martedì 10 novembre 2015

Ombrina, conferenza servizi respinge richiesta sospensione




Articolo da NewsTown

Respinta la richiesta di sospensione del progetto Ombrina Mare. 
Il Ministero dello Sviluppo economico non ha tenuto conto della legge regionale che ha introdotto il divieto per le attività petrolifere entro le 12 miglia e neppure della legge regionale sul parco marino dei trabocchi, la numero 29/2015, approvata lo scorso giovedì in Consiglio. La speranza che venga cancellato il progetto, oramai, è appesa ad un filo molto sottile. A questo punto, non resta altra strada se non il ricorso al Tar.
Si è chiusa così la Conferenza dei servizi convocata stamane a Roma. "Non ci saranno altre conferenze, loro aspettano le contestazioni di merito. Poi ci sarà una decisione", ha spiegato il vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli. "Faremo ricorso e non solo al Tar, in sede civile e in sede penale. Qui si sta operando contro le leggi - ha aggiunto Lolli - non si può andare avanti con un procedimento che è illegittimo. Siamo di fronte ad un'arroganza inaccettabile, che porta ad uno scontro istituzionale. Fino a quando siamo vivi la battaglia continua".
Durissimo anche il sottosegretario Mario Mazzocca. "Fatto grave e inaudito: agli enti locali è stato di fatto impedito di portare le loro conclusioni, sono stati defraudati del diritto di poter esprimere il diritto di determinare del loro destino. Diciamo che c'è stato come dire un atteggiamento autoritario: e mi pare che sia la prima volta che lo sento in una conferenza dei servizi".
Mazzocca ha confermato l'intenzione dell'Ente regionale di fare ricorso al Tar: "Avevamo chiesto la sospensione del procedimento, mentre la soluzione trovata oggi di fatto, pur senza decidere, apre la porta formalmente al decreto del Governo. Per noi c'è anche un profilo procedurale non legittimo: potrebbero essere state infrante alcune leggi, quindi ci sono profili di altra natura. La cosa positiva è il fronte compatto degli anti locali: a brevissimo riuniremo tutti per decidere come fare".

Le associazioni ambientaliste, in particolare Greenpeace, WWF, Legambiente, Marevivo, Touring Club, Pro Natura, FAI e Italia Nostra, avevano scritto al Ministero per chiedere che prendesse atto, "oltre che delle ragioni del territorio, proprio della sussistenza della l.r. 29/2015", e la rispettasse dunque, "annullando la conferenza di servizi o, quantomeno, sospendendola nell’ipotesi di contestazione di tale norma, per le vie previste dalla legislazione vigente".
Al contrario, non solo la riunione si è regolarmente tenuta, ma il Ministero ha respinto la richiesta di sospensione, avanzata dalla Regione e dalle amministrazioni comunali nell'attesa dei giudizi di costituzionalità.
Sulla base di considerazioni giuridiche articolate, le associazioni hanno tentato invano di spiegare "che nel nostro ordinamento non è dato a nessuno – tranne che alla Corte costituzionale (art. 134 Cost.) – pronunciarsi sulla legittimità delle leggi". Fino a quando la Corte costituzionale, se sarà chiamata a farlo, non si pronuncerà in senso negativo sulla legittimità della legge che ha istituito il Parco marino, insomma, questa dovrebbe trovare piena applicazione.
Non solo. Verrebbe da chiedersi come sia possibile ignorare le istanze provenienti da gran parte del territorio e dai suoi rappresentanti istituzionali, tese a sostenere una forma di sviluppo economico sulla quale Regione Abruzzo ha largamente investito anche con fondi europei, e del tutto diversa da quella legata ai combustibili fossili. "I combustibili fossili - scrivono le associazioni - rappresentano un deterrente e un ostacolo per una economia locale che ha retto all’urto della crisi economica, dalla quale si sta appena cominciando faticosamente a uscire, unicamente nei settori dell’agroalimentare e del turismo, nei quali, a differenza del comparto industriale, non si sono verificate in Abruzzo disastrose perdite occupazionali".
Una diffida era stata inviata anche ieri sera, indirizzata a tutti i funzionari del dicastero, per informare dell'approvazione di una legge che non consente l'autorizzazione a Ombrina. L'ha raccontato Alessandro Lanci, del Coordinamento No Ombrina. "C'è una legge che blocca Ombrina - ha ribadito - ed è quella della costituzione di un parco marino regionale, secondo cui dal 6 novembre non si possono più fare attività petrolifere. Noi - continua Lanci, portavoce anche per Nuovo Senso Civico, Comitato No Petrolio Ortona e Associazione Zona 22 - siamo qui per sostenere Regione e Comuni".
Non è servito. Come detto, la riunione - cui hanno partecipato Regione Abruzzo con il sottosegretario all'Ambiente Mario Mazzocca, le Province di Chieti e Pescara, 35 comuni tra cui Pescara, Francavilla, Ortona, Lanciano, Fossacesia, oltre alle direzioni competenti del ministero, non ha dato l'esito sperato dalle centinaia di manifestanti giunti a Roma per far sentire la loro voce.
La battaglia, insomma, continua, anche se la strada è sempre più in salita.
Ieri si è tenuta una riunione dei coordinamenti No Triv, a Roma, per l’avvio della campagna referendaria contro alcuni articoli dello Sblocca-Italia. E la parlamentare Pd Susanna Cenni ha presentato un'interpellanza urgente, insieme a una trentina di deputati democratici, in cui si chiede la revisione dell’articolo 38 dello ‘Sblocca Italia’, che accentra dai territori a Roma il potere di rilasciare le autorizzazioni per le nuove attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi. "Contro le trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa e sul territorio, si sono già espresse 10 Regioni - ha spiegato la parlamentare - e in attesa del referendum il consiglio regionale abruzzese ha approvato una legge che estende ai progetti già avviati il limite delle 12 miglia introdotto nel 2012, entro il quale le attività di ricerca sono vietate. L’augurio è che il Governo decida di rispondere all’interpellanza urgente, fermando le trivellazioni e ascoltando le ragioni già espresse da Regioni, associazioni e cittadini".

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Fonte: NewsTown


Autore: redazione NewsTown


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Articolo tratto interamente da NewsTown

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