lunedì 31 agosto 2015

Il sistema delle case popolari di Londra sta pericolosamente crollando

Robin Hood Gardens, Robin Hood Lane - geograph.org.uk - 1517729

Articolo da Global Voices

Tra il 2013 e il 2014 ho lavorato come organizzatore della comunità in un'agenzia di case popolari a Londra sud. Se non avete mai visto la povertà del “primo mondo”, probabilmente penserete che non sia così male essere poveri in occidente. Londra è una città molto cara dove vivere, per cui se avete un salario basso che si accumula alle faccende domestiche, agli impegni lavorativi e alla crescita dei figli, dovreste essere incredibilmente organizzati e attenti con il denaro per riuscire a sostenere i pagamenti in tempo e anche a richidere tutti i sussidi ai quali avreste diritto.

La vecchio sistema delle case popolari [it] a Londra sta cadendo a pezzi. Sin da quando il governo Thatcher iniziò ad incoraggiare gli affittuari a comprare le proprie case (popolari) negli anni '80, le offerte per queste case sono crollate, e il denaro che il governo ha ricevuto per gli acquisti delle abitazioni non è stato riutilizzato [en, come tutti gli altri link] per la costruzione di nuove unità abitative che avrebbero dovuto rimpiazzare quelle acquistate. Dagli anni '80, quindi, i governi lavorano con la convinzione che il settore privato sia in grado di supplire alla domanda.

Tuttavia, esso non può. Le aziende private cercano un profitto economico, ma i margini di profitto a breve termine per le case popolari sono minimi. Al contrario, il settore privato degli affitti ha avuto un boom, mentre il costo dei sussidi che il governo deve per le case popolari si è impennato. Invece di dare abitazioni ai cittadini bisognosi di proprio conto, come faceva il governo, ora il settore privato incanala il denaro nelle mani dei proprietari degli immobili. Alcuni dei politici che hanno appoggiato queste norme sono, a loro volta, grandi proprietari privati.

In tutta Londra il costo della vita si sta alzando, in particolar modo per gli affittuari, i quali cadono sempre di più oltre la soglia della povertà, incapaci a tenere il passo. La situazione si è aggravata con l'introduzione della cosiddetta Tassa sulla Camera da Letto, che taglia il 25% dei sussidi a coloro che hanno diritto alla casa popolare se questi hanno una o più stanze non occupate. Durante un incontro pubblico a cui ho partecipato al municipio di Brixton, una donna ha raccontato che i suoi sussidi sono stati tagliati dopo che le fu diagnosticato una forma di cancro terminale, poiché sua figlia aveva lasciato la sua camera per andare a studiare all'università, ora in casa gli figurava una stanza libera. La sua agenzia immobiliare le avrebbe offerto alloggio in una città lontana a diverse ore da Londra.

Casi del genere stanno accadendo in tutta Londra, in un movimento che il popolo ha denominato “pulizia sociale“. Quando il denaro affluisce in aree più vicine al centro della città, coloro che vivono di salari bassi sono spinti sempre più verso la periferia dai ricchi investitori che comprano proprietà nei loro distretti (molti acquisti del genere sono del tipo con “valuta di riserva internazionale” attraverso la quale viene pulito il denaro illegale). Questo problema è ampiamente riconosciuto, rappresentato da equivoci ufficiali dei governi stranieri provenienti dalle dittature ancora esistenti nel mondo, che fanno sparire i loro guadagni di dubbia origine tramite enormi investimenti immobiliari, molti dei quali rimangono sfitti.

Continua la lettura su Global Voices

Fonte: Global Voices


Autore: scritto da John Lubbock - tradotto da Giulia Tavoni

Licenza: Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution 3.0 Unported License.


Articolo tratto interamente da
Global Voices

Photo credit Stephen Richards [CC BY-SA 2.0], via Wikimedia Commons

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti sono in moderazione e sono pubblicati prima possibile. Si prega di non inserire collegamenti attivi, altrimenti saranno eliminati. L'opinione dei lettori è l'anima dei blog e ringrazio tutti per la partecipazione.