750. Sono in atto altri sconvolgimenti naturali meno percettibili. Il 90% della fotosintesi sulla Terra si fa oggi attraverso gli ecosistemi pianificati dagli esseri umani. Anche il ciclo dell’acqua è stato modificato dalle 45 000 grandi dighe edificate [4]. Delle sostanze nuove come la plastica o i perturbatori endocrini sono scaricati in atmosfera da 150 anni, lasciando tracce nei sedimenti e fossili in formazione.

Per valutare meglio l’impronta umana, gli scienziati hanno osservato l’evoluzione di 24 parametri del sistema Terra dal 1750, dall’incremento della popolazione a quello dei veicoli a motore, passando per la deforestazione, i telefoni, l’utilizzazione di concimi o le grandi inondazioni... [5]. Tutti questi indicatori aumentano fin dal diciannovesimo secolo, sostenuti dall’impennata dei consumi energetici. Aumento della temperatura del globo, impoverimento dello strato di ozono, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento dei livelli dei mari, acidificazione degli oceani, sono tutti causati dai cambiamenti climatici provocati in un arco di tempo molto breve dallo sfruttamento massimalista dell’ecosistema.

Quando ha esordito l’Antropocene?

Vengono discusse diverse ipotesi. William Ruddiman, paleoclimatologo americano, propone di situare l’inizio dell’Antropocene tra i 5 000 - 8 000 anni fa. Gli uomini potrebbero avere emesso una quantità di gas ad effetto serra - con la deforestazione, le risaie e l’allevamento - tale da modificare il percorso climatico della Terra. Altri scienziati sottolineano la novità dell’era nucleare, petrolchimica ed elettronica quale esordio dell’Antropocene dopo la seconda guerra mondiale.

La tesi più accettata fa cominciare l’Antropocene alla fine del diciottesimo secolo. Per Paul Crutzen l’inizio è precisamente nell’anno 1784, data del brevetto di James Watt sulla macchina a vapore, e simbolo del principio della rivoluzione industriale. «Se si riporta la storia del nostro pianeta, (4,5 miliardi di anni), ad una giornata di 24h, la rivoluzione industriale si trova negli ultimi due millesimi di secondo», illustra Davide Brower, il fondatore dell’organizzazione ecologista Les amis de la terre. Due millesimi di secondo fra una giornata planetaria che aprono una nuova condizione umana! Per fare un paragone, il regno dei dinosauri è durato circa tre quarti d’ora.

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Fonte: Basta!


Autore: 
Sophie Chapelle - traduzione in italiano: Fabienne Melmi (Global Action Italia). 

Originariamente pubblicato in francese.

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Articolo tratto interamente da 
Basta!



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