lunedì 30 novembre 2015

Smart working: altra foma di lavoro sulla pelle dei lavoratori



Articolo da Fanpage.it

Tutti fermi, sta arrivando lo “smart working”. Da giorni non si sente parlare d’altro che di questo nuovo ingrediente nella ricetta di Matteo Renzi contro la disoccupazione. Di che si tratta? Lo smart working è il restyling del vecchio “telelavoro” in cui un lavoratore veniva impiegato da casa propria. Con uno scopo: “Incrementare la produttività e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

Assieme alla Legge di Stabilità – che continua il suo iter parlamentare proprio in questi giorni – il governo riferisce di star lavorando, appunto, a un disegno di legge (composto da 9 articoli) sullo “smart working” – scritto dal giuslavorista Maurizio Del Conte – ovvero una nuova forma di lavoro che permetterà alle aziende di far lavorare i dipendenti parte del proprio monte ore da casa (circa il 30-40% del tempo).

Non si tratta, quindi, di lavorare unicamente da casa, come succedeva col telelavoro, che poi è semplicemente diventato una delle tante forme di precarietà, ma solo di una parte del proprio tempo. Inoltre, specificano, lo stipendio non verrà ridotto e non si tratterà di lavoratori precari ma dipendenti. In compenso, però, si superano alcune rigidità – non sappiamo ancora quali di preciso – del vecchio telelavoro.

Il disegno di legge non è definitivo ancora, e già scrosciano gli applausi. “È una nuova maniera di conciliare produttività e esigenze del lavoratore”, si legge sui giornali. O anche: “Favorirà un cambio di mentalità nelle aziende”, mentre c’è chi avanza l’ipotesi che questo “lavoro agile” sarà una maniera per far lavorare più donne, e per evitare che l’azienda licenzi quelle incinta (perché lavoreranno da casa).

I numeri su cui si basano le valutazioni sullo “smart-working” sono pochi, per la verità. Per l’Osservatorio sullo “smart-working” del Politecnico di Milano le grandi aziende che hanno usufruito di questa modalità in Italia sono il 17% quest’anno. Ma nelle piccole e medie imprese – che costituiscono il 90% delle imprese in italia – solo il 5% ha avviato progetti simili. Inoltre, la maggior parte di questi consiste in mobilità fra le diverse sedi di un’azienda o in telelavoro.

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Fonte: Fanpage.it

Autore: Michele Azzu


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Articolo tratto interamente da Fanpage.it 


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