mercoledì 24 giugno 2015

Jobs Act: la fine del diritto del lavoro in Italia


Articolo da Clash City Workers

Cosa sia e a cosa serva il Jobs Act lo abbiamo detto e ridetto: è la misura che più caratterizza e più è stata voluta dal Governo Renzi, attraverso cui vengono ridefiniti i rapporti tra padroni e lavoratori italiani, sancendo la totale subordinazione dei primi ai secondi.

Gli ultimi decreti attuativi della legge delega di Dicembre, di cui tanto si sta parlando in questi giorni, lo dimostrano definitivamente: dopo essere intervenuto nella fase di accensione del rapporto di lavoro attraverso il decreto del 2014, aumentando la “flessibilità in entrata”, cioè la possibilità per i padroni di assumere come meglio credono; dopo aver aumentato quella “in uscita”, intervento nella fase di chiusura del rapporto di lavoro eliminando l'articolo 18 e rendendo possibile il licenziamento senza giusta causa a Marzo di quest'anno; ora questi ultimi decreti attuativi intervengono nel rapporto di lavoro stesso nell'ambito della cosiddetta “flessibilità funzionale”, rendendo possibile il demansionamento e il controllo a distanza del lavoratore. In questo quadro essere flessibili significa quindi essere alla totale mercé del padrone e a poco servono le rassicurazioni del Governo e della stampa allineata sul rispetto della privacy del lavoratore o sul fatto che in vari casi dovrà essere chiesto previamente il consenso al lavoratore stesso: come ha spiegato bene l'avvocato del lavoro Giovanni De Francesco ai microfoni di Corrispondenze Operaie, a fronte di sempre meno tutele e sempre più grandi ricatti queste formalità sono solo chiacchiere.Abbiamo provato a riassumere questo pericoloso quadro in un video, proprio perché possa crescere la consapevolezza e l'opposizione a questa misura tanto voluta da Renzi, motivo per cui siamo anche andati in giro per l'Italia a spiegarla e raccontarla. Ci sembra che comunque sempre più lavoratori si rendano conto di quali interessi difenda realmente il Governo, come dimostra il recente crollo della sua popolarità!

Sappiamo però che questa ed altre leggi analoghe vengono da lontano, dalla crisi globale del capitalismo, da istituti internazionali come l'OCSE e la BCE e soprattutto dal modo in cui i lavoratori sono stati messi in concorrenza tra loro a livello mondiale negli ultimi trent'anni. Per questo abbiamo pensato fosse importante spiegare quanto sta succedendo in Italia anche al pubblico straniero, scrivendo un'analisi in inglese che prova ad allargare la sguardo ed inserire l'operato del Governo in una prospettiva più ampia. 


Proprio per questo, ripubblichiamo sotto la versione italiana del testo, nella speranza che possa essere utile a maturare gli strumenti necessari a rispondere a quest'ennesimo attacco.


JOBS ACT: LA FINE DEL DIRITTO DEL LAVORO IN ITALIA

Con il Jobs Act, approvato in due parti a Maggio e a Dicembre 2014, il governo Renzi ha realizzato la più importante riforma del mercato del lavoro degli ultimi anni in Italia. Con questo provvedimento il Governo sostiene di voler superare l’ “Apartheid” tra lavoratori precari e garantiti, come ha detto il Premier nel suo discorso alla Camera a Dicembre. In realtà la riforma porta avanti e accelera il processo di flessibilizzazione del lavoro cominciato quasi un ventennio fa, estendendo e generalizzando la condizione di precarietà che sostiene di voler superare. Si cancellano di diritti dei lavoratori conquistati con decenni di lotte, attraverso un duro attacco a tutto il proletariato che vive in Italia.
In questo modo si recepiscono le politiche sociali ed economiche richieste dalla BCE che con la crisi dell’Eurozona è stata costretta ad interventi di politica monetaria molto espansivi per stabilizzare i mercati e assicurare i debiti sovrani dal rischio default, chiedendo in cambio ai governi misure estremamente restrittive per quanto riguarda Welfare e diritti sociali. In Italia, è stata proprio la lettera inviata dalla Bce al governo Berlusconi il 5 agosto 2011 ad aver accelerato una crisi istituzionale che poi portò all’instaurarsi del governo ‘tecnico’ di Monti, a cui sono state appaltate misure durissime, quali l’anticipo del raggiungimento del pareggio di bilancio al 2013, il taglio della spesa pubblica, la riforma delle pensioni e, soprattutto, del mercato del lavoro.
Ma sia il governo Monti, che quello Letta ad esso successivo, sono solo in parte le richieste del grande capitale europeo. Con il recente Governo Renzi i padroni, sia italiani che europei, si sono finalmente giocati una carta importante per tutelare e rinforzare i loro interessi. Renzi è stato il nome, giovane e accattivante, su cui le diverse classi dominanti del paese si sono accordate per sbloccare l’impasse, fare un salto di qualità complessivo e dare una nuova accelerazione ai processi di ristrutturazione del mercato del lavoro già abbozzati negli anni passati.

PICCOLA STORIA DELLE RIFORME DEL LAVORO

Si è cominciati con l’introduzione del Pacchetto Treu (24 Giugno 1997), con cui si sono regolamentati i contratti di apprendistato, introdotto l’istituto del tirocinio e del lavoro interinale (unica forma d’interposizione di manodopera ammessa, dopo che la legge del 1960 le rese illegali). Si è proseguito con le leggi dei governi di centrodestra, a partire dalla liberalizzazione del contratto a tempo determinato (2001) e quindi con la legge Biagi (14 Febbraio 2003) che che interveniva anche sull’apprendistato ed applicava cambiamenti peggiorativi a varie forme contrattuali (part-time, interinale, a progetto). Per poi arrivare alla Legge Fornero (2012) che modifica drasticamente il contratto d’apprendistato (durata massima 6 anni, livelli retributivi più bassi, aumento numero massimo per azienda), elimina del tutto la causale per la stipula del primo contratto a tempo determinato e limita il diritto al reintegro in caso di licenziamento illegittimo.



LA RETORICA DEL JOBS ACT

Adesso il governo Renzi, perfettamente in linea con i governi del passato, continua e accelera nell’imprimere con forza gli interessi del capitale internazionale a discapito della condizione dei lavoratori. La retorica con cui il governo ammanta la nuova riforma è molto chiara: in un’epoca di mercati globalizzati e competitivi, le aziende devono essere libere di allocare istantaneamente e come meglio credono le risorse produttive, come la forza lavoro. Il sistema ha quindi bisogno di flessibilità. Un mercato del lavoro troppo rigido disincentiva le imprese ad assumere, aumenta la disoccupazione ed ha un effetto negativo sulla competitività dell’intero sistema-paese; inoltre le aziende finiscono per ricorrere alla flessibilità di cui hanno bisogno attingendo ad un bacino di “esclusi”, perennemente penalizzati rispetto ai “garantiti” ed alle loro tutele, tanto da portare l’intero peso della flessibilità di cui il sistema avrebbe bisogno.Se questa è la premessa, in linea con la retorica di Governo e padroni, questa la soluzione: eliminando le rigidità e lasciando così il mercato libero di agire si contribuirebbe a risolvere non solo il problema della competitività del sistema-paese, ma anche quello della disoccupazione e dell’iniqua divisione tra lavoratori garantiti e precari, o anche l’“apartheid” tra “core e periphery workers” (usando il lessico del Senatore Ichino, tra i principali promotori del Jobs Act).

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Fonte: Clash City Workers


Autore: collettivo Clash City Workers

Licenza: Creative Commons (non specificata la versione)


Articolo tratto interamente da Clash City Workers
 
 

4 commenti:

  1. Lavoro nelle risorse umane e una situazione del genere ci mancava proprio. Poche idee e incapacità di governarle.

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  2. l'ho detto dal'inizio che non servirà a nulla....anzi più che sistemare le cose li distrugge...buona giornata !!!

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  3. Putroppo caro Vincenzo questo triste post racconta una situazione quanto mai vera e reale.
    Già prima di questa riforma voluta da Renzi in Italia la situazione non era certo ottima, soprattutto per quanto riguardava gli stipendi davvero osceni e da fame. Ora oltre a questo lato insostenibile grazie al caro Renzi abbiamo aggiunto anche una situazione di quasi schiavitù per il lavoratore. Davvero una ottima soluzione per riuscire ad assumere più persone, togliere loro le minime garanzie e renderli succubi dei datori di lavoro. Gran bella scelta !
    Sempre se poi esite davvero un aumento dei contratti a tempo indeterminato a seguito di questa legge che io trovo davvero ingiusta e demenziale
    Un saluto Vincenzo - come al solito i tuoi post sono davvero interessanti. Buona continuazione di settimana e fine settimana in arrivo

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  4. Articolo interessante!
    Soprattutto per la storia delle riforme del lavoro. Ancora devo farmi una mia opinione in merito...
    A presto!

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