mercoledì 29 luglio 2015

Presentata la Carta dei diritti di Internet




Articolo da CheFuturo!

Non si potrà mai capire l’esigenza di una Carta dei diritti di Internet se non si comprendono i rischi che la rete corre ogni giorno. E noi con lei. Questi rischi sono l’esclusione di larghe fasce di popolazione dal suo utilizzo – il suo capitale sociale -, il controllo delle sue comunicazioni da parte di soggetti non autorizzati, attacchi, sabotaggi, sovraccarico e malfunzionamenti, ma anche la frammentazione delle reti geografiche che la compongono e l’osbolescenza delle tecnologie e dei protocolli che la fanno funzionare.
In una parola, il “rischio” di Internet è l’assenza di una governance della rete in grado di affrontare questi problemi, ogni giorno.
Per dirla con il giurista Stefano Rodotà: «governare la rete significa salvaguardare il più grande spazio pubblico che l’umanità abbia mai conosciuto». Uno spazio che ha permesso la più massiccia redistribuzione del potere dall’alto verso il basso, cioè verso i cittadini.

La rete è già governata. Ed è governata da un complesso sistema di attori che va dagli ingegneri dell’IEETF, a quelli del W3C, che stabiliscono gli standard del web, fino all’Internet Society che si occupa del suo utilizzo ed evoluzione, per finire coi governi nazionali che ne stabiliscono le forme d’uso, insieme a ITU e WTO, per non parlare delle scelte dei carrier telefonici nazionali le cui decisioni tecniche decidono la qualità e i limiti del servizio per l’utente finale della rete. Chiaro no? Quindi la “governance” non riguarda le scelte che fanno i governi circa l’uso della rete per i propri cittadini, ma l’insieme di procedure negoziate tra gli attori che ne gestiscono manutenzione ed evoluzione.

Per essere più chiari, la Governance di Internet riguarda esattamente «lo sviluppo e l’applicazione da parte dei governi, del settore privato e della società civile, nei loro rispettivi ruoli, di principi, norme, regole, procedure decisionali e programmi condivisi che influenzano l’evoluzione e l’uso di Internet». L’Internet Bill of Rights, o Carta dei diritti di Internet, serve proprio a questo, a stabilire regole condivise di funzionamento della rete con la partecipazione di tutti gli “stakeholder”, cioè i portatori d’interesse: singoli, associazioni, imprese, governi, entità sovranazionali.

DA TUNISI ALLE PRIMAVERE ARABE, IL LUNGO CAMMINO “INTERNET BILL OF RIGHTS”
Partiamo dall’inizio. Quando si cominiciò a parlare di una “Costituzione per la rete”, ispirata ai principi delle grandi costituzioni moderne, eravamo a Tunisi. L’anno era il 2005 e dopo una serie di incontri a Ginevra, la diplomazia internazionale aveva deciso di portare in Nord Africa la discussione sui Millenium Goals, gli obiettivi del Millennio, per sviluppare il potenziale dell’umanità usando le nuove tecnologie della comunicazione. Non era un caso, visto che la Tunisia era governata da un raìs filoccidentale che teneva sotto il tacco l’opposizione interna ed aveva dichiarato guerra a giornalisti, avvocati, difensori dei diritti civili.
 
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Fonte: CheFuturo!

Autore: Arturo Di Corinto


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Articolo tratto interamente da CheFuturo!


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